Melany. La mia Signora e Padrona – Parte II

La mia Padrona se ne sta in piedi sul tappetino di spugna al centro del bagno, completamente nuda, con le braccia alzate. Io mi affanno attorno a lei applicandole una crema idratante su tutto il corpo. Applico, massaggio fintanto che la pelle abbia assorbito la crema, applico di nuovo su di un’altra zona, massaggio di nuovo, e così via, finchè la sua pelle d’ebano riluce come la seta.

Sto prendendo confidenza col suo corpo, come voleva lei.

Ho massaggiato i seni turgidi, le natiche sode fin dentro la spaccatura, la nera proboscide del suo cazzo di Dea senza esitazioni, come se non avessi fatto altro nella vita. Ne è compiaciuta. Accetta queste attenzioni con assoluta naturalezza, come se la cosa le fosse dovuta a priori. Sento di concordare completamente, dalla mia posizione di schiava femminilizzata e sottomessa.

La ho aiutata ad indossare un morbidissimo accappatoio di spugna bianco. Io sono ancora completamente nuda e faccio per raccogliere i miei abiti.

Lei mi ferma.

-Lasciali lì e rimani nuda, che voglio esaminarti bene. Seguimi.

La seguo nella sua camera da letto, si siede davanti al grande specchio di una raffinatissima toletta antica e si fa passare un asciugamano morbido sui lunghi capelli, neri e ondulatissimi, che poi lascia ricadere sulle spalle a finire di asciugarsi in maniera naturale, con solo pochi colpi di spazzola a ravviarli all’indietro. Mi dice che preferisce così; quando può evita di usare l’asciugacapelli che, a sentir lei, li rovinerebbe.

Metto tutta la delicatezza di cui sono capace, nell’operazione.

-Che numero di scarpe porti?

Mi chiede di punto in bianco.

-Il 42…Signora.

-Bene, aspettami qui.

Esce dalla stanza per ritornare dopo un paio di minuti. In mano ha un paio di sandali nero lucido dalla suola spessa un due-tre centimetri e dal tacco vertiginoso.

-Mettili.

Mi affretto a calzarli. Il tacco deve essere almeno sui 14 cm, notevolmente più alto di quelli che sono abituata a portare.

Spero solo di essere capace di camminarci senza fare figuracce.

-Adesso fammi vedere come ci cammini.

Trascorro il successivo paio di minuti a fare avanti e indietro per la stanza, facendo attenzione a porre un piede davanti all’altro senza barcollare troppo. Dopo appena qualche passo incerto ci prendo confidenza e riesco persino ad ancheggiare in maniera sensuale mentre lo faccio. Sembra molto soddisfatta.

-Ora vieni qui vicino e ruota lentamente su te stessa.

Eseguo prontamente, offrendole una panoramica a 360° del mio corpo nudo. Mi scruta con occhio esperto.

-Girati con le spalle verso di me e piegati in avanti ora…di più…ancora un po’… ok, così va bene. Ora divarica bene le gambe.

Il “così va bene” consiste nell’essere piegata praticamente a 90° in avanti, col culo proteso verso di lei, le gambe aperte a compasso per quanto riesco senza perdere l’equilibrio.

Mi fa mantenere la posizione per una decina di secondi, al termine dei quali sento la punta delle sue dita percorrermi la spaccatura tra le natiche, sfiorandomi delicatamente l’ano.

-Non c’è male…sei liscia. Ogni quanto ti depili?

-Una volta a settimana…

-Crema o cera?

Chiede sfiorandomi le gambe, questa volta.

-Crema…

-Non va bene, dovrai farlo almeno due volte alla settimana, se usi la crema…a meno che tu non voglia usare la ceretta.

-Non sono capace di fare la ceretta, non l’ho mai fatta.

-Non preoccuparti di questo. Una volta alla settimana viene in casa un’estetista e, tra le altre cose, provvede anche a questo. Vorrà dire che si occuperà anche di te, il mese prossimo, se sarai qui.

Già…il mese prossimo… se da un lato la cosa mi preoccupa non poco, dall’altro l’idea di trascorrere un mese in questa casa per le mie ferie estive, con Melany, mi fa eccitare come non mai.

-Allora…

Mi riscuote lei dai miei pensieri.

-…dopo averti attentamente esaminata, posso dire di aver riscontrato tre cose in te, per il momento, che non vanno bene nel tuo aspetto fisico.

Con un leggero schiaffetto sulla coscia mi fa cenno di girarmi e riprendere una posizione eretta mentre mi comunica le conclusioni del suo esame.

-Primo: questo ciuffetto qui deve sparire…

E mi punta l’unghia dell’indice destro contro il residuo di peli pubici (giusto una strisciolina) che conservo proprio al centro dell’inguine, appena sopra il cazzetto ingabbiato.

-…secondo: dobbiamo dare una sfoltitina a quelle sopracciglia…sono troppo folte, troppo da maschietto… Per i capelli, fintanto che non ti saranno cresciuti abbastanza, andrà anche bene una parrucca…magari ce ne procureremo una di migliore qualità, di capelli veri.

Come sarebbe “fino a che non ti saranno cresciuti abbastanza”? In un mese non credo riescano a crescere “abbastanza”, visto che li porto corti. Non indago oltre però.

-Terzo, ma non meno importante: a tettine stiamo messe maluccio…

E qui mi mette una mano sulla tetta destra, strizzandomela amichevolmente.

-…capisco che questo è un problema che non si può risolvere in quattro e quattr’otto, ma le tette finte applicate possono andare bene dentro un reggiseno quando sei vestita, altrimenti non ingannerebbero nemmeno un cieco… Meglio decisamente le tette piatte quando sei nuda o quasi, solo che quantomeno dovremmo cercare di sviluppare quei capezzolini da ragazzina che ti ritrovi, renderli grossi e sensibili…questo si può fare, con un po’ di applicazione e di costanza.

Eh no! Non ho nessuna intenzione di lasciarmi trattare come una bambola con cui giocare! Sviluppare i capezzoli…passi per rimuovere completamente i peli pubici, ma per le sopracciglia non se ne parla proprio! Ma figuriamoci… Mica posso andare in giro nella vita di tutti i giorni con le sopracciglia sottili come quelle di una donna, io!

***

Mezz’ora dopo sono seduta davanti alla toletta, rimirando il nuovo look delle mie sopracciglia.

Il loro spessore è stato ridotto almeno alla metà, l’arco è molto più pronunciato di prima e anche molto più femminile, devo ammetterlo. Melany sta strappandone via con le pinzette gli ultimi peli superflui. Ah…dimenticavo…il ciuffetto dei miei residui peli pubici è ormai soltanto un ricordo.

-Guarda come stai meglio così! Con un buon rimmel ad effetto volumizzante per le ciglia e l’eyeliner messo come si deve, avrai due occhi da cerbiatta…

Purtroppo devo concordare con lei.

Almeno però, per quanto riguarda l’ingrandimento dei capezzoli, non se ne è fatto niente! Beh…quantomeno fino al prossimo mese. Pare ci voglia un po’ più di tempo, per risolvere la questione.

***

Mi è appena stato mostrato il resto della casa. Oltre all’elegante ingresso, che avevo avuto modo di ammirare ieri notte, si tratta di soli altri tre ambienti: un bagno (molto simile a quello in cui prima ho fatto la doccia alla mia Padrona), una sorta di stanzino completamente vuoto ad eccezione di una croce di S.

Andrea in legno verniciato di nero con cinghie contenitive alle quattro estremità (anche le pareti dello stanzino sono verniciate di nero, contribuendo a dare un aspetto tetro a tutto l’insieme), e la “sala di ricevimento principale”.

Questo ultimo ambiente merita di essere descritto accuratamente: si tratta di una stanza di oltre una ventina di metri quadri, al centro della quale campeggia un letto enorme, nero, coperto di lenzuola di seta e cuscini anch’essi neri.

La singolarità si questo letto però consiste nel fatto che al disotto di esso si trova una vera e propria gabbia in acciaio, alta una sessantina di centimetri, che ne costituisce la base, su cui è poggiato il materasso. Noto anche una fiancata apribile, con tanto di lucchetto a tenerla chiusa.

Le pareti sono completamente tappezzate di strumenti sado-maso: fruste e frustini di ogni forma e dimensione, paddles, canes, cinghie, strumenti contenitivi di ogni forma e materiale, manette, catene, collari e guinzagli, più svariati altri oggetti di cui non arrivo ad intuire l’utilizzo, ma dall’aspetto alquanto inquietante.

Le pareti, per quanto se ne riesce ad intravedere sotto l’impressionante collezione di oggetti che vi sono appesi, sono rivestite in stoffa, di un colore cremisi cupo.
Su di una lunga mensola nera che corre lungo tutta la parete contrapposta a quella su cui è attestato il letto, è disposta in bell’ordine la più stupefacente collezione di dildi, buttplugs, falli realistici e meno di ogni forma, materiale e dimensione, clips con catenelle e senza, pesi di piombo, candele e bastoncini d’incenso, oggetti anche particolari quali speroni, maschere, cappucci e ballgags.

Nei due angoli più lontani rispetto alla porta d’ingresso trovano posto: sulla destra quella che ha tutta l’aria di essere una vera poltrona per visite ginecologiche, con accanto un piccolo carrello ricoperto da un telo bianco su cui sono disposti strumenti medicali assortiti, e sulla sinistra una rastrelliera con appesi decine di completi fetish in cuoio, latex e vinile. Lungo le pareti una scaffalatura stracolma di scarpe e stivali femminili, sempre di aspetto molto fetish.

Al centro della parete di fondo una sorta di trono in legno dorato e velluto rosso posto su una pedana rialzata rispetto al piano del pavimento e, più in alto sulla parete, uno schermo televisivo di dimensioni xxx con annesso riproduttore DVD.

Una cosa da lasciare a bocca aperta, insomma. Tutta questa attrezzatura deve costare veramente una fortuna; nessuna meraviglia che le “prestazioni” da Domina della mia Signora, a quanto ho saputo, vadano da un minimo di 250 euro in su…

Una volta mostratami la casa, la mia Signora si sofferma accanto alla rastrelliera della sala principale, lascia cadere in terra il kimono dorato sotto il quale è completamente nuda, e sceglie un completo in latex rosso fuoco costituito da stivali a mezza coscia con tacchi a spillo in acciaio, corsetto con spunzoni metallici in punta ai seni, guanti lunghi.

Si fa aiutare da me per indossarlo, poi sceglie un secondo completo, stavolta per me, che sono ancora nuda, e me lo fa indossare. Il corsetto, di cuoio molto rigido con stecche interne in acciaio, è conformato in vita in modo tale che, una volta allacciato, accentui il punto vita mettendo in risalto la forma dei fianchi. I seni rimangono esposti, mentre braccia e gambe vengono inguainate da una serie di strisce, anch’esse di cuoio, ma più morbido, che corrono da spalla a polso e da inguine a caviglia fasciando gli arti, ma al tempo stesso lasciandoli nudi.

Per quanto riguarda le scarpe mantengo quelle che ho già.

Infine sceglie una sorta di collare in acciaio cromato, rigido, e me lo passa attorno al collo fissandolo dietro con un piccolo lucchetto dorato. E molto alto di spessore e, una volta applicato, mi costringe a tenere il mento sollevato e la testa leggermente inclinata all’indietro, inoltre praticamente mi impedisce quasi del tutto di ruotare la testa.

Il fatto di sentirmi così impedita nei movimenti alimenta ulteriormente il senso di impotenza e di umiliazione.

Sul davanti, in corrispondenza dell’ugola c’è un grosso anello metallico cui è infilato un minuscolo campanellino che sottolinea con il suo trillo argenteo ogni mio minimo movimento. Allo stesso anello aggancia un lungo guinzaglio a maglia metallica tramite un moschettone, e mi ci trascina verso il trono dorato su cui finalmente prende posto. Mi viene naturale d’inginocchiarmi ai suoi piedi.

-Dunque Monique…

Fa lei dopo una pausa che a me pare interminabile e che contribuisce a farmi sentire ancor più tesa e alla sua mercè.

-…cerchiamo di conoscerci un po’ meglio…ti va?

Ovviamente non ha bisogno di una mia risposta di assenso, per continuare.

-Ora ti farò delle domande e voglio che tu mi risponda sinceramente. Rispondi senza reticenze e velocemente. Non devi avere segreti per la tua padrona. Dunque…quanti cazzi hai preso nella tua vita, finora?

La domanda così diretta mi spiazza, ma sono determinata ad obbedirle meglio che posso. Dopo un solo attimo di esitazione, inizio a rispondere di getto.

-Prima di ieri, soltanto uno, Signora.

-Stai dicendo la verità, Monique? Una puttanella come te un solo cazzo??

-Si, Signora.

-Quindi vuoi dirmi che avevi preso solo quello di Bruno, che se non sbaglio è il bull di tua moglie già da qualche anno, giusto?

-Si Signora.

-Strano…da come ti comportavi da troia, ieri notte, non lo avrei mai immaginato… Ti ha scopata molte volte, Bruno?

-Cosa intende, per “molte”, Signora?

-Che so…10, 20…50 volte?

-Non ho tenuto il conto, Signora, ma credo più di venti sicuramente e meno di 50.

-Mhh…quasi una verginella, allora. Quanto sei aperta, dietro?

-Ma…non so…credo abbastanza…Bull Bruno è piuttosto ben dotato e spesso ho portato buttplug anche per periodi piuttosto lunghi…

-Quanto lunghi?

-Lunghi. Anche mezze giornate sane…

-E una mezza giornata la consideri un tempo lungo?? Una brava slave dovrebbe rimanere tappata 24 ore su 24, 7 giorni su sette, lo sai? Comunque a questo rimedieremo, vedrai… ma piuttosto torniamo al punto… Sei mai stata fistata?

-No, Signora.

-Pensi che riusciresti a ricevere un fisting senza troppi danni, allo stato attuale?

-Non lo so, Signora…

-Va bene, dovremo verificare anche questo. E invece con i pompini come te la cavi? Riesci a prenderli fin giù in gola, i cazzi?

-Ho qualche problema a non avere riflessi involontari, Signora…non ci sono mai veramente riuscita a farmelo arrivare giù in fondo alla gola senza provare lo stimolo di rigettare…

-Male, anzi…malissimo.

Quantomeno però sei stata sincera. Dovremo lavorare anche su questo. E’ fondamentale. Bene, parliamo un po’ delle tue prestazioni attive, ora… Da quant’è che dicevi che non scopi? 13 mesi?

-Non ho detto che non scopo da 13 mesi, Signora…ho detto che non VENGO da tredici mesi…

-Ah…capito. Tredici mesi da quanto non ti fai una sega, quindi… E invece che non scopi una donna da quanto è?

-Da anni, Signora…

-Quanti? Due, tre, di più?

-Quasi cinque, Signora.

-Scopavi solo tua moglie, o anche altre?

-Più o meno solo mia moglie, ma qualche volta è capitato anche con altre, Signora.

-E la scopavi spesso?

-No Signora, non molto spesso.

-Come mai? Non avevi voglia di scaricarti?

-Non è per quello, Signora…di scaricarmi avevo sempre voglia, ma…

-Non andava a lei, di farsi scopare da te? Eppure mi dice Bruno che tua moglie ha una carica sessuale molto alta.

-Nemmeno questo, Signora, è che… mi scaricavo in altri modi…

-Seghe, eh!? Dovevo immaginarlo, scusa. E’ molto comune, sai, che una come te preferisca sfogarsi…a mano, piuttosto che montare una donna come fanno i maschi veri. D’altronde se fossi stata un vero maschio invece della femminuccia che sei, tua moglie non avrebbe avuto bisogno di un bull…giusto. E il cazzo ti piace, invece?

-Si, Signora, mi piace.

-Quanto?

-Da morire, Signora.

-Lo preferisci in bocca o in “figa”?

-In…figa, Signora. Credo che mi piaccia sentirmi posseduta.

-Va bene…come prima conversazione conoscitiva può bastare, per il momento. Ora dimostra la tua gratitudine alla Padrona e baciale i piedi in segno di sottomissione, poi passeremo ad un esamino…pratico.

***

Sono stata fatta accomodare sulla poltrona ginecologica. Precedentemente mi è stata concessa mezz’ora di tempo durante la quale ho dovuto prepararmi pulendomi internamente a mezzo di una pompetta per lavande vaginali, incombenza che ho potuto espletare in assoluta privacy, nel locale igienico annesso alla mia cameretta.

La Padrona mi ha assicurato i polsi ai braccioli e le caviglie ai sostegni per le gambe mediante cinghie di cuoio, poi ha reclinato indietro la spalliera tramite una leva e infine ha fatto ruotare verso l’esterno i due sostegni per le gambe, divaricandole.

Sono impressionata, mi sento totalmente esposta e senza difese, in questa posizione. Il collare che porto mi costringe a rimanere indietro con la testa, per cui il mio sguardo risulta inchiodato al soffitto e non riesco a vedere praticamente nulla di quello che succede attorno a me.

La qual cosa non contribuisce certo a rasserenarmi.

Con la coda dell’occhio intuisco che la Padrona sposta il carrellino con gli strumenti medicali in prossimità delle mie gambe divaricate, poi accende una lampada che emette luce molto forte puntandola proprio in mezzo alle mie cosce spalancate. Ne riesco a percepire il calore sulla pelle. Comincio ad essere scossa da un leggero ma costante tremito. Ok, lo ammetto, ho una fifa blu.

La sento armeggiare per un po’, poi si allontana e immagino sia uscita dalla stanza perché non percepisco più alcun rumore.

Trascorre qualche minuto poi torna.
Continuo a tremare. Se ne è accorta anche lei, perché si affaccia col suo viso sul mio, guardandomi negli occhi e, mollandomi un leggero buffetto sulle guance che ora indossano guanti chirurgici in lattice, mi dice:

-Oi…tranquilla…non sono una pazza maniaca e non ho intenzione di farti più male di quanto tu possa sopportare …per ora. Rilassati.

Si china su di me e mi stampa sulla fronte un bacio lascivo, mi strizza sadicamente un capezzolo tra pollice ed indice e scompare di nuovo dalla mia visuale rimettendosi al lavoro tra le mie gambe.

Distinguo il rumore come di un tubetto che, schiacciato, rilasci una sostanza appiccicosa, tipo una crema, subito dopo la punta delle sue dita accarezzarmi “la figa”, come la chiama lei, con lenti movimenti circolari, delicatamente. La sensazione di fresco mi conferma che sta applicandomi una qualche sorta di lubrificante, forse un gel. Ne spinge anche un poco dentro con la punta di un dito, poi lo ritrae. Sento di nuovo qualcosa premere sulla rosetta anale ma stavolta è qualcosa di duro e metallico, perché lo sento molto freddo.

Poco a poco me lo fo scivolare dentro per una decina buona di centimetri, lo fa delicatamente e non mi provoca alcun dolore.

-Allora…diamo un po’ un’occhiata da vicino a questa bella fighetta… Sto usando un divaricatore, Monique, e può darsi che sentirai un po’ di fastidio… ora voglio che tu mi dica quand’è che ti faccio male. Oh…quando senti MALE, ho detto! Non fermarmi appena ti senti dilatare un po’, chiaro? …Altrimenti non potrò capire fino a che punto sei aperta e questo mi contrarierebbe NON POCO.

Sento pian piano aumentare la pressione del divaricatore fino a livelli molto ben percepibili, ma ancora decisamente accettabili.

-Come va? Tutto a posto ancora, vero? Beh…per essere quasi una verginella non sei poi troppo stretta… Dilatiamo ancora un po’ e vediamo cosa succede…

La pressione sulle pareti del retto aumenta in maniera decisa, direi raddoppiata rispetto a prima. Inizio a provare dolore, anche se a livelli ancora tollerabili, ma siamo quasi al limite.

Sto per gettare la spugna prima di un ulteriore aumento della pressione, ma non ho nessuna intenzione di vederla contrariata “NON POCO”, per cui, lentamente, mi adatto.

– Brava la mia piccola Monique…reggi bene… Non è ancora insopportabile, vero?

Mi passa una mano lungo una gamba a mo’ di incoraggiamento e ne percepisce la tensione nei muscoli.

-Su, su…rilassati un pochino, non essere così tesa…più irrigidisci i muscoli e peggio è.

Un po’ di dolore non ha mai ammazzato nessuno, e poi alla tua Padrona piace infliggere dolore e a te piace fare contenta la tua Padrona, vero?

-Inizia a fare male…

Dico io con la gola contratta.

-Mm…si, può essere, ma scommetto che puoi fare ancora meglio…apriamo ancora un po’, su…

Adesso fa proprio male; magari il dolore sarà pure amplificato dalla paura, ma fa proprio male.

-Basta, basta…non ce la faccio!

-Ma si che ce la fai…respira…resisti ancora per qualche secondo…dimostrami quanto sei brava, quanto sei disposta a darmi…a soffrire per essere mia…

Il dolore adesso è stabile, non aumenta e non diminuisce, provo a stringere i denti e riesco a rimanere così per un minuto o due.

Poi tutto cessa, il divaricatore viene richiuso e sfilato, mi sembra di rinascere.

-Bravissima la mia Monique! Sei stata proprio brava! E’ importante che tu sappia res****re al dolore, se vuoi diventare la mia schiavetta preferita …anche se, in realtà, questo era solo un test per permettermi di capire quanto sei elastica. Devo sapere quali sono i tuoi limiti di resistenza per poterli spingere sempre più avanti senza rischiare incidenti seri. Avremo modo di testare anche la tua resistenza al vero dolore, ma lo faremo un’altra volta.

Mi illudo che per il momento sia finita e azzardo un:

-Mi può…liberare adesso, Signora?

-Non ancora, piccola mia…mica avrai fretta, no? Se vuoi diventare la mia schiava speciale dovrai dimostrare molta pazienza con me, lo sai? E’ vero che faccio la Mistress per lavoro, ma la mia natura è VERAMENTE quella di Domina, lo faccio anche per piacere personale, cosa credi? Avere una persona disposta a soffrire per me, ad adorarmi, ad annullarsi per me, mi dà PIACERE, piacere vero, profondo…e se tu dimostrerai di avere soltanto la metà, delle potenzialità che intravedo in te, beh…potresti essere tu, quella persona speciale…

Questo discorso, già di per sé piuttosto intrigante, se sussurrato in un orecchio, guancia contro guancia come sta facendo ora Melany con me, con le sue labbra che sfiorano la mia pelle, col suo profumo che mi pervade le narici e se, soprattutto, finisce con la sua lingua ad avvoltolarsi sensualmente alla mia, diventa decisamente irresistibile.

Temo proprio che questa specie di Dea androgina, scesa in mezzo a noi mortali per essere meglio adorata, d’ora in poi potrà decisamente fare di me tutto ciò che vorrà.

Termina il bacio con un morso al mio labbro inferiore, che mi strappa un gemito di sorpresa e dolore, e riprende a girare per la sala in cerca di qualcosa, continuando a parlarmi con naturalezza.

-Vuoi sapere a che grado di dilatazione sei riuscita a res****re? Hai sopportato ben 6,5 centimetri di dilatazione! Per il momento è un discreto risultato, ma se vorrai farmi veramente contenta dovrai saper fare mooolto di più… Non preoccuparti, ci arriveremo per gradi e senza traumi: è importante che tu rimanga elastica… le fighe strappate e sfondate non piacciono a nessuno e tantomeno alla tua Padrona!

Cavolo! Sei centimetri e mezzo! Per forza faceva male… Ne sarei quasi orgogliosa, se non fosse per quel “mooolto di più”, che mi rovina un po’la festa

Intanto la mia Signora e Padrona ha trovato quello che cercava e me lo mostra: un fallo in lattice nero di lunghezza normale, ma di diametro impressionante.

-Non fare quella faccia. Questo lo puoi reggere: cinque centimetri e mezzo di diametro. Magari farà un po’ male ma sono sicura che lo saprai sopportare per fare contenta la tua Padrona…non è vero? E poi vorrai ben tenerti in forma per godere appieno del mio gioiello, quando verrà il momento di fartelo assaggiare e di farti definitivamente mia, giusto?

La prospettiva di essere nuovamente dilatata da quel mostro che viene lubrificato proprio davanti ai miei occhi non è molto allettante, ma l’accenno alla programmata futura penetrazione da parte del gioiello della Padrona mi fa sentire le farfalle nello stomaco dall’eccitazione al solo sentirne parlare.

Questa specie di Dea Crudele mi sta stregando. Sto lentamente cadendo nella pericolosa tela che, come un pericoloso ragno, sta tessendo per me.
E il guaio è che mi piace, caderci.

E’ quasi con piacere quindi che ricevo dalle sue mani quel dono doloroso. Me lo spinge dentro tutto, fino in fondo, sento gli sfinteri cedere ad uno ad uno, arrendersi prima, per farlo passare, e poi serrarglisi attorno come a non voler più lasciarlo uscire.

La mia “figa”, ancora indolenzita per la dilatazione forzata di poco fa, lo sta accogliendo amorevolmente, come anticipo della promessa di venire, prima o poi, posseduta da quell’essere divino.

-Ora mi scuserai se ti lascio un po’ qui da sola mentre ti tieni…in forma. Ho della corrispondenza da sbrigare sui vari siti di annunci cui sono iscritta. Sono diversi giorni che non controllo e si saranno accumulate centinaia di email… E’ un lavorone separare quelle delle persone serie da quelle dei perditempo, sai? Ci vediamo dopo… tu non ti muovere.

Mi raccomando eh!

E, con questa facezia finale, si congeda da me, lasciandomi legata alla poltrona.

***

Devo essere qui da più di un’ora. Ho le braccia e le gambe anchilosate. Ho anche tentato di prendere sonno, ma il fastidio provocato dal collare e dall’avere quella specie di palo nero piantato nel culo me lo hanno reso impossibile. Comincio a pensare di essermi cacciata proprio in una brutta situazione e che la sconsiderata libidine che provo ormai da qualche tempo nel sentirmi femmina e sottomessa mi abbia spinta un po’ troppo oltre.

Eppure, per qualche perverso motivo, mi sento sempre più attratta dall’oscuro fascino di tutta questa assurda situazione. Ne sono completamente soggiogata.
Il ritorno della mia Perversa Signora mi riscuote dai miei pensieri.

-Allora, Monique, tutto a posto?

Per prima cosa mi sfila il dildo. Sento un senso di vuoto a non averlo più dentro. Mi libera polsi e caviglie e mi aiuta a rimettermi in piedi.

-Purtroppo sembra che per oggi non abbiamo più tempo, ma ho una buona notizia per te: ho appena parlato al telefono con Bruno e gli ho comunicato che il tuo training comincerà dal primo del mese prossimo, non appena lui e tua moglie saranno partiti per le vacanze.

Naturalmente dovrai trasferirti qui fintanto che non saranno tornati. Contenta? Oh! piuttosto…ricordati di non far parola con tua moglie di tutto questo… Bruno si è molto raccomandato riguardo a questo punto. Ora vai a cambiarti e torna pure da loro. Ci vedremo il mese prossimo.

Già, ma ci vedremo, il mese prossimo?.

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