L';anniversario di Andrea e Rebecca

Era una sera speciale per Andrea e Rebecca. Un anniversario da festeggiare, dopo tanti anni, ma ancora con tanta voglia di stare insieme e divertirsi.

Rebecca aveva indossato, per l’occasione, un vestitino verde, corto, sotto il quale aveva messo delle autoreggenti nere, velate, mentre ai piedi calzava delle decolleté molto alte, che slanciavano la sua figura già snella e sexy. Il vestitino, attillato, le avvolgeva i seni, liberi dal reggiseno, che tondi e morbidi aggiungevano sensualità ad una mise incredibilmente arrapante.

I capelli erano raccolti in uno chignon solo in apparenza disordinato, mentre piccole ciocche rosso fuoco cadevano sul bianco, bellissimo viso, truccato in maniera leggera ma efficace.

Andrea non era certo da meno: completo antracite e camicia bianca, barba curata e capelli appena tagliati, affascinante ed elegante.
Lasciati i bambini alla baby-sitter, i due partirono alla volta del ristorante, un posticino romantico lungo il fiume, dove si poteva cenare a lume di candela in un’atmosfera intima e rilassante.

Arrivati al locale, dopo un aperitivo a base di Prosecco, Rebecca vide, in fondo alla sala, un giovane cameriere molto carino. Alto, sbarbato, moro, con i capelli di media lunghezza e un fisico che, pur costretto nella divisa, lasciava intravedere diversi lati interessanti. Si scoprì a fissarlo quasi sorpresa e distolse subito lo sguardo, concentrandosi su Andrea.

Come al solito, lui aveva in mente qualcosa di speciale per la loro serata: aveva infatti prenotato una stanza in un hotel poco distante, per poter godere della compagnia della moglie in tutta tranquillità, lontano dal menage familiare.

Aveva molti modi in mente per poter stuzzicare Rebecca, ma quella sera ne trovò uno nuovo, che fin da subito si rivelò ottimo per alzare la temperatura tra i due.
Ad un certo punto, al momento di ordinare, disse a Rebecca: “Perché non ti tiri un po’ sù la gonna fino al bordo delle calze? Scommetto che il cameriere ti guarderebbe subito le cosce”.
Lei ebbe un fremito: “Quale cameriere?”
“Dai, non fare finta di non averlo visto, quello bello”.

“Ah…si, dai, è carino. Ma…. davvero devo fare questa cosa?”
“Prova…”
Rebecca non se lo fece ripetere e, maliziosamente, tirò su la gonna fino a far uscire qualche centimetro della balza in pizzo delle autoreggenti.
Il cameriere arrivò poco dopo.
Lo sguardo fisso sulle cosce di Rebecca mentre scriveva l’ordine non sfuggì a nessuno dei due.
Andrea toccava con il piede la gamba della moglie, sotto il tavolo, cercando di farla ridere.

Lei resistette, ma non senza fatica.

Una volta andato via il cameriere, Andrea disse trionfante: “Visto? Te l’avevo detto che l’avresti arrapato”.
“Ma va, ha guardato e basta, cosa vuoi che sia”, disse lei.
“Vediamo, secondo me durante la serata farà lo spiritoso”, concluse lui.
In effetti, tra il primo e il secondo, terminata la prima bottiglia di vino, il ragazzo tornò al tavolo, attaccando bottone.
“Come andava la pasta, Signori?”
“Bene, grazie” risposero in coro.

“Venite spesso qui?”
“Solo nelle occasioni speciali”, disse Andrea.
“Ah, dunque oggi è un’occasione speciale?”chiese lui.
“Si, è il nostro anniversario”, rispose Rebecca.
“Auguri! E complimenti per aver trovato una compagna così bella. Permettetemi di offrire la prossima bottiglia”, concluse lui.
Appena si allontanò, Andrea guardò la moglie: “Visto? Ti trova bella…in effetti come contraddirlo?”.
“Dai…non ha fatto niente”, disse lei, “è stato solo gentile”.
“Si, talmente gentile che magari gli piacerebbe avere qualcosa in cambio”.

“Ma no, cosa deve volere? Almeno abbiamo una bottiglia gratis, cosa vuoi di più?” rise Rebecca.

Verso la fine della cena, Rebecca si alzò per andare in bagno.
Mentre camminava verso la toilette, incrociò lo sguardo del cameriere, che le sorrise, ricambiato.
Quando stava per uscire dal bagno, ecco arrivare un messaggio sul cellulare.
“Togliti le mutandine”, le scriveva Andrea.
Sorridendo, Rebecca rientrò nella toilette e si sfilò il perizoma nero di seta che indossava.

Uscendo dal bagno, lo mise nella borsa, ma proprio mentre stava per completare l’operazione, aprendo la porta della toilette, si trovò davanti il cameriere, il cui sguardo cadde proprio sulla borsetta e sulle mutandine.
I due scoppiarono a ridere e Rebecca, imbarazzatissima, tornò a sedersi.
Amore, cazzo, mi ha visto mentre mettevo in borsa le mutandine”:
I due risero di gusto. Andrea ne approfittò subito, vedendola tra l’imbarazzato e l’eccitato.
“Chissà come vorrebbe vedere cosa c’è sotto il tuo vestitino”.

“E invece lo vedrai solo tu”.
“Già, ma lo so che ti piacerebbe giocare anche con lui”.
Rebecca non rispose, lasciando trasparire, con un sorrisino, che la sua fantasia si stava già muovendo..

Quando si alzarono per pagare il conto, il cameriere li aiutò ad infilare il cappotto. Rebecca sentì chiaramente le sue mani sulle natiche: approfittando dell’occasione, il porco aveva tentato un approccio. Evidentemente la vicenda delle mutandine, unita alla provocazione delle calze, non aveva lasciato indifferente il ragazzo, che si lasciò andare ad un azzardo inaspettato: “Dove andate di bello adesso? Tra poco stacco anche io, se volete compagnia”.

“Come, prego?” rispose Rebecca.
Andrea intervenne senza lasciare il tempo ai due di continuare la conversazione.
“Dai, amore, non fare l’antipatica, digli dove andiamo. A proposito, come ti chiami?”
“Marco” disse il ragazzo, con un sorrisetto furbo stampato sul viso. E aggiunse: “Beh, non c’è bisogno di rispondermi adesso, la Signora ha un biglietto nella tasca del cappotto, potete chiamarmi anche più tardi”.

I due uscirono dal locale e salirono in macchina.

Senza dire una parola Andrea baciò la moglie con passione e, infilando una mano sotto la gonna, la scoprì incredibilmente bagnata.
“Ah, troietta, lo vuoi chiamare Marco, eh?”.
“Non lo so” disse lei “Iniziamo ad andare in hotel”.
Durante il tragitto Andrea volle vedere Rebecca mentre si toccava.
Lei tirò su la gonna e appoggiò le gambe sul cruscotto, lasciando scorrere le dita sulla figa, effettivamente completamente fradicia di umori.

In pochi minuti raggiunse l’orgasmo, proprio mentre l’auto entrava nel parcheggio dell’hotel.

Arrivati nella stanza, Andrea prese Rebecca per i fianchi, la sbatté contro il muro ed iniziò a baciarla, levandole il vestito e lasciandola nuda, con tacchi ed autoreggenti. Poi la prese per mano e la portò sul letto, facendola sdraiare. Sfilò dalle tasche del suo giaccone due corde ed una mascherina, che aveva accuratamente preparato quella mattina, prima di uscire, pensando già a come avrebbe fatto godere la moglie poche ore dopo.

Il suo programma, però, aveva subito una variazione.
Ci avevano pensato tante volte, giocando, ma ancora mai Rebecca era stata con un altro uomo, da quando aveva conosciuto Andrea. Eppure quella sera, nei suoi occhi, lui aveva visto una luce particolare: sentiva che era giunto il momento.

Mentre Rebecca era legata e non ancora bendata, prese il telefono ed il bigliettino dalla tasca del suo cappotto, compose il numero tra le (deboli) proteste di lei e chiamò Marco.

“Marco, se vuoi scoparla vieni al Parc Plaza, stanza 302”.
“Ok”, si limitò a rispondere lui.
“Cos’ha detto?” chiese Rebecca. “Non l’hai fatto davvero, no?”
“Shhhht…. ” sibilò Andrea, bendandole gli occhi.
Cominciò a baciarla sul collo, scendendo ben presto sui capezzoli e sulla pancia, mentre lei si contorceva dai brividi. Poi arrivò alla sua figa, sempre più bagnata, ma proprio mentre iniziava a succhiarle il clitoride ecco qualcuno arrivare alla porta.

Rebecca trasalì “Sei scemo?”
La porta si aprì e qualcuno entrò. Lei sentì i passi ed in quel momento realizzò che quella sera sarebbe successo veramente: stava per fare l’amore con due uomini, come tante volte aveva immaginato.

Nemmeno il tempo di pensarci che, pochi secondi dopo, quattro mani le accarezzavano il seno, il ventre, i fianchi, le cosce, mentre due cazzi si insinuavano nella sua bocca, uno dopo l’altro, in un turbinio di piacere che la faceva già gemere alla grande.

Il primo contatto con il cazzo di Marco fu quasi sconvolgente: aveva un sapore diverso da Andrea, ma soprattutto era enorme. Grosso da far male alla bocca e bello lungo, averlo fino in gola la faceva godere da impazzire, soprattutto quando sentì Andrea che iniziava a leccarla, mentre Marco le scopava la bocca.
Il primo orgasmo arrivò così, ma non ebbe nemmeno il tempo di rendersene conto, perché subito dopo Andrea le slegò le gambe e, tenendola per le cosce, iniziò a scoparla furiosamente.

Nel frattempo, Marco le slegò le braccia, permettendole di toccare anche con le mani il suo enorme membro e i suoi coglioni: Rebecca, godendo come una pazza, si impegnò in un pompino straordinario, costringendo Marco a fermarla prima di esplodere in una sborrata che ancora non era il momento di fare.

I due la fecero alzare e Rebecca poté accomodarsi sul cazzo di Marco. L’ingresso le tolse il respiro: era completamente riempita da quel pisello duro e statuario, che scavava dentro di lei caverne di enorme piacere.

Iniziò a muoversi ritmicamente, mentre con una mano teneva le palle di Andrea, succhiandogli il pene. Faticava a ragionare, ma le sembrò che anche Andrea fosse in preda ad un’eccitazione rara. In effetti, aveva ragione: vederla godere così lo stava facendo impazzire letteralmente, sentiva il cazzo esplodere da quanto era duro.
Rebecca esplose in un orgasmo chiassoso e devastante, mentre Marco le strizzava i capezzoli e Andrea le spingeva il cazzo fino in fondo alla gola.

A questo punto i due uomini si alzarono. Andrea prese Marco per un braccio e lo allontanò dal letto. “Facci vedere quanto sei troia, adesso. Sdraiati e toccati per noi”.
Rebecca non se lo fece ripetere due volte. Si sdraiò a pancia in sù, alzò le gambe ed iniziò a masturbarsi. Definire la sua figa bagnata era quasi un insulto: la broda le colava fino a metà coscia, caldissima, e le sue dita scivolavano veloci sul grilletto, finché venne nuovamente, di fronte ai due uomini che, compiaciuti, la guardavano contorcersi di piacere.

A quel punto tornarono vicino a lei, offrendo alla sua bocca la possibilità di riprendere possesso dei loro cazzi. Le loro dita cominciarono ad armeggiare con la sua fighetta e con il buco del culo, facendole intuire che il momento di provare la doppia penetrazione era arrivato.
Andrea si alzò e si posizionò di fianco a lei, spingendo il suo cazzo sul culetto: l’ingresso non fu mai facile come quella volta.

In un solo colpo Rebecca si trovò il cazzo del marito tutto infilato nel retto, mentre masturbava la verga di Marco, ancora durissima.
Andrea si mise sulla schiena, prendendola un braccio e facendola sedere sul suo cazzo. Subito Marco si mise di fronte a lei, sfregò un po’ il cazzo contro labbra e clitoride ed entrò, deciso, dentro la sua figa.
Il cervello di Rebecca subì il colpo di grazia. I due cazzi stantuffavano dentro di lei furiosi, all’unisono, sfregandosi tra figa e culo e lasciandola senza respiro.

Le sue urla riecheggiavano per la stanza e venne un numero di volte che né lei, né i due ragazzi riuscirono a contare. Un orgasmo in fila all’altro, sempre più forte, finché non si lasciò andare, sfinita e piena di brividi, sul letto.

Mentre ancora ansimava e godeva, in preda ad un’estasi quasi mistica, i due le si misero ancora a fianco: menandosi il cazzo la accarezzavano ancora dappertutto, procurandole nuovi brividi che la portarono vicino allo svenimento.

E proprio mentre credeva di aver raggiunto l’apice storico del suo godimento, ecco che caldi fiotti di sborra iniziarono ad inondarla: viso, collo, seno, pancia. Il suo corpo, in preda a violenti spasmi di piacere, era cosparso di caldo liquido bianco: iniziò ad accarezzarsi con le mani, alla ricerca del prezioso nettare, per portarlo alla bocca e mostrare quanto era grata ai due stalloni per quel piacere devastante che le avevano regalato.

I tre restarono in silenzio a lungo, sfiniti, distesi uno accanto all’altro, finché Rebecca non si alzò, baciò Andrea dolcemente e, rivolta a Marco, lanciò un sorprendente: “Ciao e grazie, adesso lasciaci soli”.

Il ragazzo si rivestì, scambiò un cenno d’intesa con Andrea e salutò Rebecca con un “Ciao, bella”, mentre lei, da sotto la doccia, rispose con un secco “Addio”.

Tornata a letto, avvolta in un morbido asciugamano, guardò Andrea, gli sorrise, ed iniziò a fargli uno dei più soddisfacenti pompini della sua vita.

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