Da Enza a Claudia il giovedì

…………………. Domani giovedì sveglia presto alle 7,00 Enza mi aspetta e poi si vedrà………

Mattina sveglia prima del previsto, vestirsi e lavarsi per me lungo come sono è sempre un dramma, questa mattina nel giro di cinque minuti ho già la borsa in mano. Esco per andare da Enza che mi aspetta, simultaneamente neanche farlo apposta il marito esce per andare a lavorare sento che lo saluta e lui dice di stare tranquilla, in casa c’è ancora la figlia più piccola che l’accompagna all’ospedale, sta dormendo.

Busso alla porta, pochi secondi mi apre, sapendo chi sono non ha avuto bisogno di chiedere, in camicia da notte sopra il ginocchio semi trasparente lascia vedere cosa ha sotto, mutandine nere e una canotta, mi dice “il caffè è ancora caldo, scommetto che non l’ho hai ancora bevuto”— “in effetti no, ti ringrazio”. Mentre lo versa nella tazza apro la borsa dei segreti e tiro fuori l’occorrente, Enza da sopra il mobile mi porge la confezione delle iniezioni ne prendo una e preparo la siringa, bevo il caffè chiedo se la puntura le ha fatto male, se è ancora andata di corpo, “la puntura non mi ha fatto male, di corpo un po’ di acqua sporca” io.

quando vuoi, si toglie la camicia da notte e la butta sul divano, serve dopo da riparo toglie anche gli slip, si appoggia al tavolo, disinfetto la natica sinistra delicatamente poi diedi un colpo secco,l’ago è entrato senza problemi. Al termine, massaggiandosi il gluteo mi disse che avevo una mano santa. Preparo la sacca con l’acqua e sapone, Lei toglie un quadro da sopra per appenderla, la passo l’appende e si distende, infilo i ganti,con la sinistra allargo le natiche con un dito bagnato di sapone lubrifico il foro che è leggermente arrossato, infilo la sonda ed apro l’acqua mentre entra” se vuoi a metà mi fermo ti scarichi e mi dici se è sporca” Enza “va bene” mentre entra massaggio la pancia, cosa che la fa eccitare, arrivato al livello chiudo la valvola ed aspetto qualche minuto che ammorbidisca, nel giro di quattro minuti si è bevuta un litro di soluzione, io” vuoi andare a scaricarti, così mi sai dire se devo aggiungere ancora un di acqua o basta quella che è nella sacca”, “scaricandosi mi dice che bastava quella rimasta”, ritornando in soggiorno si riposiziona sul divano ed infilo la sonda, che ormai con il tratto finale libero entra da sola.

Anche questa volta in un attimo finisce. Smonto l’attrezzo lavo, e lo rimetto nel suo sacchetto. Enza si alza e va in bagno a svuotarsi, io :” fammi sapere appena puoi” –“mi saluta e ringrazia per la disponibilità”,la saluto e salgo in casa, dove mamma mi aspetta per l’ultima iniezione mattutina. Già pronta come solito suo con l’intimo superiore, questa volta è andata bene che con dodici bandierine i dolori sono passati.
Mattina nella norma, solito lavoro monotono solite consegne, scarico automezzi, spostamenti nel magazzino usciamo per una consegna, mentre saliamo dal cliente mi squilla il cellulare, Glory:“quando ci possiamo vedere?” io:”pomeriggio dalle sedici sono in casa”, sotto la chiamata di Enza:” tutto a posto, stai tranquillo appena posso salgo”.

A mezzogiorno rientro.
Bisogna premettere che: il palazzo dove abitiamo è in centro al paese ci sono ventisei appartamenti nei cinque piani e l’ex portineria/custode dove abita Giusy e marito, sempre gentili e disponibili con tutti. Al terzo piano, io abito al secondo ci sono sei appartamentini hanno diviso da fare dei bilocali negli ultimi tre mesi sono venuti ad abitare: un coppia Alessia ed Angeloche convivono,e due ragazze; una che vuole la sua libertà ed ha 37 anni Silvia, una Maura che s è trasferita per lavoro più giovane che ne ha una trentina(non ho ben capito dove lavora, un po’ esce al mattino alle otto e rientra alle quattordici, al pomeriggio esce alle tredici e trenta rientra alle venti), avendo Giusy e Concetta la vedova da sei mesi (moglie dell’infermiere, che sostanzialmente mia ha insegnato molte anzi tutto).

Giusy, chiunque vedeva passare nel portone con la borsa del Supermarket chiedeva cosa gli era successo, se non stava bene, [il gazzettino del palazzo]. il Lunedì passa la Silvia con le stampelle Giusy, ha fatto il terzo grado, “Se posso aiutarti”. Devo fare delle iniezioni, di do il numero di telefono, ha preso il nominativo e ringraziato, ci ha pensato tutta la sera tutta la mattina, a mezzogiorno, ricevetti un sms per la sera stessa:”Puoi salire al terzo,interno 12,sono in casa”, il mio messaggio:”ok.


Dopo dieci minuti che son in casa tempo di lavami le mani e per l’ennesima volta squilla il cellulare, “Non riesco mai a trovarti libero, quando posso parlarti. Mi ha dato il numero Anna”. Mente locale libero dalle sedici alle diciassette, devo salire al terzo ed subito dopo al quarto dallo suocero di Enrica,“possiamo vederci alle 17,30” Lei.

Mi risponde subito “ok, dimmi dove ci vediamo”
Rientrando per pranzare, sul portone Luisa e Nunzia che mi aspettano sono in ritardo sono passato in farmacia a ritirare il medicinale per Claudia. Salgono entrambe, è in anticipo, hanno con altre colleghe un pranzo di lavoro. Nunzia, come varca la soglia di casa va diretta in bagno, pipì e si cambia l’assorbente, Luisa aspetta che esca e va in bagno.

Si è distesa sul divano, scende pantaloni e mutande fino alle ginocchia, esponendo quello splendido culo senza pudori e qualche bandierina. Lo tocco con la scusa di trovare il punto migliore per l’iniezione, disinfetto buco, mentre estraggo l’ago arriva Luisa:”ci hai preso gusto a farti massaggiare” gli tiro su lo slip finisce di sistemarsi e mi salutano.
Pomeriggio, in un attimo arrivano le sedici, come rientro in casa tempo di rinfrescarmi, mi affaccio al balcone perché sento la nipote di Enza che parla, vedo Glory con una ragazzina che vengono verso il portone, la saluta e le fa le raccomandazione di una mamma e sale.

L’aspetto sull’uscio, “mi hai vista arrivare ?” –“Si, ero sul balcone” si presenta una donna più rilassata, sicura di se, ci accomodiamo, si siede sul divano io sulla sedia ha una gonna a fiori molto larga, un paio di sandali gialli una camicetta bianca che lascia vedere il suo reggiseno. Posa sul divano la sua borsa e ci mettiamo a parlare, i suoi occhi fanno capire tutto quello che voleva dirmi. Mi dice: “grazie per quello che ho fatto ieri, ti devo dire due cose, e voglio che tu sia onesto con me, non voglio bugie”—Io:”dimmi” –lei:”ieri quando mi hai prima rasato e poi hai fatto il clistere ti sei eccitato ed hai goduto?” mi guarda fissa negli occhi, “io, ieri non ho goduto e non mi sono eccitato” –lei:”non ci credo”—io:”di devo dire il vero, mi sono eccitato quando ho fatto il clistere a Enrica, che si è tolta lo scamiciato e sotto non aveva nulla.

”continuando nei tuoi confronti proprio non ci ho pensato. Lei:”la seconda”—io—“tu: questa mattina non sei andata in ospedale”, — “chi te lo ha detto? “—io: “i tuoi occhi adesso” Glory, si alza dal divano mi prende le mani e mi abbraccia stringendomi a se, poi con la voce bassa”sei è un maschio lo chiamo come te” perché sei tu che lo hai salvato,ha raccontato la cena con marito e ragazzi, a più entusiasta è la figlia Giulia che tra un mese compie quattordici anni, mi ha chiesto: se come Enrica avesse bisogno di qualche cosa poteva contare sulla mia presenta, io certamente mi sono messo a disposizione, cosa che le ha fatto piacere, decisamente non sarà molto contenta Anna, mi chiede quando mi deve per il disturbo di ieri, scherzando facciamo un conto unico a fine allattamento, Glory si mette a ridere, non mi dire che non ti ecciti”, –io”si vedrà”, nel finire la conversazione suonano alla porta, apro, Enrica con lo suocero che viene per l’iniezione, lasciamo le signore a parlare tra loro, stesso scamiciato di ieri con una polo sotto, in meno di cinque minuti lo buco, che mi ringrazia saluta la nuora e scende le scale.

Ormai sono le diciassette ed ho un altro impegno, suona il citofono si alzano e mi salutano mentre apro alla Signora di domenica , una grande borsa di jeans stesse calze di domenica stesso abito, entra chiudo la faccio accomodare in soggiorno. Si presenta: io sono Ionella, mi dice: devo fare una cura, per avere un figlio. Racconta la sua storia dall’infanzia rimasta orfana e messa in un orfanotrofio, fatta uscire da parenti che con la scusa di badare ad una zia anziana la avviarono al lavoro di strada, fino a quando una piovosa sera d’inverno un cliente la notò sulla strada e se ne innamorò, fino a farle smettere il mestiere.

E’ l’uomo che incrociammo insieme domenica pomeriggio, siamo stati da uno specialista; prima di trasferirsi, non conoscendo e non sapendo a chi potersi rivolgere, vedendoci armeggiare con siringhe e cotone si incuriosì, fortuna volle che Anna lavando le scale nel suo palazzo le chiese informazioni, pensando che fosse mia mamma data la differenza di età tra noi 16 anni sono tanti, non si è fatta problemi. “Allora di che si tratta?” domando guardando il sacchetto della farmacia che teneva ancora saldamente tra le mani, dalla borsa prende un foglio battuto a macchina,me lo porge, per leggerlo tutto ci son voluti quindici minuti abbondanti, abbigliamento da usare, alimentazione, cura del corpo.

Ed una parte dedicata a chi si sarebbe preso cura, come iniettare il liquido, come comportarsi in caso di costipazione. Io dopo aver letto, rivolgendomi a lei chiesi quando voleva iniziare, mi porge il sacchetto,senza troppo riflettere:”Subito, ho già perso troppo tempo”, chiedo se voleva seguirmi in cameretta, preparo mentre altre donne hanno qualche problema in due secondi fu pronta, girandomi dalla scrivania con la siringa pronta. E’ in piedi con i collant abbassati fino alle ginocchia il body nero rialzato sotto il seno lasciando vedere una foresta nera, ben curata.

La mia prima parola, mi raccomando: via i collant e body che stringono. Mi guarda:”subito” io: ”hai letto il foglio del medico, nessun abito che stringe”, “ok”, per prima inietto il ricostituente che in un attimo finisce lei senza battere ciglio, preparo l’altra iniezione e si gira a pancia all’aria con le mani sul petto, cerco il punto,disinfetto e buco inietto lentamente, massaggio delicatamente lei mi sorride “pensavo peggio” rimane qualche minuto sul letto, si alza e mi dice “ha ragione il medico”, si riveste scrivo il nome sulle shitole e si avvia alla porta mi saluta a domani stessa ora.

Salgo al terzo Silvia mi aspetta, suono una vocina”arrivo” certamente con le stampelle non puoi volare. Mi fa accomodare in soggiorno sul tavolo la borse della farmacia con i medicinali e siringhe, Lei. ”non ho paura delle iniezioni”,nel viso intravvedo come in tante;un po’ di preoccupazione per il dolore ed interveniva anche una buona dose di vergogna nel doversi mostrare ad una persona estranea” Preparando le due fiale in siringhe separate: “Io sono pronto, dovresti scoprirti”, “Ma qui la facciamo?”,senza dire nulla ha fatto un giro su sé stessa dandomi la schiena infilò le mani sotto la maglia ed abbassò i leggings, indossa un tanga bianco,non dove scoprirsi ulteriormente, notai subito le forme piccole ma armoniose, mi avvicino e comincio a disinfettare la parte alta della natica destra proprio vicino a dove passava il minuscolo elastico,io:”Il liquido potrebbe bruciare un pochino – cercherò di iniettare piano per darti meno fastidio possibile”.

Capì la preparavo al peggio, ma avrebbe preferito non sentirlo dire. Finii di disinfettare e immediatamente con un solo e deciso colpo fece penetrare l’ago nella natica destra, avvertì solamente un piccolissimo prurito, poi sentì un leggero pizzicore, avevo cominciato ad iniettare i 2 ml di liquido rosato. Silvia rimase ferma per tutta la durata dell’iniezione anche se verso la fine il pizzicore si era tramutato in un bruciore più intenso anche se sopportabilissimo.

Finito massaggio energicamente: “Massaggio per far assorbire meglio il siero” spiego”Ok abbiamo finito – disse il giovane – com’è andata?”. “Bene- rivestendosi – non ho sentito quasi nulla, sei stato molto bravo”. Ed adesso passiamo alla seconda, Silvia: ”la seconda, si nella pancia” viene rossa come un pomodoro, io: per sdrammatizzare dai questa non fa nemmeno bisogno che ti scendi le mutandine, mi guarda si era già rivestita, prendo la siringa già pronta con il batuffolo, si avvicina alza la maglietta con le lacrime agli occhi “bucami” in un attimo anche la seconda è fatta, “Allora ci vediamo domani alla stessa ora” domando, Silvia mi risponde affermativamente e mi congedo da lei.

Rientrando in casa prendo la borsa, la chiave dello scooter e vado da Anna, in dieci minuti sono a casa sua, salgo e suono ad aprire Marco, che mi saluta va in camera sua, in soggiorno nonna e zia che mi aspettano: vedendo il sacchetto della farmacia Claudia esclama:”sempre pronto sei”, io deformazione quasi professionale, Caterina si alza, prima Lei o me? io: “come volete, mi lavo le mani e sono a Vostra disposizione” la mamma prende la shitola, ormai quasi vuota siamo arrivati al termine e inizia a tirare un sospiro di sollievo, Claudia nel mentre va in bagno, esce mentre buco Caterina, e si ferma a guardare il lato B, “però non si vede dove hai fatto le altre punture” io, scherzando, allora vedessi tua sorella che siamo oltre trenta cosa devi dire? Caterina:”ha una mano leggera”, finisco massaggio la natica, poso siringa e batuffolo sul tavolo, ed adesso tocca a Claudia, aprendo il sacchetto della farmacia oltre alla confezione che mi serve, ho acquistato anche una farfalla rosa, che porgo a Caterina sapendo a cosa serviva non ha fatto domande, l’unica risposta che è stata da parte sua “Domani”.

Terminata la preparazione della medicina, abbastanza semplice c’è solo da mettere l’ago sulla siringa Chiedo se voleva farla in piedi o distesa, preferisco distesa mi dice, andiamo in camera da letto di Anna, si alza la camicia si abbassa i pantaloni e slip neri, e si posiziona sul letto, non abbasso ulteriormente gli slip per evitare di sporcare il copriletto, e dopo un massaggio buco profondamente, tira un sospiro di sollievo quando dopo pochi secondi, ho finito dico io.

Massaggio ancora qualche minuto per permettere al liquido la distribuzione e tiro su gli slip. Mentre usciamo dalla camera, entra Anna che mi bacia e saluta mamma, sorella, e figlio. Andando in soggiorno Caterina mi chiede se la figlia ha fatto la brava, ed io:”certamente, ne vorrei avere tante come lei”, Claudia ride”ti piacerebbe”. Raccolgono le borse e ci lasciano soli, si fa per dire, dalla camera esce Marco a curiosare nella borsa della mamma.

La puntura di Anna, è un altro capitolo.

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