Le mie storie (3)

Il passaggio dalle medie al liceo è stato una svolta sotto tanti punti di vista. Il primo fra tutti e che mi resi subito conto di non essere femminile. Le mie compagne di classe erano già donne, si vestivano e si truccavano come io non sapevo e tutt’oggi non so fare. A differenza delle medie però, mi integrai subito nel gruppetto delle ragazze più sveglie, un po’ perché ero simpatica, un po’ perché le mie tette grandi erano un biglietto da visita non indifferente.

Certo il mio abbigliamento veniva sempre criticato, ma io non riuscivo ad andare oltre pantaloni, camice e maglioni larghi, anfibi alternate a scarpe da ginnastica. Per quanto riguarda l’abbigliamento intimo quasi mi vergogno a parlarne; ho sempre utilizzato delle comodissime mutandine di cotone (ancora oggi per me sono il massimo), non ho mai capito come si possono indossare i perizoma, con quel filo che dà fastidio alle chiappe (alle mie ancor di più visto che fanno provincia).

Per quanto riguarda il sopra, ho sempre avuto una sorta di allergia per il reggiseno che ho sempre visto come una sorta di camicia di forza. Così soprattutto durante l’inverno evitavo e evito tutt’oggi di indossarlo. Per fortuna mi stanno ancora su una bellezza, e poi non potete capire la sorpresa di coloro che si accorgono che non lo porto quando riescono a superare il mio “embargo”. Il sabato però dovevo subire le angherie delle mie compagne che venivano a casa per vestirmi “come si deve” dicevano loro.

Il come si deve significava scarpe con il tacco (altro grande ostacolo per la sottoscritta), trucco e scollature. Tanto che alla fine della preparazione mi sembrava di essere a carnevale. Il tutto con il beneplacito di mia mamma che per una vita ha cercato di cambiare le mie brutte abitudini. Ogni Natale dovevo fingere sorpresa quando mia madre e mia nonna mi regalavano completini intimi. Tra l’ilarità generale dovevo subire anche il coro “indossali, indossali”.

Ma questo succede ogni anno, ormai nella mia famiglia è diventata una consuetudine quasi come l’albero. Completini che ancora oggi giacciono nel fondo dei miei cassetti nuovi nuovi. Durante gli anni del liceo ho avuto le mie storie, né poche ne tante, il giusto per una come me.
L’estate dei miei sedici o diciassette anni (la memoria alla mia età comincia ad essere un po’ difettosa) vide una svolta. La prima parte delle vacanze la passavamo sul litorale tra Napoli e Roma.

Avevo una comitiva bellissima fatta di un sacco di ragazzi e ragazze e ci divertivamo da morire, quell’anno però non successe granché se non una sera, quando in seguito ad un paio di birre di troppo mi baciai e non solo con una mia amica. Quella mezza avventura ha contribuito a farmi vedere le donne anche sotto un altro punto di vista (un po’ maschile) infatti apprezzo molto il bel decolletè (forse per confrontarlo con il mio).

Ma senza dilungarmi in altre parentesi, ad agosto invece tutta la famiglia si spostava in Calabria dove insieme ad amici dei miei fittavamo delle ville sul mare. Al contrario in questo caso la comitiva era tutt’altro che omogenea. Infatti si partiva da mio fratello tredicenne, per passare ad una sorta di cugino quindicenne dalle mani un po’ troppo lunghe, per arrivare alla sottoscritta ed altre amiche/cugine diciassettenni fino all’ultim ancora più grande. Considerando che io risultavo essere la più sveglia del gruppo, potete immaginare il resto della truppa in che condizioni fosse.

Quell’anno però la grossa novità fu che oltre alle solite famiglie, venne anche una signora (cugina di un amico dei miei) con il figlio venticinquenne. Non ve lo dico proprio, era bellissimo, capelli ricci mori, occhi neri e magro. Una meraviglia della natura! Noi ragazzine non facevamo altro che spiarlo e di immaginare di tutto di più. Lui però era simpatico e non se la tirava per niente, anzi passava anche del tempo insieme a noi.

Naturalmente dopo qualche giorno, mentre la nostra truppa la sera dopo la pizza ed il gelato faceva ritorno a casa, lui usciva già integrato con le comitive del paese. Le ragazzine non gli mancavano, e lui devo dire che sapeva come muoversi. Una mattina, come al solito prendemmo le barche per andare a fare il bagno. All’ora di pranzo ci fermammo in un ristorante sulla spiaggia. La tavolata era di quelle parecchio lunghe, i grandi da una parte, i ragazzi da un’altra.

Io, per una volta baciata dal destino mi trovai seduta proprio vicino a lui con somma invidia delle mie amiche. Durante il pranzo, mentre si chiacchierava del più e del meno, ad un certo punto mi ritrovai la sua mano sul mio ginocchio. Di botto mi tacqui, rimasi tanto sorpresa quanto bloccata. Lui cominciò ad accarezzarmi tra le cosce, mentre lo faceva continuava a parlare come se nulla fosse. Io faceva una fatica enorme a trattenere il piacere, che durante tutto il pranzo aumentava sempre di più.

Mi sfiorò più volte le mutandine ma non entrò dentro, quasi si divertisse a tenermi in bilico. Poi tornammo a casa, tutti si dileguarono per il sonnellino pomeridiano, io sconvolta (positivamente) per ciò che mi era successo rimasi fuori al giardino a prendere il sole. Dopo un po’ mi vidi chiamare da lui che affacciava al primo piano della villa accanto. Mi fece cenno di salire, io naturalmente non me lo fece dire due volte.

Arrivata dentro casa sua, mi disse di stare in silenzio per non fare rumore. Mi fece sedere sul letto, poi stendere. Senza dire una parola mi tolse il costume, mi allargò le cosce ed incominciò a giocare con la sua lingua sulla mia micia. Ero letteralmente in paradiso, non mi era mai successo niente del genere. Nulla a che vedere con i miei fidanzatini, che erano totalmente inesperti. Cominciai a provare un piacere mai provato fino ad allora, cominciai a capire che lui era un uomo, era quello il vero sesso.

Dopo avermi fatto bagnare con la lingua, mi fece sedere sul letto mentre lui era in piedi. Tirò fuori il suo uccello e mi sussurrò che toccava a me. Io obbedii subito e cominciai a prenderlo in bocca. Mamma mia quanto era bello grosso e profumato! A distanza di più di vent’anni lo ricordo ancora perfettamente. accompagnava i miei movimenti con la sua mano spingendo la mia bocca sempre più verso il suo membro.

Poi me stes sul letto ed incominciò a scoparmi. I suoi movimenti erano lenti e cadenzati, niente a che vedere con le scopate amò di conigli che avevo fatto fino ad allora. Lui entrava ed usciva da me con una maestria assoluta. Ebbi più di un orgasmo, poi ad un certo punto lo tirò fuori mi venne sulle tette e subito dopo me lo mese di nuovo in bocca. Io sentì il suo sperma nella mia bocca per la prima volta in vita mia lo mandai giù poi andò in bagno, io tornai a casa.

Qualche giorno dopo scoprii che era fidanzato, un po’ rimasi male ma poi mi resi conto che comunque mi aveva fatto diventare donna. Prima di partire lo facemmo di nuovo… credo che siano state fra le scopate più bella della mia vita.

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