Simonetta in campagna

Quando ero giovane andavo in campagna dai nonni. Loro avevano una fattoria e un fienile dove mi piaceva andare a giocare in mezzo alla paglia. C’era anche Giovanni, un lavorante che dava una mano ai miei nonni ed era molto simpatico.
Una volta andammo tutti a fare un giro ad una fiera di paese, con la vecchia ford di mio nonno e mi ricordo che Giovanni mi invitò a sedermi sulle sue gambe perché non c’era posto per tutti.

All’epoca non avevo ancora scoperto le mie inclinazioni e il sesso era ancora un mistero, avevo solo 12 anni, e fui sopraffatto dall’emozione (e anche da un po’ di imbarazzo misto a vergogna) quando cominciai a sentire sotto di me, tra le gambe di Giovanni, qualcosa di duro, di grosso, che si muoveva. Io pensavo che fosse per colpa mia, perché lo stavo schiacciando, quindi mi muovevo in continuazione come per alleviargli il peso, senza sapere cosa stavo facendo a quel pover’uomo con i movimenti del mio culetto adolescenziale.

Per tutta la giornata mi guardò con un sorriso dolce e imbarazzato e io ricambiavo timidamente senza capire.
Qualche giorno dopo ero nel fienile che stavo giocando per conto mio quando spunta Giovanni con dell’aranciata fresca, facendomi un bel sorriso e invitandomi a sedermi con lui a berne un po’.

Non so come sia successo ma ad un certo punto mi chiese se avevo già iniziato a masturbarmi, spiegandomi che si trattava di una cosa naturale, piacevole e che i maschi di solito lo facevano in compagnia le prime volte, per imparare.

L’argomento mi affascinava e facevo molte domande. Mi piaceva l’atmosfera disinibita con la quale stavo affrontando quello che credevo fosse un tabù per i grandi (almeno così era a casa mia). Giovanni mi spiegò a grandi linee come funzionava il sesso con le donne e poi mi invitò a salire al piano superiore del fienile per mostrarmi una cosa.
Per me era un gioco nuovo e ne stavo scoprendo anche la parte eccitante, per il momento tutta mentale.

Una volta saliti per la scala a pioli vidi che, sulle assi e la paglia, c’era un materasso e delle casse. Giovanni mi spiegò che quello era il suo posto segreto e che non dovevo raccontarlo a nessuno altrimenti gli avrebbero impedito di usarlo. Io annuii con complicità. Cominciavo a sentire quell’uomo come un amico, qualcuno che aveva grandi cose da insegnarmi e così iniziò a mostrarmi delle riviste che tirò fuori dalle casse.

Le mise sul materasso in modo che io mi sdraiassi sulla pancia per vederle e lui, con la scusa di voltare le pagine e continuare a spiegarmi quello che vedevo, si mise di fianco a me, quasi sopra, con la mano destra sopra il mio collo e il suo braccio mi si strusciava addosso ogni volta che girava una pagina. Aveva un buon profumo di frutta e la cosa non mi stava infastidendo affatto.

Ad un certo punto mi mostrò un’immagine doce c’era una donna stesa su un fianco e un uomo che la scopava da dietro. Mi disse che era una cosa molto bella da provare e che, se volevo, poteva farmi vedere come si faceva. Non ci fu molto da dire, capii subito che il mio ruolo in quel gioco era quello della donna e mi misi di fianco come mi aveva chiesto. “No, Simone, per capire bene questa cosa dobbiamo fare come loro: dobbiamo metterci nudi.

Vuoi che ti spogli io?” E iniziò a slacciarmi i pantaloncini, mentre io toglievo la maglietta di buon grado perché iniziava a fare caldo, lì sopra.
Mi lasciò in mutande e poi si tolse anche i suoi pantaloni e ci sdraiammo sul materasso. Mi ricordai immediatamente l’episodio in macchina e, senza che dovessi dire nulla, lui mi disse “sai l’altro giorno, quando siamo andati alla fiera? mi è piaciuto tantissimo come ti muovevi sopra di me e ho capito che piaceva anche a te”.

io gli dissi la verità, che non sapevo di cosa si trattasse e cosa gli fosse piaciuto così tanto. Così mi fece una cosa alla quale ancora adesso mi ritrovo a pensare con eccitazione: mi abbassò le mutandine e sentìì la sua mano bagnata che mi massaggiava la zona tra le gambe dove ci sono tutte quelle parti così sensibili e credo di aver iniziato a gemere un pochino, tanto che lo sentivo ansimare dietro di me.

“Ora ti faccio provare una cosa che possono provare solo le donne” e mi mise un cazzo che era cinque volte il mio, tutto bagnato, tra le gambe, in modo che vedevo la cappella spuntare da sotto le mie palline. “Ora stringi un po’ le gambine e muovi il sedere all’indietro” mi disse e io obbedii.. sentendo quel grande pezzo di carne bollente che scivolava tra le mie gambe e stimolava le mie palline in un modo così piacevole che ebbi la mia prima erezione, dolorosa, stupefacente.

Mentre Giovanni continuava a simulare un amplesso tra le mie gambe bagnate iniziò a toccarmi delicatamente il pisellino duro, facendo attenzione a non farmi venire perché ero eccitatissimo, nonostante non capissi nemmeno cosa volesse dire. Ad un certo punto mi abbracciò stretto e iniziò a muoversi velocemente, continuando a dirmi che ero bellissimA bambina (si, si stava rivolgendo a me al femminile), che il mio culo era meglio di quello di una donna e ogni tanto lo estraeva per passarlo sul mio buchetto.. spingendo un pochino per poi tornare tra le mie gambe e pompare con forza.

Quando venne e sentii che si ingrossava pulsando la cosa mi prese così di sorpresa che ebbi il mio primo orgasmo, molto coinvolgente, mentre lui aveva la sua lingua infilata nel mio orecchio e stava sborrando un fiume bianco proprio davanti a me…

Quando finì io ero sconvoltA (iniziava a piacermi molto, sentirmi una bambina) e non sapevo cosa dire. Lui fu molto carino e gentile e mi pulì con cura prima di rivestirmi, ringraziandomi per la magnifica esperienza e raccomandandosi di non dire nulla ai miei nonni di questo nostro piccolo segreto.

Io glielo promisi solennemente e mantengo il segreto ancora oggi, tranne per quel che riguarda questo racconto che ho voluto condividere con te.
Quell’estate lo facemmo ancora un paio di volte, tre in tutto, e tutte e tre le volte fu talmente piacevole che, quando ritornai a casa dalla vacanza in campagna, iniziai a prendere di nascosto le calze di nylon e le mutandine di mia madre e godere nel guardarmi nello specchio grande della camera dei miei genitori.

Ero spesso a casa da sola il pomeriggio, per cui dedicai molto tempo a questa mia attività segreta imparando anche truccarmi leggermente e passando molte ore a masturbarmi davanti allo specchio vestita da donna.

Per qualche ragione, le estati successive la mia famiglia mi portò al mare in puglia per tutto il tempo, così fino ai miei 16 anni non ebbi più occasione di passare i mesi estivi dai nonni fino, appunto, a quell’estate in cui compivo 16 anni, portavo i capelli lunghi e mi ero fatta un piccolo guardaroba di mutandine usate, rubate a mia mamma o a mia sorella che misi, senza una reale consapevolezza di cosa stavo andando a combinare, nella valigia che avrei portato in campagna.

I nonni furono felici di riavermi da loro per un’altra estate, anche se non ero più il piccolo Simone che giocava con gli a****li del cortile. Ero un sedicenne che si aggirava per la fattoria in cerca di coetanei per attività più “adulte”. C’era anche Giovanni ma lo vedevo diverso, come imbarazzato nel vedermi e un po’ timoroso. io lo salutai come se tra noi non ci fosse mai stato nulla, come se avessi dimenticato quei pomeriggi caldi nel fienile e le sue mani che mi stringevano.

Ma in realtà avevo un piano ben preciso. Avevo rubato un rossetto bellissimo e del mascara a mia sorella (che aveva rotto le shitole a tutta la famiglia per sapere dove erano finiti) e, indossate le mutandine di pizzo e un reggiseno che mia madre aveva buttato, mi misi pantaloni e maglietta, i trucchi in tasca e uscii nel primo pomeriggio assolato di luglio.

Cominciai a ciondolare in direzione del fienile e vidi che Giovanni stava lavorando ad un cancello poco distante.

Lo salutai e mi diressi verso il fienile come per caso. Una volta dentro mi precipitai su per la scala a pioli e, con mia grande sorpresa e felicità, vidi ancora il materasso che aveva visto le mie prime esperienze sessuali. Fui invasa da un gran caldo e pensieri e ricordi si confondevano nella mia mente, mentre mi spogliavo in fretta rimanendo in lingerie e mi mettevo il rossetto e il mascara con il cuore che batteva a mille.

Come completamento del mio primo travestimento all’aperto tirai su i capelli facendomi una coda alta e così facendo sapevo che il mio viso acquistava tratti estremamente femminili, anche perché gli occhi mi venivano più a mandorla del solito per via dei capelli tirati in alto. Così mi sdraiai sul materasso e mi misi in attesa.. mentre lottavo con la mia erezione in quanto non volevo essere vista come un ragazzo ma come una splendida, giovane donna in atteggiamento lascivo.

Esattamente come quelle che avevo visto nelle riviste pornografiche. Non so quanto tempo passò, mi sembrò un’eternità quando sentìì la scala scricchiolare perché qualcuno stava salendo. “Oddio” pensai “e se fosse il nonno o la nonna?” Non avevo pensato a questa possiblità per cui mi misi sulla difensiva, pronta a scappare se avessi visto loro al posto di Giovanni.

La sua faccia spuntò dalla scala e la sua espressione si illuminò, anche perché in quel momento dovevo sembrare una cerbiatta ferita e spaventata dal lupo che se la voleva mangiare.

Mi si avvicinò con uno sguardo che non si può dimenticare. Era letteralmente senza parole e rapito da me e dalla mia spavalderia e, francamente, nemmeno io sapevo cosa dire. Nel dubbio, quando fu più vicino, avvicinai la mia manina alla sua patta e tirai giù la cerniera, scorgendo quello che ricordavo molto bene: un cazzo davvero grande, grosso e dritto che avevo sognato per tante notti.
Lui si spogliò completamente e iniziò a carezzarmi ovunque, baciandomi le gambe, la pancia e le piccole tettine nascoste dal reggiseno di pizzo.

Io mi abbandonai totalmente, limitandomi a muovere solo un braccio sper seguire il suo cazzo ovunque si spostasse. Mi piaceva il contatto con quella pelle morbida e la sensazione di gonfiore eccitato che mi trasmetteva. Non ce la facevo più, volevo sentirlo ancora tra le gambe e mi misi su un fianco abbassando le murandine un pochino. “No, Simone. Sei diventata una bellissima donna. Ora vuoi che facciamo sul serio”. Sapevo benissimo cosa intendeva e ci speravo con tutto il cuore, anche se fino a quel momento non avevo infilato molto più di un paio di dita nel mio buchetto.. che avevo comunque preparato per bene prima, in bagno, fantasticando come al solito su ipotesi che potevano benissimo non realizzarsi mai.

“Togliti le mutandine e apri le gambe” mi disse. io obbedii e lui avvicinò la sua bocca al mio pene, iniziando a leccare e a leccare, sia il pene che le palle e, alzandomi le gambe che avevo quasi prive di pelo, mi bagnava anche il buchetto con la lingua, e io cominciavo ad andare in estasi. Dopo che mi ebbe lubrificata per bene prese le mie gambe e se le mise in spalla, iniziando a far scivolare il suo cazzo tra le mie gambe come quell’estate famosa.

Mi ritrovai a pensare se forse era quello che intendeva: la stessa pratica ma con posizione diversa quando sentii la pressione della sua cappella nel buchino e non ebbi dubbi: Giovanni voleva proprio scoparmi e stava preparando questa cosa con grande perizia, ascoltando ogni mio gemito e ritraendosi, per poi spingere ancora delicatamente… fino a quando entrò dentro di me con lentezza e decisione… facendomi gemere come una puttanella, di quelle che avevo visto e sentito in qualche filmino pornografico ma che non avevo mai avuto occasione di imitare.

Mi venne naturale appoggiare la mia bocca alla sua e succhiare la sua lingua mentre lo stringevo forte a me, e lui pompava delicatamente, ma sempre più veloce e sempre più in fondo. Mi sentivo talmente appagata da voler gridare ma mi limitavo a gemere e ansimare pensando che potesse sempre arrivare qualcuno di inatteso, nel fienile-alcova. Mi scopò per un sacco di tempo, mi rigirò in tutte le posizioni, tentò anche di infilarmelo in bocca ma io mi ritrassi, era ancora troppo per me anche se me ne pentii quasi subito.

Avrei voluto provare anche quello, tanto mi sentivo femmina appagata in quel momento. Finimmo nella stessa posizione di qualche anno prima, solo che stavolta lo avevo tutto dentro di me ed ero vestita e truccata da vera femmina e come una femmina mi stavo comportando, facendo godere il mio uomo che non vedeva l’ora di sborrarmi addosso. Infatti, quando stette per venire, lo tirò fuori e iniziò lo stesso strusciamento tra le mie gambe che tanto mi era piaciuto anni prima, ma stavolta avevo anche una mano sulle sue palle e l’altra che teneva la cappella premuta sulle mie palline… e sentii tutto il suo succo bollente inondarmi la mano mentre la sua andò velocemente al mio pisellino in erezione facendo venire anche me, contemporaneamente.

Restammo ad ansimare e a ridacchiare non so quanto, incredibilmente soddisfatti ed appagati. Io sentivo il mio buco tutto allargato e pulsante ed era una cosa piacevolissima ed inebriante.

Gli chiesi se ci saremmo visti ancora lì sopra, durante la mia permanenza alla fattoria e fu bellissimo quando mi chiese di farmi trovare lì anche la sera stessa, dopo cena, perché la voglia che aveva di me non sarebbe andata via tanto presto.

Quella sera, al buio e in giocchio sulla paglia, feci il mio primo pompino ad un uomo. Mi piacque talmente tanto che ancora adesso adoro succhiarlo al buio e magari con un po’ di paglia sotto le ginocchia… piccole perversioni che mi accompagnano ancora adesso…

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