Il Tao del sesso

Anna aveva frequentato sino al quarto anno una scuola privata del sud Italia. Il quinto ed ultimo anno, affinché il suo diploma acquisisse valenza legale, si sarebbe dovuta presentare privatamente per sostenere la sessione estiva degli esami di maturità in quel di Roma. Correva l’anno 1992. Come dicevo negli altri racconti, con lei avevamo intrapreso la nostra convivenza che in una ridente cittadina del varesotto e, per questo motivo, dal mese di aprile, lei dovette trasferirsi in pianta stabile a Roma, presso l’abitazione di una nostra amica, una affermata professionista, per prepararsi agli esami.

Io la raggiungevo con cadenza settimanale per trascorrere il fine settimana insieme. Quel fine settimana giungeva dopo alcuni momenti di tensione tra di noi a causa della gelosia che io nutrivo per lei. Anna era una ragazza di 19 anni molto bella. Gli uomini di ogni età quando eravamo per strada, in giro, le sbavavano dietro, i più maiali non si ponevano scrupoli nel corteggiarla anche quando era in mia compagnia, immaginate quando era da sola.

Nonostante la fiducia illimitata che avevo riposto in lei è che lei ripagava non certo con atteggiamenti sbarazzini, quando mi raccontava degli approcci che subiva quotidianamente, il senso di possesso che provavo per lei mi portava a perdere il lume della ragione ed i giorni che avevano preceduto erano stati contraddistinti da dissapori di questo tenore. Quando giunsi a Roma, quando finalmente potei riabbracciarla, Anna era arrabbiata con me, mi accolse con molta freddezza, a poco servirono i fiori che le avevo regalato, quasi non mi guardava nemmeno negli occhi.

Andammo a casa della nostra amica dove scaricai i miei bagagli e feci una doccia ristoratrice. Mi sarei aspettato, avendo casa a disposizione, che Anna entrasse in doccia con me, come accadeva spesso ed invece nulla. Così, per mantenere una certa lucidità ed evitare che il desiderio fisico che avevo di lei affuscasse il mio agire, decisi di segarmi sotto la doccia. Sborrai sotto la doccia e nonostante l’effetto ritardante dell’acqua, sborrai molto presto e sborrai tanto.

Terminata la doccia e la sega, considerato l’orario, chiesi ad Anna di andare a fare una passeggiata in centro, la nostra amica aveva casa nei pressi della fontana di Trevi, a prendere un aperitivo, nell’attesa che la nostra ospite terminasse di lavorare e ci raggiungesse per la cena. Anna mi rispose di non aver voglia di uscire. Senza batter ciglio la lascia perdere, uscii da solo e consumai un aperitivo molto alcoolico. Non ero preoccupato delle tensioni tra di noi, sapevo che ben presto si sarebbe dipanata la matassa, ero dispiaciuto.

La nostra amica ci raggiunse intorno alle 20:00, fui felice di rivederla e lei altrettanto. Propose una cena ad un takeaway, per evitare di uscire, telefonammo, ordinammo ed attendemmo il recapito. La cena, piacevole, fu seguita da una amabile chiacchierata, il buon vino aiutò il susseguirsi della serata e così, decisi, con un colpo di teatro, di chiedere scusa ad Anna pubblicamente. Lei rimase basita quando mi prostrai e finalmente mi guardò con gli occhi più dolci di questo mondo, mi si avvicinò, mi accarezzò il viso e mi disse:” io ti amo, non potrei mai farti del male, io vivo per te”.

E si accomodò accanto. Era circa mezzanotte quando la nostra amica si ritirò nella propria stanza, augurandoci la buona notte, io ed Anna rimanemmo ancora una mezzoretta a guardare la TV prima di decidere di andare a letto. Ci spogliammo insieme, io indossai un paio di pantaloncini neri ed una maglietta di cotone bianca profumata di lavanda, Anna invece dopo essersi liberata anche dell’intimo, indossó una camicia da notte in cotone bianco che le arrivava sopra il ginocchio e che lasciava intravedere tutte le sue forme, era bellissima ed eccitante.

Ci infilammo sotto le lenzuola, un bacio fugace, la buonanotte e le luci spente. Nonostante il desiderio che provavo per la sua bocca, il suo culo, le sue tette, la sua figa, anche grazie alla sega che mi ero sparato nel pomeriggio, ero deciso a fare penitenza ed a non mostrarmi interessato a lei sessualmente, lei, stupita del mio atteggiamento, fece altrettanto. Ci girammo sul fianco dandoci le spalle. Ma, dopo qualche minuto sentii la sua presenza dietro di me, mi abbracciò forte e sorridendo mi sussurrò:” sei proprio uno stronzone, lo sai che io ho bisogno di te, del tuo amore e del tuo cazzo” e cominciò a baciarmi il collo.

Mi girai dalla sua parte e cominciammo a scambiarci le prime effusioni. Le mie mani seguivano tutte le sue curve, partendo dalle sue labbra passando per le tette, il culo é la figa, che trovai già umida. Lei fece altrettanto soffermandosi sulle mie palle, di cui era innamorata. Il cazzo era già duro come piaceva a lei. Assunsi la posizione supina e lei sopra di me a metà, con la sua gamba infilata tra le mie che toccava le palle, cominciò a baciarmi i capezzoli e per scendere sempre più giù fino a raggiungere con le labbra il suo amato uccello.

Cominciò a spompinarmi lentamente, succhiandolo con una certa avidità. Io la guardavo, vedevo la sue guance che si contraevano mentre succhiava il cazzo e si contraevano ancor di più quando dopo aver affondato la bocca, iniziava la risalita verso la cappella. Durante il suo stantuffare, si udivano chiaramente i classici rumori che produce un cazzo sottoposto a tale trattamento, sembrava come se lo stesse stappando. Ad ogni schiocco corrispondeva un suo mugugno di intimo godimento mmmmmmmmm.

Essermi segato nel pomeriggio mi consentiva di gestire un ampio margine di lussuria che nemmeno l’asservarla nel pomparmi riusciva ad intaccare, anzi più la osservavo e più allontanavo il momento della sborrata. Senza mai staccare la bocca dall’uccello, Anna cambió posizione e si inginocchiò tra le mie gambe aperte per concedersi la possibilità di guardarmi e di essere guardata mentre mi spompinava. Osservavo la posizione che aveva assunto, guardavo il suo culo parzialmente coperto dalla camicia da notte ed immaginavo il momento dell’inculata, e mentre sognavo ad occhi aperti, cominciai a spingerle il cazzo sempre più in gola in perfetta sincronia con le sue discese sul bastone.

I nostri movimenti sembravano essere gestiti da un unico cervello e ad ogni discesa della sua bocca, ad ogni conseguita spinta che producevo, susseguivano i suoi mugugni di piacere. Pervasa è completamente persa sul mio cazzo, Anna si fece spazio con le sue dita fino a raggiungere il buco del culo che cominció a massaggiarmi. Per aiutarla, facendo leva solo sulle gambe per non contrarre le chiappe, sollevai leggermente il culo dal materasso e fu allora che mi penetró con il dito medio che affondava nel culo allo stesso ritmo del pompino.

Più mi stimolava il culo e più il cazzo diventava duro e grosso. Anna ad occhi chiusi era completamente vinta dalla lussuria. Non riusciva più nemmeno a guardarmi godere delle sua gesta. Pensai così che era giunto il momento di sbatterglielo in figa. Riuscii, nonostante Anna continuava a tenerlo stretto in bocca, a mettermi in ginocchio sul letto, ma non riuscendo a sfilarle il cazzo dalla bocca, abbandonai ogni altro proposito e lasciai che continuasse.

La guardavo dall’alto, ammiravo il suo culo rotondo, che goduria. Incredibilmente, come mai accaduto prima, nonostante l’eccitazione e le stimolazioni che Anna mi donava, riuscivo a conservare la totale gestione dell’orgasmo. Così, cominciai ad accarezzarle le tette che la gravità faceva dondolare, le accolsi tra le mie mani che si riempirono di quelle meravigliose rotondità e poi mi chinai sulla sua schiena e la presi per i glutei sodi. Le mie carezze le procuravano piacere, i suoi mugolii lo dimostravano.

Allungai la mano destra a raggiungere la figa che trovai completamente bagnata di piacere e cominciai a stimolarla, Anna cominciò a succhirmi il cazzo con maggiore vigore finché non raggiunse l’orgasmo, così con le dita bagnate del suo godimento, raggiunsi il buco del culo che, dopo averlo stimaolato per alcuni secondi, penetrai con il dito indice. Un mugolio sommesso accompagnò la penetrazione per tutta la lunghezza del dito stesso. Anna, per la prima volta, era completamente in mia balìa, con il cazzo sempre ben serrato nella sua bocca, godeva ripetutamente con quel dito che affondava nel culo.

All’ennesimo suo orgasmo anale, abbandonai il suo culo accogliente e mi sedetti sulle mia caviglie. Anna continuava a spompinare senza sosta un cazzo che senza sosta era rimasto duro come il ferro e lo faceva quasi a ringraziarmi per tutti gli orgasmi che si erano succeduti. Decisi di cambiare ancora posizione, con cura, lasciando che la sua bocca seguisse, avvinghiata, il cazzo, scesi dal letto, io in piedi lei poggiata sui gomiti succhiava succhiava succhiava senza soluzione di continuità.

Sollevai una gamba e poggiai un piede sul letto ed Anna sostenendosi con un solo gomito mi afferró il sedere per spingermi contro la sua bocca in quell’ interminabile pompino. In quella posizione, decisi di lasciarmi andare. Intuendo che sarebbe stata la sborrata più copiosa della mia vita, le posi la mano sulla fronte per allontanarla dal cazzo in esplosione, ma lei, lasciandolo per la prima volta dall’inizio del pompino mi disse:”non ti permettere”.

Non so quanta sborra venne fuori, so solo che gli impulsi furono interminabili e la sborra veniva fuori dalla sua bocca a fiotti, nonostante le labbra fossero ben serrate sull’uccello. Non poté berla tutta ovviamente ma con il cazzo che non accennava a sgonfiarsi poté continuare a spompinare ancora per diversi minuti. Quando il cazzo fu a riposo, come sempre accadeva, lei, con la bocca ancora invasa dal mio sperma, mettendosi in ginocchio sul letto, mi ragaló un lungo bacio appassionato che io accettai molto volentieri mentre le mie mani, questa volta con tutta la dolcezza del mondo la accarezzavano amorevolmente.

Quando tutta la sborra fu consumata da quel bacio lei mi disse:” amore mio, mi hai fatta impazzire come mai più potrà accadere. Non dimenticherò mai più questa notte ma promettimi che ci riproveremo ancora…..”. Io le risposi:” amore mio dolcissimo, il tuo impazzire é stata la millesima parte del mio, ma non ti prometto che lo rifaremo, no, non te lo prometto……, te lo giuro…. “
Avvinghiati ci infilammo sotto le lenzuola umide dei nostri sessi.

L’orologio luminoso segnava le 04:30. L’amplesso era durato quattro ore quattro circa. Disfatti, lasciammo che Morfeo si impossessasse dei nostri corpi.
Poche ore dopo, eravamo al tavolo della colazione con la nostra amica che prima di uscire ci aveva amorevolmente preparato la colazione. Ricordo che Anna, tra un sorriso malizioso e l’altro, con grande fatica, a malapena riuscì a sorseggiare un caffè, ogni muscolo facciale era fonte di dolore. Ma con spavalderia ed in presenza della nostra amica Anna disse:” ricordati che me lo hai giurato….

“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *