La caduta di Serena – capitolo 12

Capitolo 12.
“Bu-buongiorno Serena…” disse l’uomo, arrivato di fronte a loro. Sulla quarantina, in maglietta e calzoncini, piuttosto prestante… imbarazzato, ma forse più rapito da quell’inaspettata visione…
“Buongiorno Tiziano…” mormorò lei, nella vergogna più completa. La camicetta offriva già con la scollatura una visione da capogiro, il fatto che fosse bagnata poi, rendeva Serena un qualcosa di sublime… il corpo disegnato dal tessuto bagnato, areole e capezzoli perfettamente visibili… per un uomo che già le faceva il filo, questo era un offrirsi che chiunque avrebbe colto come invito a scopare…
Marco sorrideva, godendosi l’espressione di Tiziano, i suoi occhi… che passavano in quel momento dal corpo di Serena, a lui… oh no, non a lui, ma alla mano che continuava a tenere tra i capelli di Serena…
E lui decise di far capire ancor meglio la situazione… Tolse la mano dai capelli di lei, per allungarla oltre la siepe e presentarsi…
“Piacere, io sono Marco, il capo di Serena.

” Disse sibillino.
Tiziano lo guardò perplesso, ma ricambiò il gesto e si presentò.
“Vedo che non è l’unico a dedicarsi al lavoro di mattina presto” diceva Marco, allegro, e nel contempo, si stringeva ancor di più a Serena, facendo scomparire il braccio dietro il corpo di lei… un gesto che a Tiziano non sfuggì… Lo intuiva fin troppo bene…
E lo sapeva ancor meglio Serena, sentendola scendere lungo la schiena, e poi sulle chiappe… un lievissimo pizzicotto… e il senso era chiaro.

Suo malgrado, Serena allargò le gambe, immaginando la nuova stimolazione… non era pronta… non era pronta a resistere. Non sfogava il suo piacere dal giorno prima e… No! Marco non si stava indirizzando verso il suo taglio… cercava…
“Uh!” le sfuggì dalle labbra, quando un dito dell’uomo le entrò nel culo.
Tiziano, con una faccia incredula, e continuando a guardarla, rispose comunque a Marco…
“Sì… io… finchè sono in ferie… meglio farli con il fresco questi lavoretti” e si soffermò un attimo fissando il viso di Serena, che si stava mordendo il labbro, lasciando fare al suo capo… cosa? La palpava? La masturbava? Che razza di puttanella saltava fuori… “… con le mani sono bravo…” proseguì, con un sorriso ora che niente aveva di misterioso…
“Eh, la capisco, Tiziano… io invece sono qui perché Serena voleva parlarmi per un aumento, pensi un po…” e lo diceva iniziando a muovere il dito… avanti… indietro… avanti… indietro…
Serena serrava la mascella, ma la sua rigidità, e il tentativo ormai inutile di nascondere quello a cui era sottoposta, la portava solo ad inarcare il corpo, offrendo le sue tette ad una vista ancora più completa…
“Beh” fece Tiziano, leccandosi le labbra “non mancano gli argomenti per discutere, a quanto vedo…”
Serena sprofondava nella vergogna, offerta in quel modo, stava ricevendo i commenti che si riservano ad una vera puttana… e come doveva essere? Vestita di nulla, con un dito che le stava masturbando il culo… e disperatamente, si rendeva conto, eccitando…
Il gioco perverso di Marco… ad una ad una, le persone che gravitavano attorno a lei, dovevano percepirla sia come porca assoluta… ma anche come proprietà privata di lui… e come sempre, il gioco risultava perfetto… compreso il fatto di tenerla sempre in una condizione di eccitazione costante…
Serena implorante si voltò verso Marco… che le facessero quello che volevano… ma non lì! Non i giardino!
Ma Marco aveva ben altre idee, prima di rientrare…
“Vedremo se saprà convincermi” rispondeva intanto a Tiziano, con un sorrisetto sulle labbra “invece, volevo chiederle… lei fa piccoli lavori, Tiziano… non è che domani mattina, verso le dieci, aiuterebbe Serena? Ha qualcosina da sistemare in casa,,,
Serena si sentì gelare… l’indomani… il suo giorno libero… e Marco stava già organizzando come passarlo… tentò di divincolarsi… di togliersi da quella masturbazione, e il ragazzo fu lesto, togliendo la mano dal culo di lei e riprendendola per i capelli.

Con rudezza le girò il viso verso di sé…
“Qualche problema? Il signor Tiziano credo che un favore te lo farebbe, no?” disse, voltandosi verso l’uomo…
Gli occhi di Serena si fecero lucidi… non riusciva a spiccicare mezza parola… e il cuore le andò a mille sentendo le parole di Tiziano…
“Volentieri! Domani mattina alle dieci va benissimo!” disse con occhi da porco, che guizzavano dalle tette di lei alla mano di Marco, che la trattava come un oggetto, a quanto pareva… Tiziano pregustava il divertimento… tanto la moglie sarebbe uscita presto, e lui sarebbe stato libero di avere per le mani quel gran pezzo di figa tettona che desiderava da mesi… Sentiva il cazzo duro… sentiva l’acquolina in bocca…
Dietro di loro, vicino alla porta, semi nascosta, stava Sonia
Osservava la scena, tenendo tra le mani il guinzaglio, pronto all’uso… C’era una parte di lei che si chiedeva che diavolo stesse facendo… Era sempre stata una ragazzina piuttosto schiva, certo, il sesso le piaceva eccome e le sue esperienze le aveva avute… però niente di esaltante.

Una routine, più che altro, dovuta anche al fatto di essere carina, anzi, di piacere… forse proprio per il fatto di essere sulle sue…
E quella parte di lei le diceva che non andava bene quello che faceva… che non poteva partecipare alla riduzione in schiavitù di una donna, che non era giusto…
Ma.
L’altra parte di lei, quella che le faceva fremere il corpo vedendo Serena semi nuda in giardino, quella che al guinzaglio aveva portato a pisciare la gran signora… quella parte voleva di più, aveva fame…
La fame di avere sotto le sue mani quasi inesperte, la possibilità di giocare con una dama che si riteneva al di sopra di giovani come lei, che se la tirava… la fame dovuta alle scosse che quel tormentare dava al suo corpo… anche ora si sentiva fradicia dentro i jeans, all’idea di cosa doveva fare a Serena non appena fossero rientrati…
La sera prima, un messaggio l’aveva avvertita di trovarsi a quell’ora davanti a quell’indirizzo, senza se e senza ma.

E lei era accorsa… chiaramente, Marco l’avrebbe anche pagata per quei servizi, ma l’avrebbe fatto anche gratis! Ed era dura da ammettere, ma quando Marco le aveva fatto capire, prima di entrare in quella casa, che avrebbe voluto anche altro… beh… aveva detto “sì, signore” senza esitare… Quello era il genere d’uomo che la calamitava… che poi le permetteva di abusare della gran dama tettona…
Sì, aveva detto. E sì avrebbe risposto ad ogni richiesta di lui…
E adesso stava lì… in attesa di loro… di lui, e dei suoi ordini… di lei, e della possibilità di tortur… ma sì, diciamolo… di torturarla… E un nuovo sorriso imbarazzato le nacque sul viso…
Alla siepe, nel frattempo, Tiziano fu distratto dal suo godersi la situazione da un rumore alle sue spalle…
“Ehm… ci vediamo domani mattina allora… io scappo a finire…” e corse verso il vaso, senza dare spiegazioni.

Le intuì Marco, vedendo la moglie dell’uomo uscire dalla casa, e diretta verso il garage, verso suo marito…
Marco non potè non notare che la signora in questione era carina, pantalone elegante e canotta rimandavano l’immagine di una donna piacente…
La donna non li aveva scorti, e lui, con calma, trascinò Serena verso la casa… era soddisfatto, l’indomani si preannunciava molto interessante… ma c’era ancora molto da fare sull’oggi…
Serena, spinta all’interno della casa, si lasciò guidare da Marco nella posizione a quattro zampe.

Singhiozzava, senza capacità di opporsi alle mani di Sonia che ora le stava rimettendo il guinzaglio…
Ubbidire in silenzio… ma come poteva?? Da una parte, Marco la rendeva puttana agli occhi di tutti… dall’altra permetteva ad una ragazzina di trattarla come… come… non riusciva nemmeno a dirlo…
E intanto Marco, portando una busta e il secchio, guidava Sonia verso il bagno… cosa ancora dovevano farle? Per lo meno, l’avevano fatta rientrare… ma come sarebbe mai riuscita a guardare ancora in faccia il vicino? Lei l’aveva tenuto sempre a distanza, lusingata dalle occhiate, ma mai disposta a concedere di più… mentre l’indomani se lo sarebbe ritrovato in casa… e con quale libertà?
Pensava a questo mentre, giunti in bagno, le indicavano di posizionarsi sullo scendi vasca, rimanendo a quattro zampe…
“Bene puttana” cominciò Marco, mentre Sonia prendeva dalle sue mani il secchio e iniziava a riempirlo al rubinetto della vasca “chiaramente, doccia e vasca non sono più cosa per te… stamattina penserà Sonia a lavarti…”
Serena guardò prima la ragazzina, poi Marco…
“Che… che significa? Io dovrei… dovrei farmi lavare??? Da questa puttanella???” quasi gridò Serena.

Marco sospirò, a dimostrare la sua stanchezza verso simili uscite…
Si chinò su Serena, la mano nei capelli, ad avvicinarle l’orecchio alla sua bocca…
“Perché devi farmi fare queste figure davanti a Sonia… è qui apposta per te, per tenerti pulita… è la tua padroncina, ed è così che la chiamerai ora…” disse in un sussurro Marco.
Serena non poteva sopportare l’idea di essere nelle mani di una ragazzina. La stavano umiliando su tutti i fronti, ed era costretta ad accettare tutto… ma perché anche quello??
“Non puoi pretendere che io stia zitta… io… ahhhh!!!” urlò, quando lui tirò forte i capelli.

“Hai capito male, puttana… non lo pretendo, è così punto e basta. ” Sentenziò Marco. Poi prese il capo del guinzaglio e lo chiuse ad occhiello attorno al termosifone. Serena si ritrovava così bloccata a terra nella stessa maniera in cui era nel negozio di a****li… e sempre al cospetto di Sonia… solo che questa volta, a quanto pareva, la ragazzina aveva un ruolo decisamente più attivo. Infatti, alzando gli occhi, Serena in piena angoscia, vide Sonia indossare una sorta di guanto in spugna ed avvicinare al suo corpo umiliato il secchio con l’acqua…
“Un momento, Sonia” disse Marco, fermando la giovane “se non mi sbaglio, ti ha offeso, la nostra gran puttana…” disse Marco, guardando serio Sonia, mentre Serena dal basso ascoltava a bocca aperta, sconcertata.

“Sì, signore” disse la ragazzina, e Serena notò ancora quell’insulso incresparsi degli angoli della bocca… si imbarazzava la stronzetta, ma rideva… bastarda!!!
“Allora mi sembra giusto tu cominci a punire, quando vieni offesa, e che pretendi le scuse. Dico bene, Sonia?” chiedeva ancora Marco, le braccia incrociate sul petto.
“Sì signore, mi sembra giusto. ” Disse elettrizzata lei, un’emozione che la scuoteva, ma che stemperava sempre in quell’atteggiamento contenuto ed ingannatore…
Serena guardava la ragazzina con occhi di fuoco, cosa che non sfuggì a Marco…
“Vedo che ci intendiamo perfettamente, Sonia… ora fammi vedere come metti in pratica l’addestramento della nostra puttana…” disse l’uomo, appoggiandosi al lavandino, braccia incrociate, rilassato e pronto a godersi lo spettacolo.

Perché di spettacolo si trattava… la sua puttana, nuda e al guinzaglio, ai piedi di una giovane che indubbiamente dimostrava un sadismo emergente che lui gradiva non poco… ma non solo quello… lo stesso sadismo la rendeva disponibile ad una volontaria sottomissione che sarebbe stata piacevole, sicuramente…
Sonia e Serena si fissarono occhi negli occhi per diversi secondi… Colma di rabbia Serena, assolutamente tranquilla Sonia… E con quella tranquillità Serena la vide sfilarsi il guanto di spugna, chinarsi a bagnarlo nel secchio, fino a renderlo intriso d’acqua… Nemmeno Marco capiva cosa stesse facendo, e gli occhi divertiti erano curiosi…
Serena respirava veloce, aspettandosi le mani di lei sul corpo… aspettandosi l’umiliazione del lavaggio da parte di quella stronzetta e invece…
“Ahiaaaaa!!!!” urlò Serena, piegandosi sui gomiti.

Sonia appena usato il guanto bagnato sulla sua schiena, come una rudimentale frusta, che non lasciava segni. Marco ora sorrise apertamente al suo indirizzo.
Sonia, con un’espressione soddisfatta, lo guardò “l’ho imparato tempo fa, per cani indisponenti…” spiegò, senza scomporsi. Poi si chinò davanti a Serena, lenta… le accarezzò piano i capelli…
“Mi vuoi offendere ancora, signora?” chiese quasi con dolcezza.
Serena, che sentiva ancora il bruciore del colpo, alzò lo sguardo incredula, sentendo quel tono di voce che sapeva di presa in giro… cercò di ritrarsi, ma il collare la inchiodava lì dov’era… Ecco com’era ridotta… lei, donna in carriera, piacente, sposata, rispettabile… Al guinzaglio.

Schiava. Usata e frustata ora da una ragazzina che arrivava appena alla metà dei suoi anni… E ancora quel guanto si alzava, e….
“AHIAAAAAAAAA!!!!!” urlò ancora, quando lo sentì abbattersi sui fianchi. Ancora ricadde sui gomiti, ancora la mano di Sonia tornava ad accarezzarla…
“Dimmi gran signora, mi vuoi offendere ancora?” chiedeva ancora la ragazzina.
“N-no… giuro… n-no… scusami… scu-scusami…” balbettò a testa bassa Serena, sconfitta.
Sonia voltò il capo verso Marco, con l’espressione di chi ha svolto bene il compitino…
“Sì, direi che va bene.

” disse l’uomo, osservando il tutto con estremo interesse “Ora devo fare alcune telefonate di lavoro. Voglio ritrovare la puttana ben ripulita, Sonia. ”
“Sì signore, sarà fatto. ” Disse lei, smettendo di accarezzare la testa di Serena e rimettendosi il guanto.
“Bene. Abbiamo un altro po’ di tempo, visto che tu cominci alle 14. 00 in negozio e Paola apre il negozio da sola… ma la mia puttana ha diversi impegni importanti oggi…” disse lui, guardando Serena che restava a capo china, subendo le parole del suo aguzzino.

Marco stava per uscire dal bagno, telefono in mano. Si soffermò un attimo sulla soglia…
“Sonia… ripulita, e assolutamente calda… spero di essermi spiegato. ” Disse lui, guardandola intensamente.
Serena tremava. E tremava ancor di più rivedendo sul viso di Sonia quella goduria malamente celata… di chi voleva fare la santarellina puzzando di diavolo… E nuovamente si rese conto di una cosa… desiderava che Marco restasse… in quelle oscene torture, in quelle umiliazioni… desiderava che Marco restasse, quasi divenisse per lei una sicurezza che nessun altro avrebbe esagerato su di lei…
Questo le stava facendo quel demonio… le si insinuava dentro in una maniera che non aveva previsto…
E tremava, mentre risentiva la voce quasi atona, da automa piacevolmente sottomessa di Sonia, che gli rispondeva…
“Sì, signore.

Assolutamente calda…” e sorrise, quasi da bimba.
Un assenso di Marco in risposta, e la porta si richiuse, lasciandole sole… Serena a quattro zampe, nuda, vulnerabile rispetto ad una ragazzina pronta a lavarla come si lava un a****le…
Sonia intinse il guanto nel secchio, con lentezza, come pure con lentezza cominciò a passarlo sulle spalle di Serena, che singhiozzava, guardandola incredula… lo stava facendo… le passava quella sorta di spugna, prima sulle spalle… poi sulle braccia… La guardava in faccia, vedendo quanta serietà la giovane stava impiegando… ora le prendeva un polso, per alzarlo… Serena rifiutò per un attimo di lasciarsi trattare in quel modo… tenne la mano ben piantata a terra…
“Dammi la zampa, su, signora.

” Disse Sonia, quasi dolce.
Zampa. Era quello che aveva detto. No… non poteva accettarlo… non così…
“Ma perché mi fai… AHHH!!!” urlò Serena, colpita in pieno volto da uno schiaffo di Sonia.
Tentò subito di rialzare il capo, pronta ad urlare contro la ragazzina, ma fu raggiunta ancora da un’altra sberla, seguita poi da un’altra, finchè Serena non ricadde con il volto tra le braccia, singhiozzante e sconvolta.
“Signora… mi spiace, credimi… ma mi hanno dato carta bianca sull’addestramento… e il tempo non è poi molto… la zampa, adesso, per favore…” disse quasi con rammarico Sonia, come se le fosse costato sofferenza prenderla a ceffoni…
Serena si rialzò sui gomiti… il guinzaglio non le permetteva di ergersi ulteriormente… fissò Sonia, mentre questa le alzava il braccio, lo passava per bene con il guanto… lenta, fin sotto le ascelle… E poi, un pezzo alla volta, tutto il suo corpo… il ventre… le gambe… il viso, le sue tette… senza che lei osasse più protestare…
Anche perché il lavaggio di Sonia cominciava a diventare per lei agonia… Serena era fin troppo sensibile, costretta fin dalla sera prima alle continue stimolazioni senza appagamento… e non poteva rimanere indifferente a quelle mani che ora passavano e ripassavano sui capezzoli… il corpo si tendeva, seppur cercasse di non farlo notare, e Sonia insisteva… insisteva… iniziando a provare un deciso piacere nel mettere in pratica quella sottile tortura… Un piacere che passava al sadico quando vedeva la gran signora mordersi le labbra piuttosto di far fuoriuscire anche solo un gemito…
E Sonia era smaniosa di raccogliere quella piccola sfida, mentre si posizionava dietro la cagnolina che aveva alla sua mercè, pronta a iniziare la parte interessante del lavare… quella tra le cosce della cagnolina…
Immediatamente, Serena serrò le gambe.

“Sonia… Sonia… non cadere nel loro gioco… almeno tu… non diventare… non diventare come loro” cercò di balbettare Serena, senza riuscire nemmeno a vedere dietro, costretta com’era dal guinzaglio.
Sperava di dissuadere quella ragazzina, di portare almeno lei dalla sua parte…
“AHIIIA!!!! PERCHE’?????” si ritrovò invece ad urlare all’improvviso, dopo il ceffone ricevuto sul culo.
“Devi divaricare per bene le ginocchia, signora. E, per favore, non parlarmi. Il signore non credo gradirebbe.

” Le disse Sonia.
Serena stava per ribellarsi ancora, ma in quel mentre rientrò Marco.
“Qualche problema, Sonia?” chiese lui, indifferente verso Serena. E quell’indifferenza lo faceva sudare… Non era facile ammirare quel corpo al guinzaglio… quelle femmina stupenda e sottomessa e non scoparla immediatamente… ma tutto doveva svolgersi con ordine…
“La signora tentava di dissuadermi dal mio lavoro… e ancora non apriva le gambe per bene” disse quasi dispiaciuta la giovane.

Marco accigliandosi, si chinò a lato di Serena, alzandole il capo dopo averla presa per i capelli.
“E’ vero quel che dice Sonia?” chiese secco.
Serena lo vedeva tra le lacrime, lacrime di rabbia, di angoscia, ma anche di frustrazione pura… come poteva permettere di essere toccata da lei? Dopo la tortura sessuale della sera prima, il suo corpo avrebbe ceduto anche sotto le dita di quella stronzetta… il gioco a cui l’avevano sottoposta l’aveva ormai assoggettata agli ordini della sua figa, anziché della sua mente…
“No… io… dio mio… “ farfugliò Serena, e vide Marco sorridere.

“Apri le gambe allora, puttana. O hai veramente protestato? Se fosse così, dovrei punirti ancora…” disse Marco, lasciando in sospeso la frase…
Serena singhiozzò, chiudendo gli occhi, sconfitta anche questa volta… lentamente aprì le ginocchia, esponendo completamente la sua figa davanti a Sonia. Marco non mollava la presa dai capelli di Serena, la voleva guardare bene in faccia…
“Bene… ora Sonia, procedi pure. Solo esternamente, mi raccomando, e attenta a non farla godere… ” Disse Marco, mentre la ragazzina iniziava a passare il guanto lungo il taglio di Serena che, sotto gli occhi dell’uomo, emise subito un gemito… E Marco, divertito, osservava quel viso cambiare… gli occhi di lei velarsi di eccitazione… di agonia, quando le mani di Sonia divenivano insistenti…
Marco lasciò i capelli di Serena, e sciolse il collare… fece un cenno a Sonia, che smise di passare il guanto.

Subito dopo, l’uomo fece distendere la sua cagna sul tappetino, ventre in alto, e montò sopra di lei, le braccia della donna bloccate dalle gambe di lui, le belle tettone a disposizione… i capezzoli duri pronti ad essere succhiati… Serena ansimava… disperatamente rifiutando il pensiero che covava dentro… che lui glielo infilasse tra le cosce… che spegnesse quel fuoco che si sentiva dentro…
Ed invece lo vide prendere qualcosa dalla tasca della giacca… un pennarello… avvicinarlo al seno sinistro…
“C-che f-fai… Marco… che stai…” disse con voce impastata dall’eccitazione…
Lui non rispose subito… prese a passare il pennarello sulla pelle di lei… rapidamente…
“Ecco fatto” disse quand’ebbe finito “Ed ora, un paio di shitti…” ed estrasse dall’altra tasca il telefono…
Serena spalancò gli occhi “Perché… perché il mio telefono?!!?? No! Che hai scritto!!! Che fai?!?” urlò cercando di divincolarsi, ma il corpo di lui la serrava senza scampo.

Marco shittò una decina di foto, in cui le tette di Serena risaltavano piene, bianche e eccitanti… coronate dalla scritta che vi aveva apposto, e che lei non poteva vedere… né vide, dato che Marco la fece cancellare immediatamente da Sonia.
“Ed ora, cominciamo a vestirti, partiamo dagli accessori… ” Disse lui, rialzandosi dal suo corpo e prendendola per i capelli, rimettendola a quattro zampe e inserendole il cilindro vibrante nella figa… immediatamente, lo accese…
“N-no… n-non anco-ancora…” diceva Serena, sentendosi immediatamente un lago tra le cosce… iniziò a dimenarsi… preda dell’eccitazione crescente, pur conscia della presenza di Sonia lì accanto, che la vedeva ora quasi gocciolare dal piacere… Fu il delirio a farle commettere l’errore…
Senza nemmeno rendersene conto, alzò la mano sul polso di Marco, e strinse, lasciando il segno delle unghie sulla pelle di lui…
Il cilindro si spense.

Gocciolante e rabbiosa, Serena sentì la stretta tra i capelli allentarsi. Voltò il capo, solo per vedere Marco che pescava dalla busta due paia di collant e tornava verso di lei…
“Scusami… Marco… scusamiahiiiaaaaaaaa!!!!” gridò lei, quando fu ripresa per i capelli e indirizzata a quattro zampe verso la scala, con Sonia che seguiva. Con brutalità l’uomo la guidò verso la stanza da letto, e le indicò l’abito che Paola aveva lasciato per lei… abito usato, che Paola stessa non si era preoccupata di lavare…
“Indossalo.

” Sentenziò Marco, serissimo.
Serena sapeva di aver commesso un errore, come sapeva che Marco, così silenzioso e brutale, non poteva che essere infuriato. Non proferì quindi parola e si limitò ad ubbidire, indossando il vestito…
Era un vestitino estivo elasticizzato, color crema, con gonna che arrivava due dita sopra il ginocchio… in teoria, doveva essere semplicemente provocante… in teoria…
Le forme di Serena erano più abbondanti di quelle di Paola, di un niente, ma quel tanto che bastava per renderlo una seconda pelle….

Specialmente sul seno tirava in maniera tale da rendere oltremodo visibili i suoi capezzoli… e, si accorse Serena angosciata, era costretta a tirarlo… visto che non si chiudeva con bottoni o zip, ma incrociando un lembo fino a fermarlo sul fianco con un fermaglio… il risultato era a dir poco da mozzare il fiato…
Il culo era stretto nell’abito, così come il seno, già comunque esibito dalla profonda scollatura… il tessuto così teso poi lasciava capire non solo la fin troppo ovvia assenza di reggiseno, ma anche di altro intimo…
E tutto sapeva di Paola… e di sesso…
Il vestito infatti era percepibilmente usato e non lavato, Serena lo sentiva dagli odori, fin troppo conosciuti ormai, quell’essenza che le persone riconoscevano senza tuttavia riuscire a inquadrare con precisione… un odore che alla fine attirava…
E le macchie… sotto il seno… semplici aloni, non netti, ma comunque chiari…
Umiliazione che si sommava ad umiliazione… indossare gli abiti sporchi di colei che l’aveva usata per il suo piacere… Serena l’avrebbe uccisa… subito…
“Piacevole l’effetto” disse Marco guardandola “ho scopato Paola quattro sere fa mentre indossava questo vestito… e si vede pure…” continuò sogghignando.

Serena si guardò ancora una volta, avvilita…
“Non posso andare a lavorare così… non posso Marco…” cercò di dire lei. Marco tornò serio, toccandosi il punto dove lei l’aveva segnato…
“No? Io penso che sarai anche peggio di così oggi, e te la sei guadagnata da sola come sempre la punizione… a cominciare da subito… visto che non sei convinta del tuo abbigliamento, sentiremo subito un’altra opinione…” e detto questo, la prese per i capelli, guidandola nuovamente al piano di sotto.

Sonia li seguiva, sia divertita che incuriosita…
Ma soprattutto eccitata. Non lo dava a vedere, perché l’imbarazzo verso Marco le imponeva inconsciamente sempre di controllarsi, ma ormai la sua parte più perversa aveva chiaramente il sopravvento verso di lei…
Eccitata… perversamente eccitata, mentre guardava Marco sospingerla verso l’ampia finestra del salotto, mentre lo osservava aprire velocemente la finestra… non capiva, ma era rapita ancora una volta da quanto accadeva… Serena sottomessa, che si lasciava spingere contro il davanzale, viso verso l’esterno, una debole protesta ora, mentre Marco le legava un polso al termosifone, sotto la finestra… una protesta subito sedata dallo sguardo duro di lui… come le piaceva quell’uomo… e poi l’altro polso…
Serena si ritrovava bloccata, legata con le braccia distese ma distanti una decina di centimetri dal corpo, sia a destra che a sinistra… cosa le voleva fare… non lo sapeva, non lo intuiva… capiva solo che aveva sbagliato ancora…
Ubbidire… e non lo aveva fatto… per di più, questa volta Marco non smetteva quell’atteggiamento brutale, iroso, che lei stessa aveva provocato… Ma perché si stava incolpando, diamine! L’avevano trattata come si tratta una bestia, un a****le da compagnia e…
Ubbidire.

E non l’aveva fatto bene…
Godere.
Dipendeva dal suo ubbidire…
Sottomettersi… Basta! Ancora quel lavaggio del cervello che le imponevano, a cui doveva resistere… se solo avesse avuto modo di sfogare almeno la tensione sessuale… se solo l’avessero lasciata ragionare con lucidità…
E invece si ritrovava legata di nuovo, inspiegabilmente in quel modo, non capiva e…
Marco le si fece accanto. Sbirciò fuori… e sorrise, sadico.
Serena rimase dapprima atterrita, vedendo quel ghigno, poi l’atterrimento divenne terrore quando sentì le parole di Marco, urlate, fuori dalla finestra…
“Signor Tiziano? Signor Tiziano?” chiamò a gran voce.

Serena andò nel panico. Bloccata alla finestra, visibile dalla vita in su… anche se vestita, temeva la punizione paventata da Marco…
“Marco… Marco, ti scongiuro… che vuoi fare?? E’ un mio vicino… mi ha già vista in condizioni…dio mio, ti scongiuro, fammi quello che vuoi ma…”
La voce di lui era un sussurro, mentre la guardava ghignando…
“Vedrai, puttana… anzi, sarà Tiziano a vedere che cagna in calore è la sua vicina…”
Serena non ebbe il tempo di replicare, Tiziano comparve lungo la siepe, distante un tre metri dalla loro finestra… l’espressione incuriosita si trasformò in sorriso pieno… dalla sua posizione vedeva parzialmente il corpo di Serena, ma quelle boccione trattenute a stento dal vestito gli bastavano per farlo sudare… il suo capo vicino a lei gli stava facendo dei bei regali quel giorno…
Marco sorrideva ancora, considerando che l’uomo dall’altra parte non poteva nemmeno intuire che Serena aveva le mani bloccate… perfetto…
“Ehilà, avevate bisogno?” chiedeva Tiziano.

“Sì…” rispose Marco, sempre al fianco di Serena “vede, la signora qui presente pensa di non stare bene con questo vestitino… volevamo un’altra opinione…”
Tiziano si leccò le labbra, prima di rispondere…
“Beh… da quello che vedo, Serena, sei incantevole…”
“Ringrazialo puttana…” sussurrava Marco al suo orecchio. Serena, troppo imbarazzata, rimaneva però esitante…
“Oh!” ebbe un sussulto, gemendo, quando il cilindro si attivò… l’ordine implicito era chiaro…
“G-grazie… g-grazie mille…” riuscì a sussurrare, prima di voltarsi implorante verso Marco, che le sorrise, spostandosi dietro di lei, in una sorta di abbraccio da dietro.

“Sicuro signor Tiziano?” chiedeva ancora lui, accarezzando dolcemente il ventre di lei… “eppure la signora era convinta che le stringesse troppo qui su…” e lo diceva facendo scorrere le mani fino a passarle sotto i seni…
Serena sentiva già le gambe tremare, sottoposta alle vibrazioni del cilindro e, istintivamente, tirava sui legacci, per tentare di fermare le mani di Marco, che a quanto pareva era deciso ad offrire al vicino un’esperienza da ricordare… ma era bloccata… le mani legate, il corpo di Marco che la premeva contro il davanzale… e la voglia… la voglia che le impediva di ragionare… la sua figa che gocciolava lungo l’interno delle cosce…
“No, no” diceva Tiziano, strabiliato “non sfigura proprio… anzi…” continuò, incapace di deviare lo sguardo da quel corpo… sentiva il cazzo duro come poco prima, non sapeva perché, ma quella troia aveva deciso di farlo impazzire quella mattina… Troia, proprio una troia… pensava mentre la guardava muoversi palesemente eccitata, mentre le mani del suo capo andavano ora ai capezzoli… vedeva quelle dita girare intorno a quei chiodini, con lei che si dimenava tutta…
“Vedi Serena? Tu dicevi che si vedevano troppo i tuoi capezzoli…” diceva Marco guardandola e continuando a stimolarle i chiodini duri come marmo da sopra il tessuto.

La testa di Serena si inarcò all’indietro… lo scavare del cilindro, assieme a quella lenta masturbazione dei capezzoli la stava guidando verso il godere, lì, davanti ad un uomo che da quel giorno in poi l’avrebbe guardata non più come una signora distaccata, ma come una vacca pronta a tutto…
“M-marco… t-ti prego… oddiooo… oddiooo…” sussurrava Serena mentre tirava come una forsennata sui legacci, umiliata, esposta, ma soprattutto delirante…
“Vuoi che spenga puttana?” chiedeva Marco in un sussurro.

Eccola la domanda che la mandava in crisi… lo voleva? Troppo stimolata, troppo portata al limite… se ne voleva infischiare di dove fosse e davanti a chi… voleva urlare il suo orgasmo, voleva cazzo, voleva cazzo!!! Ma al solito il gioco sadico in cui Marco la trascinava le imponeva un’unica scelta… non poteva, non lì… fu quindi con disperazione che rispose…
“S-sì… bastar… sì signore… sì!” diceva continuando a dimenarsi contro di lui, ormai al limite…
Il cilindro si spense… la voce di Marco all’orecchio…
“ora ubbidiente… e sorridente, puttana…” disse lieve, per poi tornare a rivolgersi a Tiziano, che li fissava…
“Sa, signor Tiziano, la nostra bella Serena è sempre così insicura riguardo al suo vestire, non è vero Serena?” chiedeva sempre cingendola da dietro e sempre giocando con i suoi capezzoli… Lei mise in faccia un sorriso isterico… in testa una parola… ubbidire…
“Sì…i-io… penso… es-essere troppo… troppo in mos-mostra…” diceva balbettando
Tiziano guardava quella puttana… quella puttana che si era presentata in camicetta bagnata davanti a lui e che ora si lasciava palpare senza alcun ritegno…
“No Serena! Sei una bella donna… sempre pensato, lo sai…” diceva malizioso “solo che fin’ora eri stata sempre troppo coperta a dire la verità…”
Marco prese la parola rapido.

“l’aiuto io ora a scegliere i suoi abiti…” disse, mentre una mano scendeva lungo il fianco di Serena… “è già tanto bella, quindi ho optato per la semplicità… ad esempio, un semplice fermaglio invece di bottoni…” e, mentre lo diceva, le mani di Marco lo sganciavano…
Serena quasi non respirava, pur mantenendo un sorriso di pietra sul viso… gli occhi le divenivano lucidi, mentre Marco apriva i lembi del vestito… di più… sempre di più… lasciandoli ora a ricadere a filo dei capezzoli… bastava un niente perché il vestito rivelasse il suo seno davanti a Tiziano…
“Vedi Tiziano?” continuava ora Marco, passandole due dita lente, dall’ombelico, fin quasi ai capezzoli, ancora celati alla vista del vicino… Che dava l’impressione di sbavare.

Tiziano non riusciva a crederci… quell’uomo la stava spogliando davanti a lui… le tette erano quasi scoperte… grosse, bianche… E quella vaccona si lasciava fare tutto!! Non solo, ma a quanto pareva, sorrideva pure mentre il suo capo se la godeva con lei…
“Vedo vedo… immagino che avrai ottenuto l’aumento, vero Serena?” chiedeva Marco, la voce impastata dall’eccitazione… com’era dura attendere il giorno successivo… l’indomani, con la scusa dei lavori, avrebbe tentato in tutti i modi di piantargli il cazzo ovunque a quella troia…
“I-io… io n-non soooh….

” Nuovi gemiti… le mani di Marco… leggere… continuavano a stimolarla… dal collo, giù… leggere… lungo il profilo dei seni… una che le entrava sotto il lembo del vestito, a ghermirle un capezzolo… l’altra che scendeva ancora… vicinissima alla sua figa, ma senza sfiorarla… impazziva… impazziva di voglia e vergogna…
“Oh… stavamo finendo di discuterne proprio ora” disse Marco “infatti, se ci vuole scusare un secondo…” e d’improvviso, tirò la tenda, senza però chiudere la finestra.

Appena Tiziano fu tagliato fuori vista, Marco scostò ancora di più i lembi del vestito di lei, prendendo le sue tette a piene mani, stringendosi corpo contro corpo…
“Prima hai fatto qualcosa che non dovevi, puttana…” sussurrò lui.
Serena fremente, non poteva fare altro che limitare l’ira di lui…
“Per f-favore Marco… ti chiedo… ti chiedo perd-perdono…” disse flebile, attenta a non farsi udire oltre la tenda, dove sapeva il vicino era in ascolto… ecco come la stava riducendo… esibita come una troia, legata, eppure costretta a chiedere perdono… ad un passo dall’umiliarsi per chiedere altro… ii cilindro dentro di lei… quelle mani sul suo seno, che stringevano sapientemente un corpo già portato al limite…
“Perdono? Bisogna meritarselo…” continuò lui, togliendo ora una mano dal seno di lei , abbassandosi la zip dei pantaloni e scostando la gonna di Serena…
“N-no… per favore… per… qui… no….

” Balbettò lei, ma il capo le ricadde sulla spalla di lui, le labbra si serrarono, cercando di evitare gemiti, mentre sentiva il cazzo dell’uomo strusciare sull’interno coscia, a pochi centimetri dalla sua figa…
“M-Marco… Mar… oddio…” fu costretta a mordersi il labbro… il membro di lui… Marco gliel’appoggiava al taglio… piccoli tocchi… bagnava la punta e lo muoveva di pochi millimetri avanti e indietro… avanti e indietro…
“Ahh!!” le sfuggì dalle labbra. Istintivamente, una mano tirò sui legacci… l’inutile tentativo di coprirsi la bocca, di non far udire nulla… frustrazione, angoscia… non poteva fare nulla per non farsi udire, se non cercare di dominarsi… ma il bisogno…
Troppo stimolata… troppo portata al limite, e per troppo tempo…
“Senti senti come cola la figa della puttana…” sussurrava Marco “hai tanta voglia di cazzo…”
“N-non… io… mio… marito… il… suo… voglio il suo!!” sibilò lei.

Marco sorrise, sentendo quelle parole biascicate, in netto contrasto con i movimenti di lei, che tentavano di avere più contatto… contatto che lui concedeva solo a piccole dosi…
“Davvero puttana? Vuoi il cazzo dell’imbecille? Secondo me, vuoi il mio…” disse ancora lui, mettendo una mano nella tasca…
“NOOO!!! Spe-spegni!!!” urlò Serena, quando il cilindro si accese, facendola piegare sulle ginocchia, le mani ancora saldamente legate al termosifone… le tette seguivano la danza senza controllo che la donna eseguiva mentre cercava di non soccombere al piacere…
Marco le si portò di fianco, il cazzo ben eretto nella mano, a pochi centimetri dal viso di lei…
Nel suo delirio, Serena spalancò gli occhi… chi voleva ingannare… avrebbe preso quel membro tra le cosce immediatamente… lo avrebbe cavalcato, succhiato… doveva godere, doveva godere!!
A Marco non sfuggirono quegli occhi carichi di voglia…
“Allora puttana” sussurrava ancora “non lo vuoi? Su, dillo…”
Serena chiuse gli occhi un istante… cadeva ancora… precipitava… così come Marco voleva.

Non c’erano umiliazioni abbastanza forti da annullarle la voglia. Quella tortura sessuale la piegava ai suoi voleri sempre, sempre…
E Sonia, appoggiata al tavolo dietro di loro, osservava tutto silenziosa. Immobile, occhi estremamente interessati, ma ancora non pienamente soddisfatti… sapeva che era sbagliato, sapeva che non era giusto nemmeno il solo pensarlo… ma voleva vedere la sua cagnolina ancora più giù… E poi, c’era l’altro particolare… le sue mutandine erano zuppe… Ma eccola, eccola la resa…
“S-sì.. lo… voglio…oddio od-ddio…” diceva Serena, incapace di star ferma, il cazzo di Marco davanti agli occhi.

“Puttana, voglio sentirti dire che vuoi tanto cazzo…” bisbigliò lui.
“I-io… ta… voglio… v-voglio tanto… voglio tanto cazzooohh!!!” disse Serena, serrando subito la bocca.
“Non ho sentito bene, puttana… a voce più alta, per favore. ” Precisò Marco, sorridendo.
Serena fremeva, chinava il capo, tornava ora a guardare il membro di lui… ma non poteva urlare… il vicino… il vicino avrebbe sentito…
Il cilindro si spense.
“No!!! A-accendi!! Ti… ti prego!!! Ho bisogno… Marco ho bisogno!!” sputò fuori, guardandolo disperata in faccia.

Ma lui rimaneva immobile, ricambiando lo sguardo.
“Mio… Mio Dio…” sussurrò, ormai oltre il confine della sconfitta “io… io voglio tanto cazzo… per favore…”
“Non ho sentito ancora, puttana. ”
E per tre secondi, il cilindro vibrò ancora, squassandola…
“OMMERDAAAAA! IO VOGLIO TANTO CAZZO!!! DAMMI IL TUO CAZZO PER FAVORE!!!!” urlò a pieni polmoni.
Il sorriso di Marco era di trionfo. Nuovamente, l’aveva piegata alla sua volontà. Guardava quella tettona ansimante, legata e inginocchiata ad implorare di essere scopata… Molto diversa dalla spocchiosa signora di qualche tempo prima… ma era ancora all’inizio… l’avrebbe spogliata di tutto, l’avrebbe fatta dipendere dal suo cazzo in tutto e per tutto.

Certo che ora lui doveva svuotarsi… e quella tettona era lì, pronta a subire di tutto… ma…
Un’occhiata andò verso Sonia, lì, ferma, ubbidientemente silenziosa.
Uno schiocco di dita di Marco, e la ragazzina si avvicinò, portandosi vicina a Serena, che la guardò smarrita.
Che succedeva? Si era umiliata come Marco voleva, gli aveva urlato in faccia quanto voleva il suo cazzo… ora… perché aspettava??
Una sorta di tacita complicità scorreva tra i due in piedi lì accanto… lo vedeva dal loro modo guardarsi… Marco, sempre padrone assoluto della situazione… e quella troietta con quel fare da servetta…
“Dunque Sonia, dimmi tu… se il mio cazzo non viene svuotato subito, dovrò soddisfare la nostra puttana…” disse Marco, espressione furba in viso.

La ragazza non dubitò sul senso di quella frase. Né fece espressioni di sorpresa. Guardò Serena per qualche istante, e poi sorrise, di una falsa remissività…
“No, signore, posso provvedere io…” disse inginocchiandosi.
Serena restò sconvolta. Non si disse che le era risparmiato un altro abuso… no… mente e corpo… Marco la trasformava… isterica ora, davanti a quella scena…
“No… ma che fai??? Io! Io voglio il cazzo!!!” diceva tirando sui collant che la imprigionavano.

“Magari la prossima volta, puttana… quando imparerai la vera ubbidienza…” sussurrò Marco, mentre una mano accarezzava il viso di Sonia, e poi traeva la testa verso il membro eretto.
“Marco, ti scongiuro!!! Fammi godere!!! Ti sto implorando!!!!” quasi urlava Serena, incurante di chi poteva udirla…
Il viso di lui tradì un secondo di visibile piacere, mentre Sonia se lo infilava in bocca e iniziava a lavorarglielo…
“Mani dietro la schiena Sonia… se vuoi fare la brava servetta, fai sempre come ti dico…” diceva lui, ignorando ora Serena, resa furiosa da quello che vedeva.

Sonia intanto, ubbidiente, si metteva in posizione, lasciando che Marco le guidasse il movimento, avanti e indietro.
“Me la pagherai troia!!! Me la pagherai bastarda!!!” continuava Serena. Sonia continuava il suo spompinare, ma gli occhi adesso si spostavano verso la cagna legata… con sguardo di vittoria lappava e lappava, trionfante su di lei.
“Vedi puttana, cosa vuol dire essere ubbidienti?” diceva Marco, godendosi il succhiare di Sonia “ma non preoccuparti… godrai anche tu oggi, puoi starne certa… ma per ora, la tua punizione continua…” e lo disse riaccendendo il cilindro…
“ODDIO… fammi god-godere… p-per… fa-favore!!” continuava a gemere Serena, divincolandosi, senza riuscire a togliere gli occhi dalla bocca di Sonia che, eccitata alla vista di quella tortura, aumentava il ritmo fino ad arrivare ad un succhiare forsennato…
Marco godeva e si divertiva… godeva della bocca della ragazzina, tutta concentrata soddisfarlo, e nel contempo si divertiva, nell’accendere e spegnere di continuo il cilindro, fermandolo sempre qualche istante prima del godere di Serena…
La voleva a pezzi, la voleva strisciante… e la voleva puttana agli occhi di tutti… ed anche su quel punto, in quel momento, stava raggiungendo l’obbiettivo, visto l’implorare di Serena, dopo aver fermato nuovamente la vibrazione dentro di lei…
“LO C-CAPISCI CHE HO BISOGNO DI GODERE!!! TI IMPLORO ANCORA… DAMMI IL TUO CAZZO!!! PER FAVORE!!!” urlò, prima di ricadere a capo chino, sconfitta.

Le mani di Marco, ora sulla testa di Sonia… a spingerle il membro in gola… e lei arrendevole e compiaciuta, come fosse un premio, riceveva tutto il seme di lui, lo ingoiava senza proteste…
Appena Marco finì di schizzare, glielo estrasse dalla bocca.
“Molto bene, Sonia. Chiaro che per guadagnarti il piacere di servirci, sia me, che Paola, dovrai essere servizievole sempre… e in premio, chiaramente, avrai molte altre gioie, oltre all’addestramento della cagna… Voglio il tuo sì ora, un sì che sarà incondizionato.

” Disse guardandola in viso, dall’alto in basso.
“Sì signore. ” Disse lei, senza esitare. Non sapeva cosa la spingesse di preciso, se fosse il fascino dell’uomo che gli stava davanti, il piacere di tormentare Serena, o entrambe le cose indistintamente, ma sapeva che lo voleva, proprio come aveva detto lui… incondizionatamente…
Serena, singhiozzante, osservava quel mercanteggiare di carne… dove lei era stata ceduta anche a quella troietta… Una bastarda che in pratica, si era venduta per poter continuare ad abusare di lei… Per poter continuare a vederla ridotta ad implorare cazzo, per poter continuare quel trasformarla che prevedeva la perdita di ogni sua dignità…
Nessuna via d’uscita… avevano in mano tutto di lei, e avevano in mano lei! Marco spezzava sempre e comunque ogni sua resistenza, spezzava la sua volontà e… disperatamente… le stava cambiando ogni priorità… il liberarsi da quella schiavitù diveniva secondario rispetto al soddisfare le sue voglie…
Sentiva mani che le liberavano i polsi… le braccia le ricaddero lungo il corpo… Il fuoco nel ventre… aveva implorato e avrebbe implorato ancora…
“Richiuditi il vestito , puttana, è tempo di andare.

” Disse brutalmente Marco guardandola dall’alto in basso.
Serena, con mani tremanti, ubbidì.
Cinque minuti dopo, Marco apriva la porta d’ingresso, sospingendo Serena fuori, in giardino. Lei non capiva perché Sonia non li stesse seguendo.
Fu Marco a chiarire la cosa.
“Sonia, sistema tutto e portami quanto ti ho detto. Poi vai a fare le copie delle chiavi di casa… A mezzogiorno in negozio. ” disse secco.
“Sì, volentieri, signor Marco.

” Disse la ragazzina, richiudendo la porta.
Serena ebbe un sussulto, quasi di rivolta, ma Marco la guardò con occhi di fuoco.
“Problemi puttana? Voglio avere libero accesso a questa casa. Quando, come e con chi voglio. Chiaro. ”
Torcendosi le mani in grembo, Serena riuscì ad ingoiare le sue proteste, dicendo solo un flebile “sì…”, ma si sentiva colpita al cuore… le chiavi di casa… della sua casa… in mano loro.

Nessun limite. Le volevano entrare in ogni intimità. Addirittura Sonia rimaneva lì, a scavare nelle sue cose…
E la colpa era sua… per aver tradito, per essersi concessa una, una sola scopata in giro!!!
Non ebbe il tempo di commiserarsi…
“Andate? Complimenti Serena, devi aver ottenuto l’aumento a quanto sentivo…” sorrideva Tiziano, malizioso, da dietro la bassa siepe.
Lei diventò paonazza, tentò di voltarsi di spalle, ma di nuovo Marco la prendeva per i capelli, esponendo non solo la vergogna che aveva dipinto in faccia, ma anche il suo essere vestita da troia…
“Diciamo che è sulla buona strada, signor Tiziano…” sorrise Marco “mi raccomando domani, alle dieci…”
“Sicuro che ci sarò!” disse lui di shitto “non mancherei per nulla al mondo…”
I due si salutarono rapidi, mentre Serena si sentiva il cuore in gola, mentre Marco le ordinava di salire in auto.

Appena Marco si mise in strada, Serena si fece piccola sul sedile. Puttana… puttana anche agli occhi del vicino… e se avesse detto qualcosa a Stefano… al suo Stefano… non osava nemmeno pensarci… Ma sicuramente Marco aveva provveduto a tutto…
E come sempre, tutto dipendeva sempre dal suo totale ubbidire…
Stefano… avrebbe voluto sentirlo… pensava, mentre si avvicinavano al centro commerciale.
Non immaginava che nel frattempo Paola non era rimasta con le mani in mano…

Whatsapp…
-ciao Stefano… sono Paola… spero tu abbia pensato un po a me stanotte…
-Paola, per favore, te lo ripeto, sono sposato, lavori con mia moglie
-lo so bene.

Però non posso fare a meno di pensare a te che mi succhi i capezzoli… mi basta che tu mi dica che ti sarebbe piaciuto farlo…
-devo lavorare ora, per favore, Paola.
-sì o no?
-ovvio che sì… sei bella e provocante… ora per favore, devo staccarmi dal cellulare.
-ok… mi chiedevo solo, prima di staccare, se la gradissi una foto delle mie tette…
-sì.
-a minuti te la invio.

Ti spiace se ogni tanto ti scrivo?
-… no.
-a più tardi allora, e… pensami 😉
Stefano si passò la mano sul viso… aveva detto sì, quando doveva dire no… ma… una foto… non era niente di che… poi le avrebbe detto basta.
Le mani sudavano, non pensava che in realtà non riusciva a riporre il cellulare… desiderava rivedere quel corpo….

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