La mia discesa negli abissi

Avevo un vestitino nero; lo scollo era a cuore, lungo le maniche e le spalle una retina trasparente nera che faceva intravedere i miei tatuaggi sulle braccia, la lunghezza del vestito era relativamente corta, mi copriva appena le chiappe ma doveva essere così.
Calze rotte e anfibi neri, rossetto color prugna e uno sguardo da cagna che faceva quasi vergogna.
Sono entrata e mi sono presa subito da bere, ero agitata e ancora nel vestitino corto non ci stavo a pennello.

La sala era grande, spaziosa, dal soffitto scendevano gabbie, catene e piano piano anche la mia voglia si faceva sempre più palpabile. Mordevo la cannuccia del mio drink sempre più forte, ci giocherellavo come se avessi dovuto scaldare il muscolo della lingua, guardandola mi sono accorta di averla ridotta a un macello.
Poco importava, volevo esplorare.
Ho sceso le scale, il cartello diceva:
‘Passa il labirinto per arrivare alla sala Sauna’.

La sala era buia, non si vedeva nulla.
Erano cabine disposte in modo tale da tracciare dei percorsi.
Dentro le cabine c’era giusto una panca e uno di quei cosi pieno di fazzoletti che ci sono nei bagni.
Nel buio più totale si sentivano gli spasmi di signorine eccitate, pronte all’orgasmo, fruste che battevano sulla carne e il rumore di qualche catena che batteva sull’acciaio freddo delle cabine.
Camminavo a occhi chiusi, quei rumori mi piacevano, facevano di me una donna senza censure, liberavano la mia vera natura; la mia notte era iniziata bene, nessuno mi avrebbe fermato.

Mirko, non lo pensavo giá più. Uscita dal labirinto mi viene incontro un ragazzo sorridente, mi porta con lui a fianco alla sala sauna e preso da non si sa quale gran voglia di chiacchierare, ci fumiamo due sigarette e affrontiamo diversi argomenti.
La situazione si faceva bollente, le domande sempre più spinte.
Non ama i ruoli Roberto ma sfila la cintura e mi ordina di girarmi.
Arrossisco e mi giro.

Gli ordini vanno eseguiti, mi ripeto, mi chino a novanta gradi, il vestitino lascia scoperte il mio importante sedere, afferro la grondaia con decisione e aspetto.
Una.
Due.
Tre.
Urlo, mi faceva male.
Istintivamente porto le mani sopra le mie doloranti natiche ma lui mi ferma, mi ricompone e continua il suo lavoro.
Quattro.
Cinque.
Mi prende per i capelli e mi porta al labirinto.

Entro per prima, so cosa devo fare.
Mi inginocchio. Lo spoglio.
Sento le sue mani accarezzarmi i capelli, i suoi spasmi da prima leggeri ora si sentivano bene anche da fuori, penso.
Roberto è dolce in verità, era solo una messa in scena, mi accarezza le spalle, i capelli, mi ripete quanto son brava.
Adoro i deep throat, lo lascio scorrere tutto fino alla gola, rimango così, Robi inizia a spingere più forte ed esplode in un orgasmo veramente sentito.

La sento colare dalla bocca, quando esce riesco a vedere solo la miriade di fili di bava e sperma che partivano dalla mia bocca e terminavano sopra quel gran bel cazzo.
Pulisco tutto, mi piace.
‘Non si sentivano pompini così da tanto, sei bravissima, complimenti’
‘Ci metto passione’ rispondo.
Gli passo una salvietta profumata e finito di pulirci usciamo.
Il suo braccio era intorno alla mia vita, mi porta al bar e mi esibisce agli amici come se fossi un trofeo.

Ordina lui per me, Jameson, niente male come scelta.
Scopro che abita vicino a me e che ha quaranta anni.
Rimango basita, non gli avrei dato più di trent’anni, mi complimento e mi attacco al suo collo come se fossi una sanguisuga.

Entriamo per la seconda volta in cabina, regalo al mio quarantenne un altra fellatio, mi prendo tutti i complimenti che accrescono il mio ego e un biglietto da visita con sopra il suo numero, lo ringrazio ed esco.

Nel primo bidone che ho visto ho buttato il biglietto da visita.
Non mi serve.
Giro per la sauna ma è troppo caldo, scendo le scale per tornare al labirinto.
Nel mentre sale un ragazzo sui trenta, ci scambiamo uno sguardo di quelli profondi, non ci stacchiamo gli occhi fino che non lo invito con un dito a seguirmi.
Lui mi segue e con sè ha un amico.
Entriamo in cabina.

Mi ritrovo le loro mani ovunque, ne bacio uno con foga mentre l’altro da dietro alzava il mio vestitino toccando le ferite che mi aveva procurato Roberto.
‘È stata giá usata la puttana’
. L’altro posa la sua mano sulla mia testa cercando di abbassarmi. Facilito la cosa piegando le ginocchia e quindi mi inginocchio a loro.
Me ne ritrovo davanti due, completamente differenti: uno profumava di cazzo l’altro di donna, li avvicino con le mani e inizio a leccarli entrambi, mi sposto da un asta all’altra, massaggiando ad entrambi i testicoli fino ad arrivare all’ano.

Raggiungo una sincronia perfetta, vengono entrambi nello stesso momento; il mio viso era l’immagine dell’estremo del sesso e della perversione, bagnata di sperma fino il decoltè mi ordinano di leccare tutto.
Non esito affatto, con un dito lo raccolgo e lo porto alla bocca, il mio sguardo era fisso su di loro, continuavano a segarsi, uno di loro mi regala un altro orgasmo.
‘Ti piscio in faccia miss pompino
La cosa mi fa sorridere, non appena terminata la mia debole risata mi ritrovo una manata sulla guancia.

‘Non ridere troia’
Non potevo prendermi una pioggia in faccia, dovevo prendere un treno tra qualche ora e non mi sembrava il caso.
Mi alzo, mi sistemo con il poco che riescono a riparare quei fazzoletti di carta della cabina, uno di loro mi chiede il numero, glielo lascio senza pensarci due volte e esco dalla cabina.
Devo passare in bagno per una sistemata.
Nel buio del labirinto mi sento afferrare da un braccio, oppongo una certa resistenza, ma le mani da due diventano quattro.

Vengo trascinata dentro una cabina, sopra c’era una luce fioca che mi permetteva di vedere chi mi aveva presa e trascinata di forza.
Erano due signori ben distinti, sulla cinquantina.
Ero spaventata, probabilmente avevano sentito tutto da fuori alla cabina, prima, quando ero di altri e hanno aspettato il momento adatto per prendermi e usarmi a loro piacimento.
Mi hanno spogliata nel giro di dieci secondi, mi sono ritrovata a carponi per terra, uno si trovava dietro di me, non era italiano, ricordo che aveva un accento straniero, Francese forse.

Mi massaggia le natiche rosse, inizia a sculacciarmi di foga e poi mi penetra senza nessuna delicatezza.
Sento le sue labbra sulla mia schiena, mi bacia, mi accarezza e allo stesso tempo mi pizzica con le dita e mi sculaccia usando una violenza non indifferente.
L’altro si impossessa della mia bocca, mi chiama ‘dolce bambina’ e mi tiene dai capelli facilitando l’entrata e l’uscita del suo cazzo dalla mia bocca.
Ero completamente abbandonata al piacere, stavo per raggiungere il tanto atteso orgasmo; stringo le gambe, il cazzo del francese si faceva sempre più agitato ma all’ultimo decidono di darsi il cambio.

Me ne ritrovo uno sotto di me e l’altro dietro, doppia penetrazione.
Non resisto due minuti che esplodo in un orgasmo davvero tanto rumoroso.
Si alzano entrambi e mi regalano il loro piacere.
Mi alzo in fretta e furia mi sistemo un pochino e esco lasciando i due signori cinquantenni dentro la cabina, questa volta corro via dal labirinto, raggiungo il bagno e mi guardo allo specchio.
Faccio schifo.

Sistemo il trucco nel giro di pochi minuti, rimetto il rossetto e mi mangio una cingomma alla menta.
Avevo il sapore di cinque uomini diversi dentro la bocca, la cosa iniziava a darmi il volta stomaco.

Esco per fumare una sigaretta, incontro i due amici di prima, uno di loro mi sorride e mi accarezza la guancia.
‘Cucciola lei…’
E se ne vanno.

Mi alzo, spengo la sigaretta nel posacenere e rientro.

Finalmente ritrovo la mia amica, le luci ormai erano accese, il locale stava chiudendo.
‘Vado al guardaroba, prendo le giacche, aspettami qui..’
C’era una fila assurda, mi guardo attorno e non appena mi rigiro mi ritrovo davanti un ragazzo bellissimo.
‘Ti ho seguita per tutta la sera e non sono mai riuscito a prenderti da sola, come ti chiami?’
Gli dico il mio nome, ci scambiamo il contatto facebook e mi porta in macchina con il suo amico.

Sfinita, riesco a scroccargli un passaggio fino la stazione, lo ringrazio con un bacio e faccio per andarmene.
L’amico a malapena mi ha salutata.
Che antipatico.

Il treno per Rimini è in arrivo al binario cinque’

Raccolgo le mie ultime forze, convalido il biglietto e corro al mio binario.
Avevo bisogno di tornare a casa, di riposarmi.

Ma giuro che sarei rimasta in quel treno e mi sarei fatta accompagnare ancora più giù di Rimini.

La mia serata.
Le mie fantasie finalmente soddisfatte.
Te, che mi manchi.
Io che sono in pensiero perchè non mi vedo tornare.

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