Autunno a Venezia

George, caro dolce George: aveva sentito che avevo bisogno di allargare i miei orizzonti e scoprendo che non ero mai stato in Italia, insistette per portarmici. Gli piaceva l’idea di aprirmi a nuove esperienze. E, anche se non l’avrebbe mai ammesso, il fatto che alcune di quelle esperienze fossero sessuali e per di più omosessuali, aggiungeva un fremito nascosto al vedere questo ventenne invertito trasformarsi da bruco in falena se non farfalla.

Attraversammo la Francia e ci fermammo per il fine settimana da suoi vecchi amici che stavano festeggiando l’ottantesimo compleanno di qualcuno.

Bevemmo lo stesso Champagne che era stato servito all’incoronazione di Re Edoardo VII. Sicuramente un intenditore l’avrebbe trovato non più brillante ma al mio palato innocente ed incorrotto sembrava delizioso. La mattina seguente feci un giro per le cantine dove si produceva lo Champagne e fu lì che vidi Bruno per la prima volta.

Così come c’erano tour privati per gli ospiti, ce n’erano anche di pubblici e lui era in uno di questi.

Non aveva niente di speciale e tuttavia tutto era speciale in lui. Era con la sua sorella e suo cognato ed era chiaro che avrebbe desiderato non essere con loro. Assomigliava molto a sua sorella ma era più sexy. Quel trio disparato stava dando spettacolo, sua sorella stava litigando con lui e lui chiedeva scusa ma chiaramente si chiudeva sempre più in se stesso. Aveva grandi e profondi occhi blu a mandorla ed una bocca generosa.

I capelli erano ‘biondo scuro ed era allampanato, lo capii quando si alzò, doveva essere un metro e ottanta (più tardi scoprii che era alto un metro e ottantotto). C’era qualche cosa di vulnerabile in lui insieme al desiderio di essere in qualche altro posto.

Quando il suo gruppo si allontanò, gettò uno sguardo e mi sorprese a guardarlo. Sorrise e chiuse una palpebra in un lento ammicco prima di girarsi per andarsene.

Quattro giorni più tardi George ed io eravamo al Lido di Venezia in un lussuoso vecchio albergo dove lui era evidentemente ospite d’onore e conosceva i proprietari. Aveva prenotato stanze separate dato che doveva incontrare molte persone per affari e non voleva annoiarmi. Mi diede un elenco dei vari luoghi e palazzi che non potevo mancare di visitare. Esplorai Venezia al mio ritmo ed ogni giorno, quando ci incontravamo a pranzo o cena, gli raccontavo, quello che avevo visitato.

La prima notte l’aria era afosa, andai sul balconcino e guardai la spiaggia sotto di me. Le belle acque dell’Adriatico erano attraenti. Scivolai in un paio di Speedos ed in una vestaglia, presi un asciugamano e scesi al bar. Controllai di avere la possibilità di rientrare ed uscii. Lasciati cadere vestaglia ed asciugamano, entrai nelle calde acque dove poter giocare come un delfino nel suo elemento. Per qualcuno che aveva conosciuto solo i mari lungo la costa della Scozia o aveva nuotato nelle piscine municipali clorate, queste sensualmente calde acque erano una rivelazione.

Nuotai, mi tuffai, giocai. Quando uscii mi asciugai e tornai al bar dell’albergo. Stavo per ordinare un drink quando una profonda voce morbida dietro di me disse: “Posso offrirti qualche cosa?”

Mi girai e c’era Bruno. “Mi pare che ci siamo incontrati brevemente in Francia. Possiamo fare maggior conoscenza qui a Venezia?” e sorrise. Era uno dei sorrisi più accattivanti che mi avessero mai rivolto.

“Ciao. Grazie. Un Martini Rosso con ghiaccio.

” Gli sorrisi e capii che non avrei passato la serata da solo.

“Anche tu stai in questo albergo?”
“Sì, al secondo piano” Sentii il mio cuore accelerare.
“Anch’io. ” E sorrise.
“Sei ancora con la tua famiglia?” Lui scosse la testa.
“No, mi hanno sistemato qui mentre loro stanno con vecchi amici”
“Finiamo i drink, poi potrai mostrarmi la tua collezione di ‘acqueforti’?”

Uscimmo dal bar, prendemmo l’ascensore ed andammo nella sua stanza che era situata nella parte posteriore dell’albergo.

Non c’era vista sul mare illuminato dalla luna ma non ci feci caso, io avevo una vista migliore. La porta si era appena chiusa e noi eravamo uno nelle braccia dell’altro con la bocca che cercava quella dell’altro. Le sue pieni labbra attrassero le mie e le lingue cominciarono il loro morbido e promettente ballo sessuale. Le sue braccia erano forti e mi avvolse tenendomi stretto contro il suo torace sodo. Potevamo sentire i nostri cazzi che si allungavano uno contro l’altro.

La mia vestaglia precipitò a terra ed i miei speedo umidi furono lasciati cadere. Mi tirai indietro per avere abbastanza spazio per rimuovergli la polo e quando gli slacciai la cintura, gli shorts, precipitarono anche loro sul pavimento. Eravamo nudi e ci stavamo divorando l’un l’altro. Lui mi alzò, mi mise sul letto e precipitò su di me. La sua pelle era meglio del raso più eccellente, così liscia che passarci sopra le dita spediva scariche elettriche al mio corpo.

Sentii i miei capezzoli indurirsi ed anche lui dovette sentirlo perché interruppe l’abbraccio e ne prese uno in bocca, mordicchiando la protuberanza rotonda, facendomi tendere e gonfiare il cazzo fino a farmi pensare che la cappella sarebbe partita come un razzo.

Girò quel suo corpo lungo, magro, agile ed il suo cazzo intonso riempì la mia bocca facendomi uggiolare di puro piacere. Si spinse profondamente nella mia gola. Sentii il mio scivolare tra quelle belle labbra che succhiarono la cappella bagnata di liquido pre seminale.

Tirai un po’ indietro la testa e lasciai che la mia lingua assaggiasse il dolce flusso che il suo stava rilasciando.

Succhiai e giocai con la sua asta e col prepuzio poi abbassai la testa e presi in bocca il sacco e le due grosse palle ovali. Il mio naso scivolò tra le sue natiche rotonde ed annusai la sua virilità mentre lasciavo che la mia lingua si muovesse su, su nella valle di morbidi peli leggermente umidi fino al cancello delle sue profondità.

Quando lo stuzzicai e succhiai delicatamente, si aprì e mi permise di bagnare il suo interno. Quando mi inserii ulteriormente, sentii che tentava di trattenermi e farmi entrare di più. Si lamentò, chiamò il mio nome e mi ordinò a bassa voce per favore di incularlo!

Alzai quelle lunghe gambe e trovai il suo buco; il mio uccello colava mentre lo facevo, misi della saliva sul suo bocciolo e con una lieve pressione cominciai il viaggio nel tunnel del piacere.

Lui mi prese la testa e seppellì la lingua nella mia bocca. Con un movimento quasi lento ci mescolavamo con l’altro. Gli unici rumori erano l’eco di deboli mugolii di gioia pura, io ero profondamente, completamente seppellito dentro di lui e cercavo di introdurmi ancora di più; il suo pene era appoggiato al mio stomaco e colava.

Fottevamo con grande desiderio e con un uggiolare a****le. Muovevo profondamente la mia verga dentro di lui, togliendo ed immergendo sempre più con forza tra quei muscoli sodi che volevano il mio seme.

In breve esaudii il suo desiderio. Lo sperma venne sparato profondamente nel suo intestino, seguito poco dopo dall’improvviso sprizzare del suo tra noi. Con le bocche incollate sentimmo che non diventavano molli ma, anzi, richiedevano ed avevano bisogno di più.

2

Bruno ed io ci eravamo visti in Francia, ma era stato quando eravamo ambedue nello stesso albergo, sul Lido di Venezia, che la scintilla iniziale che era shittata tra di noi, scoppiò in una fiamma magnifica.

Bruno era un fiero biondo con un cazzo di 18 centimetri e due magnifiche palle in un sacco liscio e pendente. Il suo corpo era leggermente magro, leggermente abbronzato e mostrava che preferiva i costumi da bagno più succinti. I suoi occhi blu e profondi emettevano le più dolci comunicazioni erotiche e la sua bocca generosa era perfetta sulla mia. Io l’avevo inculato in quella che probabilmente era stato il miglior accoppiamento che avessi mai avuto nei mei vent’anni di vita ed il mio cazzo più corto ma più grosso era ancora seppellito rigidamente dentro di lui nonostante avessi eiaculato ed allagato il suo intestino.

Le nostre pance erano incollate fra di loro dal suo sperma, anche lui aveva eiaculato ed ora le nostre lingue giocavano pigramente l’una sulle labbra dell’altro. Lo sentivo mungere dal mio cazzo l’ultima goccia del mio succo; era come se 220 volt fossero emessi dalla mia verga.

Lentamente ci separammo. Lui chinò la testa, prese il mio cazzo nella sua bocca e me lo pulì. Leccò via un po’ del suo sperma dal mio torace, poi mi baciò di nuovo e condividemmo i nostri sapori.

Stavamo così bene abbracciati che sentii che avrei potuto scivolare in un c*** estatico ma lui aveva le altre idee.
“Voglio incularti, ora. ” Bisbigliò
“Sì, per favore. ”
“Ma non qui. Tu mi hai inculato nel mio letto. Io voglio incularti nel tuo. ” Un sorriso accese la sua faccia e quei begli occhi balenarono. Uscì dal letto e mi alzò nelle sue braccio. “Mostrami la strada. ”

Mi alzai, presi la sua mano e, nudi come eravamo, lo condussi silenziosamente fuori della sua stanza, giù per il corridoio, su per un paio di bassi gradini, nella mia stanza, col balcone che guardava il mare.

Non incontrammo nessuno, anche se dubito che li avremmo visti se li avessimo incontrati.

“Ah, hai una doccia!” Mi trascinò nel piccolo bagno: “Fanne una con me. ”
Insieme lasciammo che l’acqua schizzasse su di noi mentre ci baciavamo e giocavamo dolcemente. Gli insaponai la schiena e portai le mani davanti a lui per alzare e carezzare le sue grandi palle ed il cazzo semiduro. A sua volta lui si inginocchiò e baciò la mia cappella stuzzicando la fessura.

Ci asciugammo e senza smettere di toccarci ci avviammo al letto in un’aureola di sesso ed amore.

Ci abbracciammo, ci baciammo e ci toccammo l’un l’altro, carezzando e toccando ogni parte di noi. Io succhiai le dita dei suoi piedi e glieli massaggiai, lui mi mordicchiò i lobi e mi penetrò un orecchio con la lingua.
Gli succhiai il prepuzio e gli bagnai il pene rigido. Sentii la sua lingua penetrarmi, mi leccò finché il mio buco non implorò di essere riempito.

Con le gambe sulle sue spalle lui fece scivolare la sua asta scivolosa di saliva. Saliva lentamente e con forza dentro di me scivolando oltre il mio sfintere e rimanendo accoccolato su di me, ed io sentii quelle belle palle contro di me. Cominciò lentamente e poi divenne più selvaggio. Scavò nel mio passaggio come se fosse determinato ad andare oltre il punto in cui nessuno fosse mai arrivato. Anch’io volevo eiaculare, lo sentivo salire, poi lui sborrò versando grandi sprizzi dentro di me.

Lo strinsi e mi masturbai fino a che, dopo poco, coprii ambedue col mio succo d’uomo. Le nostre grida avrebbero dovuto destare l’albergo e magari lo fecero, ma quando lui precipitò su di me e restammo sdraiati ansando e delirando di lussuria, l’unico altro rumore era il leggero sussurrare delle onde sulla spiaggia sotto il balcone.

3
Quando mancavano sei mesi al mio ventunesimo compleanno, George mi portò a Venezia, voleva ampliare i miei orizzonti, mi sistemò in un albergo sul lido dato che sapeva che avrei voluto nuotare.

Lui aveva da trattare degli affari ma c’incontravamo a pranzo in qualche trattoria o piccolo ristorante ed io gli dicevo quello che avevo fatto.

Avevo passato le prime tre notti facendo sesso con Bruno. Ora lui se n’era andato a casa dalla sua famiglia e dopo la mia prima notte solitaria, anche se avevo dormito come un bambino, mi ero svegliato con un dolore, mi mancavano quelle gambe lunghe sotto quel corpo sodo e quella bocca che baciava come nessun’altra bocca che avevo incontrato precedentemente.

Farsi seghe sotto la doccia non era come avere il culo leccato o essere succhiato (o facendolo anche a lui). Il mio sperma non aveva il sapore giusto quando non era mescolato col suo. Avevo passato la mattina nuotando, poi avevo preso il vaporetto per andare a Venezia per incontrare George per il pranzo.

George mi suggerì di andare ad esplorare antichi bacini o i mercati nella parte nord orientale della città.

Dopo che ci fummo separati mi misi in moto e dopo poco mi trovai in una piccola piazza solitaria dove c’era un’incantevole statua di Carlo Goldoni, il grande drammaturgo veneziano. Diversamente dalle solite statue, Goldoni era mostrato ridente e chiaramente in un momento di grande allegria. Anche se non sono un artista, in quei giorni disegnai un po’ e portavo sempre con me blocco e matita. Non riuscivo a far altro che dei disegnini, ma erano disegni che servivano per ricordarmi di quello che avevo visto.

Dato che c’era una panchina, mi sedetti e tentai di disegnare quella statua della gioia.

Non l’avevo sentito avvicinarsi ma improvvisamente ci fu una piccola risata e lui appoggiò una mano sulla mia spalla, prese la matita dalla mia mano. e con un paio di colpi migliorò il mio disegno. Rise di nuovo e con un grande sorriso ed una valanga di parole italiane, girò intorno alla panca e si sedette accanto a me.

Il piacere della sua compagnia, il sorriso da 10 megawatt, il fatto che lui trasudasse una evidente calda sessualità, ed io fui incantato.

Era abbronzato e un po’ più piccolo di me, aveva occhi marroni e capelli ricci e scuri. Indossava una t-shirt sbiadita, un paio di shorts di tela logori ed alla fine delle sue gambe baciate dal sole aveva un paio di piedi molto belli che calzavano dei sandali.

Balbettai dicendo che chiedevo scusa ma praticamente non parlavo italiano. Col linguaggio dei segni e qualche occasionale parola d’inglese, ci dicemmo che eravamo ambedue studenti, che io ero in vacanza ed in risposta alle sue domande, evidentemente mimate, ammisi che non avevo né ragazza né ragazzo. Lui mi disse che viveva lì vicino, che i suoi genitori erano andati a Roma e mi chiese a segni se lui mi piaceva. Io risi, accennai col capo e guardai in quegli occhi scuri con pagliuzze d’oro.

Lui shittò in piedi di fronte a me, mise le mani sulle mie spalle e mise la faccia contro la mia, sorrise e bisbigliò:
“Ti piacerebbe… um… un rapporto sessuale questo pomeriggio”
Io sbiancai. Lui si sporse in avanti e mi baciò rapidamente sulla bocca. “Sesso… ora?”
Gli sorrisi. “Si…. sì grazie. ”

Prese la mia mano, mi condusse per una piccola strada che partiva dalla piazza, attraverso un arco in un cortile, su per dei gradini di pietra ad una grande porta di legno.

Si mise un dito sulle labbra “Ssss”. Aprì la porta e scivolò dentro trascinandomi dietro di sè e bisbigliando: “Avanti, avanti. ” Eravamo in una sala con una bella scala di legno che conduceva a due piani. Giungemmo al primo piano, lui estrasse una chiave ed entrammo in un appartamento.

Ci eravamo lasciati alle spalle la Venezia del diciassettesimo secolo; l’appartamento aveva decorazione e mobili completamente moderni. Mi condusse per le stanze chiacchierando, poi aprì una porta dicendo: “Ecco!”
La stanza era dominata da un enorme poster di un uomo molto bello che indossava mutande di una marca molto costosa e null’altro.

Guardava nella macchina fotografica, la sua enorme protuberanza nelle mutande, a livello degli occhi di chi osservava, diceva a tutto il mondo che guardava di essere circonciso e di essere al di sopra della taglia media. In mezzo alla stanza c’era un basso letto ad acqua matrimoniale. Il mio ospite allargò le braccia e disse: “Ora sesso!” mi prese nelle sue braccia e mi baciò. Le sue labbra giocarono con le mie; io aprii la bocca e lasciai che la sua lingua giocasse con la mia, abbassò una mano a cercare il mio uccello che si indurì.

Misi le mie mani sul suo culo rotondo e lo tirai contro di me prima di spingere la tela profondamente nella sua fessura. Lui si lamentava piano di piacere mentre io stringevo e carezzavo. Slacciò la mia cintura e quasi mi strappò gli shorts. Si lasciò cadere sulle ginocchia ed imboccò il mio cazzo attraverso le mutande.

Lo feci alzare. Lo baciai profondamente poi gli tirai via il la t-shirt mentre lui faceva lo stesso con me.

Slacciai un bottone ed il suoi pantaloncini caddero a terra. Sotto non portava nulla. Il suo pene era semi duro e sorgeva tra di noi. Feci per togliermi le mutande ma lui disse: “No!… no…” Le tirò su e noi scivolammo sul letto ondeggiante. Là, mentre ondeggiavamo, lui coprì il mio cazzo teso con la sua bocca. Lo succhiò attraverso la stoffa finché la stoffa fu inzuppata dalla sua saliva e dal mio liquido pre seminale.

Alzò lo sguardo e sorrise: “Delizioso. ” Mi tolse i boxer e succhiò la cappella colante prima di strisciare sul mio corpo per condividere il gusto con me.

Mi resi conto presto che tutti quei movimenti improvvisi potevano provocare ondate di tempesta nel letto, forzandoci ad unirci o disgiungerci e c’era difficoltà a governarlo. Ci carezzammo l’un l’altro ed io mi girai con cautela in modo da poter vedere il suo uccello.

Diversamente da me il suo era intonso. Pienamente eretto era lungo un po’ più di 18 centimetri con una cappella rosa porpora che spingeva attraverso il prepuzio. La fessura pulsando leggermente rilasciando un ruscello di dolce succo che io leccai via felice. Tirai indietro la pelle e baciai l’asta snella. Aveva un piccolo cespuglio marrone molto riccio che evidentemente lui aggiustava dato che aveva una forma di cuore quasi perfetta e nello scroto raso si trovavano due testicoli ovali molto allettanti.

Li bagnai con la lingua ed inalai il suo leggero profumo di sapone.

Lui mordicchiò il glande del mio uccello spedendo cariche erotiche attraverso tutto il mio sistema nervoso. In replica seppellii il naso ed infilai la lingua nella sua fessura contornata di peli ricci cercando e trovando il suo stretto buco corrugato. Lo bagnai di saliva e tentai di infilarci la lingua. Lui gridò e quasi mi morse la cappella.

Mormorando “Scusa!…scusa!. ” prese l’intero mio cazzo profondamente nella sua gola.

Lo esplorai con la lingua e poi con un dito coperto di saliva finché non si aprì. Si allontanò da me per un momento per girarsi così le nostre teste si incontrarono di nuovo e ci baciammo. “Ho il lubrificante,” mormorò. Con un’agilità dettata dalla pratica scivolò via dal letto, andò ad un cassettone e prese un tubo di lubrificante.

Si mise ai piedi del letto guardandomi con quel suo sorriso enorme che accendeva i suoi occhi mentre col dito coperto di gelatina si ungeva il culo. “Inculami peeer favoore” Ci baciammo. Lui si alzò su di me, mi lubrificò il cazzo rampante e poi si sedette lentamente, impalandosi. Affondò lentamente su di a me fino a che il mio pube ed i peli del suo culo non vennero a contatto.

Dopo un momento cominciò a muovere i muscoli anali e quando il materasso ad acqua ci avvolse, i suoi muscoli cominciarono a succhiare lo sperma dalle mie palle.

Era un’esperienza mai provata, ripensandoci mi chiedo se era quello che sarebbe fare sesso nello spazio, sesso in un ambiente senza peso. Stavo sparando i più grandi volumi del sperma profondamente nel suo intestino. Il letto dondolava ed ondeggiava ma noi eravamo abbracciati. Alla fine precipitò in avanti sopra di me e mentre eravamo sdraiati e ci baciavamo, le acque si calmarono. Io ero ancora seppellito dentro di lui ma mi stavo restringendo. Poi la mia testa tanto tenera scivolò fuori da lui lasciando una striscia appiccicosa di sperma mescolato al suo succo.

Lui strisciò le dita sul mio cazzo e ne condividemmo il sapore.

Scivolai in giù lui e presi la sua arma rigidissima nella mia bocca. Succhiai, leccai, ingoiai, in breve il suo respiro divenne affannoso e cominciò ad uggiolare trionfante. Bevvi le prime esplosioni, trattenni gli ultimi sprizzi e mi rialzai a condividere il suo sperma con lui stringendoci in un abbraccio felice e soddisfatto.
Il mattino dopo mi svegliai presto, mi affacciai alla finestra beandomi dei riflessi del sole nelle acque della laguna, ero in paradiso.

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