Roberta la troia pt.1

Era un giorno d’estate qualsiasi, io ed alcuni amici andammo in spiaggia per passare la giornata lì, per rinfrescarci dal caldo asfissiante.
Quando arrivammo mettemmo giù le nostre cose ma ben presto la giornata prese una piega inaspettata. Dovevano essere passati sì e no dieci minuti da quanto eravamo arrivati che poco distante da noi arrivò una signora con il figlioletto di circa 12/13 anni. Era una gran bella signora, mora di capelli, un corpo incredibile o almeno così sembrava.

Si sistemò poco lontano e nessuno di noi le diedi troppa importanza, sembrava una madre qualsiasi che andava al mare con il figlio. Ma c’era dell’altro. Non appena iniziò a spogliarsi capimmo che era diversa. Aveva indosso una magliettina e un paio di shorts che fasciavano bene il suo sedere. Prima si tolse i pantaloncini sfoderando così un perizoma minuscolo che lasciava poco all’immaginazione. Il suo sedere era rotondo e sodo e per noi ragazzi eccitati era impossibile non guardarlo.

Ci dava le spalle quindi non correvamo nessun rischio a farlo. Era davvero incredibile come ci eccitasse il suo sedere e così i commenti si sprecavano. La farfalla tatuata sulla chiappa destra poi le dava quel tocco giovanile ma ci faceva anche pensare: “Questa è una vacca. “
Quando si tolse la maglietta ci rimanemmo ancora più di sasso. Era ancora di spalle quando lo fece, si sfilò la maglia dall’alto e subito notai, e feci notare agli altri, che non aveva addosso il pezzo sopra del costume.

La sua schiena era nuda, si era dimentica o era fatto di proposito? Mise delicatamente la maglietta nella borsa da spiaggia e così finalmente potemmo vedere anche il davanti. Un seno prorompente, sodo e alto, due aureole perfettamente rotondo e due capezzoli grossi ma non troppo. Un topless così non l’avevo mai visto. Incredibile quanti sguardi avesse attirato solo arrivando. Insomma una signora con un corpo incredibile e sicuramente un po’ esibizionista ma comunque con un figlio al seguito.

Stese il telo e ci si mise sopra, chiuse gli occhi e rimase lì a prendere il sole. Noi da lontano guardavamo e commentavamo eccitati sicuri che ci fosse altro. Dopo poco quando ormai il suo corpo era già ricoperto dal sudore, visto il caldo incredibile di quel giorno, la vedemmo alzarsi all’improvviso e avvicinarsi al mare. La seguimmo con lo sguardo notando quanto deliziosamente sculettasse mentre camminava. Il suo sedere ballava un po’ potevamo distogliere la vista da cotanta bellezza.

Si bagnò i piedi saggiando la temperatura dell’acqua e poco dopo si tuffò graziosamente, riemergendo bella come una sirena, lucida dall’acqua. Non resistendo alla possibilità di continuare ad osservarla e essendo lei ormai lontana, decidemmo di andare in acqua anche noi. Velocemente ci tuffammo e sempre tenendo una certa distanza rimanemmo lì ad osservarla. Mentre lei nuotava di tanto in tanto si alzava rimanendo con l’acqua a mezzo busto e mostrandosi fieramente a tutta la spiaggia.

Non lontano da noi c’erano due signori di una certa età che sentimmo commentare con un: “Hai visto quella lì? Guarda che tettone. Che maiala!”
Anche loro erano rimasti colpiti dal suo corpo e dal suo atteggiamento. Non poteva essere altrimenti. Sembrava le piacesse avere gli occhi di tutti addosso. Impossibile non sapesse che la guardavano e commentavano. Doveva piacere non c’era altra spiegazione. Per qualche minuto rimanemmo in acqua mentre la vedevamo allontanarsi seguendo la spiaggia.

Quando capii che stava andando a fare una passeggiata decisi che dovevo tenerla d’occhio. Senza farmi vedere mi allontanai dai miei amici e prima a nuoto e poi sulla spiaggia la seguii non perdendola mai di vista. Affrettai il passo e non appena l’ebbi raggiunta mi misi dietro di lei a non più di 5/6 metri e rimasi incantato dal movimento del suo sedere e dalla sicurezza con cui si mostrava in giro. Era chiaro come fosse fiera del suo corpo, di come le piacesse essere osservata e giudicata, ovviamente.

Il suo sguardo era alto e fiero come il suo seno e sembrava anche che sculettasse ancora di più in mezzo a tutta quella gente. Sentivo i commenti di altre madri incredule o forse gelose: “Ma ti pare che una debba andare in giro così conciata? Siamo in una spiaggia pubblica. Ci sono dei bambini! Che vacca!”
Un uomo si prese anche un sonoro schiaffo dalla moglie quando lei lo beccò intento a guardarla: “Brutto schifoso non guardare quella poco di buono.


Ma tutti la guardavano che fossero uomini o donne, vecchi o ragazzini. Tutti la guardavano e tutti rimanevano incantanti dal suo corpo mentre lei non degnava di uno sguardo nessun altro. Ad un certo punto vidi che aveva iniziato a lasciare la spiaggia e stava andando verso l’interno, cercando di non farmi notare feci lo stesso. Salì alcuni gradini ed entrò in un bar. Ordinò un caffè e una bottiglietta d’acqua mentre io presi un gelato con le monete che avevo nella tasca del costume.

Lei in topless e perizoma parlava tranquillamente con il barista senza minimamente essere in imbarazzo o infastidita per il fatto che lui non solo le guardava insistentemente il seno ma ci provava spudoratamente, senza apparente successo. Le diceva cose volgari come: “Bella maialona se vieni qui dietro al bancone e me lo succhi non ti faccio pagare nulla. “
Lei sorrideva e rispondeva apparentemente felice di tutte quelle attenzioni ma anche degli insulti. Si vedeva che le piaceva.

Rimasi in disparte e quando la vidi muoversi per uscire, per prima cosa pensai che non aveva pagato. Sicuramente al barista non sarebbe dispiaciuto visto il commento che mi rivolse mentre lei se ne andava sculettando: “Hai visto quella zoccola? Prima o poi me la scopo. “
La segui di nuovo fino alla nostra base. Lei si stese di fianco al figlio e si rimise a prendere il sole. Per qualche tempo mi dimenticai di lei e come me anche gli altri.

Ogni tanto lanciavo un occhiata ma lei era sempre lì, bellissima ed immobile sotto il sole. Mangiammo qualcosa in un bar non lontano e quando tornammo lei sembrava non essersi minimante mossa. Il sole picchiava forte ma lei era molto abbronzata e la sua belle bronzata era incredibile sotto il sole. Ormai era pomeriggio e lei era ancora lì immobile mentre il figlio andava e veniva. Finalmente diede segno di vita, si alzò e sta volta andò verso il fondo della spiaggia, non verso il mare.

La seguii con lo sguardo sempre attento a non farmi notare. Si avvicinò ad una delle docce pubbliche, ne accese una e si rinfrescò. La scena sembrava quella di un film. Me la immaginai al rallentatore, lei stupenda che si rinfrescava e tutti gli occhi addosso. Si tolse la sabbia da tutto il corpo con un leggero colpo di mano. Anche dal sedere e dal seno. L’acqua doveva essere fredda perché i suoi capezzoli diventarono ancora più grossi e talmente duri che sembravano di marmo.

Era incredibilmente sexy e sicuramente sapeva che la stavamo guardando. Fui un attimo distratto da un pallone che arrivò nella nostra direzione. Lo presi e lo diedi ad un bambino che mi accorsi essere il figlio della bella mamma e così gli dissi con un tono un po’ cattivo: “Bimbo lo sai che tua mamma è proprio una bella vacca!?”
Lui sembrò non capire, poi prese il pallone e si allontanò a testa bassa.

Lo sapeva era chiaro. Nel frattempo lei era tornata al suo telo e si era messa a pancia in giù stavolta. L’enorme seno era schiacciato contro la sabbia e sembrava ancora più grosso vedendolo da un lato. A quel punto arrivò l’immancabile ambulante di colore che voleva venderle collanine, braccialetti e quant’altro. Si fermò di fianco a lei e la chiamò per nome. Roberta si chiamava. Lei si alzò e lo salutò come se fossero vecchi amici.

Doveva andare spesso in quella spiaggia per conoscerlo così bene e perché lui sapesse il suo nome. Parlarono a lungo. Erano troppo distanti perché potessi sentire quello che dicevano, il rumore della spiaggia era troppo forte intorno a noi. L’ambulante non le risparmiava sguardi. Lunghi sguardi pieni di eccitamento che lasciavano pochi dubbi su cosa avrebbe voluto farle. Ad un certo punto Roberta addirittura si voltò per meglio farsi osservare e il nero allungò una mano e la palpò.

Lei si voltò e lui sorridendo le disse qualcosa al che anche lei rise. Ero sempre più convinto che quello che avevo detto al figlio era davvero la verità. Poco dopo arrivò un altro ambulante. Anche lui la salutò per nome e così io e miei amici iniziammo a commentare con frasi come: “Le piacciono i cazzi neri a quella. Chissà quanti ne ha presi. ”
Spostai il mio telo un po’ più vicino con la scusa della sabbia e così potei sentire cosa si dicevano.

Troppo curioso di sapere cosa si stessero dicendo. Il primo dei due le disse: “Roberta quando è che ci inviti a casa tua per una serata?”
Il tono non lasciava dubbi. Non interessava loro la serata. Volevano farsela. Sebbene fossi abbastanza sicuro me ne diede la conferma l’altro ambulante: “Così poi ci divertiamo in tre come l’anno scorso. ”
Lei rispose, sorridendo: “Anche stasera ragazzi. Quando volete. Son qui per due settimane senza marito.


A quel punto mi era chiaro come non solo fosse esibizionista. Le piaceva sì essere guardata ma sicuramente si dava anche da fare. Il barista aveva ragione. Se la sarebbe scopata prima o poi. Era chiaro come il sole Roberta era un bel vaccone. Ad un certo punto lei chiese loro: “Avete voglia di mettermi un poì di olio abbronzante?”
I ragazzi non si fecero pregare. Appoggiarono le loro cose per terra e mentre lei si stendeva sulla pancia li vidi scambiarsi occhiate complici.

Uno prese la schiena e uno le gambe. Le loro mani andavano veloci e sicure mentre vedevo il sorriso compiaciuto di Roberta. Dopo qualche minuto di toccate tutto sommato normali e pudiche. Le quattro mani dei due ambulanti si incontrarono contemporaneamente sul suo sedere. Ormai non spalmavano più nulla, erano solo grosse e lunghe palpate a quel bellissimo culo. Li invidiavo. Avrei dato qualsiasi cosa per avere le mani su quel sedere. L’idea di poterlo toccare magari sculacciare mi mandava in estasi.

Qualche minuto dopo i due allontanarono le mani. Roberta li ringraziò educatamente e si misero d’accordo per la loro “serata”. Io sorrisi amaramente convinto che se ci avessi provato magari avrebbe detto di si anche a me. I neri se ne andarono, venendo nella nostra direzione e li sentii bisbigliare: “Stasera quella troia bianca la spacchiamo in due. Le piace il cazzo a quella cagna!”
Doveva davvero essere una vacca perché lo dicessero con quella cattiveria lì.

Poco dopo la vidi alzarsi e dire al figlio di prepararsi. Era pomeriggio inoltrato. Probabilmente voleva andare a casa a prepararsi per la sua serata. Già me la immaginavo. Il figlio a letto a dormire e lei piegata in due su un tavolo con un nero davanti e uno dietro. Si mise la maglietta e così in perizoma se ne andò dalla spiaggia. Ero lì incapace di decidere se seguirla e provarci o rimanere lì e lasciar perdere.

L’idea di farlo e di quello che avrei potuto farle qualora le fossi piaciuto, vinsero in meno di un secondo. Così shittai in piedi e la seguii fino al parcheggio. Lei accese la macchina e l’aria condizionata e mentre metteva la borsa sua e quella del figlio nel baule, l’avvicinai e decisi per l’essere diretto. Il figlio era in macchina e così io mi avvicinai e dissi: “Senta so che sembra strano ma è tutto il giorno che la vedo mezza nuda e devo ammettere che lei è una donna bellissima.

Volevo farle i complimenti e magari invitarla a bere qualcosa. Mi scusi se l’approccio le sembra diretto ma non sapevo come fare. “
Lei sorrise e guardandomi dal basso verso l’alto mentre vedevo i suoi capezzoli spingere sotto la maglia, rispose: “Stasera sono impegnata con alcuni amici ma domani volentieri. Piacere Roberta. “
Ci scambiammo il numero di telefono e prima che potessi salutarla, mi ritrovai la sua lingua in bocca. Era una gran baciatrice.

Sentii il suo corpo contro il mio e i suoi capezzoli contro il petto. La sua lingua girava vorticosamente nella mia bocca in quell’incredibile scambio di saliva allungai immediatamente una mano e le toccai il sedere. Era davvero di marmo, avrei voluto spogliarla e scoparla lì contro la macchina in mezzo al parcheggio ma lei si allontanò e così ci salutammo. Tornai felice come una pasqua dai miei amici ma non dissi niente a nessuno.

Volevo tenere Roberta per me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *