Il mio primo cazzo

Mettere giù uno scritto della mia prima esperienza è un modo per riprovare le emozioni di quel lontano periodo… e la condivido volentieri.
Dunque, era estate, ed era quella di un ragazzo timido e piuttosto solitario, non perchè fossi introverso, ma perchè con due genitori iperprotettivi c’era poco da interagire con chiunque.
D’inverno era casa e scuola, scuola e casa.
D’estate sarebbe stata solo casa se non fosse stato che almeno la mattina riuscivo a sgattaiolare via, andando in giro per la città.

Lo spirito “avventuroso” di quel periodo mi spingeva alla ricerca di strutture edilizie abbandonate da esplorare e, tra queste, c’era uno stabilimento balneare sul lungomare, in disuso da anni a causa dell’inquinamento.
Una mattina di metà giugno, dopo un giro per lo stabilimento, ero seduto su quel che restava della sabbia della spiaggia a fissare il mare, quando avvertii la presenza di qualcuno.
Mi voltai e vidi un uomo che si aggirava tra le cabine a una ventina di metri da me.

Non era cosa strana, come me chiunque poteva accedere, quindi lo osservai senza timore pensando che una volta finito il suo giro sarebbe andato via.
Dopo essersi girato un paio di volte a guardarmi entró in una cabina sparendo nell’ombra.
Dopo qualche secondo, durante i quali continuai a fissare quella cabina, stavo per voltarmi a farmi i fatti miei, quando lo vidi riapparire sull’entrata, nudo dalla vita in giù, la maglietta tirata sul torace, a gambe larghe, con il cazzo in bell’evidenza.

In un primo momento non realizzai bene la cosa, poi concentrai meglio lo sguardo.
Nel frattempo il tipo, dopo essersi ancora guardato attorno per essere certo che potessi vederlo solo io, fece ondeggiare il suo cazzo con un movimento di bacino indicandomi con una mano di raggiungerlo.
Lo guardavo con curiosità, vidi che cominció a segarsi fino a raggiungere l’erezione, ma non mi passó neanche lontanamente per la testa di avvicinarmi.

Così restai qualche minuto ad osservarlo mentre si segava lentamente, alternando la sega a momenti in cui si afferrava il cazzo alla radice con due dita per farlo ondeggiare a mezz’aria, dopodichè mi alzai e me ne andai.
Detta così sembrerebbe quel che era stato, un episodio che avrebbe potuto non avere alcun peso.
Invece la fantasia di un 15enne timido e represso cominció a lavorarci sopra.
Il pensiero fisso di quell’età era il sesso ma, ovviamente, timido com’ero, non avevo frequentazioni femminili, quindi, aver visto un uomo che si masturbava sextenó in me una certa voglia di approfondimento mista alla curiosità di capire se ció avesse potuto darmi un qualsiasi tipo di soddisfazione.

Dire che quel giorno non mi tornassero alla mente gli istanti vissuti in mattinata sarebbe ipocrisia.
Ci pensai e ci ripensai e decisi di tornare il giorno dopo allo stesso orario.
Il giorno dopo non lo vidi e neanche il giorno appresso ma il terzo giorno riapparve così come la prima volta, solo che stavolta avevo accorciato la distanza ed ero seduto a circa 10 metri dalla cabina, una distanza che ritenevo sicura per una eventuale fuga.

Arrivó, sempre scrutandosi intorno per verificare che non ci fosse nessun altro che io, e si diresse direttamente alla cabina della volta precedente e davanti alla quale ero seduto sulla sabbia.
Si fermó sulla soglia e si giró portandosi una mano sulla patta massaggiandosi mentre con l’altra mi invitava a raggiungerlo.
Io non mi mossi quindi si tolse i pantaloni e gli slip e restó un attimo a gambe larghe e mani sui fianchi.

Poi cominció a segarsi e in men che non si dica la mano scorreva avanti e indietro sul cazzo in erezione.
Non sarei dovuto essere presente?
Avrei dovuto andarmene?
So solo che ero affascinato da quel che vedevo, la distanza, sia pure più vicino rispetto alla volta precedente, era ancora tale da non permettermi una visione ottimale, ma stavolta rimasi fino all’eiaculazione.
Si rivesti in silenzio e mentre se ne andava si giró e disse una sola parola che udii a malapena, “venerdì”.

Mi sembró ovvio che mi stava dando un appuntamento al venerdì successivo e la cosa mi agitó alquanto perchè passai i giorni successivi a pensare e ripensare a quanto visto e sentito, tra atteggiamenti esibizionistici e gemiti, e questa volta con la certezza che avrei potuto ancora assistere a qualcosa che non sapevo perchè avrebbe dovuto, ma mi attirava.
Il venerdì successivo, stesso posto, stessa ora, ero lì, e stavolta seduto a non più di tre, quattro metri dalla soglia della cabina per poter vedere meglio, in attesa.

Puntuale come un orologio svizzero lo vidi arrivare, sempre controllando che non ci fosse nessun altro, arrivando fino alla cabina.
In quel momento, da così vicino, realizzai quanto fosse ben più alto di me e quanto robusto fosse.
Era quello che si poteva definire un omone, credo fosse almeno 190 cm alto, non definibile come palestrato ma decisamente massiccio, con un accenno di pancia, che in seguito seppi avere 47 anni.

Al contrario io ero estremamente magro, alto solo un metro e settanta, con ancora solo 4 peli messi in croce sul corpo.
Senza parlare si spoglió e vidi subito che era già in erezione.
Afferrandosi il cazzo alla radice con indice e pollice fece un passo avanti e sporgendo il bacino in avanti cominció a parlare con voce profonda e allo stesso tempo pacata e decisa, esprimendosi, come sempre avrebbe fatto, in dialetto (traduco per comodità), e dicendomi ció che ancora ricordo come se fosse successo ieri.

“Bello eh?”
“Vieni, avvicinati, non ti faccio niente, vieni a vedere meglio che bella cappella che ho. “
A quelle parole sobbalzai perchè mi resi conto di essere ormai a non più di due metri da lui che si era fermato un po’ più avanti della soglia della cabina, ma non riuscivo a staccare gli occhi dal suo cazzo.
Oggi, col senno di poi, posso affermare che avesse un gran bel cazzo, saranno stati più o meno 20, forse 18 o 19 centimetri, ma larghi, decisamente larghi, con una cappella ben proporzionata e grossa.

Quindi, mi alzai ma le mie gambe non risposero al comando istintivo di indietreggiare e rimasi lì a fissarlo tra le gambe.
Lui approfittó di questa indecisione e fece due rapidi passi verso di me, mi prese la mano destra e indietreggió tirandomi senza forzarmi e dicendomi “Vieni, stai tranquillo, entriamo, così te lo faccio vedere bene da vicino”.
Le mie gambe si mossero da sole e lo seguii nella cabina.

All’interno mi appoggiai istintivamente ad una parete e lui si paró di fronte a me, con un braccio teso e mano appoggiata al muro affianco alla mia testa, e con l’altra continuando a tenere la mia, che guidó verso il suo cazzo dicendomi “Dai, prendilo in mano, accarezzalo, vedrai che ti piacerà”.
Ubbidii stringendo la mia mano sul suo cazzo, senza per altro riuscire a contenerlo tutto tanto era grosso rispetto alla mia mano e avendone una gradevole sensazione di calore, morbidezza e durezza al contempo.

Stringevo e mollavo cambiando la posizione della mano per rinnovare la sensazione che provavo senza distogliere lo sguardo dal suo cazzo, poi mi mise le mani sulle spalle e mi disse “Tieni ben stretta la mano, tieni immobile il braccio e guardami in faccia”.
Non capii subito il perchè di quella richiesta ma ubbidii irrigidendo la mano ed il braccio e alzando lo sguardo.
Cominció a muovere il bacino avanti e indietro lentamente, letteralmente scopandomi la mano ben stretta intorno al suo cazzo.

Il suo sguardo si fece languido e, passandosi la lingua sulle labbra, mi disse “Dimmi la verità, ti piace, vero?”
Per la prima volta dissi qualcosa e risposi quasi sottovoce un “Si” balbettato.
Lui ebbe un gemito, “mmmhhh”, accelleró il ritmo del bacino accarezzandomi con una mano il viso e la testa e dicendomi che avevo una manina morbida e calda.
Dopo un paio di minuti si fermó e mi fece posizionare al suo fianco destro in modo da potergli afferrare il cazzo e poterlo segare con la mano destra, inizialmente guidato dalla sua mano sinistra, mentre con la destra mi cingeva le spalle.

Non dimenticheró mai quella prima sega.
Credo che duró una decina di minuti prima che venisse e furono davvero dei bei momenti, tra la soddisfazione che provavo mentre, stringendolo, menavo quel cazzo, e gli incitamenti volgari, ma inaspettatamente graditi, che lui mi indirizzava.
Cominció a rivolgersi a me al femminile chiamandomi puttanella e zoccola, gemendo mentre continuava a dire che avevo una manina dal tocco delicato.
Inoltre, la sua mano destra era scivolata dalle spalle lungo la schiena fino a palparmi le natiche, ricavandone il complimento che avevo “un bel culetto”.

Quando stette per venire mi disse ” Non ti fermare, sto sborrando, continua”.
Tra i suoi sospiri e le contrazioni del cazzo, che avvertivo con la mano, vidi i fiotti fuoriuscire restandone estasiato, mi sembró una cosa stupenda essere stato io a farlo sborrare.
Ricordo che quando se ne andó, lasciandomi solo, andai con le dita a toccare lo sperma sul pavimento per “sentirne” la consistenza.
Ebbi l’impressione che fosse molto più densa e vischiosa della mia e quel contatto non mi dispiacque per niente.

Inoltre mi dette appuntamento a una settimana dopo, dicendomi che gli ero proprio piaciuto, ma senza curarsi di quanto avessi o meno gradito.
Che dire, passai quella settimana a contare le ore, avevo proprio voglia di sentire le sue sconcezze, di vedere i suoi atteggiamenti esibizionistici, di sentire ancora al tatto il suo cazzo, e magari di farlo venire ancora.
Arrivó il giorno dell’appuntamento con largo anticipo andando direttamente alla cabina.

Poichè l’attesa era lunga mi sedetti a terra con le spalle al muro e aspettai.
Arrivó e sorrise vedendomi già lì dentro, dicendo “Ero certo di trovarti, il mio bel cazzo ti piace”.
Mi stavo alzando ma mi fermó, dicendomi di restare seduto perchè dovevo vederlo da vicino, poi si spoglió e cominció a segarsi allargando le gambe e protendendo il bacino in avanti fino a ritrovarmi con il suo cazzo ormai duro a pochi centimetri dalla faccia.

Mi disse che voleva accarezzarmi la faccia col cazzo e, tenendolo al solito alla radice con pollice e indice, cominció a passarmelo sulle guance, da destra a sinistra e viceversa, accompagnando con un movimento laterale del bacino.
Poi si staccó leggermente e disse le parole che in quel momento non mi parvero tali ma che più di tante altre restarono indelebili negli anni nella mia memoria, “Dai, prendilo in bocca, assaggialo. È così buono che non potrai più farne a meno”.

Così dicendo mi mise una mano sulla testa e appoggió la punta della cappella alle mie labbra.
Ho ancora in mente quegli attimi, con il cuore a mille per l’emozione, chiusi gli occhi e socchiusi leggermente le labbra per richiuderle sulla punta della cappella, per poi farle scivolare indietro, riaprirle e richiuderle con un po’ di cappella in più nelle bocca e facendole ancora scivolare indietro.
Il tutto finchè non mi ritrovai l’intera cappella in bocca, che a quel punto mi sembró enorme.

Con un gemito disse “mmmhhh, ora tieni la cappella in bocca e succhiala mentre l’accarezzi con la lingua”.
In effetti, realizzai che la lingua era rimasta indietro, in fondo alla bocca, così la rilassai e la portai a contatto con la cappella cominciando a leccarla tutt’intorno, permettendomi così di poter serrare meglio le labbra e creare il risucchio della succhiata.
Mi sembrava quasi impossibile, stavo facendo per davvero sesso, sesso serio, un sesso che consideravo proibito perchè fatto con un altro uomo, ma pur sempre sesso e, con mia sorpresa, decisamente piacevole.

Eh si, perchè quella cappella turgida risultava essere davvero gustosamente buona, il contatto con le labbra e la letterale carezza della lingua mi davano una sensazione di buon sapore, al punto che mugolai d’apprezzamento anch’io.
Lo sentii ridere e mi disse “Ti piace, eh?”
Senza staccare le labbra mossi la testa per esprimere il mio “si”.
A quel punto mi disse “Brava, adesso succhia” e portando anche l’altra mano alla mia testa cominció un lento e gradualmente, sempre più accentuato movimento di bacino avanti e indietro, affondando sempre di più il cazzo nella mia bocca.

Si fermó quando, con circa mezzo cazzo infilato nella mia bocca, mi venne un conato di vomito per il fatto che era quasi in gola.
Mi disse di continuare io muovendo la testa e, riprendendo fiato, ubbidii.
Cominciai così la prima impacciata pompa della mia vita, ma nonostante un ritmo incostante, la scarsa padronanza e le interruzioni per riprendere fiato, ma credo soprattutto grazie al fatto che fossi per lui una novità, lo feci arrivare in pochi minuti all’eiculazione.

Quel che ricordo fu il suo silenzio, probabilmente voluto, mentre scorrevo avanti e indietro con le labbra e una mano sul suo cazzo che pareva di ferro tanto era teso.
D’improvviso avvertii una contrazione e contemporaneamente mi sentii la bocca piena di un liquido indefinibile, mi ritrassi istintivamente svuotando la bocca all’esterno e capendo contemporaneamente che si trattava del suo primo fiotto di sborra.
Rimasi a bocca aperta a guardarlo mentre fuoriuscivano gli altri fiotti, poi alzai lo sguardo e lui ebbe un’espressione sorniona che mi dava tanto di un “oops”, come se non lo avesse fatto apposta.

Andandosene fu prodigo di complimenti, dicendomi che avevo una bocca morbida e calda, un vero nido per il suo uccello, che per essere la mia prima volta gli ero “sembrata” sufficientemente passionale, e che probabilmente ero “nata” per fare bocchini.
Fu anche molto risoluto perchè mi dette l’appuntamento per la settimana dopo ma, non avendo gradito il mio tirarmi indietro mentre veniva, testuali parole, mi disse “Se non ti fai sborrare in bocca, non venire proprio!”.

Credo che sia stata la sua prima, palese, azione dominante nei miei confronti.
Ovviamente fu una settimana pensierosa, da una parte mi era piaciuto un casino tenere il suo cazzo in bocca e volevo rifarlo senz’altro, dall’altra non ero certo che avrei gradito la “sborrata in bocca”.
Cercai in tutti i modi di fare mente locale a quegli attimi, a quali sensazioni avessi provato, al sapore sentito, ma non trovai motivazioni valide atte a impedirmi di farlo.

In effetti non è che le sensazioni fisiche fossero state nettamente negative, la densità era stata, più o meno, come quella di un succo di frutta e il sapore non aveva sapore, solo un vago retrogusto dolciastro, quindi mi convinsi che forse potevo farlo, anzi, dovevo, perchè, appunto, volevo ancora succhiare quel cazzo.
Quindi, la settimana dopo ero in cabina ad aspettarlo.
Quando arrivó fu soddisfatto di trovarmi, dicendomi che aveva proprio voglia di farmi una bella sborrata in bocca, mi disse di abbassarmi spingendo in basso la mia testa e mi ordinó (a questo punto tutto era diventato un ordine a cui dovevo obbedire) di spogliarlo.

Gli tolsi i pantaloni e gli slip e, anche se ancora molle, stavo per mettermelo in bocca, quando mi fermó, così, a bocca aperta, e mi disse con un certo tono di cattiveria psicologica:”Senti troia, se vuoi il mio cazzo mi devi pregare di dartelo, mica lo do a tutte, e poi voglio sentire la tua voce, voglio sentirti dire -TI PREGO, FAMMI SUCCHIARE IL TUO CAZZO- mentre mi guardi in faccia”.
Non potevo non obbedire, e con un bel po’ di vergogna (che a sentir lui mi dette la giusta espressione da “troietta vogliosa”), glielo dissi guardandolo in faccia.

Protese il bacino verso il mio viso e mi disse che non dovevo succhiarlo, ma leccarlo.
Non che sapessi come fare, ma cominciai a scorrere verticalmente con la lingua su e giù, modello gelato, poi, mano mano che diventava duro, il movimento si trasformó in un avanti e indietro lungo la mazza.
Cercavo di leccarlo tutto, sopra, sotto, sui lati, ma era solo un lavoro di lingua, poi mi fermó, me lo appoggió lateralmente sulle labbra e cominció a strofinarmelo avanti e indietro con movimento di bacino, tenendosi il cazzo con una mano e tenendomi la testa con l’altra.

Era ormai tutto insalivato e scorreva sulle labbra molto agevolmente, al punto che presi l’iniziativa e cominciai a farlo in autonomia soffermandomi sempre di più sulla cappella fino a prenderla in bocca e cominciare a sbocchinare.
Di quei momenti ricordo ancora il piacevole senso di soddisfazione fisica che provavo nel riempirmi la bocca di quel cazzo mista al piacere di essere guidato nei movimenti dai toni dominanti e di comando che mi venivano rivolti insieme ad incitamenti decisamente volgari.

Quel giorno cominciai a capire quanto mi piacesse essere sottomesso alle voglie sessuali di un porco che mi usava per il proprio piacere.
E così, tra un “succhia zoccola, succhia” e un “hai visto che bontà ti perdevi?”, tra un “ti piace il cazzo, eh?”, un “hai proprio una faccia da bocchinara”, e un “dai, dai, che ti sto montando la sborra”, arrivammo alla temuta sborrata in bocca.
Questa volta non fu silenzioso… si lasció andare a gemiti che mi fecero capire quanto fosse piacevole per lui quel che facevo.

Ricordo un “Tienilo in bocca, succhialo, arriva la sborra, è tutta per te” e un attimo dopo mi sentii letteralmente inondare la bocca da qualcosa di denso e caldo, come ricordavo, senza un sapore definito ma con retrogusto dolciastro.
Ricordo ancora le pulsazioni del suo cazzo ad ogni schizzo e quanto sentissi la bocca sempre più piena, al punto che non riuscii a tenerla tutta e me ne uscì un bel pó dalle labbra.

Si staccó un momento da me e mi ordinó di ingoiare, lo feci e in un lampo mi ritrovai ancora il cazzo in bocca con lui che voleva che succhiassi le ultime gocce e glielo ripulissi per bene mentre mi accarezzava la testa con dolcezza dicendomi anche che mi avrebbe usato a lungo.
In effetti, quello fu certamente il mio primo pompino con l’ingoio, ma non fu l’ultimo.
Infatti inizió una relazione durata ben 10 anni, terminata solo quando dovetti lasciare la mia città per studio e lavoro.

Anni in cui ho bevuto tanta di quella sborra da riempire una cisterna.
Anni in cui, oltre ad avere un’esistenza “cosiddetta” normale (le donne mi piacciono e col tempo mi sono sposato ed ho avuto dei figli, e amo la mia famiglia), ho imparato ad apprezzare, anche e sempre più, l’aspetto omossessuale della mia vita.
Anni in cui ho fatto esperienza e in cui ho imparato a trarre un sottile, ma sostanziale, godimento psicologico (soprattutto) dall’essere usato come oggetto di piacere da parte di un altro uomo.

Ovviamente per merito di Domenico (si chiamava così), che capì quanto mi piacesse umiliarmi e sottomettermi alle sue porcate, credo almeno quanto piacesse a lui sottopormici.
Lo trovavo stupendamente dominante, non avendo nessun tipo di inibizione nel dichiarare e dimostrare le sue voglie.
Aveva capito perfettamente quanto piacere mi dava il farlo godere e spesso mi diceva “La sborra è mia e se la vuoi te la devi guadagnare”.
E devo dire che era anche un porco di tutto rispetto, la cui fantasia gli ha permesso di farsi sbocchinare (era il termine che gli piaceva usare) nelle più svariate posizioni, arrivando anche a legarmi per sentirsi padrone assoluto della situazione.

Ovviamente una tale condizione fu possibile solo perchè di lì a poche settimane cominció a portarmi a casa sua, dove poteva “godersi la sua troia” in assoluta tranquillità.
Il suo piacere massimo era vedermi ingoiare la sua sborra (che diventó anche la mia passione), facendomi sperimentare la cosa sborrandomi in bocca nei modi più lascivi, facendosela leccare dalle mani, da un bicchierino o dal preservativo,
Già, dal preservativo, perchè in poco tempo volle anche il mio culo, per il quale, appunto, usava il preservativo, e quando non riusciva a trattenersi si faceva ripulire il cazzo dopo aver tolto il preservativo che, alla fine, mi svuotava in bocca.

Le prime volte che mi inculó mi fece un male cane, non posso certamente dire che io ci sia stato perchè lo desiderassi ma negargli qualcosa era impensabile per come era impostato il rapporto.
Peró fu solo per le prime volte, perche dopo le prime 3, 4, la cosa diventó sempre meno spiacevole e decisamente più piacevole, anzi, direi che ormai ritenevo indispensabile farmi cavalcare.
Seguivamo una sorta di rituale, certamente frutto della conoscenza dei gusti reciproci, per cui, dopo averglielo fatto diventare duro a colpi di lingua e di labbra per gustarmelo un po’, mi ritrovavo rialzato e girato di spalle con lui che mi stringeva le braccia intorno alla vita e al torace mentre spingeva il bacino in avanti ritmicamente, mentre io spingevo il mio indietro, facendomi scorrere il cazzo tra le chiappe, in una sorta di spagnola, e mentre mi baciava il collo o mi ansimava in un orecchio dicendomi sconcezze stupende, il tutto per qualche delizioso minuto.

Inutile dire quanto mi piacesse quel preliminare (e cosa non mi piaceva?), mi è sempre piaciuto il contatto fisico dei corpi ed in quel modo sentivo tutto il suo corpo a contatto col mio.
Aveva due posizioni preferite, accomunate dal tenermi bloccato col suo corpo e le sue braccia, o restando dietro di me in piedi tenendomi contro il muro, o (di gran lunga la mia preferita) stendendomi pancia sotto sul letto sotto di lui con un cuscino sotto il bacino.

Preferivo la seconda perchè mi rilassavo meglio e avvertivo sensazioni più goduriose.
Lui si sedeva sui miei polpacci e si chinava a leccarmi la schiena, scendendo fino in mezzo alle natiche, arrivando a leccare quello che una volta era un buchino e che aveva allargato ben bene a colpi di cazzo.
Aveva una lingua dannata, arrivava a farmi pregare di essere inculato.
Poi un rapido inserimento del preservativo con relativa lubrificazione con quella che credo fosse vaselina, mi puntava la cappella sul buco del culo e, senza spingere, si stendeva di peso su di me.

A quel punto mi sussurrava in un orecchio dicendomi che aveva voglia di cavalcarmi ma, come al solito, voleva che lo pregassi.
Che volete che vi dica, mi mandava così in tilt che addirittura lo scongiuravo di farlo.
Cominciava a spingere il bacino e sentivo la cappella farsi strada dilatandomi il buco e aprendosi la strada.
Ad ogni spinta lenta sentivo la cappella avanzare sempre più, fino ad entrare tutta oltrapassando la zona anale e affondando, poi, nell’intestino con un solo poderoso colpo di bacino, facendomi inarcare alla piacevole sensazione di pienezza.

Sarà stata la sensazione di totale sottomissione, bloccato sotto il peso del suo corpo, sarà stata la piacevole sensazione dello scorrimento del cazzo tra le crespe anali dilatate, sarà stato il meraviglioso massaggio della cappella lungo la parete intestinale adiacente la prostata, ma provavo un reale piacere fisico che mi induceva ad un vero comportamento da zoccola, tra inarcamenti, contorsioni e gemiti, accompagnati da incitamenti di rimando ai suoi.
Il mio preferito era forse il meno volgare, ma era carico di libidine, “Lo vuoi tutto eh? Allora toh, toh, toh, toh”, accellerando il ritmo dei colpi di bacino e affondando il suo cazzo nel mio culo mentre il suo bacino, letteralmente, sbatteva sulle mie natiche.

La mia languida risposta tipo era “Si, si, si, si, dammelo tutto, scopami, riempimi il culo”.
Se la memoria non mi inganna, dopo le prime dolorose volte, ho avuto spesso un orgasmo anch’io durante le inculate.
Mi cavalcava per un tempo variabile tra i 10 ed i 20 minuti, poi, a volte mi veniva dentro, facendomi bere la sborra dal preservativo, ma il più delle volte usciva dal mio culo, toglieva velocemente il preservativo, si segava per pochi secondi, e poi mi ripiazzava il cazzo in bocca per riempirmela della sua, ormai adorata e desiderata, sborra.

Che dire, mi ha regalato momenti unici nel genere, compresi gli incontri dell’ultimo anno (più o meno una decina), che ormai avvenivano ogni 30 o 40 giorni, ma che lui arricchì della presenza di un suo amico, forse un po’ meno dotato, ma porco tanto quanto.
Ricordo che si cominciava sempre con una leccata a due cazzi, per poi ritrovarmi costantemente impegnato su due fronti, bocca e culo, fino a ricevere le due sborrate in bocca e raddoppiando il gusto dell’ingoio, una vera delizia.

Poi la vita ha deciso altrimenti e son dovuto andare via dalla mia città, come già detto, prima per studio, poi per lavoro, e tutto andó a scemare nel giro di pochissimo tempo.
Nei quasi 20 anni successivi non ho più avuto modo od occasione di poter dar sfogo a questa “innocente” passione.
Poi, con l’avvento della tecnologia internettiana, sono nati i siti con annunci online di tutti i tipi, ivi compresi quelli per incontri “uomo x uomo”.

Oggi ho 49 anni, negli ultimi due anni ho incontrato qualche altro amico, con un paio ho allacciato delle brevi relazioni, ma a tutt’oggi, nonostante abbia “assaggiato” qualche bel cazzo, aspetto ancora chi mi faccia sentire la sua puttana di strada.
Per caso sei tu?.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *