Le mie storie (23)

Sono passate appena 24 ore dall’ultimo racconto che ho per così dire pubblicato, e che tanto per cambiare riguarda ricordi del passato. Ma come evidentemente starete leggendo adesso, sono di nuovo davanti al computer a raccontarvi della mia vita. A raccontarvi di quanto noi donne certe volte siamo “deboli”, quanto ci lasciamo volutamente “infinocchiare” dai maschietti e quanto poi alla fine rimaniamo come al solito confuse e felici.
Stamattina avevo litigato con il mio “amico” (non so come definirlo perché la nostra situazione al momento è indefinibile) riguardo stasera.

Io sono napoletana ed anche abbastanza tifosa (essendo cresciuta con 1 padre ed 1 fratello molto molto tifosi). Tra qualche ora ci sarà la partita dell’anno ed io mi ero permessa di invitare questo amico a vederla a casa mia insieme a mio fratello e qualche altro amico. Nonostante sia consapevole che il nostro rapporto è piuttosto complicato e tortuoso, mi avrebbe fatto piacere comunque fargli conoscere 1 parte importante della mia vita. Lui invece di tutta risposta, mi ha detto che sarebbe rimasto a casa con 1 paio di amici.

Così ci sono rimasta male e per cercare di distrarmi un po’, stamattina sono scesa per fare un po’ di shopping. Naturalmente non avevo fatto i conti con il fatto che domani è San Valentino, quindi tutti i negozi erano pieni di ragazze e ragazzi che facevano i regali. Io non sono stata mai 1 donna attaccata queste cose, agli anniversari, a queste feste romantiche eccetera, ma non posso nascondere che le rare volte in cui mi sono stati fatti dei regali inaspettati, ne sono stata molto contenta.

Così ancor più triste di quando sono scesa, me ne sono tornata a casa con la coda tra le gambe. Senza mangiare, mi sono attaccata al gelato che, a mò di salvezza, ho sempre di scorta nel congelatore e senza neanche cambiarmi e mettermi la mia solita tuta comoda, sono rimasta con il vestitino con il quale era uscita a leggere comoda sul divano. Verso le 2:30 ho sentito bussare alla porta, naturalmente non aspettavo nessuno e credevo fosse mio fratello o qualcuno della sua famiglia che abitando 1 paio di piani sopra di me era venuto a chiedermi qual cosa.

Invece ho aperto la porta che c’era lui, avete capito bene, il mio amico. In maniera un po’ goffa e scontata si è presentato con 1 mazzo di fiori e i classici Baci Perugina. Appena l’ho visto nonostante fossi terribilmente arrabbiata, mi è venuto spontaneamente da ridere visto il gesto più classico che fanno gli uomini per farsi perdonare da noi donne, sono i fiori ed i cioccolatini (il fatto che fossero i classici Baci Perugina, non faceva altro che aggravare la situazione), e lui aveva proprio fatto quello! Ma purtroppo io non sono 1 donna come tutte le altre, in queste situazioni metto da parte la personalità, e mi lascio intenerire dalla goffaggine, dalla poca intelligenza, dalla semplicità bonaria che hanno loro, quelli dell’altro sesso.

Io non riesco a vederci superficialità, e poco interesse verso di noi, davanti a questi gesti; io ci vedo tentativi falliti di cambiare, di essere come noi donne vorremmo che fossero. Così riesco ad apprezzare almeno il tentativo.
Ho fatto finta di ignorarlo, di essere fredda, di non avere interesse per il motivo per il quale fosse venuto, ed invece come 1 bambina ero contenta come 1 Pasqua! Mi sono seduta sul divano, mi sono rimessa gli occhiali da lettura ed ho ripreso in mano il mio libro.

Dopo poco si è seduto vicino a me ed ha cominciato a farfugliare frasi incomprensibili e banali, cercando di giustificare il fatto di voler vedere la partita con i suoi amici storici. Io riuscivo a tenere il punto facendo finta di niente, e nonostante lui avesse cominciato 1 meraviglioso massaggio al polpaccio, non gli davo soddisfazione. Quando cercava di salire con la mano sopra la coscia, gliela ricacciavo via. Dopo vari tentativi andati a vuoto però, le mie difese hanno cominciato a cedere.

In quel momento stavo troppo bene, rilassata, compiaciuta per il fatto che lui comunque fosse vicino a me. Così la sua mano all’ennesimo attacco, è riuscita a superare la così detta linea maginot. Il vestito che portavo piano piano saliva su e la sua mano è facilmente arrivata all’elastico delle autoreggenti. Nel momento in cui ha cominciato sfiorare la pelle nuda della mia coscia,ho cominciato a sentire 1 brivido fortissimo di piacere. Chiuso il libro mi sono appoggiata con la testa sul divano ed ho chiuso gli occhi.

Lui è arrivato con le dita alla mia mutanda, ci ha giocato un po’ sopra e poi dopo averla spostata di lato è entrato dentro. La mia micia era già bagnata da un po’, lui naturalmente subito me lo ha fatto presente dicendo che ero stata bugiarda e stronza a fingere di tenergli il muso. Io quasi non lo sentivo, ero eccitatissima e più le sue dita affondavano nella mia patata più non riuscivo a tenere a bada il mio piacere.

Mi ha fatto venire e poi appena ho aperto gli occhi ho visto che aveva l’uccello duro fuori dai pantaloni. Mi ha sorriso ed io senza dirgli niente sono scesa dal divano, mi sono messa in ginocchio ed ho cominciato a succhiarglielo. Lui con le mani accompagnava il movimento della mia testa che arrivava fino in fondo, fino ad essere sfiorata dai suoi peli e piano piano sentivo la mia bocca bagnata dal suo membro duro.

Mentre mi muovevo sapientemente (ormai credo di aver imparato bene alla mia età), allo stesso tempo però mi rendevo conto che in certe posizioni non posso più stare, le mie ginocchia cominciavano a chiedere 1 tregua; così mi sono alzata e con le mani l’ho fatto venire. Ci siamo guardati, ci siamo sorrise, in maniera scherzosa lo insultato, dicendo che ero rimasta male per il suo comportamento di qualche ora prima. Lui vigliaccamente ha dato la colpa ai suoi amici dicendo che erano stati loro ad invitarsi a casa sua, visto il suo enorme televisore.

Io intanto mi ero alzata per ricompormi mentre lui era ancora con il pantalone aperto. Mi sono girata 1 attimo e lui mi ha preso per i fianchi e mi ha trascinata in braccio facendomi sedere sulle sue gambe. Ha cominciato a baciarmi dietro al collo mentre con 1 mano apriva la chiusura lampo del vestito. Io lo lasciavo fare, detto tra noi il collo e le orecchie sono tra i miei punti più sensibili.

Sono rimasta in autoreggenti mutandina e canottiera. Naturalmente quest’ultima dopo poco ha lasciato uscire le mie tettone che tanto per cambiare sono il suo passatempo preferito. Intanto con il mio sedere gli stuzzicavo l’uccello che era ancora nel boxer. Piano piano ho sentito che ricominciava a dare segni di vita; un po’ di strusciamenti e lui lo ha tirato fuori di nuovo dopo avermi fatto alzare 1 attimo. Il tempo di abbassare il mutanda ed ero di nuovo sopra di lui, ma questa volta era dentro di me.

Ho cominciato a muovermi su e giù mentre lui giocava con i miei seni e con il mio collo. Dopo qualche minuto mi ha fatto stendere sul divano e ha preso lui il comando delle operazioni. Mi ha scopata fino a farmi venire, poi lo ha tolto dalla micia ed ha cominciato a farlo scivolare tra le mie tette mentre io vedevo la sua cappella apparire e scomparire. Mi è venuto in faccia anzi sul collo e poi con l’uccello si è divertito a stuzzicare i miei capezzoli che erano duri come il marmo.

Ha preso con 1 dito parte del suo sperma e me l’ha messo in bocca. Io gliel’ho succhiato tutto quanto. Poi ad interrompere il nostro gioco c’è stata la telefonata della figlia che giustamente viene prima di tutto.
Io sono andata nel bagno a pulirmi e guardandomi allo specchio mi sono detta che come al solito al piacere non so rinunciare anche a quarant’anni. Lui si è rivestito, mi ha detto che verrà domani (domenica) a cena… chissà… conoscendolo credo che troverà qualche scusa.

Ma non si sa mai, gli uomini sono imprevedibili anche nella loro semplicità.

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