Cugini

Erano gli anni d’oro di Baglioni e dei Pooh, finita la scuola io e la frotta di cugini ci godevamo l’estate nella bassa Mantovano tra bagni nel Mincio e serate di gruppo ballando alla musica di quegli sgangherati mangiadischi.
Una sera di fine Luglio stavamo divertendoci nel ex fienile della cascina, indossavo dei bermuda molto in voga quell’anno, in oltre facendo nuoto liscio e depilato.
La cuginetta, sguardo acuto, e spirito da diavolo, frizzante ed eccitata venne vicino :
“Hei ma che belle gambe lisce che hai, saresti perfetto, perché non ti fai truccare, mi piacerebbe tanto, non ho mai truccato un maschio, dai qualcosa di diverso dal solito”
Lo sapevano tutti che se c’era da fare una follia io ero sempre in prima linea per tenere su la compagnia mi davo da far.

in quel momento ero sinceramente combattuto, al concepimento siamo tutti femmine poi col proseguire ecco la trasmutazione e la parte femminile che ristagnava in me quasi quasi si sentiva gratificata da quei complimenti, comunque cercai di rifiutare: “ Ma sei matta e poi cosa penseranno?”
La mia cuginetta non sentiva ragioni e guardandomi con occhi da cerbiatta continuò ad insistere: “ Dai .. daiiiii fallo per me… è solo per questa volta ti prego daiiii ”.

a darle manforte anche il fratello: “ Dai fai uno sforzo, ci facciamo quattro risate”
Insistettero tanto che cedetti : ”Mi domando perché devo sempre fare io la cavia, comunque sia facciamo anche questa follia, basta che poi non me la meniate per tutta l’estate” tanto dovevo rientrare a metà agosto e cosa peggiore avevo in mano la cartolina per la visita di leva”.
Nonostante fosse stata lei a dare il via alla questione, rimase un tantino dal fatto che avessi accettato.

“Davvero posso, che bello “ e così aiutata dalla cugina liliana iniziarono l’opera di restyling, pensavo si sarebbero limitate al trucco, mi sbagliavo, provvidero a fornirmi anche di gonna,mutande con pizzo, canottiera.
Speravo di averla scampata con le scarpe, io ho la taglia 41 mentre le ragazze al massimo avevano la quaranta, ma per mia sfortuna la cugina Liliana volle a tutti i costi farmi provare un paio i suoi sandali taglia quaranta e purtroppo riuscii a indossarli, così furono obbligate a terminare l’opera colorandomi le unghie dei piedi con un bel rosso.

L’effetto gonna era insolito, mi faceva sentire una strana frescura, le scarpe alte erano terribili, non perché scomode anzi, lo furono primi passi, mi muovevo come Frankestein inelegante e scoordinato, meno male che quelle zeppe in sughero mi davano un pochino di stabilità, furono prodighe di consigli e su come muovermi e in una decina di minuti ci riuscii ma sculettavo più delle ragazze.
Il momento più imbarazzante fu quando mi ripresentai alla combriccola, dopo un attimo di perplessità ci fu un applauso e degli ululati, tanto eravamo in piena campagna e quel sabato sera a parte noi ragazzi, tutto il parentado era riunito per una delle loro noiosissime cene del buon ricordo oltre Mantova e non sarebbero arrivati se non a ore tardissime.

ormai ero in confidenza con le scarpe, mi dimenavo e saltellavo in mezzo a tutti gli altri al ritmo regolare della musica anni 80/90, non esitai a fare il buffone ballando in maniera equivoca sul tavolone, le cugine invece avevano preso confidenza con quello stano travestito e mentre circolavo tra loro ne approfittavano per alzarmi il corto gonnellino, aggiungendo sempre commenti più spudorati sulle belle mutande di pizzo, prese sempre più dall’euforia della serata passarono ad azioni più incisive, con gesto rapido afferravano l’elastico delle mutande e abbassavano le mutande, non appena scoperta una parte di chiappa ecco che l’altra mi mollava una sculacciata.

Più che stare al gioco devo dire che davo corda io protendevo il sedere e ad ogni schiaffetto rispondevo mandando baci, perché rovinare la bella serata con assurde recriminazioni, in fondo mi ci ero infilato io nella situazione e conoscendo le cugine.
La cosa prese a precipitare ormai ero la vittima di quella serata, iniziarono a partecipare alla battaglia delle mutande anche cugini e amiche, come riposizionavo le mutande ecco che qualcuna le riportava a mezza chiappa, vincere non si poteva quindi lascia che le abbassassero abbastanza per farle cadere e una volta arrivate alle caviglie le calciai via.

Insomma Gonna corta e sedere al vento, era fatta il gesto diede la stura alla corsa a toccarmi o a schiaffeggiarmi il culo, le due cuginette ma anche gli altri erano sextenati, i commenti e le battute fioccavano e vi dirò ero ormai talmente a mio agio con loro da trovarlo eccitante.
La sera era piuttosto afosa, dopo due ore di balli eravamo accaldatissimi, i cugini Francesco e Marco ed io ci fermammo e ci portammo sulla riva del vicino fiume, un attimo di silenzio in quella sera calma e con una cielo pieno di stelle e una falce di luna.

Non avevo perso tempo a rimettermi in giro per le strade sterrate non circolava nessuno, e poi mi ero talmente abituato che manco ci pensavo più.
Passeggiavamo lentamente chiacchierando del più e del meno Francesco al mio fianco e poco dietro Marco lanciava sassi nel fiume, quando sentii prima una mano sul fianco e poi sul sedere, lo lasciai fare, anzi gli spedii un bacio e forse fingendo o forse no dissi con fare femmineo: ” “Franci questa sera il mi culo è stato l’attrazione, magari vorresti di più”.

Rimase interdetto : “Veramente cosa intendi per di più forse … non avevo il coraggio di chiederti di farmelo provare”, mi fermai e protesi il sedere all’indietro, lui puntai il suo dito indice sul mio sfintere, : “Dai spingilo dentro”, e lui eseguì.
Dovete sapere che eravamo molto affiatati, a lui avevo confessato che a tredici anni, mentre ero in colonia, con uno degli amichetti con i quali avevo scoperto la sessualità, sera dopo sera erano riuscirti a infilarmelo in culo e per una settimana tutte le sere ci trovavamo in bagno.

La casa era lontana, il buio quasi totale, solo la falce di luna illuminava la campagna, gli unici rumori erano quello dei grilli e dell’acqua che scorreva lenta, solo lontano sulla strada qualche auto passava veloce riprendemmo a camminare mentre quel dito si insinuava sempre di più.
Marco dietro a noi aveva notato le manovre di Francesco e il fatto che io ci stavo, nel buio si era tolto i bermuda e le mutande, mi raggiunse ,mi abbracciò da dietro e mi appoggiò il membro durissimo, colmo dell’ironia quelle zeppe che indossavo mi tenevano all’altezza giusta per farmelo puntare diritto.

Non stavo più facendo finta sentivo un formicolio piacevole , allargai le gambe mi umettai il culo e anche lui infilò un dito ben in fondo, ero perso mi piacevano le donne ma mi turbava positivamente anche quella situazione, ormai era da risolvere.
Tolse il dito e appoggio la cappella la incitai: “Marco a questo punto … coraggio spingilo dentro e inculami, dopo Faccio divertire anche te Franci”
Me lo fece entrare piano arrivato al punto di resistenza mi fermai un attimo lui con un colpetto deciso lo inserì tutto e un calore intenso mi prese al interno, Francesco mi chiese cosa provavo risposi solamente “ uuu mmmm”.

La posizione era scomoda, ci mettemmo sulla sponda rialzata del Mincio in mezzo all’ erba e allora cominciò pompare meglio.
Un rumore lontano ci distolse, era un contadino che andava verso i campi in bicicletta, ci acquattammo dietro i rovi e i gelsi nell’erba, mentre passava il contadino me lo tenne spinto fortissimo in culo e anzi il passaggio di quello straniero mi eccitò al massimo sentivo che glielo stringevo come non mai, passato il pericolo riprese con maggior foga, mi piaceva, con un urlo soffocato venne riempiendomi con uno schizzo di liquido caldissimo, e finimmo con una risata reciproca.

Francesco venne vicino con una risata:“Seee ti è piaciuto vero, però avevi promesso prima a me di farti inculare“.
“Che vuoi lui è stato più svelto, ma c’è ne anche per te tranquillo” invece dell’imbarazzo c’era che ci stavamo divertendo,: “Dai vai … il culo è tuo … , adesso che sò com’è non deludermi .. ma dacci dentro”.
Si vedeva poco alla luce della luna ma appena lo estrasse mi resi conto che aveva uno di quegli uccelli che si tengono con due mani, una specie di manico di badile, fece fatica ad entrare e faceva un pochino male, dovette insistere e bagnarmi almeno tre o quattro volte per superare il punto di non ritorno, ma appena assuefattomi mi rilassi mi lasciai inculare, decisamente lavorava con impegno, aumentò il ritmo prima di venire, sentii uno schizzo caldo in me e me lo spinse in fondo al massimo e lo tenne premuto, sottovoce mugolava di piacere, terminato fui io che venni masturbandomi, schizzando e contorcendomi per quanto godevo.

Tornammo alla casa non prima di esserci rinfreshiti nel fiume, sperando che gli altri non avessero notato la nostra assenza, mi ricomposi per tornare a casa, quella notte non riuscii a dormire tanto era stata l’emozione mi avevano sodomizzato qualsiasi cosa pensassero non mi interessava ero felice.

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