Monica la vicina di casa.

Racconto trovato in rete su xhamster

Erano le due e mezza del pomeriggio quando decisi di farmi una doccia veloce in vista dell’incontro galante con la bella vicina, poco prima delle tre sentii l’auto del vicino andare via, il bravo marito stava portando i figli al maneggio, mi affacciai alla finestra in tempo per vedere la Jeep svoltare l’angolo e sussurrai.
“Vai, vai al maneggio con i tuoi figli che ora al maneggio ci vado io caro avvocato o dottore dei miei stivali!”
“Si, vado a farmi maneggiare l’uccello dalla tua signora.


In realtà cercai con quelle parole di darmi la carica, di farmi coraggio, sarebbe stata la prima scopata dopo un periodo di astinenza di oltre quattro mesi, tutto successe un pomeriggio in cui io e Maura finimmo per litigare bruscamente e adesso eccomi qua a bussare alla porta accanto con una bottiglia di Martini in mano.
“Grazie del pensiero ma è meglio che riporti la bottiglia a casa sua, mio marito è quasi astemio e escludendo di finirla oggi noi due non saprei come giustificarne la presenza in casa.


“Vada!!! Se la riporti a casa sua la bottiglia che intanto accendo la moca. “
Il benvenuto che mi diede la vicina di casa fu freddo e distaccato, mentre ripercorsi il pianerottolo per riporre in casa la bottiglia pensavo a lei, aveva lasciato socchiusa la porta d’ingresso, era venuta ad accogliermi con una vestaglia di seta dal taglio semplice di color argento, i lunghi capelli castani lasciavano dietro di se una piacevole scia profumata che accese la mia immaginazione.

Cosa indossava sotto?
Forse nulla?
Oppure un classico baby-doll con tutto il resto dell’armamentario di seduzione femminile?
Entrai in quella casa trovandola ad aspettarmi poco lontano dall’ingresso, ai piedi senza calze portava un paio di pantofole rosa ornate di piume sulla parte superiore; si diresse verso la cucina scivolando sul pavimento in marmo lucido, la sua andatura mi parve appositamente studiata per mettere in risalto la nudità delle sue gambe. Tutto era visibile chiaramente dallo spacco della vestaglia stretta in vita da una cinta posta ad arte in modo da lasciare oltrepassare il mio sguardo, la seguii in cucina per non restare solo nel soggiorno ma anche per non staccarle gli occhi di dosso.

Con la mente davo sfogo alla mia fantasia, affacciandomi alla porta della cucina trovai che la situazione ci portasse ad una maggior confidenza, come se guardarla armeggiare ai fornelli ci avesse resi più vicini, poi lei mi chiese dandomi del tu.
“Marco, come lo preferisci, il caffè?”
“Di solito Monica dopo pranzo mi piace con poco zucchero preferibilmente con un pò di liquore come correzione ma se non hai amari o simili lo prendo tranquillamente liscio”
“Sei fortunato sai, in soggiorno abbiamo qualcosa per gli ospiti, vieni che diamo uno sguardo a quello che c’è.


Entrammo nel soggiorno e vidi il caminetto acceso, probabilmente da poco dato che l’ambiente non era molto caldo e la brace era poca, sul tavolino vicino al divano beige c’erano le bottiglie, avevo notato il Branca Menta e l’indicai come la mia ideale correzione del caffè, lei esclamò di adorare quell’amaro per via del gusto di menta. Ruffiana pensai, non devi darti arie da intellettuale ne di compiacermi nelle mie preferenze, io sono qui per darti quello che ho capito che stai cercando, un bel cazzo con cui godere per dimenticare la vita monotona che ti tocca fare con tuo marito, lui sicuramente si tromba la segretaria, la guardai cercando di simulare sorpresa e curiosità e la sfidai.

“Allora Monica, dopo il caffè ci facciamo due bicchierini con ghiaccio mentre facciamo qualche chiacchiera da condominio. “
“D’accordo Marco, tu prendi la bottiglia ed i bicchieri che io mi occupo del ghiaccio. “
La raggiunsi in cucina mentre stava versando il caffè, con movimenti lievi si voltò di spalle verso il frigorifero, restò un’istante piegata in avanti evidenziando le forme del suo sedere, vita stretta messa in risalto dalla cintura allacciata, bacino un pò largo ma glutei ben pieni e due lunghe gambe, nel prendere i cubetti di ghiaccio dal basso sportello del freezer si accovacci lasciando uscire tutta la gamba destra, era nuda o forse portava il tanga?
Lei alzò la testa sporgendo da dietro lo sportello del freezer, mi colse in contemplazione della sua coscia , mi sorrise guardandomi maliziosamente e alzandosi lasciò sul posto la vestigia, non c’è che dire, la mammina sapeva bene come giocarsi le carte riuscendo ad aumentare la mia eccitazione.

Restò completamente nuda, un fisico piacevole, anzi vista l’età di poco superiore ai quaranta non avrebbe sfigurato in qualche concorso di bellezza, restai un pò impacciato poi dopo qualche secondo mi avvicinai a lei appoggiando i bicchieri sul tavolo senza distogliere lo sguardo dal suo.
“Caro Marco dato che tutto sommato non abbiamo molto tempo a disposizione ho pensato di farmi trovare pronta, ho fatto bene???”
Me lo disse allungando le braccia verso la mia cintura che sfilò in due sole mosse.

“Certo Monica, hai fatto bene. “
Risposi mentre mi slacciai la camicia.
“Magari il caffè lo prendiamo dopo anche freddo. “
Le diedi uno sguardo più attento da capo a piedi, il collo era il punto più debole, quello in cui il tempo le aveva lasciato i segni più evidenti, tuttavia veniva bilanciato dalla fierezza del suo seno, un paio di belle tette dominate da turgidi capezzoli al centro di due ampie aureole.

Mentre mi slacciai i pantaloni i nostri visi vennero a contatto, abbassai la testa per baciarle il collo ma lei continuando ad armeggiare con la mia lampo parò l’assalto chiudendomi lo spazio, le nostre guance si toccarono e la fragranza del mio dopobarba si mescolò al suo profumo. Sfilai assieme pantaloni e slip, arrivati a metà gamba sentii la sua mano andare sotto a stringermi il cazzo, nello stesso istante io raggiunsi il suo monte di venere e con il dito più lungo iniziai a massaggiarle la figa.

I nostri sguardi si incrociarono, vidi nei suoi occhi l’eccitazione crescere sempre più e la stessa cosa stava avvenendo a me, bastarono due movimenti là sotto per farmi indurire il cazzo e quando lei si chinò davanti mettendomi le mani sui fianchi e iniziò a succhiarmelo tutti i miei timori furono spazzati via.
“Siii, brava Monica succhiamelo. “
Lei era molto brava, le mie mani si posarono sulla sua testa per darle il ritmo, si infilava tutto il mio cazzo in gola senza sforzi, mi stava facendo impazzire, capii che avrei dovuto essere meno egoista, non dovevo pensare solo al mio piacere ma dedicarmi a lei restituendole quello che mi stava facendo.

La presi per le spalle e la alzai, l’avvicinai al tavolo della cucina dove messi da parte bicchieri e tazzine la sollevai per i fianchi, si accomodò a gambe aperte inclinando il busto indietro appoggiando i gomiti, presi a massaggiarle la parte interna delle cosce con movimenti rotatori che si avvicinavano sempre più alla zona del pube. Mi accovacciai tra le sue gambe avvicinando la mia bocca alla sua peluria, trovai davanti a me una figa con un’apertura mai vista prima, le piccole labbra sporgevano molto nascondendo a stento il più turgido e voluminoso clitoride che avessi mai visto.

Mi fermai a pochi millimetri dal suo sesso, vidi il ventre della donna ritrarsi per lo spasmo, indugiai ancora una manciata di secondi respirandole addosso e poi iniziai a solleticarle con la lingua il punto d’incontro delle piccole labbra. Fu quando le baciai profondamente il clitoride affondandole la lingua sotto l’apertura della vagina che la sentii gemere fortemente; si lasciò cadere con il busto lungo il tavolo e con le mani mi accarezzò i capelli mentre io andavo aumentando il ritmo della mia lingua.

Controllai la sua eccitazione andando a giocare con le mani sul suo seno, trovai entrambi i capezzoli irrigiditi, ci giocai un pò con le dita poi le palpai le tette che tendevano a sporgere lateralmente, capii che riuscii a farle scalare la vetta del piacere quando lei mi strinse per qualche istante le cosce attorno alla testa per lasciarle cadere sulle mie spalle. Risalii dalla posizione rannicchiata tracciando un percorso con la mia lingua dalla sua figa fino all’ombelico e al suo seno, mi fermai ad ascoltare il suo respiro che tornava normale, mi alzai di poco per incrociare il suo sguardo e lei mi disse.

“Grazie Marco, erano anni che un uomo non mi faceva godere così tanto. “
“Mio marito dura troppo poco, pensa solo a sé e neanche sa come baciarmi li, non l’ha mai fatto. “
“Gli altri uomini che ho incontrato nella mia vita si sono tutti concentrati a durare il più a lungo possibile rendendo il sesso una faticosa quanto infruttuosa cavalcata. “
“Tu invece ti sei rivelato un maestro del piacere femminile.


Quelle parole mi colpirono, da una parte ero lusingato ma dall’altra ero sorpreso dallo scoprire quanti uomini si era scopata la bella e matura mammina, era proprio una troia, insomma era larga, chissà cosa sarei riuscito a fare con il mio uccello perso dentro quell’ampia grotta, meglio sarebbe stato farsi concedere il culo nella speranza di trovarlo più stretto.
“Anni fa frequentai un corso di tantra dove appresi le basi delle tecniche per la sessualità consapevole, con la mia ragazza di allora raggiungemmo dei livelli orgasmici inimmaginabili, poi lei si stancò di me e mi lasciò ed io non ho più avuto un’altra storia seria, solo avventure.


Le dissi così con un sorriso sulle labbra un pò anche per schernirmi.
“Potrei mollare tutto per stare con te a scopare due tre volte al giorno. “
Fu la sua risposta che mi confermò quanto fosse sessualmente insoddisfatta.
“Non dire così, penso che anche tu puoi fare qualcosa per te stessa iniziando a stabilire la giusta armonia con il tuo partner. “
“Per capirsi reciprocamente meglio a volte è sufficiente provare a chiedere, esprimere i propri desideri per riuscire a migliorare l’intesa.


“Per ora lasciamoci trasportare ancora per qualche momento. “
Le dissi riprendendo la posizione eretta davanti alle sue gambe aperte, dopo averle fatto provare un’orgasmo sul tavolo in cucina la portai nel salotto, li la legna nel camino stava per terminare lasciando intravedere qualche sparuta fiammella emergere tra i tizzoni più grossi, la presi per le anche e la girai verso il camino, lei intuendo le mie intenzioni si chinò in avanti appoggiando le mani alla balaustra in marmo soprastante il caminetto.

Nonostante le sue gambe fossero lunghe valutai che per penetrarla da dietro non avrebbe dovuto divaricarle, la invitai con una pressione delle mani sulle cosce a chiuderle unendo i piedi all’interno di una sola e calda piastrella del pavimento, ora ho quello che voglio pensai, una figa carnosa e stretta con cui giocare ed iniziai. Feci scorrere la punta del mio cazzo sul suo culo partendo dall’osso sacro dove inizia il taglio dei glutei scendendo ed affondandoglielo nelle chiappe strette, quando raggiunsi l’imbocco dell’ano feci come per fermarmi, volevo capire se lei era disponibile a quell’idea ma non colsi alcun cenno.

Non mi andava di forzarla così con il pollice diedi un colpo verso il basso al cazzo, sulla punta sentii l’umido della sua figa allora la presi per i fianchi e mentre il mio cazzo prendeva posizione all’ingresso della sua figa vidi la sua chioma castana ondeggiare sulla schiena, lei girò il capo e mi disse.
“Dai!!! Adesso non farmi più aspettare Marco….. METTIMELO. ”
Fu accontentata subito, stringendola forte con le mani sui suoi fianchi presi a sbattere il mio basso ventre contro il suo bianco e morbido culo continuando in quella posizione per parecchio tempo, per rompere la monotonia del ritmo le afferrai dolcemente i capelli rallentando, le appoggiai le mani sulla schiena per farle abbassare il tronco e stendere le gambe così da cambiare l’angolo d’ingresso del mio cazzo.

Lei era molto collaborativa assecondando ogni mia mossa, era attenta al mio piacere muovendo il suo bacino in sintonia con il mio ritmo e aumentando la pressione sul mio cazzo contraendo la sua figa, ci bastò poco per capire le esigenze e le preferenze l’uno dell’altro per coinvolgerci reciprocamente. Quando mi accorsi che lei ebbe raggiunto il suo orgasmo mi fermai per qualche istante abbracciandola, la sollevai per andare sul divano in modo che potesse essere più rilassata, la misi a pecorina inginocchiata sui cuscini con il busto sulla morbida spalliera, mi bastarono pochissimi minuti di spinte poderose per essere pronto a venire.

“Che facciamo???”
“Ti vengo dentro o esco???”
Le chiesi ansimando.
“Sai che facciamo???”
“Una cosa che non faccio da anni, se ti va???”
Lei si voltò fissandomi con uno sguardo languido.
“Mi vieni in bocca!!!”
“Come i primi ragazzi che mi sono scopata da giovane, mi piaceva molto e sò che a voi maschietti sta cosa fà impazzire. “
“Ti va???”
Non aveva ancora finito di parlare che già ero salito in piedi sul divano stringendomi il cazzo per non sborrare all’impazzata e le dissi.

“Tieni TROIA, ti accontento subito e bevila tutta alla mia salute. “
Lei si sedette avendo capito che non c’era più tempo, si avventò sul cazzo e fui felice di lasciarlo in sua balia, fu bellissimo, ad ogni mio schizzo lei ingoiava, la sua bocca rimase sigillata al mio cazzo e non una goccia di sperma andò perduta, mentre mi faceva tutto ciò ogni tanto alzava gli occhi per fissarmi gemendo come per chiedermi se mi piacesse, quando ebbe finito prese fiato un’istante continuando a leccarmelo, ormai era completamente a riposo e io le sussurrai.

“Fantastico Monica, semplicemente fantastico. “
Lei mi guardò e con un gran sorriso sulle labbra mi disse.
“Grazie a te Marco, sei stato molto bravo vedrai che ci rivedremo ma adesso vestiti ed esci che mio marito e i miei figli stanno per arrivare, non vorrai che ci trovino così?”
Mi rivestii in tutta fretta e salutai la splendida quarantenne dai bollori nascosti dietro il ruolo di mamma e lavoratrice, quel pomeriggio dopo la nostra abbondante ora di sesso mi lasciò con la promessa di un nuovo incontro, non vi fu un impegno preciso ma lasciammo tutto in mano agli eventi che ci avrebbero guidati.

Magari avremmo avuto modo di conoscerci meglio, lei profonda conoscitrice dei dintorni ed amante della natura mi avrebbe portato nei luoghi della sua giovinezza lungo sentieri mai frequentati, torrenti incontaminati, laghetti d’alta valle splendidi d’estate e quasi ghiacciati d’inverno, ovviamente per fare l’amore a contatto con la natura ed al riparo da occhi indiscreti.

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