Le mie storie (37) (seconda parte)

gli vado incontro vestita con un copricostume blu scuro sotto la quale ho messo soltanto il tanga, che in questa situazione si dimostra molto confortevole. Lei sorridendomi fa le presentazioni “Francesca, lui è Marco il figlio di… (il padre è un socio del capo), non conosce nessuno, fa gli onori di casa”. Io resto un po’ spiazzata, dopotutto, di tutti i presenti, ne conoscerò al massimo la metà, poi però mi faccio coraggio e cerco di intavolare una discussione.

Scopro che ha trentasei anni ed è separato da tre, senza figli, una passione per i viaggi che condividiamo ed uno sguardo piuttosto attento alla scollatura del mio vestito. Da lontano intanto “lui” mi vede insieme a questo nuovo amico e mostra segni di gelosia che al di là di qualche sorriso non mi provocano granché. Si pranza in piedi e con molta galanteria, la mia nuova conoscenza va avanti indietro portandomi di tutto di più.

Poi si formano vari gruppi, quelle che giocano a carte, quelli che giocano a calcio, quelli del tennis ed altri che si dileguano nelle stanze per il pisolino pomeridiano. Io sono una di quelle, ritorno in camera, il tempo di togliermi il copricostume per il caldo che sento bussare alla stanza. Mi rivesto velocemente e scopro che Marco è dietro la porta. Apro e lui timidamente mi fa presente di essere rimasto solo nella desolazione della piscina e si propone per tenermi compagnia.

Io non riesco a dirgli di no e lo faccio entrare. Mi chiede di andare in bagno perché “gli scappa”, gli mostro la porta, anche perché è l’unica, e lui scappa senza neanche chiudere. Lo vedo appoggiare una mano sul muro, piegarsi e cominciare a fare pipì; con discrezione sto per chiudere la porta quando l’occhio mi cade sul suo uccello e con sorpresa mi rendo conto che è un gran bel vedere. Non so perché (o forse si), ma socchiudo la porta e continuo ad osservare piuttosto con piacere.

Sin da piccola (intendo verso diciott’anni) ho sempre avuto una sorta di gusto estetico per i membri maschili, ed il fatto di rimanere a spiarlo mi fa capire che sotto sotto non sono cresciuta. D’altra parte però era parecchio tempo che non ne vedevo uno così bello, anche perché negli ultimi anni, non è che abbia avuto chissà quali attività sessuali. Tornando a noi, appena prende la carta igienica per pulirsi la cappella, mi allontano dalla “postazione” e mi siedo comodamente sulla poltrona (l’unica) che completa la stanza insieme al letto.

Lui esce e mi chiede scusa per questa sorta di irruzione, io senza rendermene conto comincio a fissargli “il pacco” nascosto da un pantaloncino rosso. Comincia a parlarmi ed io penso a questo mio comportamento un po’ da “pervertita” ma che mi sta intrigando oltre le aspettative. Si siede sul letto e comincia a chiedermi delle persone presenti alla festa. Naturalmente mi domanda chi fosse quella donna particolarmente appariscente, quando io gli rispondo che è la moglie di uno dei colleghi del padre, lui mi sorride dicendo che ne ha già sentito parlare in termini non proprio gratificanti, soprattutto da sua madre (che non era presente in villa).

Entrambi conveniamo che fa piuttosto caldo, mi chiede perché non abbia accesso il condizionatore, gli rispondo perché non credevo ci fosse. Dopo essermi data della stupida, lui rende l’ambiente finalmente respirabile, mentre io mi accomodo sul letto dopo aver capito il funzionamento dell’aria condizionata (che per la verità era nascosta dietro un appendiabiti). Per quanto io cerchi di pensare ad altro, la visione del suo “coso” continua a tornarmi in mente, mentre riprendiamo i nostri discorsi, con una parte del cervello (noi donne siamo capaci anche di questo) rifletto sul fatto che lo conosco da appena un’ora, ed un’attrazione del genere non mi capitava dai tempi dell’università.

Dico a me stessa che adesso ho quarant’anni, non posso più ragionare in una certa maniera, ma, niente, il suo uccello sorridente non abbandona la mia immaginazione. Mi parla della moglie, del matrimonio fallito e poi nel descriverla fisicamente, specifica che abbiamo qualcosa in comune, e sorridendo mi fissa (nuovamente) i seni. Io gli dico di non farsi problemi, che sono abituata a certe occhiate, lui mi confessa che quando ero in piscina non riusciva a staccarsi dal guardarle; io per prenderlo in giro me le afferro entrambi da sopra al copricostume dicendogli che dopotutto sono due come quelle di ogni donna, lui scuote il capo, rispondendo che non tutte le hanno così grandi.

In quel momento non lo so cosa mi sia successo, ma un po’ il posto, un po’ la discussione al limite del piccante, un po’ quel tarlo “di grosse dimensioni” che non voleva saperne di abbandonarmi… gli do una spinta e lo faccio cadere sul letto, lui si rialza e comincia a giocare anche lui, insomma dopo un po’ una delle mie tettone fa capolino dal copricostume, lui non se la fa scappare e la agguanta tutta.

Io gli metto una mano davanti, nel giro di un paio minuti ho anch’io in mano il mio “trofeo”. Lui comincia a succhiarmi il capezzolo, io sento il suo uccello ingrandirsi sempre di più tra le dita della mano sinistra. Un altro po’ di schermaglie e mi ritrovo la bocca a un paio di centimetri dal suo statuario totem, rigorosamente depilato (in genere non mi piace questa maniera, ma nell’occasione era più che perfetto); intanto sento il mio copricostume che si alza e il suo respiro che fa vento alla mia micia coperta solo dal tanga.

Sono sopra di lui e sento dietro di me la sua lingua giocare con la mia fica. Mentre glielo succhio per un attimo penso al fatto che lo conosco da nemmeno due ore, infatti mi fermo un attimo, poi però l’eccitazione ed il piacere di tutta la situazione hanno la meglio. Lui con l’aiuto delle dita mi fa venire, io faccio lo stesso aiutandomi con la mano, poi ci raddrizziamo e sorridiamo entrambi. Lui va nel bagno a sciacquarsi, io mi guardo allo specchio e mi do ridendo della “Troia”.

Poi mi saluta e torna verso la piscina. Io mi stendo sul letto e mi rilasso ripensando a ciò che ho appena fatto. Da una parte c’è la sorpresa, forse anche l’inadeguatezza dei miei quarant’anni, dall’altra però c’è il piacere di una situazione totalmente inaspettata, totalmente ingestibile così come mi succedeva vent’anni fa. Verso le cinque indosso un vestito di jeans smanicato ed esco fuori tra la folla di gente che si è riversata nuovamente a bordo vasca.

Tanto per cambiare, si mangia; alcuni fanno il bagno altri giocano a pallone. Mi si avvicina il capo e a bassa voce mi sussurra che ha voglia di me. Io gli sorrido anche perché da lontano incrocio lo sguardo sempre vigile della moglie, gli dico che vedremo più tardi, lui passa davanti e con una mano mi sfiora i fianchi. Si avvia verso “quella la”, quella che la moglie non può vedere, che per l’occasione indossa un vestitino bianco che non riesce proprio a nascondere una microscopica mutandina sotto.

Lui non si rende conto del pericolo che corre, infatti la moglie nel giro di due secondi copre tutto il perimetro della piscina e gli si affianca prendendolo sottobraccio. A me viene da ridere perché penso alla semplicità del pensiero maschile che ha come obiettivo solo una cosa (voi sapete cosa mi riferisco). Il pomeriggio vola via velocemente tra una chiacchiera ed un bicchiere di prosecco; vedo Marco di nuovo dopo l’incontro in camera mia, siamo imbarazzati entrambi, facciamo finta di niente e ci ritroviamo a parlare di agriturismo insieme ad altre persone.

Poi finalmente incontro di nuovo la mia amica (la segretaria) che praticamente sta facendo una sorta di luna di miele con il fidanzato. Mi racconta che lui è molto focoso, e quasi non vorrebbe uscire dalla camera, ci facciamo due risate e la invito a prendere qualcosa di forte per mantenere il ritmo. Effettivamente dopo poco vedo anche il suo ragazzo, piuttosto scapigliato ma evidentemente contento. Il capo fa un breve discorso di ringraziamento e ci rimanda a poco dopo per la cena.

Decido di cambiarmi di nuovo (cosa totalmente inusuale per la sottoscritta), non so perché ma voglio sfruttare ogni cosa che ho portato in valigia. Così dopo una veloce doccia indosso di nuovo il tanga ma sopra un completo estivo (recuperato proprio in extremis) fatto da gonna e camicetta. Cammino sul bordo della piscina ed incredibilmente ricevo un sacco di complimenti da parte dei miei colleghi ed anche di persone che non conosco. Molti mi dicono che per la prima volta mi vedono “apparecchiata”, mi chiedono dove avessi tenuto nascosta “tutta quella roba” gli rispondo semplicemente che la porto con me da quando avevo tredici anni e sorrido piuttosto soddisfatta.

Poi mi si avvicina Marco che all’orecchio mi fa dei complimenti, un secondo dopo arrivano il capo e la moglie anche loro vestiti da sera per l’occasione. Lei mi fa un occhiolino come per ricevere i complimenti per la conoscenza che mi ha fatto fare, io ricambio ma nello stesso tempo incrocio lo sguardo del marito che (conoscendolo) mi fa presagire una serata piuttosto movimentata. Come al solito comincia la sfilata del mangiare che arriva in abbondanza industriale.

Io e la segretaria ci accomodiamo in un tavolino dove dal suo ragazzo ad altri gentiluomini non fanno altro che portarci piatti con ogni ben di Dio. L’unica nota stonata della serata, è la mia idea di mettere i tacchi che mi danno un fastidio inimmaginabile. Balli, canti e divertimenti; un paio di loro finisce in piscina con tutti i vestiti tra l’ilarità generale, soprattutto per una signora che, ritrovandosi in acqua strascinata dal marito che aveva perso l’equilibrio, ne esce fuori praticamente nuda dato la trasparenza degli abiti che portava.

Per fortuna con prontezza ed eleganza un mio collega le porge un asciugamano per coprirla. La serata volge apparentemente al termine, Marco mi chiede di vederci, io gli dico di no, consapevole del fatto che di li a poco avrò un altro incontro; lui non insiste e mi dà appuntamento all’indomani. Io faccio appena in tempo a chiudermi la porta della monocamera indietro che ricevo un messaggero sul cellulare che mi anticipa l’arrivo del mio “amante” (odio questa definizione ma certe volte la uso come monito per il futuro).

Lo aspetto una decina di minuti stesa sul letto a rilassarmi, poi appena vado in bagno a fare pipì… puntuale come un orologio svizzero sento bussare alla porta. Mi pulisco velocemente e vado ad aprire; non ho neanche rimesso a posto la gonna del tutto, lui entra e come immaginavo mi salta addosso. Gli dico di stare più tranquillo, sento le sue mani ovunque, mi sembrano quattro anzi otto; lo lascio fare e in pochi minuti mi ritrovo senza camicetta.

Poi mi appoggia al muro mi alza la gonna e mi entra dentro. Chiudo gli occhi e mentre lui con incredibile veemenza si muove con me praticamente in braccio, io penso alla conoscenza del pomeriggio, a quel ragazzo giovane, al suo uccello meraviglioso. Naturalmente non glielo dico, continuo ad avere gli occhi chiusi ed a fantasticare. Lui viene nel preservativo, io sono eccitatissima ma non ho avuto ancora il mio orgasmo; mentre lui è in bagno a pulirsi, io sul letto mi tocco cercando di godere.

Lui ritorna e mi infila tre dita dentro. All’inizio mi fa quasi male, ma poi dopo un po’ di movimento mi fa venire felice e contenta. Naturalmente la nottata non è finita lì, mi spoglio e vado in bagno a sciacquarmi. Lui mi aspetta nudo nel letto; gli chiedo velocemente che fine abbia fatto la moglie, mi risponde che prende una mezza pillola che la manda tra le braccia di Morfeo almeno per dieci ore.

Mentre chiacchieriamo ci accorgiamo che dietro il muro del letto, la segretaria ed il suo ragazzo continuano per così dire la luna di miele. Qualche secondo a cercare di ascoltare qualcosa che me lo ritrovo di nuovo sopra di me con le mani ben ancorate alle mie tettone. Riprendiamo a fare sesso, lui sa come muoversi, so bene che di donne ne ha avute parecchie, questa volta a differenza di prima lo guardo in faccia mentre mi fa godere.

Mi sente venire, poi lo tira fuori e dopo averlo passato su e giù in mezzo alle tette ci viene sopra. Sono stanca, quando mi libera del suo peso e si stende a fianco a me sul letto mi rendo conto della giornata che ho appena trascorso. Non mi succedeva qualcosa del genere da anni, anzi credo che non mi sia mai successo. Guardo fissa il soffitto, penso al mio comportamento e da una parte provo un grosso disagio, mentre dall’altra cerco di convincermi che dopo tutto non ho fatto del male a nessuno, ho quarant’anni (quasi quarantuno) sono libera e senza coinvolgimenti sentimentali.

Mi saluta baciando il capezzolo sinistro, io rimango a letto e spengo la luce del comodino. Prendo sonno subito e quando riapro gli occhi mi rendo conto di essere ancora completamente nuda mentre l’orologio indica le nove del mattino. Sono rinata, fresca e tosta come si dice qui da noi. È domenica mattina, il sole è già alto, metto il costume un pareo ed apro la porta per uscire, di lì a pochi metri Marco sta venendo verso la sottoscritta con una colazione abbondante.

Quasi mi scuso per il fatto di essere già pronta, ringrazio per il gesto ed insieme portiamo la guantiera su un tavolo tra il prato e la piscina. C’è già gente nella villa, manca l’ultimo pranzo e poi tutto finisce. Lui in maniera carina mi sussurra che non riesce a non pensare al pomeriggio precedente, a quell’attrazione fisica shittata così senza preavviso. Gli rispondo che anche per me è un po’ la stessa cosa, ma non mi va di far parlare la gente dello studio.

Così riesco a tenerlo a bada per un po’. Poi ci buttiamo in piscina, il sole batte forte, amici parenti e conoscenti sono di nuovo tutti li ad omaggiare il grande capo. Lui con la moglie fedelmente al seguito, fa il giro della vasca salutando stringendo mani neanche fosse il presidente della Repubblica, io lo guardo e scuoto la testa ripensando a qualche ora prima. D’altra parte questa è la vita, lui è indubbiamente affascinante, è stato ed è tuttora un bellissimo uomo, non meraviglio che sia cashita nella sua rete.

Per fortuna però riesco a tenere distinta la donna dalla “professionista”. Intanto mentre sono appoggiata a bordo vasca, sento la mano di Marco che mi accarezza la coscia. Lo guardo e lo lascio fare; lui appena capisce che ha “il mio permesso” continua ad accarezzare ma sposta la sua mano sul mio costume. Sento le sue dita muoversi sul cotone, stringo le cosce istintivamente e lui si ferma. Io lo guardo e poi metto una mano sott’acqua fino a raggiungere il centro del suo pantaloncini.

Subito capisco che è in erezione anche perché appena sente la mia mano proprio in quel punto, mi fa un sorriso a tutta bocca. Cominciamo a stuzzicarci a vicenda senza però mai andare oltre il lecito. Ogni tanto passa qualcuno che chiede a me oppure a lui qual cosa, rispondiamo con sicurezza senza dare a vedere ciò che succede sotto l’acqua. Poi lui decide di “superare il confine” e fa scivolare il dito dentro al costume, entrando di lato.

Mi accarezza un po’ i peli poi cerca di entrare dentro. Io lo fermo, sono già tanto eccitata, troppo per stare in una piscina con tante persone intorno. Gli faccio di no con la testa e gli dico che continueremo dopo. Lui si allontana nuotando verso il centro della piscina. È quasi ora di pranzo, salgo mi asciugo e vado in camera per cambiarmi il costume in attesa dell’ultima abbuffata. Sono in bagno quando sento bussare, tentenno prima di aprire so benissimo che al di là della porta se non è la mia amica segretaria, le alternative sono due ed entrambi con la stessa idea in testa.

Apro ed è Marco che mi sorride; e ancora mezzo bagnato, la sua maglietta tradisce il fatto che l’abbia indossata appena uscito dall’acqua, il suo costume invece non può nascondere quella felicità che una mezz’ora prima avevo sentito tra le dita. Io sono con l’asciugamano avvolta intorno al corpo, appena entra me la toglie, io metto la mano nel suo boxer e glielo tiro fuori. Lo guardo, mi inginocchio e comincio a fargli un bocchino.

Poi si siede sul letto mentre io continuo nella mia opera, assaporando il suo membro inevitabilmente bagnato anche di cloro. Lui mi tira su, sto per sedermi sopra quando una voce fuori la porta mi chiama dicendomi che mi aspettano fuori in piscina per ricevere dei regali. Rimaniamo bloccati entrambi, io gli dico che evidentemente non era destino, però mi siedo al suo fianco e con la mano finisco quello che stavo facendo prima.

Mi vesto velocemente ed esco, mentre lui resta nella mia camera. Il capo appena mi vede mi apostrofa come ritardataria, poi a tutti i membri dell’ufficio fa un regalo. Io lo ricevo dalle sue mani con la micia ancora bagnata Si torna a mangiare per l’ennesima volta, l’ultima. Poi la mia amica segretaria mi invita a preparare la valigia, dobbiamo tornare a Napoli. Saluto tutti, ma non vedo Marco. Entro in macchina, lei mi confessa che in questo weekend ha provato a rimanere incinta, io le confesso che dal muro della mia stanza lo avevo capito bene.

Sorridono tutti e due ma mi fanno capire che non sono stati i soli ad avere del movimento… io sorrido.
Sono finalmente a casa mia, stremata ma contenta. Sono circa le dieci di sera quando mi arriva un messaggio… è Marco, ma questa è un’altra storia.

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