giovedì mattina

E’ sempre stato così, mi succede senza motivi, all’ improvviso.

Mi viene voglia di farlo. Tanta voglia.

Oggi , giovedì mattina, non sto facendo niente che possa ispirarmi certe idee, sto seduta al computer a verificare relazioni e dati vari ed ecco, un piccolo pensiero che diventa un imperante necessità. Scopare.

Inizia con una strana e ben conosciuta sensazione lungo la schiena, poi il caldo dentro il mio corpo, nelle vene, inconsciamente mi muovo e quando ritrovo un attimo di lucidità quasi sempre mi scopro in posizioni involontarie, proprio come ora, mentalmente prendo nota di come sono messa, le caviglie verso l’esterno, le punte delle scarpe che si toccano così come si sfiorano le ginocchia, il braccio destro a premere contro le cosce, il polso sopra il pube, quasi a trattenere tutta l’ energia racchiusa là sotto, come se potesse uscire dal mio corpo e perdersi…

Sento il mio respiro corto, nelle tempie il pulsare del mio cuore, una goccia di sudore scendere lungo gli ultimi centimetri della schiena e poi giù, tra le natiche…ho caldo…gli occhi socchiusi, la mente vaga, immagino cosa potrei fare per sfogare questa tensione, cerco nella mia mente la fantasia che più di ogni altra mi riempirebbe di soddisfazione, sogno quale perversione se messa in atto mi farebbe urlare di più al momento dell’ orgasmo…

Nel mio cervello un susseguirsi di corpi che si intrecciano e situazioni davvero fuori dalla realtà ma all’ esterno sono calma, immobile… Chi è con me nell’ ufficio non si è accorto di nulla ma io sono eccitata, se solo tirassi verso il bacino la gonna fino a poter raggiungere con facilità le mutande sentirei senz’ altro il cotone bagnato sopra le labbra della mia vagina.

Sono bagnata, fradicia. Mentre lo penso lo trovo molto sessoso, mi sento un po’ porca, me lo ripeto in continuo per interminabili secondi “Sei bagnata fradicia”…

Voglio sentire, voglio toccare, voglio verificare… alzo un po’ la gonna, facendo finta di sistemarmi meglio sulla sedia, la faccio scorrere verso il ventre tenendo sempre le gambe accavallate e quando sono sicura che nessuno se ne può accorgere ci passo le dita sopra… sento il calore e l’ umidità prodotta dalla mia eccitazione, le labbra gonfie, appoggio entrambi i piedi a terra, il tacco della scarpa fa un piccolo rumore quando tocca il pavimento e apro gli occhi di colpo, temendo chissà quali reazioni da chi mi sta praticamente di fronte…Niente, nessuno sguardo interrogativo, nessun movimento, posso continuare…

Fisso per un attimo un angolo dello schermo del pc e in un secondo sono al punto di prima, le caviglie si toccano ancora ma sotto la scrivania le ginocchia ora sono più che distanti…ritorno sul mio sesso, sento il solco tra le labbra già ben delineato, mi accarezzo piano, dal clitoride fino ad incontrare la stoffa della sedia e ritorno, ho davvero molto caldo, ho davvero molta voglia… riesco senza scompormi troppo e senza fare rumori strani a far scivolare due dita sotto la stoffa, sento la mia pelle morbida e bagnata sotto le dita, i polpastrelli quasi affondano quando arrivo alla fessura, il clitoride sporge dalle labbra, esigente di attenzioni e pronto a regalarmi un piccolo assaggio di paradiso…non posso restare qui, continuare così, tolgo la mano dalle mutande e riabbasso la gonna, faccio finta di sistemarmi i capelli, di raddrizzare la punta del colletto della camicia… sento il mio odore sulle dita, lo conosco il mio odore, mi piace sentirlo mescolato all’ odore di uomo quando dopo una scopata cerco di far tornare duro un cazzo prendendolo in bocca… mi infilo le due dita in bocca per fare leva su questo ricordo, succhio, manca qualcosa…

Dove posso trovare chi mi può dare ciò di cui ho bisogno?

Il ragazzo dell’ ufficio export ha cambiato lavoro, niente “casuali” incontri in ascensore sempre seguiti da focosi per quanto obbligatoriamente brevi amplessi in sgabuzzino.

Mi piaceva, aveva un buon profumo, ed era sempre pronto. Era comodo anche; bastava farsi venire sete, andare a chiedere ai colleghi di là chi volesse bere qualcosa che sarei scesa al bar di sotto e cinque minuti dopo lui era con me, attaccato ai miei capezzoli mentre mi sbatteva come poteva, di solito in piedi e da dietro, di solito male…
Per lui erano scopate che non si sarebbe mai sognato di fare, in orario di ufficio e con la sua datrice di lavoro, per me erano necessarie sveltine buone per calmare per qualche ora gli ardori… in pochi minuti eravamo di nuovo ognuno al nostro posto, neanche una ciocca di capelli fuori posto, il rossetto perfetto, (mai preso in bocca il ragazzo), tutto in perfetto ordine.

Bastava alzare la gonna e calare le mutande, piegarsi leggermente in avanti con le gambe solo un po’ divaricate e…

Nessuno si era mai accorto di nulla. O si era permesso di farlo capire…

Era forse troppo giovane. E comunque non c’ era più. Cosa darei per il suo inesperto cazzo adesso…

Non che non ci siano uomini qui, anzi, ma con nessuno ho un rapporto tale da poter chiedere una cosa simile.

Potrei obbligarne uno, questa azienda è anche mia, sono socia, sono quasi tutti miei dipendenti, potrei ricattare qualcuno, magari l’ ultimo assunto, o quello che è qui per lo stage
“o mi scopi o ti licenzio”… fa ridere il solo pensiero.

Potrei andare in bagno, togliermi le mutande, annusarle per sentire bene l’ odore del mio sesso ed eccitarmi ancor di più e trovare il coraggio di entrare in una delle porte chiuse che danno sul corridoio, salutare chi ci sta dentro, persone con le quali lavoro da anni, che hanno famiglia, una moglie, dei figli, fare un bel sorriso mentre giro attorno alla scrivania sedermi dal loro lato sulle carte su cui lavorano, uno sguardo implorante mentre spalanco le gambe offrendogli la mia figa bagnata e vogliosa in faccia e potrei dire “leccamela”, oppure potrei semplicemente portare le mani sulle labbra e spalancarla alla loro vista, offrirla alla loro lingua, magari portando le ginocchia contro il seno in modo che sia bene in vista anche il buchetto dietro, che non si dimentichino di passare per bene anche lì…
Dovrebbero leccarmi fino allo sfinimento e poi finalmente due mani forti che mi prendono per i fianchi, le mie caviglie a circondargli il collo e le spinte poderose a riempire il mio corpo, a togliermi questa fame e mentre mi masturbo selvaggiamente potrei godere come mi merito…

L’ufficio spedizioni, sono in due, uno mi scopa e l’ altro mi sborra in bocca… a turno anche, e davanti e dietro…un’ orgia prima della pausa pranzo, ecco che cosa ci vuole…

Prendermi, leccarmi, togliermi la voglia…Sì ma…chi? Nessuno che mi ispiri, niente che mi dia la forza di alzarmi dalla sedia…

Potrei chiamare il mio commercialista, nonché occasionale amante, ma combina un appuntamento, trova una scusa per uscire, trova un parcheggio, un albergo, che cazzo, ho voglia adesso, non “avrò voglia tra un’ ora”…

Potrei tentare di sedurre la ragazza della reception, magari ci sta, non è un uomo lo so ma magari sa usare bene la lingua e le mani.

Ha mani molto belle, dita lunghe e strette come quelle dei piedi.
Due splendidi piedi. E gambe lunghe e lisce. Una ragazzina di venti anni liscia e profumata. Chissà che buon sapore che ha. Chissà se si depila il pube, se le piace sentire una lingua calda percorrere la carne attorno al clitoride, esplorare ogni piega di piccole e grandi labbra alla ricerca di caldo e fragrante nettare, chissà se la fa godere sentirsi penetrare leggermente il buco del culo con un dito dopo aver ricevuto una adeguata lubrificazione grazie a insistenti e spudorate leccate mentre le infilo tre dita tre davanti…
Magari ha anche in borsa un vibratore, me ne pianterei volentieri uno dentro adesso, sarebbe più che sufficiente per farmi godere…
Non credo in verità che sia lesbica, e io nemmeno, ho sempre fantasticato sul fare sesso con un’ altra donna ma…non ho mai consumato.

E tre dita davanti non passano nemmeno a me…
Mi piace pensarci ogni tanto quando mi masturbo. A volte mi fa proprio godere il solo pensiero. Ma adesso non mi sto masturbando. Sto solo perdendo tempo in mille pensieri più o meno realistici…

Sono solo terribilmente eccitata. Se prima ero bagnata adesso devo essere un lago…

Non voglio andare in bagno a cercare di godere così, da sola. A masturbarmi il clitoride mentre con una mano mi chiavo da sola immaginando un cazzo vero.

E le mie tette, e i miei capezzoli, chi me li leccherà succhierà stringerà?
Da sola non posso soddisfare tutti i bisogni che ho…
Chi mi passerà le mani sul collo, sulla nuca, chi mi parlerà sottovoce nell’ orecchio raccontandomi frasi sconce e volgari al solo scopo di farmi sentire un po’ puttana?…
Di chi posso essere la troia in questo istante?
Cazzo quanto voglio essere la troia di qualcuno…

Mi serve assolutamente una persona vera, un corpo vero.

E mi serve adesso…

Mi arrendo all’ evidenza, non posso fare altro.

Mi alzo con fare deciso, mi avvicino alla porta, la chiudo a chiave e mentre vado verso la scrivania di fronte alla mia, dove lavora il mio socio nonché marito gli dico:

– “Amore, ho tanta voglia di te…”.

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