La cognata 2

Mi aveva chiamata Manuela, mia cognata, dicendomi che sarebbe passata a trovarmi per un caffè.
“Oggi i bambini sono in gita al mare con il centro estivo, se ti va passo a trovarti e facciamo due chiacchiere”. Aveva proposto.
“Più che volentieri, ti aspetto”. Avevo risposto accettando la proposta.
Non c’eravamo più viste dopo, diciamo, il nostro contatto di qualche mese fa.
Più viste da sole intendo. Insomma non avevamo più avuto modo di parlare, di capire se quel contatto fosse stato solo un episodio isolato.

Ero anche curiosa di sapere se ci fossero stati sviluppi con la ragazza della metropolitana che in quel periodo la corteggiava.
Manuela era arrivata poco dopo, sempre molto sexy.
Indossava una gonna grigia, stretta con un leggero spacco posteriore, corta appena sopra il ginocchio. Un paio di scarpe con un po’ di tacco che le slanciavano ancora di più le sue lunghe gambe abbronzate come se fosse già stagione estiva inoltrata.

Una maglietta bianca con una scritta in inglese, molto attillata che le metteva in risalto una quinta di seno.
L’avevo squadrata dalla testa ai piedi facendole subito i complimenti:
“Certo che i tuoi colleghi diventeranno matti a starti vicino tutto il giorno, ma che gnocca sei? Chissà quali strani pensieri si faranno”. Le avevo detto.
Da parte mia indossavo la mia solita t-shirt che copriva a malapena solo un paio di mutandine bianche visto che ero senza reggiseno.

Mio classico abbigliamento da casa, io dico “squasata” dalle mie origini sudiste. Praticamente a piedi nudi, senza scarpe e senza calze.
C’eravamo spaparanzate o meglio lei si era quasi sdraiata sul divano mentre io mi ero seduta per terra incrociando le gambe. Seduta indiana per intenderci.
Manu non si preoccupava minimamente di coprirsi. La sua gonna si era praticamente e secondo me volutamente alzata mostrando due gambe morbidose appena depilate. Praticamente la gonna era salita quasi a fine cosca e lasciava in vista un paio di mutandine, bianche.

Considerando che le gambe, liberate dalla stretta della gonna, erano tenute abbastanza aperte si intravedeva da sopra le mutandine la sua passerotta bella gonfia. Addirittura si notava il solco delle sue labbra.
Le ero seduta proprio di fronte, cercavo di non guardare o perlomeno fingere di non guardare ma lo sguardo cadeva lì.
In quel momento mi sarebbe piaciuto avvicinarmi e mettere la mia lingua su quelle mutandine, inumidirle al punto di renderle trasparenti prima di scoprire la sua fighetta nascosta dal suo folto pelo nero.

Almeno io la ricordavo così qualche mese fa. A lei piaceva tenerla così e non solo lei visto che anch’io non la depilo.
Anche da parte mia seduta in quel modo avevo le mutandine bianche al vento ma non notavo nessun suo sguardo li. Da una parte ne ero dispiaciuta, mi sarebbe piaciuto essere guardata e magari chi lo sa cosa sarebbe successo.
Questa sua indifferenza mi bloccava. Non riuscivo a capire se lo facesse di proposito mettersi in mostra oppure era un modo di stare comoda.

Cercavo un approccio per intraprendere un discorso intimo, di prendere un’iniziativa invece parlavamo delle nostre prossime vacanze, che come al solito le avremmo trascorse insieme.
Nel frattempo aveva cambiato posizione, aveva messo sul divano una coperta che di trovava lì per caso, si era tolta le scarpe e si era completamente sdraiata sul divano, anzi aveva gamba distesa e l’altra appoggiata ancora per terra.
In quella posizione lasciava intravedere benissimo il contorno delle mutandine, all’inguine si vedeva addirittura il segno bianco dell’abbronzatura.

“Adesso mi avvicino, le sposto l’elastico con la scusa di farmi vedere il segno dell’abbronzatura e le bacio la fighetta” pensavo ma non riuscivo a prendere l’iniziativa. Era evidente che lo faceva apposta. Praticamente me la stava sbattendo in faccia.
“Adesso le chiedo se ci fossero stati sviluppi con della ragazza della metropolitana” così tanto per rompere il ghiaccio ma non avevo avuto il coraggio di iniziare il discorso.
“Se ne volesse parlare sarà lei a dirmelo”.

Avevo pensato.
Le avevo solo chiesto se fosse stanca. Magari un massaggino pensavo.
“Sono cotta. Sto primo caldo mi sfianca. Mo impapagno sul divano. Non è che mi faresti gentilmente un caffè”? Aveva chiesto.
“Che sbadata, certo. Vuoi il solito gusto, vero?” Le avevo risposto recandomi in cucina.
“Si grazie. Ma aspetta vengo anch’io di là”. Aveva risposto mentre si era alzata, abbassata sensualmente la gonna stretta facendola scivolare un po’ per parte sulle gambe e si era rimessa le scarpe.

Mi accingevo a far riscaldare la macchina del caffè e preparala con la cialda. Nel fare questa operazione le avevo rivolto le spalle.
“Ma che fisichino hai? A neanche tre mesi dal parto sei tornata ad essere come prima”. Aveva detto.
“Insomma! Un paio di chili li devo ancora perdere”. Le avevo risposto.
La sentivo dietro di me.
“Fammi vedere, devo controllare. Aveva detto mentre si era messa proprio dietro di me e con la mano mi aveva alzato la maglietta scoprendomi il culetto.

Non mi aveva abbassato le mutandine ma si era limitata a guardarmi il culetto tirando l’elastico delle mutandine. Tipo pubblicità “coppertone” per intenderci.
Si era soffermata più di qualche secondo a guardarlo, prima di dire:
“No no, devo proprio dire che ti trovo in forma, bella e sensuale come sempre. Sei fantastica, difficile resisterti”. E mentre lo diceva con l’altra mano mi aveva spostato i capelli per sbaciucchiarmi il collo.
Non aveva perso tempo.

Aveva preso lei l’iniziativa. Sempre restando dietro di me con la mano destra mi accarezzava il ventre prima di entrare con le dita dentro le mie mutandine,
Sentivo le sue dita che mi accarezzavano appena sopra la fighetta, ogni tanto si spingevano più in giù entrando tra le mie labbra.
Continuava a baciarmi sul collo mentre le sue dita erano ormai tra le labbra di una fighetta già strabagnata.
Mi massaggiava dolcemente la fighetta, le sue dita con un movimento rotatorio entravano nella sua cavità.

I suoi baci sul collo facevano il resto. Ero rimasta lì a farmi goduriosamente coccolare.
“Dai girati”. Aveva detto decisa dopo qualche minuto.
Mi ero voltata di fronte a lei. Mi baciava ovunque. Dal collo a dietro le orecchie. Pensavo che si limitasse a quello, invece si era avvicinata lentamente alle mie labbra per un bacio appassionato.
Mi sembrava tutto così strano. Mi stavo baciando con mia cognata! Chi l’avrebbe mai detto!
Mi chiedevo come mai si fosse spinta fino ad un bacio.

Mi facevo queste domande mentre rispondevo con altrettanta passione al suo bacio.
Era chiaro che doveva avere avuto un rapporto con la ragazza della metropolitana diversamente non riuscivo a spiegarmelo.
Era lei a prendere l’iniziativa. Si era successivamente staccata dalla mia bocca e sempre continuando a sbaciucchiarmi anche da sopra la maglietta si era inginocchiata. Tenendo alzata la maglietta mi aveva sfilato le mutandine baciandomi con foga l’inguine.
“Hai una fighetta bellissima, che belle labbra che ha, da mangiucchiare”, aveva commentato prima di iniziare a stropicciarla.

Sentivo la sua lingua che titillava il clitoride procurandomi un piacere incredibile.
“Hai capito la cognatina”, pensavo tra di me. Evidentemente era andata ben oltre con la ragazza della metropolitana. Diversamente non mi spiegavo un’iniziativa del genere. Non era frenata diciamo dalla prima volta.
Mi sembrava così inverosimile. Manuela mi era sempre piaciuta, le volte che l’avevo spiata mentre si cambiava il costume in camera con me. Quel suo fisico morbidoso, un culetto alto e quella passerotta nascosta dal suo pelo folto e nero.

Le volte che l’avevo desiderata in silenzio per non fare scoprire la mia tendenza. Adesso eccola lì, inginocchiata davanti a me a sbaciucchiarmi la fighetta.
Mi guardavo nel riflesso del vetro del forno a colonna posizionato di fronte. Ero appoggiata al piano di lavoro della cucina, le gambe leggermente aperte e le mutandine,con l’elastico tirato, abbassate a metà coscia.
Mi accarezzavo il seno, con la lingua in fuori cercavo le mie dita da succhiare o da leccare.

Mi mordicchiavo il pollice della mia mano, lo leccavo prima di ingoiarlo vogliosamente.
Manu nel frattempo mi aveva infilato due dita nella fighetta, entrando in profondità mentre con l’altra mano mi teneva aperte le labbra per fare spazio ad una lingua fantastica.
“Manu, fermati così mi fai venire”, le avevo detto.
Non aveva risposto. Aveva continuato a stropicciarmi anche durante un mio orgasmo pieno di mugugni goderecci. Era stato talmente lungo e intenso.

Un orgasmo intenso e prolungato, quasi come ce ne se fossero stati un paio ravvicinati.
Non mi aveva neanche lasciato il tempo di rilassarmi che subito si era staccata dalla fighetta e si era alzata in piedi.
Mi aveva alzato e tolto la maglietta che ancora indossavo. Le mutandine erano scese da sole. Una volta richiuse le gambe erano scivolate fino alle caviglie.
Ero praticamente nuda davanti a lei ancora vestita.

Aveva fatto tutto da sola.
Si era tolta la camicetta e subito dopo il reggiseno scoprendo un seno come poche volte avevo visto nella mia vita. Ancora sodo nonostante le due gravidenze.
Mi guardava negli occhi mentre si spogliava. Aveva un respiro affannoso, segno di volere godere. Aveva ripreso a baciarmi con passione sulla bocca mentre si slacciava la gonna per togliersela.
Continuando a baciarmi, senza staccare le labbra si era abbassata le mutandine lasciandole sfilare con il movimento del corpo.

Era completamente nuda, eravamo completamente nude.
Sentivo la sua fighetta pelosa strofinarsi contro la mia. Il suo seno appiccicato al mio.
I nostri capezzoli si strofinavano uno contro l’altro.
La sentivo respirare sempre più affannosamente. Mi baciava ancora con più ardore, si strusciava tutta contro di me. In quel momento volevo staccarmi per inginocchiarmi e baciarle la fighetta come lei aveva fatto con me, spostare quel suo pelo e mordicchiare le sue labbra, ma era stata lei a staccarsi dicendo:
“Ma dobbiamo stare qui in piedi?”.

“Vamos! La vida es chula!”.
Olè!!!
Laura.

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