Gioco inconfessabile

Il rumore della macchina di mia madre nel giardino sostituì quello pigro della giornata d’estate che stava accarezzando i miei sensi.
Erano quasi le sette, e sapevo che la notte passata in discoteca era inevitabilmente diventata altro.
Vidi mia madre passare con la gonna di pelle nera vertiginosamente aggrappata alle sue cosce nude e la camicetta bianca che indossava ridotta ad uno straccio.
Non resistetti alla voglia di scivolare come un ombra sul balcone che univa la mia camera da letto alla sua.

L’aria del mattino mi accarezzò la schiena nuda mentre nei boxer l’idea di quello che stavo per vedere iniziava a dare già consistenza alla mia erezione.
Forse l’avevano chiavata direttamente sul sedile della macchina a giudicare dallo stato dei vestiti oppure quello era stato solo l’antipasto di ciò che era seguito.
La vidi spogliarsi velocemente, mi gustai i capelli biondi che le accarezzavano la schiena mentre la gonna scivola a terra ed i grossi seni debordano dal body bianco a balconcino.

Le sue dita scivolarono tra le cosce per slacciare il body da sotto, ci siamo…
pregustai quei pochi istanti prima di vederla a fica nuda.
Svogliatamente la vidi riporre il body direttamente nella cassettiera ancora sporco, poi la vidi trascinarsi sotto la doccia visibilmente distrutta dalla serata.
Ritornai a letto pensandola mentre si ripulisce dal miele del suo amante sotto la carezza dell’acqua tiepida, mi vergognai per l’oscenità dei miei pensieri ma non riuscii a fare a meno di scostare l’elastico dei boxer.

Sapevo che tra meno di un ora sarebbe uscita per andare in ufficio e la curiosità di esaminare quel body mi convince ad indugiare solo nel concedermi pochi colpi di mano, pregustando il piacere di venire mentre tenendo l’indumento usato tra le dita.
Quando sentii il campanello suonare mi resi immediatamente conto di essermi lasciato scivolare tra le braccia di Morfeo.
Sapevo già di chi si trattava, Michela la mia ragazza aveva detto ai suoi che sarebbe stata da me tutta la mattina per studiare, anche se in realtà i nostri programmi erano decisamente diversi.

Tra noi aveva preso vita un gioco di perverso feticismo, nato quasi per caso alcune settimane prima a casa sua.
Cercando nei cassetti di sua madre un paio di calze da prendere in prestito aveva trovato un reggicalze nero con cui si era messa a giocare per provocarmi.
La cosa aveva inneshito un perverso meccanismo voyeuristico ed insieme ci eravamo ritrovati a curiosare tra l’intimo dei suoi genitori mentre le nostre dita iniziavano a sfiorare con fare malizioso l’uno il corpo dell’altra.

L’ intimo anonimo di sua madre non era certo una fonte di ispirazione per le mie voglie, ma il suo bisogno di commettere quel peccato inconfessabile che abita la mente di moltissime figlie mi fece finire sul divano con indosso una camicia di suo padre e le sue mutande prese dal cesto della biancheria sporca.
L’odore di cazzo era lievissimo ma si poteva ancora percepire, mi sentivo sulla pelle il tessuto che aveva avvolto i suoi coglioni per un intera giornata passata al lavoro e di fianco a me avevo sua figlia trasformata in una ninfetta sextenata da voglie di cui io ero solo lo strumento inanimato.

Michela pretese di farmi indossare sul viso una delle calze di sua madre per sentirsi più libera di gustare il piacere di quel momento immaginando di essere davvero con suo padre Diego.
Mi fece venire di mano, senza togliermi le mutande in modo che lo sperma inondasse il tessuto, poi quando la macchia fu ben evidente iniziò a lavorare di lingua il mio membro attraverso il tessuto, godendo così del sapore di sperma e del l’odore di cazzo di suo padre come se fosse stato veramente lui ad averla costretta a soddisfarlo di bocca.

L’orgasmo che la travolse mentre lentamente le sbattevo la fica usando tre dita intanto che mi leccava a carponi sul divano fu intensissimo e devastante.
Realizzare questa fantasia fece decollare le nostre voglie ad un livello ancora maggiore, come due bestie che avevano assaggiato il sapore del sangue capimmo di non poterne più fare a meno e nella mia mente avevo già in progettato cosa avremmo fatto quella mattina.
Quando sentii Michela salire le scale la invitai in cucina.

Ci preparammo un caffè che consumammo con la testa già rivolta a ciò che ci aspettava di sopra, mentre saliva le scale i miei occhi indugiavano sul suo sedere pieno e sodissimo mentre la immaginavo già piegata sui cassetti a curiosare come una bambina nell’armadio delle bambole di porcellana che le erano sempre state tenute nascoste.
Nell’armadio di mia madre non avrebbe trovato bambole, ma l’intimo di una femmina che era abituata a svuotare i coglioni anche a due maschi per notte.

Michela rimase allibita, i suoi grandi occhi azzurri passarono da una catsuite nera traforata che avevo visto indossare a mia madre solo una volta a un completo rosso composto da perizoma e reggiseno che lei non avrebbe mai potuto riempire con la sua raffinata seconda misura.
“Cosa ne dici se provassi questo?”
Dal primo cassetto Michela aveva preso un collant che ricordava per principio una guêpière, aperto sia davanti che sul sedere.

La mangiai con gli occhi, lei tirò fuori una canotta trasparente anch’essa nera e mi disse di aspettarla mentre andava a infilarsele in camera mia.
Appena uscita la mia attenzione fu calamitata dal cassetto dove la mamma aveva gettato il body che aveva indosso poco prima.
Quando aprii il cassetto lo vidi appallottolato sopra ad altra biancheria da lavare, subito l’odore mi fece capire che ci erano letteralmente venuti dentro e non potei fare a meno di prenderlo tra le dita.

Mia madre era stata riempita in entrambe i canali, le macchie dense ma non ancora secche non lasciavano dubbi, la quantità di seme davanti mi fece pensare che non si fosse limitata a concedersi ad un solo uomo ma che se la fossero sbattuta almeno in due.
Michela tornò con indosso collant e top, le stavano un po grandi e questo rendeva ancora il tutto più osceno ed eccitante.
Si era intrappolata su due sandali gioiello che già erano volgari su mia madre ma che su di lei davano l’impressione di una piccola mignotta zingara.

“Guardami…”
La osservai volteggiare in modo provocatorio davanti a me mentre seduto sul letto ancora sfatto mi lasciavo accarezzare la mente da desideri perversi.
“Avanti fai sentire la lingua alla mamma!”
Con un gesto che non ammetteva repliche Michela si era chinata impercettibilmente mostrandomi il sedere, le sue dita avevano scostato la brasiliana e le sue natiche tonde erano in mostra come due frutti irresistibili su di una bancarella da mercato che vendeva sogni.

Passai la lingua piatta sul culo la prima volta assaporando lentamente la sua pelle simile a seta.
“Dai slingua, che la mamma è ancora piena di miele…”
Le porcate con cui Michela accompagnava il mio lavoro di lingua mi provocavano una scossa di piacere che mi portò quasi istantaneamente ad una erezione marmorea.
La mia mano quasi per istinto cerco’ il body bianco tra le lenzuola.
“Questo…guarda non è pulito…”
Lo dissi accompagnando ogni parola con un movimento circolare della lingua sul suo clitoride.

“Tu sei pazzo se pensi che mi metta addosso quel body conciato in quel modo!”
Per un istante temetti che la magia di quel momento fosse andata in mille pezzi ma poi mi resi conto che la mente della ragazza che amavo era uno strumento la cui perversione aveva pochi limiti.
“Lo farò a patto che tu prima di prendere la mamma abbia pulito tutto…”
Gli istanti che seguirono furono piacere e perversione allo stato puro, il suo giocane corpo nudo che si infilava nel pizzo bianco mi face trasalire, poi mentre si infilava l’indumento dalle gambe un filamento di sperma non ancora rappreso lasciò una traccia nel suo interno coscia.

“Dai fallo…!”
Non ci fu bisogno di altro, scivolai in ginocchio ad occhi chiusi e lascia che la lingua uscisse.
“Pulisci bene la mamma…”
Il sapore della sborra mi aggredì i sensi, per un istante esitai ma poi la mano di Michela dietro la nuca mi guidò nel lavoro di bocca.
” la sento anche tra le chiappe, tesoro senti ho la sborra dell’amante di tua madre su tutto il corpo, non mi sono mai sentita così eccitata, lecca!”
La girai sul letto, quello che ottenni fu un gemito di sorpresa.

“Vuoi che metta la testa tra i cuscini così puoi immaginare di farlo alla tua mammina?”
Me lo chiese con una voce calda e autoritaria scandendo ogni parola come se volesse marchiare la mia mente.
Le scostai il pezzo di body che mia madre aveva tenuto tra le cosce mentre colava sborra e gli entrai dentro fino ai coglioni.
Portai la mano sotto il corpo di Michela per stimolare il suo clitoride mentre alternavo spinte decise ad altre più lente.

Quello che trovai tra le sue cosce fu devastante, umori di mia mamma e di Michela che si mescolavano con lo sperma del maschio che aveva goduto dentro mia madre, non potei resistere a lungo e lo tirai fuori prima di riempirla.
” cosa ne dici di riempirglielo anche con il tuo piacere e lasciarglielo nell’ armadio? Quando lo metterà a lavare probabilmente toccherà la venuta che ci avrai fatto dentro…
Ora sdraiati che ti faccio venire.


Michela slacciò i bottoni sotto il body e si impalo’ lentamente sulla mia carne mentre con la mano andò a cercare un cuscino.
Lo mise sul mio viso incitandomi a fantasticare su quel l’i****to perverso dicendomi di sbrigarmi a “mettere incinta” mia madre.
L’idea mi fece esplodere riempiendole la pancia, lei non accennò a rallentare montandomi sempre con maggior decisione e tenendomi una mano sulla bocca.
“Shhhh tesoro, devi essere sicuro di lasciarmi dentro un fratellino tesoro mio, dai da bravo spingila dentro bene…”
La cosa che mi sconvolse di più della convinzione di quanto fosse oscenamente troia Michela fu il rumore della macchina di mia madre che percorreva il vialetto di ingresso.

“Tranquillo amore ora ascoltami, aspetteremo che salga e poi lasceremo che ci sorprenda qua sul suo letto con addosso la sua biancheria…”
La paura e l’eccitazione mi fecero tornare duro, chiusi gli occhi ed attesi i suoi passi che salivano le scale.
“Massimo ho dimenticato di prendere…”
Michela ricomincio a muovere i fianchi sul mio cazzo per non lasciare nessun dubbio su quello che stesse accadendo.
I miei occhi incrociarono quelli di mia madre, la sua bocca rossa era spalancata senza che ne uscisse alcun suono.

Intanto sopra di me Michela si lascio’ andare ad un orgasmo rumorosissimo a cui mia madre dovette assistette senza poter fare a meno di guardarci mentre il letto su cui dormiva cigolava furiosamente.

Vi auguro buon anno e spero il racconto abbia saputo stuzzicarvi anche se l’i****to è solo uno sfondo che viene sfiorato ma non realizzato direttamente..
Racconto scritto da Spettro82.

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