Le mie storie (10) parte prima

Rileggendo le mie storie e chiacchierando con quelli di voi che le hanno lette, mi sono accorta che il ragazzino suscita molte simpatie. Oggi però non vi parlerò di lui (anche se tornerà presto), ma di una cosa che mi successe quando avevo circa venticinque anni.
I miei genitori si erano stabiliti a Roma, mio fratello all’università galleggiava mentre io dopo essermi laureata stavo preparando un concorso. Gli incontri con il ragazzino continuavano anche se meno frequenti, perché in quel periodo era davvero immersa negli studi mentre lui diciamo che continuava a divertirsi a modo suo.

Il periodo di Natale tanto per cambiare aveva visto le solite tavolate a casa nostra, anche per salutare i miei genitori che a Napoli venivano sempre meno. Tra i vari parenti c’era una cugina di mia mamma con suo marito ed un bambino piccolo. Classiche persone che si vedono soltanto nelle feste comandate, con le quali ci si scambia il panettone o la colomba a seconda del periodo. Per carità bravissime persone, non le frequentavamo forse solo per una questione di lontananza.

Lei all’epoca avrà avuto sui quaranta molto bellina e simpatica, una parlantina eccessiva per la sottoscritta, lui un bell’uomo qualche anno più grande di lei, discreto e simpatico, era senz’altro uno di quelli che raccattava più complimenti durante queste mega riunioni.
Dopo le vacanze natalizie, i miei rapporti con loro si intensificarono poiché approfittavano del mio parco per poter parcheggiare la macchina ed andare a fare delle cose inerenti con loro lavoro (non ricordo se avessero la banca dalle parti di casa mia o qualcosa del genere).

Quindi ogni tanto capitava che con la scusa di parcheggiare, prima o dopo salissero lui o lei, o insieme per qualche chiacchierata ed il classico caffè. Le visite erano sempre cordiali e simpatiche, insomma non erano di quei parenti pallosi che si fa di tutto per tenere lontani.
Un pomeriggio lui venne a parcheggiare la macchina, mi salutò al citofono ed andò via come al solito. Io ad ora di cena quasi mi ero dimenticata che avesse ancora la macchina li, mi misi il pigiamone invernale e dopo aver mangiato, ero sul divano a guardare la televisione.

Quando suonò il citofono mi ricordai della loro macchina, risposi e lui mi disse che sarebbe salito un attimo. Entrò tutto trafelato e scappò in bagno (immagino fare pipì). Una volta uscito mi disse che aveva passato un pomeriggio terribile al freddo e che oltretutto gli si era scaricato il cellulare (all’epoca per me era un oggetto sconosciuto). Lo mise in carica dicendo che sarebbe rimasto una decina di minuti. Io intanto proprio per non farmi vedere in pigiama avevo indossato una vestaglia (non immaginate niente di sensuale, anzi fareste bene a pensare al contrario).

Ci sedemmo sul divano e come al solito si chiacchierava del più e del meno come era sempre successo. Mi ricordo che mi disse che quel pomeriggio si era imbattuto in alcune donne detestabili, ed io per scherzare gli dissi qualcosa tipo “non hanno subito il tuo fascino?” (Non ricordo naturalmente la frase precisa), ma ricordo che a questa mia battuta lui rispose chiedendomi se io lo trovassi affascinante. Io rimasi un po’ stupita, non mi aspettavo questa sua domanda, oltretutto non capivo se era in tono scherzoso o meno.

Mentre tentennav in chiaro imbarazzo lui incalzò dicendomi che mi trovava affascinante. Io ero sempre più in imbarazzo, non sapevo cosa fare né tantomeno cosa dire, insomma si avvicinò e mi baciò. Io subito lo scostai, ma lui mi disse che era da Natale che voleva farlo. In quel momento mi venne in mente che il giorno in cui vennero durante le feste, mentre si cantava e si ballava, avevo sentito la sua mano sul mio fianco, toccarmi in maniera pressante e la cosa per un attimo mi aveva stupita.

Sapete quelle sensazioni da donna che però erano morte quasi subito. Quel ricordo aveva all’improvviso il senso che io avevo dato all’epoca. Si avvicinò e mi baciò di nuovo. In quel momento sentii dentro di me l’adrenalina salire, una sensazione particolare di sorpresa, stupore, piacere, insomma lo lasciai fare anzi partecipai. Appena capì di aver abbassato le mie difese, le sue mani finirono sotto il mio pigiama… una sopra il seno l’altra nelle mutande.

Le sue dita grosse entrarono quasi subito nella mia micia e devo dire che le sapeva muovere proprio bene. Ad un certo momento si staccò da me continuando a toccarmi in basso e mi guardò mentre ansimav. Non ci volle molto che ebbi un orgasmo. Lui si alzò si aprii i pantaloni ma proprio in quel momento gli squilló il cellulare. Andò a rispondere mentre io ancora eccitata cercavo di ricompormi. Ricordo che mentre parlava al telefono il suo uccello faceva capolino dalla cerniera.

Era la moglie, lui si ricompose e sorridendo mi disse che non sarebbe finita lì. Io devo dire che ricambiai il sorriso e lo salutai senza neanche alzarmi dal divano. Ricordo benissimo che quella notte nel mio letto mi toccai (cosa che in quel periodo non facevo spesso) ripensando a ciò che era successo.
Passarono una, due settimane poi un pomeriggio mi chiamò questa cugina dicendomi che sarebbero passati per casa per il solito favore della macchina.

Salirono entrambi a salutarmi e poi andarono via dicendo che mi avrebbero fatto una visita più lunga presto. In quel periodo io passavo le giornate immersa nei libri, comoda nelle mie tute da ginnastica. Quel pomeriggio non passò neanche un’ora che sentii squillare il campanello di casa. Aprii e c’era lui, da solo, che non mi diede neanche il tempo di capire la situazione e mi baciò. Ero con la schiena sulla porta d’ingresso, mi abbassò la tuta e le mutande, mi allargo’ le cosce e cominciò a scoparmi in piedi.

Ricordo che fui coinvolta tantissima, che mi lasciai andare completamente… quel pomeriggio fu l’inizio di una relazione durata quasi un anno… la seconda parte di questo ricordo alla prossima storia.

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