Giochi con la mia bambina innamorata

Arriva il mio amore. La guardo scendere le scalette del bus.
Un passo. Due. Ci stringiamo forte. «Ti amo».
Siamo in auto. Sul sedile il pacchetto con dentro la giarrettiera. La apre.
Un sorriso. Il suo sorriso.
«Vuoi tu prendere per sposa questa libera creatura?».
«Sì. Lo voglio».
«Sappi però che adesso che sei mia moglie devi essere ancora più troia di quanto tu già non lo sia».

«Ovio» (la v mancante non è un errore grammaticale né una licenza poetica che non potrei permettermi, è solo un nostro modo di dire).

Colazione lì nel posto che anche voi conoscete.
È vero. Lo ammetto. Forse siamo un po’ monotoni nei posti che frequentiamo. Diciamo che la fantasia la conserviamo per farne un utilizzo più proficuo.
Prendo una bottiglietta d’acqua e le chiedo se dovesse andare in bagno per cambiarsi.

Dovete sapere che nei giorni precedenti parlando dell’incontro mi aveva detto che, visto che sarebbe venuta in leggings, sarebbe poi entrata in bagno dopo la colazione uscendone trasformata con gonnellino e giarrettiera.
«No. Andiamo».
«E con la giarrettiera come fai? La metti sui leggings?».
«Mi spoglio in bagno da lui ed esco con addosso solo l’intimo, la

giarrettiera ed i tacchi».
«Che zoccola» e la bacio con tutto l’amore che provo per lei.

La amo e la desidero più di ogni altra cosa al mondo. La amo e la desidero per come è, per le sue passioni. E la passione per il cazzo è una delle sue più grandi. Ma non l’unica. E sicuramente, per quanto vi sembrerà strano, non la principale.
Ed infatti eccola in libreria.
In un appartamento a poche centinaia di metri da qui la attende il suo primo cazzo nero ma lei adesso ha di meglio da fare.

La sua brama di conoscenza, questa sì è davvero incolmabile. Comprerebbe e sarebbe in grado di leggere tutti i libri esposti sugli scaffali. È lì che li guarda, lì accarezza ed infine li sceglie. Ad ogni libro scelto un sorriso. Ad ogni libro scelto il dubbio se prenderne un altro oppure no.
In quella libreria lavora tra l’altro un tipo strano la cui attrazione nei confronti del mio amore è palese. Lei mi ha raccontato che una volta, rimasti da soli in libreria, accarezzandole la mano le fece più di un complimento che avevano il sapore di una chiara avance a sfondo sessuale.

Anche in mia presenza non disdegna di fare qualche battutina. «Che brava ragazza». «Beata chi la piglia», rispondo io. Se solo sapesse che da lì a poco sarà l’uomo nero a prenderla chissà cosa penserebbe.
Alla fine sceglie quattro libri. Paghiamo ed andiamo.

«Dieci minuti e siamo in piazza (immaginate un nome qualsiasi tra quelli più comuni tra le piazze italiane. Potrebbe essere dedicata all’eroe dei Mille, oppure una meno frequente piazza Rivoluzione d’Ottobre se fossimo in una delle regioni rosse o, chissà, rimanendo in clima di guerra fredda, al presidente

americano John Fitzgerald Kennedy.

Sapete cosa vi dico? Mi piace l’idea. Facciamo che sia proprio piazza Kennedy. Del resto la mia regina non ha nulla da invidiare a Marilyn), una volta arrivati cosa dobbiamo fare?».
«Via (qui inserite la vostra) numero novantadue».
«Ok. Ti avviso appena siamo sotto».
Oggi siamo tesi, quasi come al primo appuntamento. Del resto tra pochi minuti saremo a casa di un emerito sconosciuto di cui non abbiamo mai nemmeno sentito la voce per telefono.

Per alcuni di voi saremo dei folli. E forse in realtà lo siamo. Ma questo è un mondo in cui le sensazioni contano molto. Ed a pelle sento che possiamo fidarci.
Sessantadue. Attraversiamo la strada.
Ottantasei. Un altro attraversamento reso più difficile dai lavori di sistemazione del marciapiede e dai tacchi vertiginosi della mia zoccola.
Novanta. Novantade. Eccoci.
«Siamo sotto».
«ftrimo piano scala a sinistra».
Le nostre mani si stringono più forte.

Ogni gradino un sospiro. Intravedo il pianerottolo. Tre porte di cui una aperta. Non è difficile la scelta.
Entro. Entra.
Chiudo la porta.
Sulla sinistra vicino ad un divano lui.
«Ciao».
È proprio come in foto. Anzi meglio. Ci accoglie con un sorriso a torso nudo. Il bianco dei denti è accentuato dal colore della sua pelle. L’assenza della maglietta risalta un fisico

scolpito da anni di palestra.

La tensione si scioglie.
«Andiamo un attimo in bagno e ti raggiungiamo».
«Ok».
In realtà sarà solo lei a raggiungerla. Almeno all’inizio.
Siamo in bagno. La mia zoccola ha fretta. Ha voglia di cazzo nero. Via la camicetta. Dal reggiseno di pizzo nero si intravedono due capezzoli turgidi per l’eccitazione. Ha qualche difficoltà a far passare i leggings sopra le scarpe. Mi ordina di aiutarla. Mi accovaccio ai suoi piedi e, in meno di un minuto, è lì che posso ammirarla dal basso verso l’alto con addosso le sue mutande di pizzo azzurro le quali si abbinano perfettamente alla nostra ciliegina sulla torta.

La giarrettiera. Gliela indosso, la bacio e le apro la porta in modo che possa raggiungere il nostro uomo.
Sento i suoi passi avvicinarsi alla porta. Entra.
Io ormai non posso più vedere nulla.
«Wow». Ascolto la sua reazione alla visione della mia zoccola.
Rimango qualche minuto in bagno origliando nel tentativo di capire cosa stia succedendo.
«Aaaaah Aaaaah». Conosco questa soave sinfonia.
Tolgo le scarpe e con passo felino mi avvicino alla porta.

Lei seduta sul divano con la bocca rivolta in alto. Lui, di fronte a lei, piegato a raggiungere le sue labbra. Le loro lingue si uniscono in un bacio di passione mentre le mani di lui iniziano a sentire il calore della sua figa. È una visione celestiale.
Nemmeno per un attimo mi sfiora la gelosia. Eppure la donna che amo sta baciando un altro uomo e lo sta facendo con passione. Le piace.

Ed il fatto che le piaccia, piace anche a me.

È questo signori e signore il vero amore. L’amore libero dal possesso.
Mi sposto di nuovo in bagno. Tolgo la cintura del pantaloncino per prepararmi per dopo.
Quatto quatto sono di nuovo davanti la porta. Ora lui è chinato a succhiarle e leccarle i capezzoli mentre le sue mani continuano a perlustrare la sua vagina. Lei si volta verso di me.

Mi vede. Mi sorride. Le sorrido.
Abbasso la cerniera e libero il mio cazzo che inizio a menarmi mentre lei ansima e mi guarda.
Rimetto il cazzo nei pantaloni e ritorno in bagno. Lei continua ad ansimare. Sento il rumore delle loro lingue.
È un attimo. Cala il silenzio. Immagino.
Spero.
Entro nella stanza e ne ho la conferma.
Lei seduta sul divano e lui davanti con il suo cazzo immerso nella sua bocca.

Le sue mani la spingono. Non so come faccia ma ha in bocca un intero cazzo di oltre venti centimetri e dalla circonferenza decisamente non piccola. Le sue labbra sfiorano le palle del nostro uomo.
Un attimo di respiro. Mi avvicino e la bacio. Gli dico di scoparla.
Non se lo fa ripetere due volte.
Indossa il preservativo ed è lì. Il suo cazzone punta la figa della mia zoccola, del mio amore.

Lei è distesa pancia in su sul divano. Le sue gambe divaricate ad accogliere quel palo di carne nera.
È dentro.

Inizia a muoversi.
«Scopala con forza che le piace».
I suoi movimenti si fanno sempre più veloci e profondi. La mia zoccola è rossa in faccia per il piacere. Urla come una puttana. Urla come solo lei sa fare. Un ragazzo di colore sta possedendo la donna che amo ed io sono lì che le faccio sentire tutto il mio amore.

Sono accovacciato in ginocchio vicino al bordo del divano in modo tale che la mia faccia sia sopra la sua. Con le mie labbra bacio dolcemente ogni singolo millimetro del suo viso. Le nostre lingue si cercano.
Ci baciamo.
«Ti amo».
Continuo a baciarla con delicatezza. Intanto lui la scopa con tutta la sua forza.
Si ferma. Gode.
La sua sborra riempie il preservativo. Si scansa.

È finalmente arrivato il mio turno.

Mi svesto completamente e sono lì davanti a lei. Entro dolcemente. Lei ansima. Ci baciamo. È stupendo.
Sto facendo l’amore con la donna che amo davanti ad un ragazzo di colore che l’ha appena scopata di brutto.
Il mio ritmo aumenta. Ora il nostro amico è il mio assistente e tiene le sue gambe divaricate mentre io la scopo a fondo.
Io che continuo a scoparla. Lui si alza. I suoi piedi poggiano sul divano e le sue ginocchia si flettono avvicinando il suo cazzo alle labbra della mia troia.

Lei prima lo assapora perlustrando la cappella con la lingua poi lo fa sparire dentro la sua bocca. Mentre io continuo a scoparla lui inizia a scoparle la bocca. La prende con forza dalla nuca e le spinge il cazzo fino in gola.

La mia troia reclama pietà. Lui toglie il cazzo per un attimo e subito lo direziona nuovamente nella sua bocca. Questa volta però la cappella non spinge verso la gola ma lateralmente verso le guance.

Il suo cazzo sembra volere perforare la sua guancia destra e, nel fare ciò, le sue dita lo toccano dall’esterno.
Nell’andare avanti e indietro il suo cazzo fuoriesce più volte dalla sua bocca. Io sono chinato su di lei a scoparla e me lo ritrovo a pochi centimetri dal mio viso. Per un attimo ho la tentazione di ingoiarlo. È una delle nostre fantasie più ricorrenti fare un pompino insieme. Non lo abbiamo mai fatto ma la cosa mi stuzzica molto mentalmente e, a giudicare dalla voglia che ho di prenderlo in bocca in questo momento, non è solo una questione mentale.

Non mi spingo fino a tanto anche per paura di una sua eventuale reazione. Voglio però sentire il suo cazzo. Eccolo. È appena sgusciato fuori dalla sua bocca. Allungo una mano.
«ftosso». «Certo». La mia mano prende il suo cazzo e lo indirizza nella bocca della mia troia che in meno di un secondo lo ingoia tutto.
Ci invertiamo di posizione. Lui prende il preservativo ed inizia a scoparla con forza.

La mia troia grida di piacere. Io non sono più il ragazzo innamorato che la bacia delicatamente ma il padrone severo che la tratta da vera puttana insieme all’amico di colore.
«Digli chi sei?». Faccio con voce autoritaria.
«Sono la tua troia». Risponde ansimante.
Nel sentire ciò l’eccitazione del nostro uomo sale alle stelle. La scopa ancora con più potenza. Intanto io le tappo la bocca con il mio cazzo. Ci sono.

Mi sego un po’ e le sborro sulla faccia. Anche lui esplode per l’ennesima volta. È l’ora di una piccola pausa.

«Vai a prendere le salviettine in bagno». Ora è il suo tono a non ammettere repliche. Eseguo i suoi ordini e la ripulisco per bene. La bacio.

È l’ultimo giorno d’Agosto ed il caldo si fa sentire. Ci diamo una rinfreshita e prendiamo un po’ fiato. Da questo momento e per il resto della mattinata l’uomo nero si trasforma nell’uomo fantasma.

Ha un appuntamento d’affari molto importante per cui rimane al telefono col proprio commercialista per tutto il tempo. Di fatti è come se ci avesse dato in prestito il suo divano. Per oltre un’ora e mezza siamo io ed il mio amore da soli salvo alcune sue incursioni improvvise alla ricerca di documenti.
Divano. Lei distesa in lungo ad occuparlo del tutto. La sua testa che poggia su un bordo, i suoi piedi, avvolti da un paio di scarpe col tacco di pelle nera, sull’altro.

Io sopra di lei. Le mie ginocchia piegate in modo tale che i miei piedi possano fare leva sul bordo del divano. La scopo alternando movimenti lenti a colpi secchi e decisi. Lei gode. Urla. Freme. Il nostro amico è costretto a spostarsi nelle altre stanze della casa per evitare che il suo interlocutore possa udire la mia troia in calore.
Ora stiamo facendo l’amore. La scopo dolcemente facendo entrare ed uscire la cappella lentamente.

«Come è andata appena sei entrata?».
«Anche la giarrettiera! Mi ha fatto. E poi ha iniziato a baciarmi e si è attaccato ai miei capezzoli succhiandomeli a lungo»».
«Ho visto che rispetto agli altri lo hai proprio baciato con passione e questa cosa mi è piaciuta».
«Ha fatto pure un movimento strano quando lo avevo in bocca, ha poggiato la cappella alla guancia e lo toccava da fuori con le dita».

«Io ad un certo punto quando ti stavo scopando ed il suo cazzo è fuoriuscito dalla bocca stavo quasi per leccarlo».

«Mmmmh».
Cambiamo posizione. Adesso il suo culo è vicino al bordo del divano. Le sue gambe al di fuori. Io in piedi che gliele sollevo. Poggio meglio il culo sul bordo e la penetro con forza. Colpi secchi che la fanno fremere di piacere. È bagnata la mia troia.

È in questa posizione che ci trova lui quando rientra per un attimo in camera. La mia troia si alza. Lui inizia a toccarle le chiappe. In un attimo le infila due dita in culo. Lei geme.
La sua mano sinistra preme sulla sua nuca facendola chinare verso il mio cazzo. La mano destra si impossessa del suo piacere. Si incunea dentro di lei muovendola con un ritmo forsennato finché la mia zoccola non esplode.

Squirta. I suoi umori colano lungo le gambe e inondano la sua mano nera. Gli occhi della mia zoccola sembrano essere in estasi. Ed in tutto ciò la sua lingua continua a far godere il mio cazzo.
Voglio il suo culo. Lei, la mia troia, vuole fargli vedere la sua posizione preferita. Si accovaccia sul divano, ginocchia piegate, faccia premuta verso il basso e culo che si inarca verso l’alto.
La mani del nostro amico allargano le chiappe.

Il mio cazzo punta il suo buchetto. Sono dentro. Urla.
La scopo così per un po’ mentre lui intanto si allontana di nuovo preso dai suoi affari.

Esco dal culo. Le fa un po’ male. Anche le più grandi zoccole a volte hanno bisogno di un po’ di riposo.
Ora lei è piegata a novanta gradi con le braccia distese sullo schienale del divano. La mia mano destra sul suo culo, quella sinistra sulla sua guancia destra in modo da rivolgere il suo viso verso di me.

Voglio godermi lo spettacolo. Sto per vivermi di nuovo una delle visioni più belle che possa capitare a qualsiasi uomo sulla terra. Vi auguro un giorno di avere la fortuna di poterla ammirare mentre è estasiata e gode come una zoccola sbrodolando da tutte le parti.
Le prime due dita sono dentro di lei. Il calore del suo corpo le avvolgono. Tre dita.
Quattro. Aumento il ritmo.
Do un’accelerata degna dello Schumacher dei tempi migliori.

I suoi occhi preannunciano l’apoteosi.
Sento spruzzare un liquido caldissimo che mi cola su tutta la mano. Lei urla come la più grande delle troie. Tolgo la mano. La porto alla mia bocca e la lecco con avidità. Ha un sapore amarognolo ma sapere che è il gusto del suo piacere lo rende dolce ed inebriante. La bacio.

Riprendiamo a scopare. Ho un momento di stanchezza e vado in cucina a bere un goccio d’acqua.

Il nostro uomo è ancora intento a parlare al telefono sul balcone di casa. È in mutande e mette in mostra il suo fisico palestrato. Rientro.
Mi siedo sul bordo. Chiudo le gambe. Il mio cazzo svetta verso l’alto.
Lei capisce. Si alza. Si volta verso di me. La sua gamba destra scavalca il mio corpo.
Si abbassa. Con una mano direziona il mio cazzo. È dentro.
«Scopami».
Esegue i miei ordini come solo una vera troia sa fare.

Inizia a cavalcarmi saltellando sulle ginocchia. Poi i movimenti si fanno più lenti ed il suo corpo danza sul mio cazzo.

È fantastico.
Nel frattempo le mie mani cingono il suo corpo. Prima le chiappe.
La sculaccio.
Lei ansima aumentando il ritmo.
Piano piano risalgo lungo la schiena fino a raggiungere la sua testa.
Le mie mani stringono il suo viso come per incorniciarlo, i miei occhi incrociano il suo volto, le mie labbra si uniscono alle sue, le nostre lingue si attorcigliano tra loro.

È stanca. Si butta sul divano.
Mi chino verso di lei. I nostri volti si incrociano rivolti l’uno al contrario dell’altro.
Bacio le sue labbra. Le mie mani cercano la sua figa.
«È asciutta».
«A me non sembra».
Muovo un dito. Due. Sento che scorrono velocemente annunciando la piena di un fiume. Le mie dita martellano il suo corpo. Lei urla. Gode.
Uno schizzo. Due. Tre.

Il divano è marchiato dal suo piacere. Speriamo che il nostro uomo ci perdoni.

Intanto lui sembra sparito e noi incuranti continuiamo la nostra cavalcata.
Rientra e ci ritrova distesi sul divano con io sopra di lei.
«Quando dobbiamo andare via basta dirlo».
«Tranquilli fate pure con comodo. Scusatemi se non partecipo molto ma ho un appuntamento importante tra circa un’ora e devo ancora trovare tutti i documenti perché sono ritornato l’altro giorno».

Mentre lui parla, prendo la mano del mio amore e la porto verso le sue mutande. I documenti possono attendere.
Mi alzo e mi sposto sedendomi a terra su un tappeto.
«Ho bisogno di un po’ di riposo».
Le sue mutande sono a terra. Il suo cazzo enorme svetta davanti alla bocca della mia troia. Le sue labbra si schiudono. Lo accoglie completamente.
Inizia a scoparle la bocca e con le mani la spinge fino a quasi soffocarla.

Le piace possedere una troia. Ed oggi ha di fronte a lui la più grande puttana che la mente umana possa mai concepire.
Io mi gusto la scena con il cazzo di nuovo duro come il marmo.
La fa distendere sul divano con la testa poggiata sul bordo. Il suo cazzo ancora in bocca e lui che si china in un magnifico sessantanove.
È bellissimo. Non resisto.
Mi avvicino sempre accovacciato per terra e le slaccio la scarpa sinistra.

Le mie labbra baciano il suo piede. La mia lingua ne perlustra la pianta. La mia bocca si apre ed accoglie il pollice. Lo succhio con avidità così come lei sta succhiando il suo cazzo. Poi, di colpo, ingoio tutte le dita del piede.
Continuo così per un po’. Mi alzo.
«Scopala!».
Lui con uno shitto toglie il cazzo dalla sua bocca e in un attimo è dentro di lei.
«Fermo! Fermo! Il preservativo».

«Scusate», ed esce.
«Nessun problema però sai sai com’è, già giustificare una gravidanza sarebbe difficile se poi il bambino è nero la questione diventa ancora più complicata».

Ridiamo.
Lui intanto indossa il preservativo che ha però l’effetto di diminuire notevolmente l’eccitazione. Non riesce ad entrare.
«Tranquillo. Rilassati. Nel frattempo io te la preparo».
Così dicendo mi dedico con la lingua alla sua vagina. Poi le sono di nuovo dentro.

Lui invece continua a menarsi il cazzo nel tentativo di rianimarlo.
«Se guardi Roma-Juve non credo ti possa aiutare, anche perché abbiamo perso».
Abbiamo perso? Cosa?
Scopro in questo modo che la mia ragazza, la ragazza che amo è juventina. Del resto non poteva essere tutto perfetto.
«Se lo togli e ti fai aiutare dalla sua bocca secondo me ti riprendi subito».
«Mi è rimasto soltanto questo di preservativo».
«Non preoccuparti li ho anche io nel borsello».

Quando ti innamori di una zoccola i preservativi non devono mancare mai. Ogni occasione potrebbe essere quella giusta per inserire qualcuno nei nostri giochi.
Rassicurato, toglie il preservativo e si avvicina alla sua bocca. L’effetto non tarda ad arrivare.
Per facilitare la cosa li lascio da soli e vado in bagno a recuperare i preservativi. Da lì non sento alcun rumore. È fin troppo chiaro cosa stia succedendo.
Infatti entro e lo trovo di nuovo in tiro che sta fottendo la bocca della mia troia.

Per me è un mistero come riesca ad inghiottire quegli oltre venti centimetri di carne senza soffocarsi.
Misteri della fede. Misteri delle zoccole.
«Ecco il preservativo».

«Tienilo a portata di mano».
Glielo passo. Lo indossa. È dentro di lei. Lei distesa sul divano. Lui sopra.
La mia troia, la mia regina, il mio amore e, da oggi, la mia mogliettina, è sua. La sta possedendo. Non lascia libero nemmeno un centimetro della sua pelle.

È sopra di lei come una ventosa. La copre completamente ed intanto la scopa alternando il ritmo. Da veloce a lento. Da lento a veloce.
Lo vedo fare un movimento di bacino roteante con il cazzo dentro di lei. Ci sa fare il nostro uomo ed inoltre è bello e passionale e la cosa mi piace perché per il mio amore voglio solo il meglio.
Riesco ad incunearmi in uno spazio lasciato libero e, accovacciato al bordo del divano, tocco con la mano la sua tetta sinistra.

Lui intanto si occupa con la bocca di quella destra per poi risalire e baciare il suo collo.
Un paio di colpi secchi e poi fermo.
«Graaah! Graaah! Graaaah!».
Più che ansimare sta grugnendo.
È una sinfonia che dura per oltre un minuto con lui fermo con tutto il peso del suo corpo su quello della mia troia. L’unica cosa che si muove è il suo cazzo che pulsa dentro di lei che, a giudicare dalla sua faccia, apprezza e non poco.

Sfinito si alza e si riveste veloce per andare a prendere una ricarica telefonica.
«Ci vediamo tra mezz’ora massimo» e così facendo si riveste velocemente, apre la porta e va via.
Siamo praticamente da soli a casa di uno sconosciuto ragazzo di colore che, soli pochi minuti prima, ha fatto godere di brutto la mia zoccola.
«Dove gliela lascio?».
Da buona mogliettina zoccola il mio amore vuole lasciare in dono la giarrettiera al nostro amico.

«Direi sotto il cuscino».
«Speriamo non sia fidanzato che se la trova la ragazza».
«Aspetta che vedo se trovo una penna così gli lasciamo pure un bigliettino».
La ricerca si rivela più difficoltosa del previsto ma, alla fine, in un’altra stanza, di proprietà del suo coinquilino che, a giudicare dai libri, deve essere uno studente universitario, recupero una Bic ed un vecchio biglietto di autobus già obliterato.
«Ecco! Ho trovato».

Lei prende in mano le penna e scrive:
«Ti ho lasciato un regalino. Grazie per la mattinata. Alla prossima
:)».
Ci credo che la mia zoccola pensi già alla prossima, oltre al nostro uomo ci saranno insieme a lui altri suoi tre amici di colore. Già la immagino in ginocchio circondata da cazzi neri.
Lo confesso. Non vedo l’ora anche io.
Prima di sistemare il regalo sotto il suo cuscino, faccio una foto e la pubblico sulla nostra pagina Facebook.

Ci piace l’idea di condividere le nostre emozioni con chi ci segue.
Ma adesso ho bisogno di sborrare. Lei di nuovo sul divano ed io sopra che inizio a scoparla.
«E se Yos non torna?».
«Una volta finito noi, in caso, andiamo via».
«E se entra il suo coinquilino all’improvviso e ci trova che scopiamo sul divano?».
«Al massimo si unisce».
Si apre la porta. È lui che rincasa.

È ora di venire. Esco dalla sua figa bagnata ed inizio a segarmi il cazzo.

«Aaaah! Aaaah!». Ci sono quasi.
«Vai! Vai! Tutto! Tutto!».
Così, incitato dal nostro primo nero, sborro addosso al mio unico grande amore.
Un bacio, una breve ripulita, salutiamo ed andiamo.

Usciamo dalla casa abbracciati come la più classica delle coppiette e decidiamo di andare a mangiare qualcosa.
Mentre siamo là ci invia un messaggio Gianfilippo.

Questo nome dovrebbe dirvi qualcosa. Se non riuscite a capire chi sia, ritornate indietro al capitolo “Cena con sorpresa”. Ci chiede come va e cosa stessimo facendo. Gli raccontiamo che siamo appena tornati dopo una mattinata trascorsa a scopare con il nostro primo ragazzo di colore. È eccitatissimo.
Scordare la mia zoccola è impossibile per chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo sguardo durante l’orgasmo.

Ed infatti lui non vede l’ora di poterci incontrare di nuovo. Anche lui è diventato fan della nostra pagina e leggere delle nostre esperienze non fa altro che aumentare il desiderio che ha di noi, il desiderio di poter nuovamente possedere la regina incontrastata delle zoccole.
È un ragazzo simpatico, bello e non invadente. Tutte doti che apprezziamo e che gli daranno la possibilità di ottenere un bis. Quando lo decideremo noi però.

È il giorno successivo. Le ho da poco inviato ciò che ho scritto. Il mio amore è la mia prima lettrice. Senza di lei, senza le emozioni e la passione che mi trasmette, non ci sarebbe questo diario.
Ne sto parlando con lei su WhatsApp quando arriva una mail. È un tizio che avevo conosciuto tempo fa e che ci aveva proposto un incontro con altri suoi due amici tra cui un ragazzo cubano di colore di cui mi avrebbe inviato le foto appena sarebbe tornato dalle vacanze.

«Ecco le foto aspettiamo notizie…».
Apro i due file in allegato e mi ritrovo davanti una foto a torso nudo ed una del cazzo dell’uomo che solo ventiquattro ore prima aveva già fatto godere la mia zoccola.
Lo dico a lei e propongo di rispondere: «Non ci crederai ma lo abbiamo incontrato proprio ieri. Stiamo organizzando una gang insieme ad altri tre suoi amici di colore. Se volete aggiungervi chiedi direttamente a lui e dateci notizie.

Noi potremmo già nella prossima settimana sia di mattina che di pomeriggio».
Proposta accettata.

All’insaputa dell’amica
«E se lo dicessimo a Gianfilippo ?».
«Ci avevo pensato anche io proprio oggi pomeriggio».
Ormai ho smesso di stupirmi. Le nostre fantasie coincidono alla perfezione. A volte ho l’impressione che saremmo in grado di desiderare e realizzare la stessa fantasia senza nemmeno dover parlare. E del resto tutto quello che avete letto finora è iniziato senza che ci sia stato bisogno di sprecare alcuna parola.

È stato tutto naturale. Lo volevamo entrambi e lo abbiamo fatto.
È bastato uno sguardo mentre il nostro primo uomo la stava scopando per renderci conto che nulla sarebbe cambiato e che anzi tutto ciò non faceva altro che unirci ancora di più.
Amarsi. Amare ogni singolo aspetto, ogni singola passione della persona che hai al tuo fianco. Amare e non avere la pretesa di possedere. Amare e scegliere di farlo ogni giorno con la speranza che anche l’altra persona ti scelga.

Amare ed essere liberi.
No. Il nostro amore non può essere rinchiuso in un lucchetto a ponte Milvio. Il nostro amore non chiude. Il nostro amore apre. Non toglie. Aggiunge.
E questa sera abbiamo aggiunto l’idea di presentare alla sua

migliore amica uno dei ragazzi che abbiamo incontrato senza che lei ovviamente sapesse nulla.
Il fine settimana lei e la sua amica saranno da sole al mare.
Quale occasione migliore?
Contattiamo Gianfilippo e gli spieghiamo la situazione.

La cosa stuzzica anche lui. È fatta.

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