L’INCONVENIENTE

L’ INCONVENIENTE

Era uno spettacolo vederla ansimare, a cosce aperte, con un negro che le squassava la fica.

L’avevamo avvicinato per strada, come tante altre volte, avevo alzato la gonna di mia moglie, come sempre in queste circostanze, senza mutande, le avevo messo fuori le tette, e avevo chiesto al negrone, senza mezzi termini, se la volesse scopare.
Aveva accettato di buon grado, Gioia lo aveva sbocchinato a lungo e poi, dopo avergli infilato il preservativo, si era sdraiata sul sedile e si era infilata la grossa mazza nella pucchiacca stringendogli le gambe dietro la schiena per non perdersi un centimetro del nodoso bastone.

Alla troia piacevano queste scopate non programmate, si era continuamente masturbata durante tutta la durata del percorso che avevamo fatto per arrivare, fuori città, al solito posto dove andavamo per rimorchiare negri infoiati.
Ora era completamente partita, senza pudore incitava il mandingo a fotterla, a sfondarla tutta, “dai spaccami la fica e dopo mi devi anche rompere il culo, è bellissimo, hai un cazzo divino è enorme ed è durissimo proprio come piace a me”.

“Ti piace amore?” le chiesi mentre mi sparavo un segone.
“E c’è bisogno di chiedermelo, non vedi come mi sta chiavando bene, la sua mazza mi arriva allo stomaco e vedi come resiste, io ho già goduto una volta ma lui non smette, mi farà godere almeno tre volte”.
Infatti il negrone non si fermava, come invasato le squassava la fessa con colpi sempre più profondi.
Come lo capivo, tra le cosce di una troia del genere chiunque si sarebbe s**tenato.

“Dai sfondami io sto per godere di nuovo, godiamo insieme”, urlò la zoccola, stringendo ancora più forte le cosce sulla schiena dell’amico.
Il nero intensificò i colpi, “dai io godo, godo, godo che bello, godi anche tu” gridò la troia.
A quel punto, affondando un ultimo veementissimo colpo nella pancia della mia signora, il negro venne abbattendosi stremato su di lei.
“Oh Dio, si sarà rotto il preservativo, mi è venuto tutto nella fica, oh Dio che guaio” urlò mia moglie scostando il negro.

In effetti Gioia aveva la fica piena di sborra che fuoriusciva colandole sul culo.

“Calma non farti prendere dal panico, sei sicura?”.

“Ho la fica allagata, come facciamo adesso? Dio mio che tragedia”.
Il negro tirò fuori il cazzo e purtroppo il preservativo era semivuoto.
“Io non volevo, ti giuro non volevo” si giustificò mortificatissimo l’amico.
“Ti credo, tu non hai nessuna colpa è solo colpo di questi preservativi di merda che sicuramente vengono dalla Cina”, lo rassicurai.
Gioia era terrorizzata, si era ripulita alla meglio ma continuava a ripetere “rimarrò incinta, mi ha scaricato nella fica un litro di sperma, come faremo, sarà sicuramente di colore, cosa raccontiamo alla gente”.

“Innanzitutto non è sicuro che rimarrai incinta, mica sempre ad ogni colpo un cavaliere a terra, non mettiamo i carri davanti ai buoi, poi, se, invece così fosse, penseremo a come fare”.
Salutammo l’amico e ripartimmo verso casa.
“Dai Gioia non essere pessimista, può anche non essere successo niente di irreparabile”.
“Lo spero veramente, tu immagina se ci nasce un figlio nero, tutti capiranno che mi sono fatta scopare da un negro, che vergogna, diranno che sono una puttana”.

E mica sbaglierebbero, pensai.
“Calmati tesoro, aspettiamo che almeno ci sia il ritardo, perché mai dovremmo essere così sfortunati, quante donne si fanno venire nella fica e mica tutte rimangono incinte”.
Sembrò rassenerarsi.
“Dai adesso non pensiamoci, mi dispiace che si sia rovinata una serata così bella, te la stavi spassando alla grande, di la verità, e poi L’INCONVENIENTE ti ha fatto perdere pure l’inculata”.
“E’ vero mentre mi chiavava glielo chiesto, lo desideravo, ma non credo che me lo sarei fatto fare, ma tu hai visto quando era grosso, mi avrebbe sfondata”.

“Mica era più grosso dei tanti cazzi neri che ti hanno fatto il culo”.
“Ti assicuro che era enorme e durissimo con una cappella esagerata, sarei morta dal dolore”.
“Ma nella fica ti stava bene, ho visto come lo stringevi a te, come ti dimenavi e come hai goduto”.
“Per forza, aveva un cazzo mostruosamente grosso, lo sai mi piace sentirmi piena e credimi mai in vita mia mi sono sentita così piena, e poi lo usava divinamente, si spostava col bacino facendomelo entrare da tutte le posizioni, all’inizio entrava lentamente, sentivo la sua capocchia aprirmi la fica e spingeva fino a quando le palle mi toccavano il culo, poi pian piano si è s**tenato dandomi dei colpi squassa fica che mi hanno fatto godere due volte, è stato bellissimo”.

Le era tanto piaciuto che aveva scordato L’INCONVENIENTE ma aveva ancora un desiderio.
“Tesoro adesso che arriviamo a casa mi devi inculare, ho ancora voglia, lo devi fare come sai fare tu, sei bravissimo e sai come farmi godere ingroppandomi”.
Che adorabile viziosa; a casa l’accontentai riempendole il culo di sperma.
Arrivati i giorni in cui Gioia doveva avere le sue cose, queste non vennero, allora si recò in farmacia ed acquistò un test di gravidanza, fece il test e il risultato fu una mazzata, risultò positivo.

Mia moglie cominciò a piangere disperata, cercai di consolarla, era tutto inutile, ripeteva solo “che tragedia, come faremo, immagina la figura con gli amici se nasce un bambino NEGRO “.

Sapevo che, per convinzione religiosa, era contraria all’aborto ma mi resi conto che dovevo farle cambiare idea, non c’era altra soluzione.
“Tesoro, hai ragione, sarebbe una tragedia se nascesse un figlio di colore, ci abbandonerebbero tutti gli amici, saremmo messi al bando anche dai nostri genitori cui non è giusto dare un dolore così grande, devi deciderti ad accettare di abortire”.

“Hai ragione, mamma ne morirebbe e pure mio padre; però se debbo abortire non posso andare in una clinica della nostra città, tutti verrebbero a conoscenza della cosa e come spiegherei di aver cambiato idea sull’aborto, cerchiamo una clinica privata lontana dalla nostra città”.
E’ quello che feci, ne parlai con una amica di un’altra città che incontravo periodicamente per lavoro la quale mi diede il nominativo e l’indirizzo di una clinica della sua città dove, mi disse che si recavano tutte quelle donne o coppie che non volevano far t****lare niente del loro problema.

Contattai immediatamente la clinica e fissai, d’accordo con mia moglie, la data dell’intervento.
Gioia era molto preoccupata quando ci recammo alla clinica, la rassicurai dicendole che era un intervento di routine.
Quando giunse il suo turno, le strinsi la mano e la baciai dicendole “tranquilla, ci vediamo tra pochi minuti”.
Invece solo dopo un’ora il dottore uscì dalla sala operatoria e mi tranquillizzò “tutto a posto, la sua signora deve restare ancora un po’ distesa a riposare, se vuole può andare da lei” e mi indicò la stanzetta dove era.

Entrai col cuore in gola ma felicissimo dello scampato pericolo.
“Tutto bene, tesoro?”, le chiesi.
“Si, tutto bene, non ho sentito quasi nulla, mi fatto un’iniezione e mi sono subito addormentata, sia ringraziato Dio, abbiamo scampato un grosso pericolo, adesso non chiedermi più di incontrare negri”.
“A prescindere che te l’ho mai imposto, peggio per te, ti perderai quei bei pescioni che hanno tra le cosce”.
“Meglio rinunciarci che correre un rischio del genere”.

Conoscendo la troiaggine di mia moglie non le credetti e chiusi l’argomento dicendole: “ne riparleremo quando ti sarà passata la paura”.
Dopo un mese circa, sfogliando il giornale, fui attratto dal titolo di un articolo “POSTA SOTTO SEQUESTRO UNA CLINICA IN CUI SI PRATICAVANO ABORTI i*****lI”, già nelle prime righe compariva il nome della Clinica ed il paese in cui era stato effettuato il sequestro, caspita era la Clinica in cui ci eravamo recati io e mia moglie, “che culo, giusto in tempo, meno male che non hanno fatto irruzione quando c’eravamo noi” pensai, ma la cosa più sconvolgente l’appresi continuando a leggere l’articolo.

L’indagine era partita dalle denunzia di diverse donne che avevano fatto ricorso a quella Clinica per abortire.
Questo aveva portato oltre al sequestro della Clinica anche all’arresto, oltre, come ovvio, del responsabile sanitario anche di tre medici e di sei infermieri perché accusati di violentare sistematicamente le pazienti addormentate durante gli aborti.
Invece di indignarmi mi arrapai come una bestia al pensiero che più uomini infoiati avessero abusato di mia moglie semiaddormentata.

Appena rientrata mia moglie la misi al corrente di quello che avevo appreso dal giornale e le chiesi se ricordasse qualcosa di anomalo avvenuto durante l’aborto.
“Io ero addormentata ma, adesso che ci penso, qualcosa di strano l’avvertii, sentii dolore non solo alla fica ma anche al culo ma pensai fosse conseguenza dell’intervento”.
“No bella mia, il dottore e gli infermieri ti hanno inculata oltre che chiavarti, ne sono convinto, l’artico dice che lo facevano con tutte le signore giovani, e chissà se non te lo hanno messo pure in bocca profittando dell’effetto del sonnifero”.

“In bocca non credo”.
“Tu immagina come si saranno s**tenati quando hanno visto che il bimbo che doveva nascere era negro, immagino i loro discorsi: facciamole la festa a questa zoccolona che chiava con i negri e si fa pure sborrare nella fica, dai facciamole anche il culo che sarà sfondatissimo dopo i cazzi neri che ha preso, e poi si saranno avventati su di te mettendoti i loro duri cazzi in ogni buco”.

“Sei sempre il solito malpensante esagerato”.
“Ma che esagerato, i Carabinieri hanno messo delle telecamere nascoste ed hanno ripreso tutto, il giornale dice che il primo era sempre il dottore poi a seguire tutti gli infermieri, adesso che ricordo il dottore era un gran bel ragazzo penso che ti saresti fatta scopare anche senza sonnifero, confessalo”.
“Be, ad essere onesta il dottore lo avevo notato subito, aveva la faccia del chiavettiere, ma anche l’infermiere che mi iniettò il sonnifero era un maschiaccio massiccio”.

“Anche gli altri due non erano male, adesso che ci penso non ti sembra abbastanza strano che in una Clinica per aborti non ci fossero infermiere donne?”.
“Effettivamente è strano”.
“Comunque adesso, se vuoi, possiamo denunciarli anche noi quei quattro porci”.
“No, lasciamo perdere”.
“Lo so puttanona la cosa più che farti arrabbiare ti arrapa, se ci fosse un’altra Clinica come quella ti sottoporresti all’operazione di appendicite che rinvii sempre”.

“Si, ma questa volta SENZA ANESTESIA, che fregatura essermi persa una gang bang con quattro uomini allupati, sono convinta che me lo abbiano messo dappertutto, mi avranno sborrato nella fica tranquilli, ormai a quel punto non c’era alcun pericolo, sono certa che mi avranno anche fatto il culo e mi avranno anche chiavato in bocca riempiendomela di sperma, posso dirti una cosa da troia?”.
“Certo”.
“Pensando a tutto quello che mi sono persa mi è venuta una voglia matta di cazzo, dai scopiamo”.

“Ti accontento subito, ma sappi che tu non sei una troia sei una GRANDISSIMA TROIONA e sapendolo bene sabato sera ho fissato un appuntamento con i due mandingo di Castel Volturno che ti scopasti due mesi fa, ricordi?”.
“Come potrei averli dimenticati, tra le cosce non avevano dei cazzi ma delle proboscidi, erano ingrifatissimi e mi sbattettero tutta la notte fino a distruggermi, che goduria”.
“Adesso sai che voglia mi è venuta?”.

“Dimmi”.
“Visto che hai detto che non sei sicura che te lo abbiano fatto”.
“Ho capito, la tua cosa preferita, mi vuoi chiavare in bocca e riempirmela di sborra”.
“Brava come mi conosci bene, adesso zoccolona vieni prima ti chiavo, poi ti sfondo il culo e poi ci mettiamo a sessantanove, tu sopra, io ti lecco la fica e tu mi fai uno dei favolosi bocchini di cui sei maestra, quando avrai goduto ti giro sotto di me, ti chiavo in bocca e ti affogo di sborra”.

“Si amore mio, facciamo come dici tu”.
E COSÌ FACEMMO.

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