Le mie storie (49)

(Continua…) così da quella scopata del 22 gennaio (ricordo la data perché era il compleanno di mia madre, è passato quasi 1 mese, ed io mi sono fatta il toy boy come si dice oggi. Naturalmente la cosa non la sa nessuno neanche le mie amiche più strette, ma con Davide (si chiama così) sto davvero bene. Facciamo dell’ottimo sesso, non ho implicazioni sentimentali e soprattutto mi sembra di essere ritornata 1 ragazzina, quando avevo vent’anni anche meno.

Ci vediamo 1 paio di volte la settimana, lui viene a casa mia, se deve studiare gli do 1 mano e poi dopo ci divertiamo. Il sabato ognuno esce per i fatti suoi, poi se è il caso ci ritroviamo sotto casa a passare la notte insieme. La cosa diversa dagli altri uomini che ho avuto in quest’ultimo periodo, e che lui è davvero pieno di fantasia, mi ricorda molto il ragazzino quando ero piccola.

Mi chiede le cose più strampalate, ed io se posso lo faccio anche contento.

30 gennaio. Davide viene a casa mia per ripetere 1 paio di capitoli; è la seconda volta che ci vediamo da quando abbiamo superato il limite. Qualche giorno prima ci siamo visti ma non abbiamo fatto niente, neanche 1 bacio. Non so perché ma era come se ognuno di noi avesse voluto pensarci su per un po’. Cominciamo a studiare, mentre parla ogni tanto ci scambiammo 1 sguardo diverso da quelli normali.

Lui come sempre si dondola con la sedia, io, quando indietreggia, istintivamente gli guardo il pacco. Credo sia stato 1 caso ma indosso sotto la mia vecchia vestaglia, 1 vestito lungo di lana fino alle ginocchia. Sotto porto come quasi sempre le autoreggenti, sopra, come quasi sempre quando sono a casa non ho il reggiseno. Passa 1 ora di studio, io onestamente ho voglia di lui ma non voglio farglielo capire anche perché non vorrei che lui ci avesse ripensato e quindi andare incontro ad 1 clamorosa figuraccia.

Poi alla fine del terzo capitolo di ripetizione, quando sposta la sedia, finalmente il mio sguardo vede ciò che stava aspettando: l’enorme capannello sotto la solita tuta grigia. Io mi mordo le labbra, ma continua ad aspettare 1 sua mossa. Lui sposta la sedia più vicina alla mia, poi sposta anche il libro. Si avvicina e mi fa “non ho capito bene questa parte”. Io rimango delusa, ma poi sotto al tavolo sento il dorso della sua mano poggiarsi sul mio ginocchio.

Io allargo la coscia come a fargli capire che ci sto, lui però resta per un po’ con la mano ferma. Poi finalmente la poggia sopra la gamba e comincia ad accarezzarmi entrando all’interno del vestito. Io chiudo gli occhi e inizio ad eccitarmi. Allungo la mano, gli scopro la tuta e poi il boxer. Gli prenda in mano l’uccello enorme, glielo tocco 1 poco, poi lui sposta indietro la sedia e mi guarda.

Io mi alzo sollevo il vestito, e mi siedo sopra le sue cosce guardandolo in faccia. Ma prima sposto la mutandina di lato e lentamente me lo metto tutto dentro. Cominciamo a scopare sulla sedia, lui insinua le mani sotto al vestito che era sollevato a metà; ne agguanta entrambi i semi e mi accompagna nei movimenti. Io lo cavalco, andando su e giù mentre ci baciamo, poi godo. Dopo un po’ sento che sta per venire, faccio in tempo a togliermi che mi sborra sul vestito e sulla vestaglia.

Ci sorridiamo entrambi, abbiamo capito che l’attrazione fisica è molto forte tra di noi. Io vado in bagno a cambiarmi, lui si pulisce con 1 tovagliolino di carta. Mentre sono davanti allo specchio a ricompormi, solo con le mutande e le autoreggenti, lui entra per fare pipì. Si pulisce e poi mi viene dietro a strusciare il suo uccello moscio contro le mie grosse chiappe. Stiamo per incominciare di nuovo, ma bussano alla porta, è mia madre che mi porta la spesa.

Naturalmente lui si fa trovare seduto dietro al tavolo, mentre io intanto ho messo la tuta ed 1 maglione di lana.

3 febbraio. È 1 venerdí, la sera prima mi ha mandato 1 messaggio dicendomi di andare al lavoro con la biancheria sexy e che a pranzo mi avrebbe portato fuori in 1 posto al mare. Incuriosita, accetto la richiesta così la mattina, per la prima volta in vita mia, sotto il tailleur che metto di solito, indosso reggicalze, mutandine semitrasparenti ed 1 reggiseno di pizzo nero che seppur nascosto dalla giacca, appena la tolgo, si intravede sotto la camicetta bianca.

La mia amica segretaria, conoscendomi bene, mi chiede subito il perché di questa lingerie; io la prendo da parte e le racconto cosa mi aspetta appena finisco il lavoro. Appena mi rendo conto di essere più osservata del solito, rimetto la giacca addosso. La mattinata sembra non passare mai, poi 1 mezz’ora prima dell’una, lui mi manda 1 messaggio nel quale mi dice di togliere le mutandine prima di uscire dal lavoro. Io non glielo assicuro (è 1 cosa che mi fa sentire terribilmente a disagio, talmente da non avevo mai fatto prima), ma poi prendo un po’ di coraggio e prima di salutare tutti, vado in bagno, mi do 1 sistemata, e le sfilo da sotto la gonna.

Esco e lui mi aspetta puntuale, di fronte. Mi apre la portiera e mentre entro mi fa i complimenti per come sono vestita. Poi prende la tangenziale. Gli chiedo quale sia la destinazione, ma lui non risponde anzi ribatte chiedendomi se ho fatto come mi ha chiesto. Io sorrido e poiché sono 1 frana a mentire, non riesco a nascondergli che sotto la gonna non ho niente. Dopo quasi un’oretta arriviamo in una località balneare sul litorale domizio di Napoli.

C’è il deserto, facciamo la passerella di un lido e ci troviamo sulla spiaggia. Mi guardo intorno e non ce anima viva neanche in lontananza, mi dice di aspettarlo mentre va un attimo in macchina. Io passeggio un po’ fino ad avvicinarmi al bagnasciuga, anche se con il reggicalze non è il massimo. Lo vedo tornare con una specie di valigetta; la apre e da dentro tira fuori una coperta ed una serie di pietanze ancora calde.

Mi accomodo ed incominciamo a mangiare. C’è un bel sole anche se fa piuttosto fresco, ogni tanto sento una refola di vento finire sotto la gonna fino ad accarezzarmi la micia che è all’aria aperta. arriva il momento della frutta, prende una banana e mi guarda. Lì per lì non capisco le sue intenzioni, poi ci arrivo. Gli faccio presente che la mia fica non è abbastanza larga per quella grandezza, ma lui me la poggia sulla mano e sussurra “dai provaci”.

Scuoto il capo, mi tiro su la gonna, allargo le cosce e cerco di metterla dentro piano piano. Per quanto cerchi di allargarla, più di qualche centimetro non entra. Lui mi guarda e fa “La prossima volta prova con una zucchina” gli rispondo che in passato l’ho già fatto (almeno vent’anni fa). Intanto si mette davanti a me, mi allarga ancora di più le gambe e comincia a leccarmela. Sono completamente stesa su una spiaggia deserta con la sua lingua e le sue dita che si alternano per farmi godere.

Dopo un po’ vengo, lui tira fuori il suo dito medio dalla mia patata e me lo fa succhiare. Da lontano vediamo due coppie che camminano sulla spiaggia, così lui comincia a raccogliere tutto e dopo averlo rimesso ordinatamente nella valigetta mi prende per mano e mi dice di seguirlo. Intanto incrociamo gli altri che ci salutano sorridendo, evidentemente anche loro erano lì per quello. Arriviamo sul lido (che naturalmente è chiuso), mi porta lungo le cabine, poi si ferma alla numero ventidue, tira fuori una chiave ed apre la porta.

Entriamo e mi dice che d’estate insieme alla mamma vengono al mare li. Infatti noto alcuni perei, prima che lui chiuda. Siamo al buio, illuminati soltanto dal sole che entra dalle fessure della porta, sento le sue mani alzare la mia gonna mentre mi spinge sul muro. Poi piano piano scendono sotto le ginocchia, mi sollevano ed il suo uccello mi penetra. Mi avvinghio con le gambe al suo bacino mentre lui mi fa fare su e giù.

La camicetta intanto si è aperta, il reggiseno è stato spostato sopra, per lasciare libere le mie tette che ballano come non mai. Con la bocca comincia a suecchiare un capezzolo, poi l’ altro, io ansimo sempre più forte sino a godere. Lui invece con energia dei ventenni nonostante sia venuta continua a spingerlo dentro sempre più velocemente, poi un ultimo colpo e viene. Apriamo la porta per ricomporci e da lontano vediamo le due coppiette stese ad amoreggiare anche loro.

Sono le quattro del pomeriggio, prendo le mutandine e le indosso al contrario invece lascio le tettone senza reggiseno che dopo averlo piegato per bene metto a posto nella borsa. Mentre lui sta ancora ad armeggiare con il suo uccello, mi apparto un attimo per fare pipì, tanto nella desolazione generale posso tranquillamente farla all’aria aperta. Mentre stiamo tornando sul lido, lui riceve la telefonata della mamma che gli chiede dove sia finito, io comincio a ridere mentre lui inventa bugie su bugie.

Credo che la giornata sia finita, invece dimentico (e non è la prima volta che mi capita) che a vent’anni le energie sono al massimo, il testosterone e gli ormoni sono sempre svegli. Così facciamo quei 50 m che ci dividono dalla macchina, poi lui apre con il telecomando, io apro un attimo la portiera di dietro per mettere la borsa, poggio un ginocchio sul sedile e da dietro mi sento prendere sui fianchi.

Istintivamente gli dico “ancora? Non sei ancora soddisfatto?” Lui intanto mi ha già sollevato nuovamente la gonna e dopo avermi maniato ben bene il sedere, mentre mi abbassa lo slip mi dice “io con te potrei scopare ventiquattr’ore ininterrotte” il tempo di finire la frase che mi ritrovo il suo uccello duro di nuovo nella fica. La posizione non è delle più comode, il sedile e stretto, e sono a pecorina con il culo all’aria.

Per fortuna che lui scopandomi mi riscalda. Comincio di nuovo ad eccitarmi, la mia micia si bagna per la terza volta e per la terza volta dopo un po’ vengo come una ragazzina. Lui invece come al solito continua più a lungo sino a quando non mi viene sulle chiappe dove poi cerca di asciugarsi l’uccello. Poi si ricompone e si avvia verso il posto di guida, io invece con un fazzolettino di carta cerco di pulirmi le natiche per quanto possibile, poi rimetto a posto le mutandine e la gonna ed entro in macchina.

Durante il ritorno, gli chiedo se sia soddisfatto per la giornata; mi risponde candidamente che qualche volta è arrivato anche a 6/7 volte. Così il mio pensiero va al passato, alla mia gioventù, ed effettivamente in alcuni periodi anche io mi divertivo così. Ma sono arrivata a casa, mi apre la portiera come quasi nessuno ormai fa più, mi ficca la lingua in gola ed 1 mano sopra 1 seno, poi mi saluta. Sono giovani cosa volete fare….

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