Quando una mamma provoca – Cap. 1

CAPITOLO 1:
ROMPERE IL GHIACCIO

La mia famiglia è piuttosto piccola, ci siamo solo io, mia madre e mio padre. Siamo sempre stati una famiglia piuttosto aperta, non ci siamo mai vergognati di mostraci nudi o di andare in bagno lasciando la porta aperta, non c’era vergogna in quello che potevamo vedere e forse per questo che sono venuto su meno depravato della maggior parte dei ragazzi: alle medie i ragazzini impazzivano anche per la porzione di schiena scoperta dalla maglietta delle ragazze che sedevano loro di fronte, io invece provavo gusto in cose ben più adulte, come notare le piccole lolite che infilavano i primi perizomi e, ancora innocentemente, quando raccoglievano le cose da terra, si piegavano a novanta mettendo in mostra le belle chiappette.

Questa maggiore maturità comunque non mi aiutò nella vita sentimentale e gli anni passavano senza che io concludessi davvero qualcosa.
Quando ero già più grande, capitò che un giorno non andai a scuola perché non mi andava e, visto che sono sempre stato un ottimo studente, i miei non si fecero troppi problemi. Quella mattina, non ricordo nemmeno come, capitò che io e mia madre cominciammo a parlare delle mie esperienze amorose, non in senso sessuale però, solo se ero già stato con una ragazza, se mi ero scambiato il primo bacio o roba simile.

Io effettivamente ero stato con un paio di ragazzine, ma per poco tempo e, a dirla tutta, mai con qualcuna che mi interessava davvero intensamente. Quando le dissi che la mia vita sentimentale non era proprio rosea, lei mi sorrise maliziosa e disse: “Non dovresti avere problemi, di sicuro prima o poi noteranno il dono che hai in mezzo alle gambe”
Io, imbarazzato, dissi: “Ma che dici?”
“Solo la verità, ce l’hai più lungo di tuo padre!” concluse lei facendo spallucce, come se fosse naturale.

Ma io ne rimasi parecchio colpito. Per quanto ne sapessi poco, sapevo che i fratelli di mio padre, quattro oltre lui, erano tutti contraddistinti da un soprannome e, mi aveva rivelato mio padre molto imbarazzato, lo chiamavano, come disse lui, “Pipì grossa”, probabilmente una censura per non dirmi una parolaccia. Io, poi, non mi ero mai misurato il mio “fratellino”, non ne avevo mai sentito il bisogno ma quella sera, andati a dormire i miei, lo feci andare in tiro e lo misurai: 24 centimetri di lunghezza per qualcosa come 8 di larghezza e, da quanto scoprii navigando su internet (allora ero abbastanza poco informato!) erano misure più che ragguardevoli.

Da quel giorno in poi, mia madre, soprattutto quando eravamo da soli, senza papà, lodava le mie grazie in diversi modi, ammiccando maliziosamente ogni volta prima di cadere in un silenzio non poco imbarazzato e parlando d’altro. A quel punto però, anch’io cominciai a guardare mia madre sotto un’altra ottica: se in me lei vedeva un ragazzo normale, alto più di un metro e ottanta, robusto al punto giusto, bruno e con un fallo di quasi 25 cm, io in lei vedevo ora non più mia madre, ma una donna di 41 anni non carinissima in volto, ma con una quinta di reggiseno appena cascante, dalla bellissima forma di una pera, con capezzoli invitanti come ciliegie contornati da una bruna aureola di media larghezza, il figone leggermente coperto da peluria scura e dalle labbra tornite, e un culo da far uscire di testa chiunque.

In un primo momento, mi accontentavo di vederla nuda, ma poi il desiderio di possederla si fece sempre più largo nella mia mente e più volte mi sono dovuto frenare dal coglierla di sorpresa alle spalle e infilarle il mio membro duro nella sua figa sempre più bollente… lo era sempre di più perché mio padre, dopo alcuni anni di sovrappeso, era dimagrito in fretta per via di un attacco di cuore ma era tornato più arzillo che mai e i due scopavano un giorno si e uno no e, spesso, li sentivo scopare selvaggiamente e contenere a stento i mugolii.

La foia che cresceva sempre di più, mia madre che provocava e il “ciac-ciac” che sentivo a giorni alterni fecero maturare in me un piano perverso in cui mi sarei giocato il tutto per tutto pur di raggiungere il mio obiettivo.
La mattina, di solito, mio padre scendeva molto presto e, quando andava via, io mi mettevo nel lettone al suo posto perché, al contrario di molte famiglie, ero io a dover fare da sveglia a mia madre e non viceversa.

Passai alcune mattine a “giocare” con mia madre appena sveglia, partendo dalla semplice strizzatina alle tette e alla pacca sul sedere fino a scoprirle il petto prima per appoggiarmici semplicemente e poi prendendo a baciarle e a succhiarle sempre più esplicitamente i capezzoli. Mia madre, che in un primo momento prese tutto come uno scherzo, cominciò a prenderci seriamente gusto e più di una volta, con la scusa di spostare la mano, tastava il mio fallo sempre più duro.

Dopo circa un paio di settimane in cui questo giochetto continuò, decisi che era il momento di provare a concludere.
Così, un giovedì mattina di inizio settembre mi feci trovare “addormentato” sulle sue belle tette poco prima che lei si ridestasse. Vedendomi, mi accarezzò la testa e disse: “Sono comode?”
“Il cuscino più comodo che esista, ma…”
“Ma cosa?” disse lei, divertita.
“Sarebbero meglio se scoperte!” e, così dicendo, abbassai le spalline della leggera vestaglia bianca che indossava e scoprì il grosso seno nudo, i capezzoli già duri e ritti.

Mi stesi nuovamente al suo fianco e appoggia la testa sulle sue tette, ma feci la faccia di qualcuno che non è ancora soddisfatto e lei, vedendomi, chiese: “Che c’è che non va…”
“Non so… mi sento ancora scomodo… forse…” e senza dire altro, mi posi sopra di lei e mi distesi sul suo dolce e morbido corpo, la testa poggiata sulle sue amate tettone, rannicchiato il modo che il pacco le facesse pressione sulla figona.

“Ora si che sto comodo! E le tue tette sono comodissime così!” e così cominciai a baciarle il seno lentamente fino ad arrivare a succhiarle i capezzoli, sempre più duri, un po’ come il mio cazzo, direi, e lentamente cominciai a fare pressione con il bacino, stimolando la sua figa anche da sopra la vestaglia e le mutande.
In breve il suo respiro accelerò vistosamente, i capezzoli si fecero duri come il marmo e percepii un piccolo rigonfiamento fare pressione attraverso le mutande sul mio cazzo ormai duro come non mai.

Accelerai il mio lavoro di lingua sui capezzoli finchè a mia madre non sfuggi un gemito di inconfondibile eccitazione e non sentii inumidirsi le mutande insieme ai pantaloncini che portavo. Solo a quel punto sollevai la testa e vidi il suo viso paonazzo, gli occhi chiusi e il labbro inferiore per poco morso fino a sanguinare; lei riaprì gli occhi e mi fece un sorriso imbarazzato. Vedendo il suo viso paonazzo, lo sguardo libidinoso, le due grosse tette ancor umide delle mie avide leccate, non riuscii più a trattenermi e dissi: “Sei bellissima, mamma”
“Ma che dici, non sono per niente bella!”
“Invece si, se non fossi mia madre io…” le dissi, avvicinando il viso al suo.

Lei alzò il bacino strusciandosi di più sul mio membro duro come la roccia e, con un sussurro così sensuale che sarei potuto venire in quel preciso istante, disse: “perché, cosa faresti?”
Non potei più resistere e a quel punto la baciai quasi con violenza, infilandole la lingua in bocca rompendo le sue deboli resistenze. Lei si irrigidì per un paio di secondi, mugolando la sua disapprovazione, ma poi si abbandonò completamente al desiderio e la sua lingua cominciò ad intrecciarsi voluttuosamente con la mia, in una serie i movimenti sempre più veloci e appassionati.

Con un’agilità che non pensavo potesse appartenermi e sempre continuando quella limonata sempre più eccitante, le abbassai le mutande, mi strappai letteralmente i pantaloncini che portavo e, con un solo guizzo dei fianchi, la penetrai riempiendola completamente con il mio cazzo.
“Oh mio dio!” urlò mia madre, interrompendo il lungo bacio ed inarcando la schiena mentre cominciavo a pomparla con foga indescrivibile.
“No! Fermati! Fermati…” disse mia madre, sempre con meno convinzione mentre io la scopavo selvaggiamente, stantuffandola come il pistone di un motore fuori giri.

Alla fine cedette e cominciò a mugolare sempre più forte per il piacere.
“Si! Si! Più forte! Sbattimi più forte che puoi!” urlò, abbandonati ormai tutti i freni inibitori ed io la accontentai immediatamente. Rallentai il ritmo, ma stavolta ogni colpo era portato con poderose spinte dei fianchi e il mio cazzo raggiungeva ormai la massima profondità consentitagli.
“ODDIO! ODDIO! È ENORME!” gridò, artigliandomi la schiena e accompagnando i miei movimenti con i suoi fianchi.

Riprendemmo a limonare selvaggiamente, le nostre lingue impegnate in una serie infinita di movimenti forsennati mentre continuavo a stantuffarla con quanta forza avevo in corpo. Mi staccai da lei, mi misi in ginocchio, sollevandole il bacino e continuando a scoparla con foga; le sue gambe si annodarono attorno a me mentre io le palpavo con foga le tettone che tanto amavo.
Lei cominciò a mugolare senza più controllo, ansimava in preda all’orgasmo imminente, il viso paonazzo, la bocca spalancata e gli occhi socchiusi, le tette che sobbalzavano a ritmo con i miei affondi mentre, anch’io ormai al limite, le afferrai poderosamente i fianchi e aumentai ancora il ritmo.

Solo allora riuscii a vederle la figa, ricoperta da una rada peluria, appena depilata, lucida per la gran quantità di umori prodotti, penetrata dal mio cazzo, grosso come mai l’avevo visto, e solo allora riuscii a godermi quella sinfonia di suoni composta dalla carne che colpisce altra carne, dalle urla di mia madre e dai miei rari mugolii.
“Non ce la faccio più, mamma! Sto per venire!” grugnii.
“Si! Riempimi! Fa di me la tua puttana! Riempimi con tutta la tua sborra che sto per venire anch’io!” urlò, fissandomi con occhi carichi di libidine.

Io aumentai il ritmo, lei cominciò a gridare sempre più rumorosamente, la sua figa che diventava calda come la lava eppure sempre più umida e, alla fine, con un ultimo colpo di reni, ruggii per il godimento e scaricai un fiume di sborra dritto nel suo utero. Al primo schizzo, anche lei gridò, alzò la testa e i muscoli vaginali serrarono il mio cazzo con gran forza, quasi volessero spremermi tutta la sborra che avevo a disposizione, mentre due schizzi di liquido vaginale mi bagnavano il basso ventre e creavano una grossa chiazza sulle lenzuola.

Mi accasciai su di lei, soddisfatto come non mai e, a quanto pareva, lo era molto anche lei. Mi afferrò i capelli e ci baciammo nuovamente, poi io mi distesi sul lato ed estrassi il cazzo, ormai moscio, dal luogo in cui era ritornato dopo molti anni.
“Era molto tempo che desideravo quesyo” disse in un sussurro mia madre.
“Anch’io mamma… e finalmente ci sono riuscito”
Le mi baciò dolcemente e disse: “Spero che tu non ti voglia fermare…”
“Come puoi vedere – e le indicai il mio cazzo di nuovo in tiro – Sono già pronto per un altro round!”
Mia madre sorrise maliziosa, si alzo e si mise in ginocchi tra le mie gambe, il viso vicino al mio membro: “Bene, cominciamo subito, ma stavolta facciamo le cose per bene” e le sue labbra si avvolsero intorno al mio cazzo, strappandomi un sospiro di piacere….

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