La Vacca di Sandra

La notte
Ormai sono le due di notte. L’aria è tiepida, mossa di tanto in tanto da una leggerissima folata fresca, ultimi refoli dell’inverno appena passato. Percorro in macchina una strada di campagna che avevo notato da mesi. E’ poco trafficata, e data l’ora tarda sono sicura di incontrare pochissime automobili.
La strada fiancheggia per qualche chilometro all’autostrada, separata da una fitta siepe che funge da barriera antirumore. Ad un certo punto punta a sinistra, in prossimità di un cavalcavia, e così facendo si avvicina a pochi metri, forse cinque o sei, all’autostrada, prima di svoltare ad angolo retto a destra e riallontanarsi.

Siamo vicini ad una delle uscite dell’autostrada.
Mi fermo pochi metri prima dalla curva ad angolo, parcheggiando di fianco alla barriera di cespugli. Davanti a me si presenta una apertura di qualche metro nelle barriera dalla quale si vede e si sente il traffico vicinissimo, tanto che a volte lo spostamento d’aria arriva fino alla mia macchina parcheggiata.
Sono veramente molto vicina e se non vi fosse una rete, sarebbe un attimo saltare sulla carreggiata.

Il traffico lungo l’autostrada è scarso ma non inesistente. Prima ancora che dal rumore, le macchine vengono preannunciate dall’apparire dei fari in fondo al rettilineo e quindi, dopo vari secondi, eccole sfrecciare davanti a me. Spengo il motore e mi guardo attorno. Gli occhi lentamente si abituano al buio e le orecchie si tendono al massimo, sudo leggermente. Non vedo nessuno, ne sento rumori di passi o di biciclette, tra il rombo di una macchina e l’altra.

Il cuore mi batte a mille. Ora devo prendere una decisione, non c’è più tempo per fantasticare. Velocemente mi sfilo i pantaloni e la felpa. Mi fermo un secondo in ascolto. Ancora nessun rumore. Infilo la calzamaglia sul volto e quindi la parrucca.
Ho deciso. Alzo la leva dei fari e attivo gli abbaglianti. Il fascio di luce immediatamente illumina la zona antistante di un chiarore quasi diurno. Esco di corsa e assaporo il momento.

Sono all’aperto, vestito da donna. La lieve brezza mi accarezza le gambe e le spalle facendomi tremare dal piacere. Ad ogni passo l’aria fresca mi sfiora il culo e le chiappe, come una mano che delicatamente mi accarezza il didietro, quasi spingendomi in avanti. Mi sento esposta e vulnerabile, per un attimo non sono più cosi sicura.
Passa una macchina, ma sono ancora protetta dalla siepe. Non vi sono altri rumori. Mi rassetto la gonna e l’abito, spingo in su le coppe del reggiseno e sospiro.

Una folata di vento, più forte delle altre, mi accarezza le braccia, il culo, le gambe perfettamente lisce e depilate, e tocca maliziosamente le palle, ovvero le mie grandi labbra. Mi decido e faccio quei cinque o sei passi che mi portano esattamente al centro del fascio luminoso. Sono perfettamente illuminata.
L’aria ora odora di un misto di erba e di carburante. Mi giro con le spalle rivolte verso la strada, proprio mentre passa rombando una macchina.

Non so se mi ha visto, forse no. Divarico le gambe, mi piego in avanti e inarco la schiena, scoprendo quindi il culo ed offrendolo come una troia in cerca di qualcuno con cui accoppiarsi. In questa posizione, con la testa buttata all’indietro, tiro giù gli slip a metà coscia e con le mani mi cingo da dietro le chiappe, aprendo il culo e mostrando a tutti la mia rosellina.
Passano in rapida sequenza una, due, tre macchine.

Un attimo e quindi un’altra vettura, velocissima. Mi avranno visto? Spero tanto di si.
Poi sento arrivare più lentamente un furgone. Deve essere vecchio, perché dal rumore procede molto lentamente. Io sono li, perfettamente illuminata e visibile, con il culo nudo e sporgente, le gambe ben diritte, a disposizione di chiunque voglia possedermi. Faccio fatica a respirare e sto sudando, ho paura di essere scoperta, che qualche passante mi noti e venga a vedere che cosa succede, ma l’eccitazione è troppa e decido di continuare.

Ora porto una mano davanti e mi afferro l’asta. Il furgone ora è vicinissimo, non può non notarmi, data la sua bassa velocità. Mentre mi passa da dietro mi meno il pisellino.
Mi stavo offrendo come femmina quando il clacson del furgone mi fa sobbalzare, un suono stridulo e lungo, ma deciso. L’autista mi aveva vista. Chissà che cosa aveva pensato.
Sono ancora in quella posizione, mentre altre macchine mi passano dietro, a pochi metri dal mio culo scoperto.

Intanto sento che il mezzo ha rallentato e in fondo davanti a me vedo che ha messo la freccia per uscire. Sono spaventata, ma so che impiegherà almeno un altro mezzo minuto per portarsi nelle vicinanze. Lo sento suonare ripetutamente, e questo mi eccita. Mi tocco tutta tette e culo.
Dio, devo fermarmi. Invece ancheggio ancora provocantemente, sporgendo ancor di più in fuori se possibile il culo. Il furgone ora si avvicina, vedo le luci che attraversano la strada.

Qualche secondo ancora e mi vedrà. Mi scuoto improvvisamente da quella trance, tiro su gli slip e corro verso la macchina.
Entro appena in tempo e mi libero della parrucca, il veicolo sta curvando nella mia strada. Metto in moto e mi dirigo verso di lui, gli sfreccio di fianco. Forse mi ha notato, forse no. Respirando affannosamente e a mia volta entro in autostrada, ora sono al sicuro. L’interno della macchina odora di sudato e di eccitazione, di sesso e di corpi nudi.

Esco dall’autostrada, mi rendo conto di avere la faccia e le spalle accaldate, di avere molto caldo. Devo calmarmi, sono troppo eccitata. La stazione di servizio non è aperta ma accosto e mi fermo un po’ defilata.
Spengo il motore. Sono bollente, fremente di voglia. Dovrei rilassarmi ed invece mi tocco i seni, passo le mani sotto il vestito e stringo i capezzoli, prima piano poi sempre più forte, facendomi spingere il corpo verso il sedile, forse sperando di liberarmi ma ottenendo solo l’effetto opposto, di tirarmi i capezzoli in fuori.

Una mano si libera e corre verso il basso, sotto la gonna, dove al centro degli slip il cazzettino è eccitato. I testicoli ora sono dentro il ventre,spinti dalla pressione dei glutei sul sedile. Mi tocco in mezzo alle gambe, palpo le due pieghe di pelle dello scroto ora vuote e le accarezzo, portando il dito al centro e salendo verso l’alto come a eccitare una figa già calda e aperta, cercando il clitoride.

Mi ricompongo e lascio cadere le braccia sui fianchi di colpo, ansimando. Sono pronta.
Riparto con calma e mi dirigo verso la vicina zona industriale. L’uscita mi porta lungo un grande viale. Sono vestito da donna ma dal finestrino si vede solo parte delle spalle per cui nessuno mi nota. Passo un incrocio, al prossimo però mi devo fermare. Sul marciapiede passeggiano alcune prostitute. Una in particolare, con gli shorts bianchi ed un reggiseno di pizzo bianco, mi guarda.

La invidio e le sorrido. Mai potrebbe immaginare di aver cercato uno dei clienti meno probabili della serata. Il semaforo diventa verde e riparto, con calma.
Prendo la prima a destra e quindi passo un paio di rotonde. E’ l’una e tre quarti, le macchine sono rare, specie in zona industriale. Sulla destra si apre un grande viale, illuminato scarsamente da lampioni arancio su entrambi i lati. Su un lato si sussegue una fila di grossi stabilimenti, tutti con cancellate enormi e le luci spente.

Solo da una laterale, circa a metà del lungo viale, le luci di un capannone sono ancora accese.
Conosco bene il posto, lo ho studiato molte volte, sia di giorno che di notte. Si tratta di una ditta di trasporti, che opera tutta la notte. Regolarmente, a circa dieci minuti uno dall’altro, i grossi tir escono dal capannone, lentamente. Il rumore del motore, basso e ruggente, un misto di potenza bestiale e di energia trattenuta, è ancora al minimo.

Un rombo sordo in attesa di essere liberato. L’autista probabilmente si sta adattando alla guida notturna, che sarà lunga e tediosa, verso posti indifferenti e disumanizzati. Sicuramente apprezzerebbero un augurio di buon viaggio caldo e sensuale.
Le luci infondono ad ogni cosa una tinta arancio, surreale, impersonale. Anche le ombre ne risentono. Sembra di trovarsi all’interno di un sogno.
Percorro tutto il viale e torno indietro. Oltrepasso la laterale da cui sbucano regolarmente i bestioni e pochi decine di metri dopo accosto e mi fermo.

Spengo il motore. Chiudo le luci.
E’ buio, ma il marciapiede e la strada sono ben illuminate dai lampioni di luce arancio.

Sospiro. Sto tremando. Sudo, un sudore odoroso di ormoni e di umori sessuali. Il cazzettino è eccitato. Sono indecisa. Potrebbe essere un disastro. Potrei essere scoperta, il mio nome reso pubblico e sarei rovinata. Sono troppo eccitata e decido di buttarmi. Apro la portiera e scendo incerta, poggiando i tacchi sul marciapiede.

Esco con circospezione, mi guardo attorno, ma non c’è nessuno. L’aria è tiepida, sa di asfalto, un odore acre ma non sgradevole che mi avvolge la pelle scoperta, le gambe fino all’inguine, il petto, il collo, è una sensazione fantastica. Non si odono rumori se non quello di motori in grande lontananza, probabilmente lungo l’autostrada. Sono sola. Mi porto davanti alla macchina e quindi comincio a camminare.
Immagino di essere una troia che cerca un maschio da cui farsi fottere, una puttana in calore, in cerca di sesso e di essere posseduta.

Mi allontano lentamente, facendo bene attenzione a camminare come una troia, sculettando. La gonna intanto si alza e mi lascia esposto metà culo. Non cerco neanche di tirarla su, anzi, tiro verso l’alto gli slip in modo che le palle vengano spinte dentro e ai lati del pene. Mentre cammino, le gambe che si intrecciano in modo fin troppo provocante le spingono all’interno dell’inguine, la loro pressione si fa sentire ad ogni passo.
Una luce appare intanto dal capannone.

Il rumore di un camion che si accende. Resta in moto qualche secondo poi lentamente si mette in marcia. E’ ancora lontano, e mi dico, ho ancora il tempo di fare qualche passo e mettermi in mostra ai miei clienti immaginari. Mi rivolgo ora verso la strada, tirando la gonna di fianco e lasciando scoperti gli slip, al centro dei quali si nota un grosso bastone verticale.
Il camion ora è in corrispondenza dell’incrocio e comincia a voltare verso la mia direzione.

Sono presa dal panico, le mie voglie di trasgressione vengono momentaneamente meno, corro in macchina,entro e mi rannicchio sul sedile. Il rumore sordo e potente del camion si avvicina, sempre di più,quasi assordante, mi passa a pochi metri. Sento l’acre odore del diesel degli scarichi. Poi prosegue, sempre lentamente, il suo carico mi sfila davanti ai finestrini, ma ormai si sta allontanando. Qualche minuto ed è arrivato alla fine del viale, gira a sinistra e scompare dalla mia vista.

Mi vergogno di aver avuto paura, di non essermi fatta notare, almeno per sapere l’effetto che avrei fatto sull’autista del mezzo, ma è troppo tardi.
Sono tutta eccitata e il cazzo è durissimo. Fremo di piacere e decido di osare di più.
Esco quindi nuovamente, e riprendo a camminare. Faccio qualche metro, mi fermo e guardo indietro, poi mi allontano sempre di più, sculettando e ancheggiando esageratamente. Mi tocco il culo, facendo finta che sia casuale e fremo nel sentirlo nudo e scoperto.

Proseguo, ora sono quasi cinquanta metri, mi volto ma non vedo nessuno, solo la sagoma della mia macchina.
Decido di osare di più e continuo. Mentre cammino inarco ancora di più la schiena e mi passo la mano dentro gli slip. Tengo il cazzettino ben stretto, i movimenti da soli lo menano quindi passo la mano sulle tette. I testicoli sono in procinto di entrare, sporgono per metà e per metà chiedono di essere spinti dentro, su per l’inguine.

Li accontento e con l’indice e il medio premo ai lati del membro e spingo le due palle all’interno del ventre. Sono talmente eccitata che anche quando levo la mano i testicoli continuano a restare intrappolati, per cui accentuo ancora la camminata, soddisfatto di sentirmi come una femmina, con le ovaie gonfie che spingono ai lati del ventre.
Assorto in queste sensazioni mi rendo conto solo ora che una macchina si sta avvicinando.

Ormai è troppo vicina. Mi giro terrorizzata, ma sono troppo lontana dalla mia vettura.
Mi sento in trappola e istintivamente mi porto le mani a coprire il seno e il pube, quasi a proteggermi. Poi, d’istinto, decido di comportarmi il più naturalmente possibile, date le circostanze e di cercare di raggiungere la macchina. Mi giro quindi e mi incammino verso la vettura.
La macchina intanto si avvicina e si sposta verso il mio marciapiede frapponendosi tra me e la mia automobile.

Rallenta. Tremo di un misto di paura e di eccitazione. Sono sola, vulnerabile, e apertamente mi espongo alle voglie di chi mi si avvicina. Non è proprio quello che voglio, mi dico? Non è forse questo che aspettavo, essere scelta da dei maschi nei panni di una femmina? Non volevo essere presa per una troia da monta? Mi sento come una vera puttana, alla merce di chiunque passi e si fermi.
La macchina rallenta e si arresta poco avanti a me.

Il finestrino si abbassa, mentre io mi sto ancora avvicinando.
Dio,speriamo che non esca nessuno e scopra il mio trucco. Ma se invece lo scoprisse e ne fosse eccitato? Avrei il coraggio di andare fino in fondo? Continuo a camminare ancheggiando, non voglio che si accorgano che non sono una donna.
Non ho alternative, devo passargli di fianco se voglio arrivare alla mia vettura, al mio rifugio. Mi accorgo che sto sculettando ancora di più, i passi sono quelle di una puttana.

Una faccia si sporge dal finestrino e mi guarda. “Ehi, troiona, cosa fai qui? Sei nuova, non ti avevamo mai visto…”
Non dico niente, giro il volto dalla parte opposta in modo che vedano solo la mia lunga capigliatura, passandomi la mano sui capelli per far apparire il gesto come naturale e puntando sul fatto che i lunghi capelli mi nascondono la faccia. Gli passo vicinissimo, non posso evitarlo.
Sono sudata, il cazzettino spinge disperatamente contro gli slip, i coglioni ben spinti all’interno del ventre e il culo che sporge mezzo scoperto.

L’aria odorosa di asfalto mi avvolge, mi gira la testa. Mentre passo accanto la persona mi richiama ancora.
“Guarda che fisico, che gambe…una vera cavalla di razza…quanto costa montarti? Ehi, dico a te…puttanona, quanto vuoi per essere fottuta?”
Sento uno colpo sul culo, forte, e inconsapevolmente mando un gridolino misto di piacere e dolore, allungando i passi e accarezzandomi la parte colpita. Mi aveva dato uno schiaffo sporgendosi dal finestrino!
“Che culo sodo, ragazzi, questa e di razza, ve lo dico io, altro che quelle baldracche più avanti.

Qua non bastiamo noi tre a montarla, un buco a testa! Allora, quanto vuoi per farti sfondare il culo, la figa e la bocca, troia?” grida.
Sono a mille. La mia parte è perfetta. Mi hanno preso per una puttana, per una femmina. Non si sono accorti di niente. Questo mi manda in visibilio, sono al colmo della paura e anche dell’eccitazione, sono tentata di fermarmi ma il rischio è eccessivo. Mi viene una idea stupida ma valida, alzo entrambe le mani e mostro le dieci dita, poi un’altra volta ancora, sempre camminando verso la mia macchina.

Sento un mormorio di delusione. “Duecento? Ma credi di avere la figa di oro? Ma vai affanculo, come te ne troviamo quante ne vogliamo… andiamo via ragazzi, questa ci sta prendendo per il culo”.
Il motore di riavvia e la macchina si allontana. Sono salva, ma sudata e a mille. Il cuore sta per scoppiare e ho bisogno di sedermi e rilassarmi.
Mi rifugio con grande sollievo nella mia macchina, abbasso il sedile e mi sdraio.

La testa mi gira, devo respirare a fondo, per qualche minuto. Il cazzettino sta spingendo intanto come non mai contro il leggero tessuto degli slip, e le palle mi fanno male all’interno dell’inguine. Sono gonfie al massimo, le sento ai lati del mio membro come due protuberanze, due uova in attesa di essere fecondate da qualche fallo pronto a violare la mia verginità e a scaricare il suo sperma bollente all’interno delle mie viscere.

Sono sdraiata e non ce la faccio più, mi tocco freneticamente, mi passo le mani sotto il reggiseno e pizzico i capezzoli fino a farmi male, con le unghie, le passo sui fianchi, afferro il cazzettino, e comincio a menarlo, su e giù, su e giù, quasi con violenza. Il corpo si inarca ad ogni colpo, segue il movimento di un coito immaginario. Oramai sono al massimo dell’eccitazione, ancora un colpo e sicuramente sborrerei tutto lo sperma bollente racchiuso nei miei coglioni.

Mi decido, non riesco più a trattenermi,decido che è giunta l’ora, sia quello che sia ma devo andare fino in fondo. Il culo sta contraendosi ritmicamente, incontrollato, implorando di essere violato fino in fondo, penetrato, sfondato. Tiro su il sedile,sempre con la mano sul cazzettino, lo scroto tesissimo mi ha spinto le palle all’interno dell’inguine e guardo fuori. Ho deciso. Esco e comincio a camminare lungo il viale.
Mi guardo intorno un attimo e quindi lentamente mi sfilo il vestito, da sopra le spalle e quindi lo ripongo a terra.

Ora sono nuda, indosso solo le calze e gli slip. Mi metto in mostra quindi con decisione mi sfilo anche l’ultima sottile barriera che mi separa dall’esposizione totale, dalla massima offerta del mio corpo, e mi levo gli slip. Mi passo le mani sui fianchi e sul cazzo, ritto e come una passeggiatrice mi allontano sculettando, cercando di mettere bene in mostra la mia merce ad immaginari clienti. Sono eccitatissima e orgogliosa di mostrare tutto il mio corpo,senza vergogna, anzi, aspettandomi dei riscontri da parte di eventuali automobilisti di passaggio, che ovviamente non ci sono.

Il fresco della sera mi avvolge completamente, la leggera brezza mi accarezza i testicoli, il pene, i fianchi, tutto il mio corpo esposto e ignudo. Sono infoiata al massimo, sono pronta a concedermi a chiunque si presenti, ma il dono del mio corpo lo ho dedicato all’ignoto camionista che si accinge al suo solitario e triste viaggio notturno, come qualcosa a cui può andare con a sua memoria quando si sente voglioso di sesso.

Qualche istante dopo ecco che due luci si accendono sul piazzale della ditta di trasporti. Un altro camion è in partenza. Qualche minuto poi il rombo del motore sale lentamente e il mezzo si mette in moto. Dalla sagoma vedo che si tratta di un camion e rimorchio, una cosa enorme e lunghissima. Il camion si avvicina al cancello ed esce. Ancora qualche istante e arriverà all’incrocio con il viale dove a qualche decina di metri sono parcheggiata, e mi passerà proprio di fianco.

Mentre si arresta per poi imboccare il viale mi piazzo davanti alla macchina. Ho perso ogni remora, sono in affanno, il cuore è a mille, non capisco niente.
Non voglio che ci siano equivoci o malintesi. Sono nuda, reggiseno, corsetto, calze di nailon e stivaletti con il tacco alto e niente altro. Sono ben illuminata, non può non vedermi, penso, mentre il mezzo imbocca il viale e i fari per un attimo saettano scandagliando tutta la strada e immancabilmente anche me.

Sono ancora vulnerabile alla sua merce, ma non mi basta. Allora mi inginocchio sul ciglio della strada, con il culo rivolto verso la carreggiata e mi sdraio alla pecorina. Tengo il culo il più alto possibile, la schiena inarcata e le gambe aperte, mentre mi appoggio con le tette sulle mani e sull’asfalto. La faccia è rivolta verso il basso, non voglio che mi si riconosca.
Ecco, mi sono offerta al mio penetratore, al mio padrone nel modo più aperto e più osceno che si possa immaginare, senza remore.

Non ho posto condizioni o vincoli, ho solo detto a gesti le seguenti parole “Sono tutta per te, senza limiti, prendimi come vuoi, sfondami e penetrami fino nel fondo del mio utero, sbattimi, ma non chiedermi niente, poiché non vi sarà alcuna risposta da parte mia. Ti offro tutto il mio corpo. Fammi godere, fammi mugolare come una vacca impalata da un grosso cazzo nodoso. ”
Il camion si avvicina e improvvisamente il rombo, che fino ad un minuto fa era in salita, scende, rallenta.

Sento il mezzo che si avvicina e molto lentamente mi passa, e tremo al pensiero di aver fallito, di essermi umiliata ed esposta per niente. Poi, con uno stridore dei freni, si arresta di colpo, lasciandomi tra la motrice ed il rimorchio, chiudendo ogni accesso ad altri e ribadendo il suo possesso di questo tratto di territorio, protetto dal suo mezzo, come a ribadire che questa preda è ormai stata assegnata. Il motore gira al minimo, regolare e possente, sento la porta che si apre, la mia faccia è sempre rivolta verso il suolo, non posso vedere niente.

I passi, pesanti e decisi, si fanno più forti.
L’autista si sta avvicinando, ora lo sento dietro di me, ansimo pesantemente.
Sento un sottile rivolo di presborra colare lentamente ma continuamente dal cazzettino. Muoio dalla voglia di masturbarmi, ma le mie mani ora mi cingono le chiappe, cercando di allargarle, ulteriore ed esplicito invito alla penetrazione.
Poi, d’un tratto due mani si appoggiano sui miei fianchi. Istintivamente muovo il culo a destra e sinistra, invitandolo.

Sono mani ruvide, robuste ma allo stesso tempo delicate. Mi stringono le anche, e mi costringono a indietreggiare leggermente. Una mano si porta sotto e comincia ad accarezzarmi l’inguine. Mi palpeggia il membro e si strofina sull’inguine e quindi sulle palle. Le individua, le riconosce e le afferra, con decisione ma anche con delicatezza. Mi tira i testicoli, grossi come uova, ora in avanti, costringendomi ad abbassarmi ancora di più, quindi lentamente indietro, obbligandomi in tal modo a spingere il culo ancora più indietro, ancora più oscenamente se mai possibile.

Questa sensazione mi fa sciogliere dall’interno, sono obbligata a seguire le sue azioni, e lui lo sa. Poi, con un dolcissimo dolore, comprime il sacco nel palmo della sua mano enorme, costringe le palle ad uscire dall’unica via tra il suo pollice e l’indice, e me le spinge all’interno del ventre, ai due lati dell’asta che penzola colando un lento filo di sborra. Il suo palmo ora me le preme nel ventre ancora di più fino a farmi male.

Sto scoppiando, emetto dei mugolii incontrollati di piacere, muovo la testa a destra e sinistra e mi sento dire “Si, si… dai… vai avanti…non fermarti ora”.
La mano allora ritorna sul cazzo e comincia lentamente a menarlo, in avanti e poi indietro, strisciando il suo pollice robusto sulla mia cappella ogni volta che il movimento finisce in avanti, determinando l’uscita di un piccolo fiotto di sborra ad ogni strusciata. “No, non farmi venire… non ancora, ti prego, prima prendimi metti il preservativo” sento una voce che dice, e non la riconosco come la mia.

Come risposta alle mie parole, un corpo caldo e morbido si appoggia all’entrata del retto. Sento che cerca di insinuarsi , di aprire la mia rosellina. Lentamente, poco alla volta, spingendo in fuori, mi apro a questo stelo di carne pulsante e lentamente lo sento entrare. Lentamente, sono sicura che lo fa apposta, spinge la sua cappella oltre la parte iniziale, quella più stretta. Mi aspetto che prosegua, ma invece, da maschio esperto nel far godere le donne, si ferma non appena il suo glande gonfio e turgido ha oltrepassato la barriera del mio sfintere.

Resto in attesa, trattengo il respiro, poi lo sento che si ritira lentamente. Pare che mi strappi il culo, che le mie visceri si aprano all’esterno, ma è solo una sensazione che dura un attimo, poi riprende il piacere e non resisto, spingo il culo indietro, non voglio che si ritiri, mugolo a bassa voce.
Quasi avesse letto i miei pensieri, riprende, il glande rientra e ora, sempre lentamente, supera questo ostacolo di carne, quindi penetra di un altro centimetro, seguito dal grosso e nodoso corpo del membro, esce ancora, sempre lentamente, quindi si insinua un po’ di più all’interno delle mie visceri, lo sento passare ogni centimetro del retto, allargando al suo passaggio il mio canale rosa e umido, lo sento aprirmi mentre mi penetra in profondità.

Il mio culo si apre ancora di più, lo trattiene al suo interno, la foia di essere posseduta è troppa, le gambe non mi reggono e devo appoggiarmi con il petto sulla strada calda, l’asfalto mi solletica i seni e l’odore del catrame mi eccita ancora di più. Poi, sempre lentamente, sento una pressione in fondo al retto, un leggero ma bellissimo dolore. Il suo fallo enorme e nerboso ha raggiunto il fondo , il mio limite fisico, e sento che adesso invece si sta allargando.

Mi pare che l’intestino stia esplodendo, che il mio ventre sia stato riempito da un oggetto enorme e caldissimo, che mi stira le viscere oltre il loro limite, penetra sempre lentamente e riesco a seguirlo per ogni tratto del suo percorso. La cappella si ferma un attimo prima di scappare fuori dallo sfintere, quindi rientra. Il movimento è più rapido, sempre profondo, mi colpisce sempre il fondo dell’utero. Le grosse venature mi procurano sensazioni meravigliose ad ogni accesso, stimolando il mio canale del piacere.

Io lo assecondo come posso, scuoto il culo, lo spingo in fuori e lo ritiro in sincronia, mugolo, inarco sempre più la schiena. Devo sembrare veramente una vacca in calore che viene posseduta da un toro di razza, in mezzo ad una strada, come si addice agli a****li. Il ritmo aumenta, sempre di più. Ogni volta che mi penetra il suo glande mi accarezza la prostata, facendo emettere piccoli fiotti di sperma dal mio uccello e donandomi una sensazione di enorme femminilità.

Mi viene voglia di venire, spingo anche io, ma non ce la faccio, non ancora. I colpi si susseguono rapidi, decisi, dentro e fuori. Mi sconquassano, il mio corpo sobbalza ed è lui stesso che mi dirige, da padrone, mi avvicina e allontana il culo con la sua presa robusta e decisa. Non so per quanto continua questa dichiarazione di possesso totale, sono ora isolata dal mondo, non so se siamo ancora soli o se una piccola folla di spettatori si è riunita per assistere a questa completa sottomissione sessuale di una persona.

Sto per venire, non riesco a trattenermi, sento le prime pulsioni cominciare dalla base del mio pene, quando improvvisamente sento una enorme pressione all’interno del mio ano, lo sento gonfiarsi ancora di più come per squarciarmi il culo, mi pare che mi tocchi la gola da quanto si è ingrossato, dilatando al massimo la parte più recondita delle mie visceri. Si arresta per una frazione di secondo e capisco che sta venendo. Dopo un attimo infatti un getto caldo sento che riempe il preservativo.

Percepisco bene la schizzata ed immagino che mi impregni, che mi fecondi e mi renda gravida, come una vacca in calore montata. Sento ancora dei getti che riempono ancora il,preservativo.
Mi sento gridare “Sii…sii… dai penetrami ancora di più… rendimi tua, solo tua, scopami tutta…” E comincio anche io a sborrare, senza neanche toccarmi o menarmi, in sincronia con i suoi schizzi anche il mio cazzettino comincia a emettere lo sperma accumulato in tutto questo tempo, la sborra trattenuta proprio per questo momento.

Un orgasmo enorme, incontrollabile, che mi scuote tutto il corpo.
Ad ogni suo colpo nel culo, corrispondeva un getto di sborra bianca, bollente e vischiosa da parte mia. Mentre il mio ventre si gonfia ad ogni colpo il mio seme mi colpisce la pancia, caldo e appiccicoso, fiotto dopo fiotto, e lentamente comincia a scorrere lungo le cosce verso le ginocchia. Tremo, sto scuotendo tutta, la testa appoggiata sulle mani e perciò celata allo sguardo del mio padrone ruota a destra e a sinistra, incontrollabile.

Altri colpi, altri fiotti, sento le sue palle pelose colpirmi violentemente le chiappe con rumore di schiaffo, ad intervalli regolari. Spingo infuori con il culo ancora di più mentre l’intestino sembra aspirare e voler trattenere il grosso bastone nodoso di carne che lo sta deflorando. Muovo il culo a destra, non per liberarmi da quella presa forte e possente, ma per aumentare la mia sensazioni di impotenza e sottomissione. Poi, lentamente, il ritmo scema.

Il cazzo che mi sta penetrando si fa meno duro, più soffice, l’intestino lentamente si rilassa, ed infine lo sento uscire dal mio culo. Qualche secondo ancora, un rumore di abiti che vengono riassettati e di cerniere che si richiudono e quindi i passi si allontanano. Una porta si apre e si chiude sbattendo, e il camion, lentamente, riprende il suo viaggio. Dopo qualche secondo due colpi di trombe squarciano l’aria notturna, il saluto dell’autista alla sua troia.

Sono distrutta, spossata. Mi sento violata, violentata, umiliata e degradata al rango di un a****le ma sono in estasi, non riesco neppure a respirare. Sono come una bambola di pezza che non riesce a reggersi in piedi e crollo prostrata sull’asfalto, pregando che nessuno passi e mi veda in quello stato. Un rivolo caldo mi scorre sulle cosce , fino alle caviglie, parte della mia sborra e del mio orgasmo. Con la mano lo tocco e me lo spalmo ben bene all’interno delle cosce, quindi lo porto alla bocca e mi lecco le dita, come un prezioso dono liquido.

Il sapore è dolciastro e vischioso e con un non so che di aromatico, ma talmente carico di sesso che il mio cazzettino, sebbene esausto, ha due spasmi di eiaculazione. Resto in questa posizione per un tempo indeterminato, sono spossata e non ho la forza di muovermi, fortunatamente nessuno passa.
Devo alzarmi, ma non ce la faccio, son troppo felice di essere stata posseduta come una donna, come una vera femmina troia e puttana nata per godere.

Ma non posso farmi scoprire, ho osato anche troppo. Mi sforzo di alzarmi. Le gambe mi dolgono ma riesco a mettermi in piedi e subito sento il liquido ancora caldo e vischioso che ancora mi cola dal buco del culo che solo ora si sta richiudendo. Corro in macchina, stringendo le gambe e chiudo la portiera con la sicura. Nessuno mi ha visto, respiro di sollievo. Mi tolgo la parrucca, sono completamente bagnata di sudore dal forte odore di ormoni, mi metto la felpa e con tristezza levo le scarpe con il tacco, infilo i pantaloni della tuta e mi metto delle vecchie scarpe larghe da ginnastica.

La serata è finita, non mi resta che tornare a casa, cosa che faccio a malincuore. Il culo mi provoca ancore bellissime sensazioni, avrebbe voluto essere riempito ancora di più.

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