L';incontro

L’incontro e’ fissato alla Stazione Termini, davanti alla biglietteria, certo non e’ un luogo molto appartato e discreto, ma per posti appartati e discreti ci sara’ tempo, eventualmente, piu’ tardi.
Ora dobbiamo solo conoscerci scrutarci negli occhi e nell’anima e capire se ci sara’ un seguito. Se la notte che scendera’ tra poco , ci vedra’ protagonisti o ci salutera’, presumibilmente , per sempre.
Non ci siamo mai descritti , lei di me ha una foto di gruppo in cui io sono mischiato verso la sinistra e io di lei ho un primo piano delle sue tette, invero notevoli, non molto per riconoscerci nel casino della stazione romana, ma tant’e’, ce la faremo.

E infatti sei li, ti riconoscerei tra mille, l’unica donna con la gonna, tra una selva di jeans e fuseaux. L’unica che si aggira nervosa squadrando ogni uomo sulla 30ina che si avvicina.
Mi avvicino silenzioso alle tue spalle e ti sussurro in un orecchio, “e’ inutile che ti agiti, SONO QUI”, provocandoti un principio di infarto miocardico.
“Ciao” mi saluti squadrandomi e studiandomi, sei indecisa se scambiare un casto bacio sulle guance o darmi la mano, indietreggio deciso e ti faccio capire che per il momento una virile stretta di mano sara’ piu’ che sufficiente.

“La beviamo qua l’orzata o preferisci andare da un’altra parte ?” rompo il ghiaccio io, mi suggerisci un locale che conosci tu , abbastanza fuori dal tuo solito giro, meglio non rischiare che qualcuno ti riconosca, accetto e ci dirigiamo verso la tua macchina.
Lungo il tragitto chiacchieriamo di banalita’, la tensione si affetta con il machete. nel frattempo ti studio e ti scruto e tu di sottecchi fai lo stesso.
Sei molto piu’ carina di quanto immaginassi, o forse il mio giudizio e’ inquinato dal fatto che ormai le lunghe chiaccherate via mail e telefono mi hanno conquistato.

I seni pero’ sono notevoli come nella foto, li intuico attraverso la camicetta e mi sembra quasi di scorgere i tuoi capezzoli che si stanno gi脿 eccitando.
Strano, non abbiamo ancora detto e fatto niente, ma gia’ li percepisci duri e dolenti nel tuo reggiseno.
Anche le gambe che fanno capolino dalla gonna non sono niente male, le immagino guizzare in aria, sorreggerti mentre a 4 zampe giri per la stanza, shittare e irrigidirsi nel momento dell’orgasmo.

Ma meglio scacciare questi pensieri , devo rimanere lucido e attento, non voglio sbagliare nulla con te, ci tengo troppo che la serata sia perfetta, una schiava come te non l’ho mai trovata, e voglio gustarti e farti godere in modo assolutamente indimenticabile.
Finalmente al Bar.
Non abbiamo ordinato l’orzata di cui tanto abbiamo discusso, io ho preso una birra, e tu un Succo di frutta, chiacchieriamo amabilmente ancora un po’, ma i tuoi silenzi si fanno via via sempre piu’ frequenti, mi sbirci da sotto gli occhiali come in attesa di un via, io mi diverto a giocare con te come il gatto con il topo tirandola lunga ma mi rendo conto che non e’ il caso di protrarre oltre il giochino e vengo al dunque.

“Sei emozionata ?” Ti chiedo.
“Beh un po’, non e’ che mi capita tutti i giorni una situazione simile”
“GIa’, pero’ sai cosa succede ora ?”
“Piu’ o meno” mi rispondi scuotendo la testa in un si e mordicchiandoti il labbro inferiore
Sei bellissima e sexy.
Prendo la mia borsa e con lente e studiate mosse l’appoggio sul tavolo, la apro.
Allunghi il collo cercando di sbirciarne il contenuto.
“FERMA AL TUO POSTO” ti ordino.

E’ il primo ordine del nostro rapporto e subito ti irrigidisci sulla tua seggiola.
I capezzoli pungono sempre di piu’ sotto il tuo intimo e i seni iniziano a gonfiarsi.
Prendo il contratto e te lo porgo.
“Leggilo attentamente e se lo accetti firmalo, poi potrai farne quello che vuoi, tenertelo come ricordo o dargli fuoco, l’importante e’ il gesto della firma, il sigillo della tua sottomissione a me, il tuo nuovo padrone.


“Mi piacerebbe che tu lo leggessi ad alta voce, ma non lo pretendo per ora”
So gia’ che lo firmerai, l’ho capito da come ti mordevi le labbra e da come ti sei irrigidita poco fa.
So anche che non lo leggerai ad alta voce.
E invece mi stupisci, certo sussurri appena , pero’ la stai leggendo e mi pare di cogliere i tuoi brividi mentre scorri con gli occhi le righe che pi霉 sextenano la tua fantasia.

Alla fine mi guardi, tra lo smarrito e il confuso, ti passo la mia penna.
Un attimo interminabile.
Firmi.
“Bene, da questo momento sei la mia schiava, e se lo meriterai indosserai il mio collare e diventerai la mia cagnetta e ti scopero’ !”
Fai sì con la testa, non riesci ad emettere nessun suono con la tua voce.
Continuo: “Ora per iniziare a testare la tua obbedienza, come avevamo concordato, vai in bagno togliti slip e reggiseno e portameli”
“Come devo fare a consegnarteli ? Mi chiedi preoccupatissima”
“Come preferisci !” Per iniziare non voglio esagerare, mi hai raccontato dei tuoi imbarazzi iniziali e colgo perfettamente la tempesta che ti sta esplodendo nelle viscere e nella mente.

Finisco la mia birra mentre tu in bagno esegui diligentemente il tuo compito.
Torni scrutandoti in giro come James Bond nella tana del suo piu’ acerrimo nemico.
Ti risiedi velocissima al tavolo e da sotto mi porgi il tuo intimo profumato.
Indugio con le mie dita sulla parte interna dei tuoi slip, quella che e’ rimasta a contatto con la tua intimit脿, per capire dalla loro umidita’
quanto sei eccitata, poi altrettanto velocemente faccio sparire tutto nella mia borsa.

“Bravissima, come ti senti ora ?!?”
“un po’ nuda …”mi rispondi sorridendo e arrossendo lievemente sulle guance..
“hai ancora tutti i vestiti addosso, pensa dopo…. “
Riporto la discussione su argomenti banali e tranquillizzanti, tento di rimetterti a tuo agio anche se mi rendo conto che ormai e’ impresa titanica.
Finiamo le nostre bevande ma ancora non accenno ad alzarmi dal tavolino, prendo le tue mani tra le mie mi avvicino a te e ti sussurro
“non mi fido che tu abbia tolto anche gli slip, magari me ne hai passato un paio che avevi in tasca, ora controllo”
Il terrore si dipinge sul tuo volto…
“ora faro’ cadere qualcosa e mi chinero’ a raccoglierlo, tu allarga le gambe e alza la gonna, voglio vedere chiaramente la tua fica nuda”
Vorresti dire NO, ma qualche cosa nella tua mente ti impedisce di proferire quella parola che ti salverebbe.

Non ti lascio il tempo di pensarci troppo e faccio cadere il cucchiaino dei salatini sotto il tavolo.
MI chino lentamente a prenderlo e ti trovo gia’ pronta, le tue bellissime cosce aperte , la gonna sollevata e la tua fichetta palpitante e invitante nella quale presto penetrero’. Gran bella vista non c’e’ che dire.
Rimetto a posto il cucchiaio lascio sul tavolo i soldi del conto e ti prendo per mano
“andiamo…..”
Se possibile questa volta il viaggio in macchina come tensione e’ anche peggio di prima.

Quello che e’ accaduto poco fa nel bar ha lasciato i suoi strascichi nella mente di entrambi.
La tua sensazione di nudita’ poi guidando si accentua ancora di piu’. Senti le tue cosce sfregarsi tra loro e le labbra del tuo sesso accendersi e sciogliersi come cera bollente che preme sul tuo clitoride, che senti ergersi tra le tue carni.
Vorresti toccarlo per regalarti un po’ di quiete e stemperare la tensione che ha preso possesso del tuo corpo e della tua anima, ma non osi.

Stringi allora appena puoi le tue gambe, cercando un sollievo che non viene mentre i succhi ormai si spandono nel centro della tua femminilita’. Il calore ti invade il ventre e vorresti volare sulla strada che vi separa dal Motel che ti ha indicato, ma non puoi ti ha ordinato di guidare piano, vuole gustarsi il panorama.
Il panorama che mi interessa naturalmente non e’ l’agro pontino o l’hinteland romano, quello che mi interessa sei tu, le tue sensazioni di cui
mi nutro famelicamente, i tuoi sguardi, il tuo lieve nervosismo e le tue gambe nervose che sfiorano i pedali frizione, freno accelleratore.

Adoro questi momenti che preparano al clou.
Ho sempre pensato che qualsiasi piacere senza una giusta dose d’attesa ne rimarrebbe, sminuito, svuotato, avulso, quasi inutile e vuoto.
E’ nella preparazione, nel timore, nell’attesa che si cela l’erotismo piu’ raffinato, quello che poi ci fara’ fare l’amore furiosamente e strappera’ alle nostre bocche le urla di un orgasmo devastante.
Alla fine arriviamo.
Sbrighiamo le formalita’ burocratiche per la stanza e finalmente ci consegnano le chiavi.

Le chiavi del paradiso o le chiavi dell’inferno, in fondo non c’e’ differenza , basta che non siano quelle del purgatorio.
Varchiamo la porta , tu davanti a me, in modo che possa vederti camminare da dietro ed ammirare il tuo splendido sedere nel quale forse (ancora non ho deciso) scarichero’ piu’ tardi il mio seme.
Chiudo la porta dietro di noi e dietro ogni tuo possibile ripensamento, hai firmato, sei la mia schiava, io il tuo padrone e d’ora in avanti sei nel mio regno, sottomessa alla mia volonta’ e ai miei capricci.

Non accendo la luce, pemetto solo che un lieve lama dell’ultimo sole della sera penetri tra le tapparelle socchiuse. Ti scorgo appena.
Solo la silhoutte del tuo corpo si staglia in controluce al buio.
“Appoggiati al muro” Ti ordino “e chiudi gli occhi” e’ venuto il momento della sorpresa..
No, decisamente non te l’aspettavi una sorpresa del genere.
Ti sei lambiccata il cervello per giorni, cercando di immaginare cosa ti avrei fatto, cosa ti avrei fatto fare.

Ed ora che lo sai , ti pare impossibile. E ti senti un po’ sciocca per non averci pensato subito, in fondo era cosi’ banale, cosi…. cosi’ logico.
E pensare a quanta paura avevi di questo momento.
Ora se ci ripensi ti viene da ridere, ma non lo fai, una brava schiava non ride in faccia al suo padrone, anche se gli ha fatto una sorpresa come questa.
E allora ti accontenti di sorridere dentro di te.

E’ stato bello, si bello, inaspettato ed emozionante, come una frustata all’anima , ma senza dolore, l’hai sentito chiaramente dentro di te che ti frugava l’anima e ti spiace che ora sia finita, ne vorresti ancora, ti farebbe bene, ma non e’ piu’ tempo, forse dopo, magari prima di salutarci, o almeno ci speri…
Sei l矛 che ti crogioli in questi primi ricordi e nei tuoi pensieri, mentre l’eccitazione si sta lievemente stemperando liquida e calda dentro di te,
come una coperta in una fredda notte invernale quando lo senti.

“Vai in bagno e rimettiti questi” dico porgendoti l’intimo che ti sei tolta al bar.
Sai gia’ cosa significa.
Al ritorno, sarai sculacciata, la cosa che piu’ odi e meno ti piace di tutto quello che avete concordato, ma lui ti piace e sei sicura che riuscira’ a rendere erotica anche questa situazione.
Sparisci dietro la porta e io attendo pazientemente accomodandomi sulla sedia e sfogliando distrattamente uno dei soliti pieghevoli che le
inservienti lasciano sugli scrittoi di ogni stanza.

Non e’ una lettura appassionante, una brochure in cui si decantano le raffinatezze e la bellezza del luogo. Particolari che ai clienti di questo posto non interessano minimamente, qui si viene per scopare velocemente, consumare un po’ di sesso come si farebbe con un tramezzino.
Per noi sara’ diverso.
Le lentezza sara’ sovrana, e tutto sara’ sapientemente misurato per far lievitare l’eccitazione nessuna corsa, nessuna fretta, solo un lunghissimo attimo eterno pieno di colori, sensazioni, sapori e flash violenti nella mente, di quelli accecanti che ti tolgono il fiato e ti drogano obbilgandoti a ricercarli per piu’ o meno tutta la vita.

Finalmente hai finito ed esci da quel bagno. ne hai approfittato per aggiustare il trucco e riassettarti un po’, l’eccitazione ti si legge in faccia lontano un miglio e non sara’ certo il tuo fondotinta a celarmela.
Mi fai impazzire e avrei voglia di strapparti i vestiti di dosso e prenderti cosi’ contro lo specchio, senza preliminari, affondando brutalmente in te, nel tuo sesso che gia’ immagino madido di umori e voglia.

Spingere il mio cazzo nel tuo ventre il piu’ profondamente possibile e farti sentire il sapore del mio sperma in gola.
Ma devo calmarmi, la serata e’ ancora lunga e voglio centellinarla con cura, come un buon bicchiere di Porto davanti al camino.
“Vieni qui, sulle mie ginocchia, e’ venuto il momento della punizione per le tue impertinenze in mail”
Vorresti protestare e dire che in fondo scherzavi , non erano vere e proprie prese in giro le tue, ma anche stavolta le parole ti muoiono in gola e non escono, esegui l’ordine come un automa, come se non fosse il tuo cervello a manovrare il corpo e portarti da me, stenderti sulle mie gambe a pancia in giu’, a stretto contatto con il mio sesso che attraverso la stoffa dei pantaloni percepisci gia’ duro ed eccitato.

La cosa ti inorgoglisce.
il tuo padrone , si pensi proprio “il tuo padrone” , ha il cazzo duro per te, gli piaci e gli hai fatto venire voglia.
Ti senti tremendamente sexy.
Ti alzo la gonna, piano, troppo piano, senti come una corrente elettrica attraversarti le gambe, vorresti urlare, scalciare, correre, ma non muovi un muscolo e non un solo gemito esce dalla tua bocca.
Ora e’ la volta dei tuoi slip.

Infilo i pollici sull’elastico lungo i tuoi i fianchi e li faccio scendere sulle tue cosce, lasciandoli cosi’, arrotolati a meta tra il tuo culo e le
ginocchia.
“Apri le gambe cagna voglio vederti la fica !”
Non ti aspettavi una frase simile, non me l’hai mai sentita dire e ti colpisce come una scudisciata.
Apri le gambe e ti sembra di sentire lava bollente colare dal tuo sesso.
Il primo colpo sta per arrivare…
stringi i denti
eccolo…
5 colpi a destra
5 colpi a sinistra
non molti, ma non voglio sentire lamentele, e non e’ finita.

Devi contarli e ogni volta ringraziarmi con questa frase:
“Grazie Padrone”
frase che ti brucia in bocca a sussurrarla dopo ogni sculacciata, ma cosi’ deve essere e cosi’ sara’.
Il primo colpo arriva secco e preciso, non fa poi cosi’ male, ma e’ come fuoco sulla tua pelle.
“Grazie Padrone”
Il secondo colpo sull’altra natica e’ inaspettato, troppa pausa dal primo e ti senti spingere ancora di piu’ il ventre contro il mio cazzo.

“Grazie Padrone”
Il terzo e il quarto colpo arrivano veloci, forti ed in rapida sequenza, senza lasciarti il tempo di respirare e renderti conto dell’impatto.
“Grazie Padrone”
“Grazie Padrone”
Per il quinto devi aspettare un po’ di piu’, e’ molto eccitante osservare la tua pelle arrossata e calda
“Grazie Padrone”
Ne arrivano 4 di fila come una mitragliata, la mia mano colpisce aperta il tuo sedere ma quello che senti e’ dentro di te e si ripercuote nella mente e nell’anima.

“Grazie Padrone”
“Grazie Padrone”
“Grazie Padrone”
“Grazie Padrone”
Ti lascio il tempo di rifiatare prima degli ultimi due e ne approfitti per strusciare la tua fichetta contro i miei pantaloni, vorresti incontrare il
mio sesso, vorresti essere presa adesso, penetrata ora senza por tempo in mezzo, accogliermi nel tuo ventre in profondita’ e muoverti, muoverti, muoverti fino a scioglierti in un portentoso orgasmo e invece …. SCIAK
“Grazie Padrone”
Ora ne manca solo uno, e lo temi perche’ senti che sara’ piu’ forte degli altri-
“Questo non lo dimenticherai per un po’” ti ho detto e quelle parole ti sono entrate dentro.

Colpisco secco al centro del solco e osservo la tua carne rimbalzare dall’impatto, la tua fichetta piu’ sotto sembra sciogliersi e aprirsi ogni
momento di piu’…avrei voglia di infilare qualche dito dentro ma non lo faccio , ci sara’ tempo dopo per queste cose.
“Grazie Padrone”
Ti osservo ancora un po’, sei estremamente eccitante cosi’ lasciva, con il culo in fuori , rosso e caldo , le cosce aperte e le mutandine a mezz’asta.

Ma e’ tempo di proseguire, ti rivesto, rimetto gli slip al loro posto e ti riaggiusto la gonna.
“In piedi cagna , ora devi spogliarti per me ! Voglio vederti nuda !”
“Vuoi essere bendata prima ?”
Domanda retorica, mi aspetto un SI, e invece mi sorprendi con uno sguardo tra la sfida e il rassegnato
“No ! Non c’e’ bisogno, ma non chiedermi di guardarti negli occhi”
Te lo concedo, anche perche’ il mio sguardo sara’ concentrato sulle tue forme che gia’ pregusto.

“Inizia dalla maglietta !”
La sfili con studiata lentezza scoprendo il tuo ventre nudo e il reggiseno che ho avuto tra le mani al bar poco fa.
“Mani incrociate dietro la nuca”, ti ordino.
Non te l’aspettavi e la sorpresa si dipinge nei tuoi occhi.
Mi avvicino e ti sfioro appena la pancia infilando leggermente il medio nel tuo ombelico.
“Sei bellissima lo sai ?” ti sussurro provocandoti un fremito negli occhi e sulla pelle nuda e tesa.

“Vai avanti togli le scarpe e la gonna !”
Esegui visibilmente eccitata, il mio tocco impercettibile di poco prima ti ha lasciata confusa e con una strana sensazione bellissima nello stomaco, hai ancora voglia delle mie mani su di te, ma sai che avrai ancora da pazientare.
Ora sei vestita solo del tuo intimo, il reggiseno e le mutandine.
“Via quella roba forza, e poi allarga bene le gambe, RICORDA il tuo sesso deve essere sempre disponibile e facilmente raggiungibile dal tuo padrone”
I due ultimi indumenti cadono come baluardi di una difesa mai stata troppo convinta, apri le cosce e finalmente sei nuda davanti ai miei occhi.

E’ estate fa caldo ma un brivido freddo ti percorre la schiena…
“Vuoi sentire le mie dita dentro di te ?”
La mia domanda ti rimbomba in testa lo so.
Vorresti gridarlo il tuo si, ma le parole ti si strozzano in gola, ti sembra come di non avere abbastanza aria per far vibrare le corde vocali.
M guardi con gli occhi lucidi e lo sguardo reso liquido dal piacere che ti sta invadendo ogni piu’ piccola fibra.

Mi dai la tua risposta.
“Sì ” un sibilo appena percettibile che quasi ti sfugge dalle labbra e ti lascia sfinita e sconvolta come dopo aver fatto uno sforzo immane e
tremendamente superiore alle tue forze.
Ti guardo e sorrido, abbandono la presa dal tuo clitoride ormai gonfio, sensibilissimo e ti accarezzo dolcemente la guancia.
Senti i tuoi umori umidi sulla pelle e quando porto le mie dita alla tua bocca succhi avidamente e golosa immaginando il mio cazzo al posto delle falangi.

Ma e’ ancora presto per il cazzo del tuo padrone.
Quello dovrai meritarlo , e la strada e’ ancora lunga e tortuosa…
“Sdraiati supina sul letto e allarga bene le gambe cagnetta”
Non te lo aspettavi quest’ordine, pensavi che sarei penetrato nella tua femminilita’ cosi’, in piedi, come sei ora.
E per quanto l’ordine sia banale e quasi sciocco, ti mette apprensione, ma non pensi per un solo istante di ribellarti.

Pochi passi ti dividono dal talamo ma per le tue gambe illanguidite dai tocchi precedenti valgono km, colgo subito il tuo sbandamento e un mio braccio ti sorregge e accompagna aiutandoti a stenderti ed aprire le gambe come voglio io.
COME VUOLE IL TUO PADRONE.
Ti aggrappi a me con tutto il peso del corpo grata di questo supporto.
Mi senti vicino, senti il calore della mia pelle, il profumo del mio dopobarba e le sensazioni ti regalano una botta al cervello che ti sprofonda
in un limbo accogliente e coloratissimo.

Ora sei stesa sulla schiena, le braccia larghe sopra la tua testa come crocifissa e le gambe con le ginocchia ripiegate divaricate in modo quasi innaturale ad offrire la tua femminilita’ senza vergogna.
Ecco in questa posizione ti senti ancora piu’ aperta ed vulnerabile di prima.
Il tuo sesso e’ completamente esposto al mio sguardo e luccicante di umori, li senti colare lentamente e te ne vergogni.
Ora vorresti soltanto essere presa, dimenticando il motivo per cui sei li.

La tua condizione di schiava sottomessa.
Vorresti soltanto il mio corpo sopra il tuo.
Il mio cazzo duro dentro di te.
Le mie spinte.
Accogliermi nel tuo ventre e godere godere godere.
Invece ancora una volta sorrido e ti guardo dilatando il tempo che sembra scorrere su binari paralleli a quello reale di tutti i giorni.
Hai lo sguardo fisso sul soffitto, dove un enorme specchio riflette il tuo corpo nudo e offerto alla mia golosa vista.

Senti la mia mano sfiorare la tua pelle regalandoti brividi che ti penetrano direttamente nell’anima.
Il collo, il seno, i capezzoli sono tappe nel percorso che punta dritto al tuo sesso.
Lava bollente farebbe meno effetto del mio tocco.
E il senso di calore che ti invade mentre prendo possesso del tuo pube esposto, non lo puoi descrivere, ma solo vivere.
Le mie dita tornano ancora una volta al tuo fremente bottone di carne, ancora gonfio e dolente del piacere che lo aveva sconvolto pochi attimi fa.

Poi lentamente il mio indice si fa strada in te.
Penetra lento ma deciso all’interno della tua femminilita’, scivolando sicuro tra le tue mucose.
Altrettanto lentamente come sono entrato mi ritraggo e tu vorresti urlare di NO ,di non lasciarti cosi’, aperta e vuota.
Ma non urli.
Attendi
L’urlo arriva da li a poco quando stavolta sono 3 le dite a forzare la tua apertura.
E non lo fanno lentamente ma brutalmente raggiungendo la massima profondita’ mozzandoti il respiro in gola.

Rimango cosi’ aggangiato ben dentro di te per un tempo che ti pare interminabile.
Riprendo fiato e il tuo cuore torna a pompare il sangue al ritmo che gli e’ familiare.
Poi inizio a muovermi.
Prima piano, attento a stimolare il punto interno che ti fa impazzire.
Poi via via sempre piu’ veloce e duro, mentre il piacere torna a sconvolgerti le membra.
Spingo senza pieta’ come farei con il mio cazzo colpendo preciso le terminazioni nervose che ti squassano il ventre e la mente.

Spingo. Spingo. Spingo senza freni, senza fermarmi fino a sentirti irrigidire sotto le spine dell’orgasmo.
Nutrirmi del tuo grido di piacere e rinfrescarmi degli schizzi che la tua fica copiosa mi regala.
Rimasi affascinato ad osservare gli spasmi del tuo orgasmo, il tuo viso trasfigurato dal piacere e il tuo ventre teso per un tempo che mi parve eterno.
Le mie dita sempre ben piantate dentro di te, al caldo umido si erano trovate come una piccola nave nel bel mezzo di un uragano, ma avevano resistito ed erano ancora li’ quando ormai la bonaccia si faceva strada nel tuo corpo ed un languido torpore avvolgeva la tua anima.

Volevo berti ora.
Assaporare il succo del tuo piacere.
Avevo sete di te.
le dita scivolarono lievi , fuori dal tuo ventre, strappandoti un NO, disperato e quasi piangente.
Ma non dovevi preoccuparti.
Quella notte avevo in programma di rientrare nel tuo corpo molte, molte altre volte.
Ti avrei riempita ancora.
E ancora
E ancora
Ma ora era il momento dell’attesa…
Allargai le tue gambe che giacevano scomposte dopo la furia dell’orgasmo precedente, e avvicinai la mia bocca sul tuo sesso liquido ed impazzito.

“Apriti la fica cagna”
Mi sentisti dire mentre la mente vagava ormai in una dimensione parallela.
In un qualsiasi altro momento , solo il pensiero di fare una cosa simile con me a cosi’ pochi centimetri dalla tua femminilita’ ti avrebbe sconvolto la mente.
Ma non adesso.
Con naturalezza portasti le tue dita sulle grandi labbra ed apristi , piu’ che potevi.
Mostrandomi oscenamente il tuo sesso spalancato ed offerto.

Visione celestiale.
Il clitoride faceva capolino gonfio e rossissimo, sembrava quasi implorare di essere stuzzicato, graffiato, compresso, toccato, portato al parossismo.
Ed e’ li che poggiai la lingua.
Fu come una frustata per i tuoi sensi gia’ infiammati.
Volevi contorcerti, muoverti forse addirittura scappare.
Ma le mie forti braccia ti bloccavano le cosce ed eri li, che ti tenevi la fica aperta mentre io senza pieta’ dardeggiavo sulla parte piu’ sensibile della tua femminilita’.

La lingua lavorava senza posa e senza freni.
Titillava il clitoride e poi scendeva senza un ordine preciso lungo il solco delle piccole labbra a raccogliere e bere i tuoi sapori.
Poi improvvisa ti penetrava come un minuscolo umido fallo, si ritraeva risaliva ove era sceso e tornava a dardeggiare il clitoride.
Per quanto tempo fummo cosi’, impossibile dirlo.
Ben presto pero’ le vampate laviche di un nuovo orgasmo si fecero strada nel tuo corpo, nella mente e nell’anima.

Ti sentivo accelerare il battito e il respiro farsi piu’ affannoso.
I tuoi muscoli guizzare e tendersi in attesa dell’esplosione finale… che stava per giungere.
Eri ormai ad un passo
E sentivi che quello che stava per scuoterti ora era solo un lontano parente di quello che avevi provato poco fa.
Sapevi e sentivi che ti saresti sconvolta almeno dieci volte tanto, con un intensita’ che non avevi mai provato prima, e che eri certa non avresti provato piu’ nella vita.

E fu in quel momento che mi fermai.
UN NOOOO strozzato e implorante usci dalla tua gola
“ZITTA CAGNETTA IN CALORE!!!”
Parole che ti colpirono con la dolorosa intensita’ di 100 frustate sul sesso.
“Alzati in piedi ora”, ti dissi mentre una mano ti aiutava e ritrovare una barcollante posizione eretta.
Ti sembrava di non potere mai piu’ camminare normalmente.
La fica in fiamma reclamava cio’ che gli era stato negato.

I tuoi occhi imploravano un mio tocco che non arrivava.
“FERMA LI CONTRO IL MURO NON MUOVERTI !”
“E GIRATI VOGLIO VEDERE SOLO IL TUO CULO. “
In castigo per una colpa che non sapevi e non capivi. Mentre l’anima e il cuore gonfi lacrimavano e ti gridavano la loro frustrazione e la voglia di essere presa, violata, scopata selvaggiamente.
Mi sentivi armeggiare con la borsa e suoni sinistri si facevano strada nella tua mente..
Cosa stavo facendo ?
Improvvisamente mi sentisti.

Il mio corpo ancora vestito ma visibilmente eccitato contro il tuo, ti stava ammanettando bloccandoti i polsi dietro la schiena.
Non ti interessava ribellarti, eri troppo confusa per farlo.
Ti girai guardandoti dritta negli occhi umidi ancora sconvolti per le emozioni fortissime..
“SEI STATA BRAVA LO HAI PROPRIO MERITATO”
Ti dissi mentre ti allacciavo l’agognato collare, il simbolo che significava la mia accettazione come schiava.
LA MIA SCHIAVA.
E fu allora mentre ti accarezzavo che trovasti la forza di dirmi…
“Ti prego padrone, fammi godere……”.

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