Patty porca 02

Mi alzai, soddisfatta e un po’ dolente. Stavo per raccogliere l’accappatoio finito a terra, mi arrivò un’altra pacca sul sedere
– cosa fai? Resta così, mi piace i più. –
mi prese per mano, guidandomi in soggiorno; suonò un cellulare, era il suo, andò a prenderlo
– ciao, dammi un momento –
si sedette sul divano, ampio a tre posti.
– stenditi qui, a pancia sotto, e comincia a succhiarmelo –
La situazione era divertente; eravamo nudi tutti e due, lui seduto comodamente su un lato, io distesa col suo cazzo davanti al viso.

Aveva il telefono in una mano, mi mise l’altra sul culo.
Riprese la sua telefonata
– scusami Gianni; mi sta succedendo proprio una cosa fantastica! –
– ….. –
– Mentre ti telefono c’è un troione che mi fa un pompino
– …. –
– Una porcona matura con due tette e un culo da favola –
– ….. –
– No, non posso dirti chi è –
– …… –
– Se la conosci? si. –
– …. –
– Non te lo dico –
Mi stava trattando come una puttana.

Il suo cazzo aveva l’odore della mia figa, lo leccavo tutto e con una mano gli massaggiavo i grossi coglioni. Lui intanto, dopo avere inzuppato il dito nella mia figa me lo aveva piano piano infilato nel culo.
– … –
– L’ho riempita prima, una bella figa bagnata –
– …. –
– Ne ha presi tanti, di sicuro, e per come usa la bocca ne ha succhiati anche di più –
– …-
– Te la farò provare, certo, ora chiudo –
La telefonata con Gianni, che avevo visto più volte con Daniela e Simone, mi aveva profondamente eccitata.

Avevo il suo uccello tra le labbra, stava riprendendo il volo…e le dita dentro di me erano diventate due.
– Era Gianni, cosa ne dici, uno di questi giorni lo invitiamo? Sono sicuro che ti divertiresti; potremmo prenderti insieme. Una come te l’ha già fatto di sicuro –

La mamma di Daniela si stava dimostrando una donna molto calda e disponibile. Doveva avere poi preso delle belle dosi di cazzo perché le mie dita erano affondate dentro di lei come nel burro.

Vedevo la sua testa bionda andare su e giù mentre mi pompava per bene. Con le labbra mi succhiava e con la lingua mi tormentava la cappella. Le sue mani esperte ed abili mi accarezzavano le palle, stringendole appena.
Con la coda dell’occhio notai un movimento alla finestra; eravamo al piano terreno, la finestra dava sulla strada seppure un po’ rialzata. Un persona di altezza normale poteva guardare dentro.
Un uomo di circa sessant’anni ci stava guardando.

Non so perché, ma gli feci cenno di restare.
– Patty, ora ti voglio scopare –
– Dove me lo vuoi mettere? – mi chiese sollevando la testa e guardandomi con un sorriso provocante
– Bocca e figa le ho provate, tu che dici? –
Mi stesi sul divano, il viso rivolto verso la finestra; Patrizia si mise a cavalcioni rivolta verso di me, prese il cazzo in mano, appoggiò il glande sul suo buchetto beante e si calò, autoimpalandosi
– ce l’hai grosso e lungo Simone –
– però è entrato facilmente, Patty.

Quanti ne prendi? O ne hai presi? –
– ho cominciato presto –
Era chinata leggermente verso di me; il seno sodo davanti ai miei occhi.
Pensavo allo spettacolo che il suo culo offriva all’ignoto guardone. Avevo le sue natiche in mano, le stringevo forte mentre lei piantava il mio bastone sempre più profondamente all’interno del sui intestino. Saliva e scendeva, sembrava quasi si dovesse sfilare. Il suo ritmo aumentava, e le sue tette ballavano libere davanti a me.

Gliele presi tra le mani, sentivo i capezzoli duri contro il palmo, le stringevo forte le spremevo. Gemeva. Non so se per il dolore o per il piacere. La strizzavo forte, cercava di sfuggirmi ma ero troppo forte per lei. Le lasciai il seno. Le infliggevo spinte sempre più forti con il cazzo; continuava a gemere, eccitata. Il suo corpo si inarcava all’indietro, teneva gli occhi chiusi.

L’uccello di Simone, grosso e duro, si era impadronito del mio corpo.

Mi avevano insegnato a godere con il culo. Le tette si muovevano sotto i colpi che ricevevo. Mi facevano male anche per la strizzata che mi aveva dato.
– Ora toccati, porcona –
Mi aveva preso le mani portandomele sula figa. Le mie poppe erano così strette tra le mie braccia, ancora più in evidenza. Strinse entrambi i capezzoli fra le dita, tirandoli forte, verso di sè
– Sono duri, sei una cagna in calore –
– Mi fai male –
– Mi piace –
– Basta.. Simone.. Basta –
– Ho appena iniziato, se vuoi il mio cazzo devi guadagnartelo –
– Dai … –
Smise di pomparmi
– Allora smetto? –
– Continua… ti prego –
– Sei una puttana cazzo dipendente.

Ne vuoi ancora? –
– Riempimi, maiale –
Mi lasciò i capezzoli;
– Mi devi rispettare, troia – rise e contemporaneamente mi diede due ceffoni sulle tette, a mano piena, uno per lato. E subito dopo altri due, dall’alto verso il basso. E ricomincio a fottermi.
Mi venne in mente mia figlia Daniela, messa a pecorina, il suo corpo trafitto da quel cazzone, la sua passerina, che immaginavo stretta allargata e violata da Simone che mentre la scopava le palpava le tettine, le tormentava i capezzoli.

Mi stavo bagnando sempre di più.
– Toccati ancora, senza smettere.
Avevo il clitoride gonfio e duro, non ci misi molto a venire. Ululavo mentre Simone tenendomi per i fianchi mi faceva saltare sul suo cazzone.

Patrizia era una cagna in calore; mi stringeva l’uccello con il culo, mungendolo. La sentii venire e la riempii di sborra a mia volta.
Il guardone era sempre lì.
– Certo che hai dato un bello spettacolo –
– Non capisco –
– Girati –
Si voltò verso la finestra e vide l’uomo
– Lo sapevi? – era rossa in viso
– E’ li dall’inizio, conosce il tuo culo meglio di te –
– Mandalo via –
– Lo faccio entrare invece, avrà bisogno di uno sfogo –
– Sei impazzito? –
– Aprigli – si era alzata, nuda l’uomo la vedeva tutta.

Le diedi una pacca sul sedere
– Non scherzare –
Le diedi un altro sculaccione, più forte
– Vai –
Andò al citofono, fece shittare la serratura del portoncino, aprì la porta di casa e attese. Intanto mi rimisi i pantaloncini.
L’uomo entrò. Un po’ calvo, di altezza media, una bella pancetta, guardava il corpo di Patrizia con sguardo voglioso
– Ciao, ti è piaciuto lo spettacolo? –
– Eh, a chi non sarebbe piaciuto! –
– La vuoi toccare?
– S-si.. posso? –
– Cosa le vuoi toccare? –
– La figa –
– Fallo –
– Tu, siediti e allarga le gambe –
Obbedì.

Ero solo un oggetto, qualcosa con cui divertirsi; ero nuda, le gambe bene aperte davanti ad uno sconosciuto che tra poco mi avrebbe palpeggiata intimamente.
L’uomo venne verso di me. Si inginocchiò. Mise una mano tra le mie cosce, risalì. Con l’indice dischiuse le mie labbra, e mi penetrò. I suoi movimenti erano goffi, ma lo sentivo carico di desiderio.
– E’ bagnata? – gli chiese Simone
– Si … molto –
– Mettile due dita dentro, e fottila come se fosse un cazzo –
Mi stavo eccitando un’altra volta.

Sollevai il bacino verso lo sconosciuto. Lo presi per il polso, usavo la sua mano come se fosse stata un cazzo. La guidavo avanti e indietro nella mia figa fradicia di umori.
L’uomo con la mano libera si era sbottonato i pantaloni e tirato fuori l’uccello, si stava masturbando.
– sborrala in faccia –
tolse la sua mano dalla mia figa, sostituita dalla mia, si alzò, continuò a masturbarsi con il cazzo a pochi centimetri dal mio viso, finchè non me lo riempì con i suoi schizzi caldi.

Venni anch’io, come una puttana.
– Ora vattene – gli disse Simone

Patrizia aveva la sborra dell’uomo sui capelli, su un occhio e sulle labbra; le colava ai lati della bocca.
– Vai a lavarti, ho altri programmi per te e Daniela -.

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