Le mie storie (2)

Quella sorta di avventura nel bagno con il fratello della mia compagna di classe, mi aveva aperto un mondo nuovo. Ero diventata grande, ero affascinata da quel piacere tutto nuovo che all’improvviso avevo incontrato. Quell’anno di terza media lo passai all’insegna delle scoperte insieme ad un mio compagno di classe (non il più carino ma neanche il più brutto) che mi fece la dichiarazione (la prima è l’unica della mia vita). Tra toccatine e maldestri tentativi di rapporti orali reciproci, a casa sua quando i genitori erano assenti, cercavo di crescere per stare al passo delle mie amiche più smaliziate.

Anche se a dire la verità non è che raccontasse loro proprio tutto, visto che la mia timidezza e il mio pudore aveva spesso il sopravvento. Oltretutto non è che foss pariticolarmente fiera di raccontare della sua lingua che leccava la mia micia come un gelato, oppure della mia bocca che faceva appena in tempo a poggiarsi sul suo uccello che veniva subito. Solo qualche anno dopo mi sarei resa conto che i ragazzini in fase di pubertà hanno gli ormoni troppo esuberanti.

L’estate che mi trasportò dalle medie alle superiori, mi vide anche perdere la verginità. Non è che sia un episodio particolarmente pruriginoso da raccontare, anche perché continuavo e continuo tuttora ad essere piuttosto imbranata. Un coetaneo della mia comitiva, mi faceva da cavaliere quando uscivamo tutti insieme, portandomi sul suo motorino. Non era uno di quelli “esperti”, anzi se possibile era anche meno istruito della sottoscritta. Ci baciavamo, ci toccavamo, insomma stare insieme era piacevole per entrambi.

Poi un pomeriggio si fece avanti chiedendomi di farlo, io tutto sommato non aspettavo altro. Diciamo che per me la verginità non è che avesse particolare valore, anzi era più un qualcosa da togliersi il prima possibile. D’altra parte ero sempre un passo indietro le mie amiche; quelle della scuola ma ancor di più quelle delle vacanze (la comitiva di giugno/luglio. Quella di agosto in un altro posto era formata da vere e proprie secchione da antologia).

Così lo accompagnai a comprare i preservativi, la sera indossai, cosa rarissima per la sottoscritta, una gonna un po’ sopra il ginocchio (non è che abbia delle gambe particolarmente belle anzi). Andammo sulla spiaggia e lui porto’ la chiave della sua cabina. Entrammo dentro, cominciammo a toccarci, lui come al solito mi ravanava le tettone come se impastasse la pizza, poi mentre lui si mise il preservativo (operazione tutt’altro che facile), io mi tolse le mutandine.

Mi appoggiò al muro, mi allargò le gambe e… nel giro di un minuto era tutto finito. Non sentii nel dolore ma nemmeno piacere, lui mi guardò con un misto di soddisfazione e delusione visto i tempi brevi in cui si era svolta la cosa. Ci guardammo, sorridemmo comunque compiaciuti. Per il resto dell’estate lo facemmo ancora, non tante volte, senza dircelo capimmo che entrambi preferivamo toccarci e farci del sesso orale. Ma a prescindere da tutto lui è stato il primo (lo avrei rincontrato parecchi anni dopo ma magari questa storia la racconterò un’altra volta), non lo dimenticherò mai.

Grazie Marco.

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